Prima Domenica D’Avvento

di don IVAN LETO

I temi che caratterizzano la liturgia della Parola di questa prima domenica di Avvento si intrecciano simbolicamente con la prospettiva suggerita dai testi scritturistici presentati nelle ultime domeniche del tempo ordinario. La visione che si apre al nostro sguardo è ancora quella del tempo e della storia colti nella loro fase finale. Sono tempi e giorni, come ci ricorda il profeta Geremia, che verranno, e che dunque devono essere attesi nella pazienza e nella speranza, sapendo discernere fin d’ora i segni della salvezza veniente. La prospettiva sugli ultimi tempi offre cosi una qualità singolare alla storia che l’uomo è chiamato a vivere, plasmando quegli atteggiamenti che ci permettono di camminare sul crinale del già e non ancora: la vigilanza, l’attenzione ai segni, la pazienza, il discernimento. È soprattutto la pericope di Luca ad aiutarci a focalizzare questa visione di fede sulla storia e sul suo compimento. Pur rifacendosi al ricco immaginario apocalittico fornito dalla tradizione giudaica, la prospettiva del discorso escatologico di Gesù riportato in Luca non sembra eccessivamente preoccupata di fornire elementi di identificazione o criteri precisi di discernimento che permettano di intravedere l’approssimarsi del compimento della storia. Ciò che deve stare a cuore al discepolo è piuttosto il modo con cui si è chiamati a vivere in questa storia da credenti, tenendo sempre lo sguardo volto al compimento. Di fronte agli eventi che annunciano un disfacimento di questo tempo e di questo mondo e che, generando angoscia e disperazione, rendono l’uomo incapace di guardare in faccia la storia per comprenderne il senso, colui che ha atteso il Figlio dell’uomo intuisce che tutto ciò che sta avvenendo orienta all’incontro. E infine non si deve dimenticare che gli imperativi della pazienza, della vigilanza e della speranza assumono un orizzonte ecclesiale. Non sono rivolti semplicemente al singolo discepolo, ma alla comunità dei discepoli, alla Chiesa. E sulla qualità di testimonianza offerta da questi imperativi, la Chiesa gioca l’autenticità della sua presenza nel tempo e nella storia. Una Chiesa che sa attendere è una Chiesa viva: sa vivere in coscienza l’unicità e l’irripetibilità del tempo in cui è inserita; è capace di andare al di là di quello che fa, meno preoccupata di riempire con le sue opere gli spazi che la storia gli offre, quanto piuttosto preoccupata a far calare in essa il senso di una incompiutezza, di una speranza, di un cammino verso quella pienezza nell’incontro con il Veniente..
Don Ivan Leto
 
* Parroco di San Gordiano Martire in Civitavecchia 
Diocesi Civitavecchia-Tarquinia

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Periferie colabrodo: Mecozzi torna all'attacco

CIVITAVECCHIA – Borgata Aurelia, San Liborio e le periferie in generale sono nell'abbandono. Torna a segnalare i continui disagi vissuti dai residenti dei quartieri meno centrali il consigliere comunale del Polo Democratico Mirko Mecozzi, che punta il dito contro l'amministrazione a Cinque Stelle, colpevole di aver lasciato nel degrado queste zone. 

"San Liborio ultimamente sembra essere diventato il quartiere dedicato alle perdite idriche – ha sottolineato – nel pieno disinteresse del gestore Acea che sembrava fosse per il sindaco Cozzolino la panacea di tutti i mali che colpivano il servizio idrico. Ma così non è stato. Le strade colabrodo fanno bella mostra di sè presentando un manto sconquassato e pieno di buche che sono e rappresentano la disperazione degli utenti delle quattro e delle due ruote, mentre la vegetazione spontanea la fa da padrone mostrando il peggiore degli spettacoli naturali che nessuno vorrebbe mai vedere. In questo quadro desolante regna l'indifferenza più totale di chi si ostina a dire di aver fino oggi ben governato".

Secondo Mecozzi quindi un dato è certo: gli abitanti di San Liborio, così come quelli delle altre aree periferiche, a partire da Borgata Aurelia, faranno un nodo al fazzoletto per non dimenticare.

