Conte: amministratore "a tempo" della Pas

CIVITAVECCHIA – "La nomina del dottor Vincenzo Conte quale amministratore unico pro tempore della Pas per il tempo strettamente necessario all’individuazione di un nuovo amministratore è stata effettuata nel pieno rispetto della legge". Arriva direttamente da Molo Vespucci la difesa della decisione presa dal presidente dell'Adsp Francesco Maria di Majo – all'indomani delle dimissioni lampo, ed inaspettate, di Andrea Rigoni – di affidare l'incarico a Conte, già direttore tecnico della Port Authority Security.  

E l'Authority cita il D.Lgs. 175/2016 per confermare come non vi sia alcuna incompatibilità nel ricoprire entrambi i ruoli. "L’articolo 11, comma 8, del D.Lgs. 175/2016 stabilisce infatti – hanno sottolineato – che gli amministratori delle società a controllo pubblico non possono essere dipendenti delle amministrazioni pubbliche controllanti o vigilanti. Qualora siano dipendenti della società controllante, in virtù del principio di onnicomprensività della retribuzione, fatto salvo il diritto alla copertura assicurativa e al rimborso delle spese documentate, nel rispetto del limite di spesa di cui al comma 6, essi hanno l'obbligo di riversare i relativi compensi alla società di appartenenza. Dall'applicazione del presente comma non possono derivare aumenti della spesa complessiva per i compensi degli amministratori”. L’ incompatibilità poteva quindi sussistere, come peraltro è stato in passato precisato anche dal Mit, laddove il dottor Conte fosse stato dipendente dell’Autorità di Sistema Portuale, ovvero utilizzando la formulazione della norma sopra richiamata, dipendente dell’amministrazione pubblica controllante".

L'Adsp ha poi precisato come Conte abbia rinunciato ai compensi di amministratore unico "ed è stato espressamente autorizzato dalla propria amministrazione di provenienza, la Presidenza del Consiglio dei Ministri – hanno concluso – a svolgere l’incarico di amministratore con soli compiti di ordinaria amministrazione, senza retribuzione, per il periodo necessario alla nomina del nuovo amministratore. L’assemblea della Pas aveva infatti anch’essa deliberato di nominare il dottor Conte ad interim".  

Rimangono però i dubbi, al di là del decreto citato relativo tra l'altro al pubblico impiego. Quelli cioè legati al fatto che in una società in house come la Pas amministratore unico e dipendente – come è il caso di Conte già direttore tecnico – difficilmente possono essere la stessa persona, con controllato e controllore che vanno a coincidere, senza più il necessario vincolo di subordinazione. Ma a dirimere questi dubbi, a questo punto, potrebbero essere il collegio dei revisori – al quale poteva essere affidato l'incarico ad interim come già accaduto in precedenza – e la stessa Anac, competente a decidere in questi contesti. 

 
 

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Scarico del carbone: oggi il vertice in Authority

CIVITAVECCHIA – Una riunione che servirà a decidere, definitivamente, che strada prendere. È quella in programma questo pomeriggio, a Molo Vespucci, quando sindacati ed Enel torneranno ad incontrarsi per definire una volta per tutte il percorso da seguire nella vertenza legata allo scarico del carbone al molo della centrale di Torre Nord. Oggi dovrà essere formalizzato l'accordo i cui punti cardine sono stati individuati venerdì sera, nel corso del tavolo interassessorile in Regione Lazio. Si sono chieste più garanzie per i lavoratori che, fino ad oggi, hanno svolto il servizio, quelli della Minosse e quelli della Compagnia portuale. Con il bando che, comunque, andrà avanti perché questa è stata sempre l'intenzione della Spa elettrica, nonostante la richiesta di ritiro della procedura da parte proprio della società costituita ad hoc per svolgere il servizio. Tanto che è stato presentato anche un ricorso al Tar sul bando stesso. 

E proprio la Minosse non sembra convinta del risultato raggiunto, non senza difficoltà, venerdì sera alla presenza degli assessori regionali Di Berardino ed Alessandri. Tanto da sollecitare l'intervento del Governo per dirimere la questione. Per la società il rischio per l'occupazione è ancora alto: si parla di circa 300 lavoratori. La "clausola sociale" alla quale ci si appella, infatti, non rassicura i vertici di Minosse. "Non è possibile decidere il trasferimento delle maestranze e del know how appartenenti ad una società ad altra società – ha spiegato il presidente Gino Capponi – senza l’assenso da parte del soggetto che dispone delle forze lavorative in questione. È evidente che ciò è impossibile, sia perché Minosse non consente un simile scempio e sia perché, in diritto, è vietata ogni forma di concorrenza sleale e di interposizione nella gestione della manodopera". 

Bisognerà quindi innanzitutto capire se verrà sottoscritto o meno un accordo nel pomeriggio di oggi e quali saranno i termini.  

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Cfft: giornata cruciale

CIVITAVECCHIA – Una giornata fondamentale quella di oggi per il futuro dello scalo. Il tavolo convocato in Regione dagli assessori Mauro Alessandri e Claudio Di Berardino per cercare di dirimere la vertenza relativa allo scarico dei container, a seguito dell’ordinanza del presidente dell’Adsp Francesco Maria di Majo che impone, dal 15 settembre l’utilizzo esclusivo, anche per il traffico agroalimentare, della banchina 25 gestita da Rtc, diventa essenziale per capire cosa accadrà nello scalo già da domani. "Se non arriverà un segnale serio e concreto da parte di Molo Vespucci – ha spiegato Sergio Serpente, consigliere della Civitavecchia Fruits Forest Terminal – i problemi non saranno solo per Cfft ma per tutti". Anche perché se venisse impugnato il piano regolatore portuale – alla base dell’ordinanza – questo provocherebbe, a cascata, una serie di conseguenze per tutti gli insediamenti oggi presenti sulle banchine interessate, almeno la 24 e 25, e che da prg non dovrebbero essere lì, dalle crociere alle auto. "Auspichiamo una soluzione – ha aggiunto Serpente – che possa essere compatibile con il mantenimento dei traffici e con le richieste dei clienti, che sono stati rassicurati nel poter svolgere in servizio con le modalità che oggi vengono contestate". 

Chiquita è stata la prima a dire che, se non si potrà più sbarcare direttamente al terminal di Cfft, sarà costretta a dirottare le navi in altri porti. E se non avrà risposte certe nell’arco delle prossime ore opterà proprio per questa soluzione: i tempi tecnici per le pratiche burocratiche legate al viaggio della nave impongono certezze già oggi. 

Oggi Cfft sarà presente al tavolo insieme anche ad Rtc; e questo su espressa richiesta del sindaco Antonio Cozzolino e del delegato del Pincio Francesco Fortunato che ieri hanno convocato una commissione consiliare sul lavoro apposita, invitando anche i vertici del Cffft e quelli di Molo Vespucci. A rappresentare l’Adsp, anche questa volta, il segretario generale Roberta Macii la quale confida nel buonsenso «da parte di tutti gli attori che saranno presenti al tavolo. Questo porto – ha sottolineato – non può permettersi di perdere traffici". Ed il sindaco Cozzolino, in questo senso, è stato chiaro: "Faremo di tutto perché non ci siano problema né ai traffici né ai livelli occupazionali della città che oggi – ha spiegato – non si può permettersi di perdere neanche mezzo posto di lavoro. Devo chiedere al presidente di Majo di farsi parte attiva, molto più presente e fattiva di quanto finora mostrato, per la risoluzione di una vertenza obiettivamente complicata".

Proprio il numero uno di Molo Vespucci è stato richiamato, da più parti, al proprio ruolo; stigmatizzata la sua assenza nei momenti più critici e nei tavoli di discussione. Oggi è atteso in Regione. "E speriamo che si presenti con le idee chiare – ha commentato il presidente della Cpc Enrico Luciani – ossia con la revoca dell’ordinanza. Non esistono mezze misure a questo punto della vertenza. Vogliamo lavorare, non fare battaglie. Ma certo che se arriverà una fumata nera, ognuno si dovrà assumere le proprie responsabilità. E il presidente deve sapere che tutto quello che accadrà dipenderà da lui". C’è timido ottimismo attorno al tavolo di oggi in Regione. Ne è convinto anche il segretario della Filt Cgil Alessandro Borgioni che ne ha richiesto, come sindacato, la convocazione, "perché consci della difficoltà della vertenza che si è incancrenita nel tempo. Una soluzione c’è e deve esserci – ha concluso – in Italia non esiste alcun porto dove l’Authority, attraverso propri provvedimenti, faccia saltare i traffici. Se non si trova la quadra ognuno si dovrà assumere le proprie responsabilità".