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«Abbandonati dal Comune»

di TONI MORETTI

CERVETERI – Alla luce degli ultimi avvenimenti, ci si
 interroga con grande preoccupazione cosa succede nella gestione e nei metodi applicati dai servizi sociali circa la gestione dei casi più eclatanti. Ci si chiede quali siano i principi, oltre a quella che sembra ormai una litania: “non abbiamo soldi” quando da indiscrezioni di uffici colabrodo, dove non tutti fortunatamente sono d’accordo con certe decisioni prese e filtrano notizie passate attraverso porte chiuse male che vanificano la blindatura o i muri creati su avvenimenti o su specifiche persone magari ritenute disobbedienti o scortesi nei confronti di chi il potere lo dispensa come favore e non lo accetta magari ricorrendo ai giornali per accendere un faro per difendere i propri diritti. Ci si preoccupa ancora di più quando un certo agire, genera il sospetto che avvenga un lavorio gestito come un potere sovrapposto magari che agisce in dispregio del sindaco stesso che si è esposto prendendo degli impegni e che viene poi smentito nei fatti contando sulla non conoscenza delle procedure della gente. Facemmo emergere, qualche tempo fa, il caso di una famiglia bisognosa composta fa cinque figli minori due figli adulti ancora in attesa di occupazione che vivono nello stesso nucleo familiare, il padre disoccupato e invalido, che si regge soltanto sul reddito che produce la madre con un contratto part-time di poco più di cinquecento euro al mese. Il caso è emerso in quanto questa famiglia ha avuto una ingiunzione di sfratto per morosità dalla casa dove abitavano e non riusciva a trovare nessun riscontro dai servizi sociali ai quali si erano comunque rivolti. La disperazione del capo famiglia, che non riusciva a capire quella sorte di “tiraelastico” che aveva avvolto la sua famiglia, lo indusse a rivolgersi ai giornali e proprio le nostre colonne raccolsero il suo accorato appello. Una ridda di chiacchiere e di ipotesi che abbiamo voluto lasciare tali. I social si scatenarono e qualcuno delle istituzioni azzardò anche l’esigenza di una “cura” al capofamiglia per arrivare alla consapevolezza di una paternità consapevole. Si stava già lavorando intorno ai minori per toglierli a quella famiglia di “incoscienti” e si vociferò anche che qualcuno dai servizi sociali  abbia detto anche: «Vi diamo i soldi dei biglietti e tornatevene in Romania». Intervenne allora la Chiesa Ortodossa, descrivendola come una famiglia normale, con cinque dei sette figli nati in Italia, i minori, completamenti inseriti e con un ottimo profitto scolastico. A suo tempo, il sindaco Pascucci concesse la cittadinanza onoraria della città all’ultima nata, intervenì personalmente assicurando che se avessero trovato un altro luogo dove abitare, il Comune li avrebbe sostenuti contribuendo alle spese dell’affitto. Subito lo sfratto, giusto perché indipendentemente dalle proprie origini quando uno riesce a farsi “La Robba” deve trarne profitto, accolti nella propria casa da un’anima caritatevole per impedire che potessero crearsi i presupposti di separazione dei minori, trovata in mezzo a tante difficoltà una soluzione abitativa nuova, alla richiesta del sostegno dei servizi sociali si sentono rispondere: «Spiacente non abbiamo soldi». E’ così che qualcuno ha agito con condotte quantomeno “stravaganti”, stando a quanto molti ipotizzano, fa fare una pessima figura al sindaco che “non lascia indietro nessuno” costringendo una famiglia con cinque minori nati in Italia, forse ad interrompere un sogno, nonostante siano completamente integrati.

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Macomer, omicidio Manuel Careddu. Gli assassini ridono al telefono, la madre: «Belve umane, la pagherete»

Il corpo del 18enne fatto a pezzi con una motosega e sotterrato: per riconoscerlo servirà l’esame del Dna. La brutalità del gruppo nelle intercettazioni dei carabinieri e la disperazione della mamma: «Ammazzato come una bestia». Caccia a un sesto uomo

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Mondo Convenienza, su Fb un post con i festeggiamenti di Viterbo. Lavoratori di  Tarquinia offesi: ''Di cattivo gusto''