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Vertenza Cfft: tutto rinviato in Regione

CIVITAVECCHIA – Una giornata fondamentale, quella di domani per il futuro dello scalo. Il tavolo convocato in Regione dagli assessori Mauro Alessandri e Claudio Di Berardino per cercare di dirimere la vertenza relativa allo scarico dei container, a seguito dell’ordinanza del presidente dell’Adsp Francesco Maria di Majo che impone, dal 15 settembre l’utilizzo esclusivo, anche per il traffico agroalimentare, della banchina 25 gestita da Rtc, diventa essenziale per capire cosa accadrà nello scalo già da mercoledì. Perché senza un segnale chiaro ed una soluzione concreta il rischio di sciopero è davvero alto. Soprattutto per non perdere i traffici consolidati nel tempo. 
Chiquita è stata la prima a dire che, se non si potrà più sbarcare direttamente al terminal di Cfft, sarà costretta a dirottare le navi in altri porti. E se non avrà risposte certe nell’arco delle prossime ore opterà proprio per questa soluzione: i tempi tecnici per le pratiche burocratiche legate al viaggio della nave impongono certezze già oggi. 
Domani Cfft sarà presente al tavolo insieme anche ad Rtc; e questo su espressa richiesta del sindaco Antonio Cozzolino e del delegato del Pincio Francesco Fortunato che ieri hanno convocato una commissione consiliare sul lavoro apposita, invitando anche i vertici del Cfft e quelli di Molo Vespucci. A rappresentare l’Adsp, anche questa volta, il segretario generale Roberta Macii. Il sindaco Cozzolino è stato chiaro: "Faremo di tutto perché non ci siano problema né ai traffici né ai livelli occupazionali della città che oggi – ha spiegato – non si può permettersi di perdere neanche mezzo posto di lavoro. Devo chiedere al presidente di Majo di farsi parte attiva, molto più presente e fattiva di quanto finora mostrato, per la risoluzione di una vertenza obiettivamente complicata». Proprio il numero uno di Molo Vespucci è stato richiamato, da più parti, al proprio ruolo; stigmatizzata la sua assenza nei momenti più critici e nei tavoli di discussione. Domani è atteso in Regione. "E speriamo che si presenti con le idee chiare – ha commentato il presidente della Cpc Enrico Luciani – ossia con la revoca dell’ordinanza". C’è timido ottimismo attorno al tavolo di domani in Regione. Ne è convinto anche il segretario della Filt Cgil Alessandro Borgioni che ne ha richiesto, come sindacato, la convocazione, "perché consci della difficoltà della vertenza che si è incancrenita nel tempo. Una soluzione c’è e deve esserci – ha concluso – in Italia non esiste alcun porto dove l’Authority, attraverso propri provvedimenti, faccia saltare i traffici. Se non si trova la quadra ognuno si dovrà assumere le proprie responsabilità".

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Scarico container: cambia tutto

CIVITAVECCHIA – Rischia di non mettere la parola fine alla guerra in banchina tra Rct e Cfft l’ordinanza pubblicata nel tardo pomeriggio di ieri dal presidente dell’Autorità di sistema Portuale Francesco Maria di Majo. Anzi, farà probabilmente discutere quanto messo nero su bianco dai vertici di Molo Vespucci, per dirimere la vertenza relativa allo scarico dei container e, in particolare, di quelli refrigerati che trasportano la frutta. Anche perché negli ultimi mesi la società italo belga che gestisce il terminal agroalimentare aveva messo sul tavolo un ingente investimento milionario per l’acquisto di due gru semimoventi per lo scarico in autonomia dei container; decisione motivata dalla necessità di rispondere alle richieste e alle esigenze del mercato, sempre più pressante. L’ordinanza fa riferimento al parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e al risultato a cui è giunta la commissione interistituzionale, disponendo come dal 15 settembre prossimo ‘‘l’imbarco sbarco dei contenitori da parte di unità navali adibite al trasporto di container che effettuano servizi di linea dovrà avvenire unicamente presso la banchina 25’’ (data dal 2006 in concessione alla società Rct). ‘‘Non risultano ostacoli di natura tecnico operativa – si legge ancora – che impediscono il trasporto dei container dalla 25 al magazzino della frutta’’. A partire da quella data, inoltre, ‘‘lo sbarco imbarco di container, inclusi quelli refeer, sulle banchine 23 e 24 sarà consentito solo se tali attività  rivestono carattere di occasionalità, ovvero quando tali attività non siano caratterizzate dall’abitualità, sistematicità, ripetitività, regolarità e stabilità’’. Con esposti presentati da parte di Rtc e uno stuolo di avvocati pronti a dare battaglia per Cfft la vertenza non sembra essere chiusa con questo documento.