TARQUINIA – Uno schiaffo a mano piena, l’ennesimo,  nei confronti dei 18 lavoratori che lo scorso 30 settembre hanno dovuto dire addio al punto vendita di Tarquinia targato Mondo Convenienza. A sollevarlo, il post, davvero poco felice, apparso sui social con il quale i lavoratori e l’azienda (Iris srl) esultano ad un anno dall’apertura del negozio di Viterbo, con tanto di foto di gruppo della festa, nella quale sono ritratti i dipendenti del punto vendita e il capo area manager sud, Giorgio Bonaventura, con quest’ultimo intento ad esibire con le dita il simbolo della vittoria.
Ancora una volta amareggiati i 18 lavoratori che erano impiegati a Tarquinia: “Mentre noi siamo ancora in trattativa con l’azienda e siamo tutti disperati per il nostro futuro – commentano i lavoratori – i nostri colleghi del negozio di Viterbo insieme al capo area festeggiano. Sono felici perché chiudendo Tarquinia le loro vendite sono inevitabilmente salite?!”. La foto è stata pubblicata anche sulla pagina Facebook di Mondo Convenienza, lasciando esterrefatti i 18 lavoratori in attesa di sapere gli esiti della trattativa con i sindacati. 
“Ad appena 9 giorni dalla chiusura di Tarquinia – aggiungono – la società festeggia il primo anno di apertura di Viterbo. Ora la domanda ci sorge spontanea: festeggiano per Viterbo o perché sono riusciti a far fuori 18 scomodi dipendenti di Tarquinia?”. Chiaro che le domande ironiche sono rivolte all’azienda: “I dipendenti non hanno alcuna colpa – dicono da Tarquinia – alcuni di loro li conosciamo e loro hanno tutto il diritto di essere felici e festeggiare, ma l’azienda  ci sorprende ancora per l’ennesima volta. L’area manager era da noi a comunicarci la chiusura, ed ha saputo della nostra disperazione. Noi ci abbiamo lasciato il cuore lì dentro quel negozio; oltre alla paura per il futuro la nostra disperazione è legata ad un sentimento personale. Quel segno di vittoria è di cattivo gusto. E inoltre, la Iris dice di non passarsela bene e poi partecipa ai festeggiamenti?”.

Intanto la gran parte dei lavoratori di Tarquinia attendono gli esiti del secondo incontro che Mondo Convenienza ha avuto ieri con il sindacato Ugl. Altri invece attendono la convocazione dell’ispettorato del lavoro per avviare un accordo in sede di conciliazione, dopo che i Cobas sono stati respinti dall’azienda. 
 

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Vertenza Mondo Convenienza: nessuno spiraglio

CIVITAVECCHIA – Si è svolto ieri presso la sede dell'Ugl il secondo incontro della vertenza dei lavoratori di Mondo Convenienza. Incontro che ha visto la partecipazione di tutti i lavoratori coinvolti, proprio su richiesta del sindacato, e del consigliere comunale Massimiliano Grasso, capogruppo de La Svolta, che ha espresso la propria solidarietà ai dipendenti, affermando senza giri di parole che nei loro confronti “è stata posta in essere un’azione, da un gruppo che fattura mille volte la perdita operativa della società che gestisce i punti vendita di Tarquinia e Viterbo, che ha imbrattato indelebilmente la bella storia dell’imprenditore che era partito dal nulla da Civitavecchia – ha spiegato – proprio con molti di questi dipendenti messi in condizione di andarsene e che oggi, arrivato ad oltre un miliardo di euro di ricavi, mette in mezzo alla strada persone che avevano contribuito a costruire il suo successo, semplicemente perché dopo più di venti anni di anzianità lavorativa costano troppo rispetto ai più giovani”.

“Abbiamo assistito – afferma il responsabile confederale Ugl di Civitavecchia Fabiana Attig – ad una vera e propria condotta menefreghista e opportunista, con un atteggiamento che ha da subito indispettito i presenti. Nessuna apertura alle tante ipotesi prospettate di reinserimento lavorativo per i 19 dipendenti. Rispetto all’individuazione delle 15 posizioni a tempo determinato, già in scadenza a fine ottobre, di Fiumicino, Viterbo e Roma Aurelia, la società ha risposto che in quelle sedi a scadenza dei suddetti contratti, non sarà più assunto altro personale. Una chiusura totale ad una congrua soluzione e di facile applicazione, se solo ci fosse stato il minimo rispetto dei lavoratori e della loro storia in Mondo Convenienza da parte dell’azienda".

Ugl ha quindi sottolineato come le ragioni sulle perdite strutturali del punto vendita di Tarquinia addotte dalla società, non soltanto non convincono, ma non trovano riscontro nella realtà dei fatti. Motivo per il quale il sindaco promette battaglia. "Non staremo certo silenti nei confronti del “Magnate del Mobile” Gian Battista Carosi – ha aggiunto Attig – come è possibile dichiarare che dal 2011 al 2016 il punto vendita di Tarquinia era fortemente in perdita quando per lo stesso periodo si riscontra che il costo del personale è mediamente costante se non addirittura più basso circa 2 milioni, mentre i costi strutturali per lo stesso periodo da 13 milioni passano a circa 21 milioni? Non soltanto qual è stato il senso logico di aprire a Viterbo ad ottobre 2017 un altro punto vendita in netta concorrenza con Tarquinia, in perdita, ed inserire ben 38 unità lavorative quando già si sapeva della imminente chiusura di Tarquinia? Perché 19 posti dei 38 non sono stati riservati ai lavoratori di Tarquinia che a loro vantaggio avevano un’esperienza di settore ultra ventennale? Dubbi questi – prosegue Attig – che gettano una gigantesca ombra sul modo di operare del colosso del mobile. Nessun lavoratore in tutto il territorio nazionale di Mondo Convenienza è al sicuro. Nessuna programmazione, nessun piano industriale, solo una semplice comunicazione verbale di chiusura. Lo spietato quanto mai irriconoscente gruppo facente capo a Carosi sfrutta i territori facendo cassa con i lavoratori per poi gettarli via nella disperazione più assoluta. Come per le lavoratrici di Tarquinia, soprattutto verso quelle sole (monoreddito) con minori disabili. Nessuna pietà per loro, nonostante quanto disposto dall’art. 33 Legge 104/92. Una società “matrigna” che non vuole mostrare alcuna gratitudine verso chi, oltre 20 anni fa, ha contribuito al successo del Carosi. Parliamo dello stesso personale degli anni in cui iniziò con i magazzini la “Stalla”. Nessuna gratitudine, nessun rispetto. Soltanto una biasimevole quanto mai offensiva offerta economica a fronte di un trasferimento, leggasi licenziamento. Al massimo 13mila euro da riparametrare, ovviamente, in base alla percentuale di prestazione oraria. Questo è quanto è disposto a sborsare colui che ha festeggiato, poco tempo fa il miliardo di euro di fatturato”.

L’Ugl contesta quindi l’intera gestione della procedura da parte della società. "In particolare – ha concluso Attig  – l’irricevibile indicazione dei trasferimenti indicati alle lavoratrici, Verona, Cremona, Lissone, Trezzano, Moncalieri, Settimo Torinese, Pisa, Prato, Marcianise, Colonnella, Lecce, Rimini, Sassari, Cagliari, Catania, Pescara, Pompei (di prossima apertura). Per quanto ci riguarda possono attendere tranquillamente, nel frattempo sarà nostra premura allertare ed informare tutti i lavoratori di Mondo Sofferenza”.

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Chiusura Mondo Convenienza: uscita dei lavoratori tra lacrime e applausi

TARQUINIA – Un’uscita dal negozio tra le lacrime, dopo 20 anni, ed oltre, al servizio di quella che veniva considerata una seconda famiglia e che invece all’improvviso li ha abbandonati. 

Così i 18 dipendenti di Mondo Convenienza, punto vendita di Tarquinia, hanno lasciato questa sera per l’ultima volta lo showroom che da domani resterà chiuso.

Ad attenderli sul piazzale esterno diversi cittadini, di Tarquinia e Civitavecchia, che con applausi hanno voluto dimostrare la solidarietà alle famiglie dei lavoratori costretti con ogni probabilità a lasciare il lavoro. Per la maggioranza infatti appare impossibile la strada del trasferimento proposta dall’azienza in altri punti vendita situati fuori regione. Tra i presenti nel piazzale esterno anche alcuni rappresentati della ex amministrazione comunale di Tarquinia. Dall’ex vicesindaco, Martina Tosoni, ai consiglieri Federica Guiducci, Stefania Ziccardi e Maurizio Perinu. Presenti anche i rappresentanti dell’Università Agraria: il vicepresidente Alberto Tosoni e i consiglieri Marcello Maneschi e Stefania Ceccarini. Assenti  invece i rappresentanti sindacali, che avranno incontri con l’azienda nei prossimi giorni. Ha voluto essere presente alla chiusura anche il sindaco di Montalto di Castro Sergio Caci che è stato ringraziato dai lavoratori per il suo impegno pubblico nel voler dialogare con l’azienda. Il primo cittadino castrense ha anche riferito di non essere ancora riuscito ad ottenere un incontro con la società e di voler prendere un appuntamento con il prefetto. Ha anche parlato telefonicamente con la referente dell’Ugl, Fabiana Attig, che incontrerà personalmente nei prossimi giorni. Il presidio durato circa un’ora, mentre all’interno del negozio di sono spente le luci per sempre, è stato presidiato dalle forze dell’ordine: sul posto la Polizia e i Carabinieri. 

Dal piazzale, grida “vergogna” all’indirizzo dell’azienda. “Un silenzio vergognoso” hanno continuato a ripetere i presenti, mentre le lavoratrici tra le lacrime e la disperazione hanno ribadito: “Ancora oggi non sappiamo nulla”. Alcuni, che non hanno ricevuto lettere di trasferimento, domani mattina si presenteranno davanti alla porta d’ingresso pur sapendo che la troveranno sbarrata.

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Idrico, Mecozzi: "La responsabilità dei disservizi è dell’amministrazione''

CIVITAVECCHIA – «Ci risiamo, è bastata una pioggerellina più intensa del normale che l’impianto di potabilizzazione gestito da Csp, e di fatto dall’amministrazione comunale, andasse in tilt lasciando per l’ennesima volta alcune aree della città ancora una volta a secco tra la rabbia e la disperazione dei suoi abitanti».

Lo dichiara Mirko Mecozzi, consigliere comunale del Polo democratico dopo i disagi dei giorni scorsi con quartieri a secco per giorni – San Liborio ben tre – o pressione dell’acqua troppo bassa. «La responsabilità dei disservizi idrici – tuona Mecozzi – che puntualmente si presentano, è presumibilmente da addebitarsi in forma esclusiva, alla incapacità di questa amministrazione di garantire un servizio essenziale come quello di erogare acqua potabile alle aree rifornire da un Impianto che ancora oggi viene gestito da Csp». Il motivo per Mecozzi è semplice, il bacino di calma del Mignone – Lasco del Falegname – dell’impianto Csp è colmo e non riesce più «a drenare le particelle di fango in sospensione nell’acqua che vengono trasportate dalle pompe di sollevamento direttamente presso l’impianto di potabilizzazione di Monte Augiano che non riesce, in sintesi, a lavorare l’acqua torbida in arrivo determinandone il fermo e o riduzione della portata per Civitavecchia. Se non erro – ricorda il consigliere – quello della pulizia del bacino di calma del fiume Mignone, era stato uno degli argomenti che questa amministrazione al suo insediamento aveva classificato come priorità 1. Ora – conclude Mecozzi – a distanza di quasi cinque anni ed a ridosso della imminente campagna elettorale, guarda caso, l’argomento torna ad essere di principale attualità».

Mecozzi ricorda anche,per quanto riguarda le due rotatorie in programma, che “il progetto esecutivo è stato approvato e finanziato dalla precedente amministrazione comunale e non sono bastati 5 anni per sbrogliare la matassa degli usi civici. Circa i 2 milioni di euro per le manutenzioni stradali rammento ancora una volta, che sono sempre frutto della passata amministrazione comunale che li aveva previsti, ma purtroppo non utilizzati per la realizzazione del raddoppio della viabilità di viale della Vittoria”. 

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Allumiere in fermento: arriva il Palio

ALLUMIERE – Ad Allumiere ormai si respira aria di Palio con l’adrenalina che sale sempre di più e col paese completamente vestito a festa con tutti i colori delle sei Contrade. Dappertutto è un risuonare di tamburi, uno sventolare di bandiere, un brulicare di persone intente a cucire, a stirare, a preprare ogni minimo particolare: tutto nel giorno del Palio dovrà essere perfetto. In ogni Contrada vige il massimo riserbo sui fantini e sui somari che gareggeranno per conquistare l’ambito Cencio. Sbanderatori e tamburini sono intenti a fare le prove cercando di tenere nascoste le prese più dificili e spettacolari. Da lunedì comincia la settimana di ‘‘passione’’, quella cioè che precede il Palio delle Contrade, giunto quest’anno alla 54^ edizione. Amministrazione Comunale, Pro Loco, Contrade e forze dell’ordine sono all’opera per garantire un’edizione pressochè perfetta del prossimo Palio: a garantire sicurezza e viabilità ci sarà una vera e propria task force (coordinata dal sindaco) con carabinieri, forestale, vigili urbani, volontari della Protezione Civile e polizia. La manifestazione si terrà il 18 e 19 agosto nel paese collinare ormai da mesi in fermento. Preparazione, tensione e rivalità si rinnovano, sempre uguali e sempre diverse, come ogni anno dal 1965. Le sei Contrade scalpitano e sono pronte a darsi battaglia per la conquista dell’ambito Cencio. I tre minuti della corsa degli asini in piazza della Repubblica decideranno il campione che, oltre al Cencio, porterà in Contrada anche il diritto di sbeffeggiare tutti gli avversari per un anno intero; fino alla prossima disputa, in un eterno ciclo di lavoro, passione, speranze, scaramanzie, sogni infranti e gioia dirompente. Sabato 18 la manifestazione si apre con la tradizionale Provaccia; alle 19.00 le sei Contrade potranno finalmente calcare l’anello in terra battuta della piazz circondata da . Ciascuna avrà circa 8 minuti per provare circuito e asini della scuderia e prendere una decisione fatale: scegliere i tre campioni a quattro zampe a cui affidare le speranze di tutti i contradaioli il giorno seguente. A seguito della Provaccia si prosegue con il Minipalio disputato su due batterie: il presidente della Contrada vincitrice viene premiato sul balcone del Comune. Dalle 21.30 si scioglie la tensione e la Notte delle Contrade si anima; come da tradizione le sei Contrade, ciascuna in una delle piazzette del paese, offrono da bere a paesani e visitatori: musica, divertimento, degustazione di prodotti locali proseguono fino a notte fonda. Nella ‘‘Notte colorata’’ si susseguiranno feste imperdibili, spettacolari e divertenti in ogni Contrada. Sono previste dj set, ballerine sud americane, danza del ventre, spettacoli per bambini, discoteca all’aperto con cubiste, schiuma party, animatori, balli di gruppo, prodotti enogastronomici e piatti tipici locali, vino birra, cocktail a fiumi e tanto altro il tutto in un clima di festa, di amicizia e anche di contesa fra le Contrade che faranno di tutto per fare la festa più bella e partecipata. La mattina di domenica 19, nonostante la baldoria della notte precedente, non si potrà mancare al rito della benedizione di asini e fantini sul sagrato della Chiesa di S.S. Maria Assunta e alla successiva ‘‘Punzonatura’’ (la numerazione degli asini che correranno il Palio domani pomeriggio. In aula consigliare verrà controllato, timbrato e sigillato il materiale per i fantini e per gli asini che saranno poi consegnati ai presidenti di ogni Contrada). Le Contrade hanno scelto i tre asini che correranno il Palio e quegli stessi asini vengono segnati con un numero progressivo che li rende riconoscibili: le speranze di tutto il paese saranno tutte riposte nella forza delle loro zampe. Alle 17 il corteo storico inizierà il suo maestoso cammino verso la piazza: circa 250 comparse faranno rivivere l’epoca del primo Rinascimento, della scoperta dei giacimenti di alumite e degli appalti di Da Castro, dei Medici e del Chigi in una spettacolare rievocazione storica. Papi, prelati, dame, signori, soldati, guardie, popolani, giocolieri, duellanti, nessuno sarà dimenticato grazie alle sapienti mani delle sarte delle Contrade che ogni anno regalano grandi emozioni al pubblico, numerosissimo, della manifestazione. Una giuria di docenti e di esperti valuterà ogni dettaglio per stabilire la Contrada vincitrice del trofeo: ‘‘Miglior corteo storico’’. Tra le comparse e nei cuori dei contradaioli un posto speciale è tradizionalmente riservato ad alfieri e tamburini. Gli sbandieratori di Burò, Ghetto, La Bianca, Nona, Polveriera e S. Antonio si esibiranno e si sfideranno in una gara di agilità, abilità e coreografia. I loro lanci e le loro prese terranno col fiato sospeso il pubblico e delizieranno tutti con performances mozzafiato: questi verranno giudicati da una giuria di esperti della Fisb: la giuria sarà presieduta dal tecnico e maestro di bandiera Aquilino Mancinelli del gruppo sbandieratori di Soriano del Cimino; il gruppo migliore riceverà il trofeo. Al termine del Corteo Storico e delle esibizioni degli alfieri si procederà alla disputa del Palio vero e proprio. La piazza, come ogni anno tratterrà il fiato al primo clangore della prima prova delle gabbie. Come ogni anno attenderà trepidante la voce dagli altoparlanti che annuncerà il sorteggio delle gabbie fino ad esplodere in grida in esortazione, tifo, disperazione o gioia all’uscita degli asini in ogni batteria. Ma il vero boato sarà quello della Contrada che vincerà con la corsa liberatoria e trionfante dei contradaioli da ogni angolo della piazza sotto il balcone del Palazzo Comunale. Il coro esultante quando da quello stesso balcone, finalmente il Cencio, quest’anno realizzato dalla bravissima e poliedrica artista tolfetana Silvia Di Silvestro e offerto dalla farmacia Toti, sarà calato tra le mani dei fantini e del popolo. E poi il silenzio irreale del resto delle Contrade, che però non si abbatteranno e si prepareranno a rimboccarsi le maniche: guarderanno il vincitore portarsi a casa il Palio per cui hanno, in puro spirito volontaristico, lavorato per tutto un anno e in quel momento tutti sapremo che la sfida al Palio del prossimo anno sarà già iniziata. Da rilevare che a fine Palio si svolgerà la festa (aperta a tutti) nella Contrada vincitrice e poi in piazza dal balcone del Comune ci sarà la tradizionale Tombola. Molte le novità a corollario del Palio. In primis va rilevato che la delegata al Commercio Dania Trotti in collaborazione con il Comune di Allumiere ha dato il via alla 1^ edizione del ‘‘Palio in Vetrina’’. Il concorso, rivolto a tutti gli esercenti e attività economiche del Comune, prevede, previa adesione, l’allestimento delle proprie vetrine in base al tema del Palio, con addobbi e colori della Contrada appartenente. «L’iniziativa – spiega la delegata al Commercio, Dania Trotti – è finalizzata a rallegrare lo spirito di festa nelle vie cittadine e dar modo ai turisti di conoscere meglio la storia e la cultura del Palio e delle Contrade stesse, un ulteriore piccolo passo per portare a conoscenza una tradizione folcloristica e culturale, in  linea con la volontà della giunta stessa, di rendere il Comune di Allumiere protagonista del Palio a livello europeo. Si evidenzia che tutte le vetrine partecipanti al concorso verranno fotografate e giudicate da una giuria e verrà premiata la vetrina con l’addobbo migliore in concomitanza con la premiazione della gara del Palio. In questa settimana prima del Palio si terranno le varie ‘‘Cene del Contradaiolo’’ (una per ogni Contrada). Alle 18 ci sarà l’inaugurazione del Museo del Palio nel Palazzo Camerale. Il museo, che sarà diviso in sei sezioni, una per ogni Contrada, ospiterà anche delle teche in vetro nelle quali saranno riposti dei vecchi documenti messi a disposizione del grande Riccardo Rinaldi ideatore di questa manifestazione. Dalle 18.30 alle 20 spettacoli di giocoleria a cura dei giullari di Davide Rossi; alle 21.30 partenza del corteo storico da viale Garibaldi; alle 22.30 ci sarà la presentazione del Cencio; alle 23 spettacolo ‘‘La Terra dei briganti’’ a cura dei ‘‘Giullari di spade’’ e poi ‘‘Lunares in statera’’ a cura dei Giullari di Davide Rossi; alle 23.30 gran finale a sorpresa. «Il Palio ad Allumiere l’ho creato io – spiega Riccardo Rinaldi – lo volevo già anni indietro, ma non mi è stato possibile realizzarlo se non nel 1965. Ho inventato io gli stemmi e i colori, ho diviso il paese in 8 Contrade (2 non ci sono più – ndr) e ho pensato al Palio come summa di Corsa dei somari, corteo storico e gara degli sbandieratori. Per il nostro Palio mi sono ispirato a quello di Siena, patria del nostro Agostino Chigi».

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