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Caso Gagliardini: tutti rinviati a giudizio

CIVITAVECCHIA – Sono arrivati nel primo pomeriggio di ieri, dopo le discussioni del pubblico ministero e degli avvocati difensori della parte civile e degli indagati, i rinvii a giudizio per i due medici Gianfranco Iacomelli e Marco Di Gennaro, per i responsabili civili Asl Rm4 ed Assicurazioni Generali, e per il presidente della società sportiva Csl Vitaliano Villotti, tutti accusati di omicidio colposo per la morte di Flavio Gagliardini, il calciatore 35enne deceduto ad ottobre 2015 mentre si stava allenando sul campo del Dlf. Il processo dibattimentale, davanti al giudice monocratico Lucia Fuccio Sanzà, inizierà il 3 dicembre prossimo, come disposto dal gup Giuseppe Coniglio dopo una breve camera di consiglio.

La decisione di rinviare tutti a giudizio era in realtà piuttosto scontata, perché si tratta di un caso delicato e con diverse sfaccettature che potranno essere affrontate nel corso del processo per stabilire se vi siano state o meno responsabilità penali per la morte di Gagliardini. Anche lo stesso Gup, nella premessa, avrebbe sottolineato delle sostanziali contraddizioni emerse soprattutto in riferimento alle perizie svolte; per questo il dibattimento sarà utile a dirimere la questione. Ieri mattina, alla presenza anche della moglie e dei genitori del calciatore stroncato da un arresto cardiaco durante una seduta di allenamento sul campo del Dlf, alla presenza dei compagni della sua ultima squadra, quella del Csl, si sono alternati i diversi avvocati e la pubblica accusa con le varie discussioni.

«È andata come speravamo – ha commentato l’avvocato Patrizio Leopardo, che assiste la famiglia del calciatore – ora affronteremo il processo». Poche parole anche da parte degli altri avvocati difensori, Ernesto Tedesco e Vincenzo Dresda per Di Gennaro, Andrea Miroli per Iacomelli, Carlo Breda per Villotti, e ancora Trojano per la Asl e Maranella per le Generali. «Siamo convinti della bontà dell’opera del dottor Iacomelli – ha spiegato l’avvocato Miroli – e questo verrà accertato all’esito dell’istruttoria dibattimentale». Anche gli altri legali confidano nel dibattimento per poter dimostrare l’estraneità dei propri assistiti rispetto alla morte di Flavio Gagliardini. «Ci sono una serie di elementi che andranno valutati – ha aggiunto l’avvocato Tedesco – anche sotto il profilo medico legale e tecnico. Siamo convinti che il dibattimento servirà a fare chiarezza e a confermare quanto emerso con le perizie, ossia l’estraneità del dottor Di Gennaro ai fatti contestati». Per la Procura, come ricostruito durante le indagini preliminari, la responsabilità del medico sportivo e del primario di cardiologia del San Paolo sarebbero legate al fatto di non aver diagnosticato preventivamente il problema di carattere cardiaco di, stando ai riscontri delle perizie, soffriva il giovane calciatore. Il presidente della società sportiva, invece, avrebbe fatto svolgere gli allenamenti pur senza avere tra le mani il certificato di idoneità di Gagliardini per poter svolgere attività agonistica. 

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Santa Marinella, l’ex  sindaco  Achille Ricci coordinatore di  Forza Italia

SANTA MARINELLA – Cambio della guardia alla guida della sezione locale di Forza Italia. Nei giorni scorsi, il senatore Claudio Fazzone ha nominato  l’ex sindaco di Santa Marinella Achille Ricci a coordinatore cittadino del partito di Berlusconi, al posto dell’ex delegato al bilancio Emanuele Minghella. Nella lettera di nomina, rivolgendosi ad Achille Ricci, il parlamentare spiega. «Si è appena conclusa una campagna elettorale per le elezioni politiche e regionali che ci ha visto combattere fianco a fianco all’insegna dei valori e dei programmi di Forza Italia, raggiungendo importantissimi risultati in Italia e nel Lazio. Oggi, le sfide che abbiamo di fronte, però sono tutt’altro che finite. Nei prossimi mesi, saremo chiamati ad affrontare una importante sfida elettorale per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale di Santa Marinella. Elezioni importanti, che ci impongono, come Forza Italia, obiettivi ambiziosi per dare ai cittadini di Santa Marinella un governo rinnovato, forte ed equilibrato, all’insegna di una squadra coesa sui programmi e qualificata in tutte le sue componenti. In questo contesto, ho deciso di nominare Achille Ricci responsabile per le elezioni e a coordinare tutte le fasi della campagna elettorale per le elezioni amministrative, poiché sono sicuro che, in qualità di garante super partes e forte della sua esperienza politica e amministrativa maturata, saprà dare un ulteriore contributo all’affermazione di Forza Italia quale partito liberale aperto nella sua forma, democratico nella sua sostanza e potrà essere il perno su cui dirimere qualsivoglia forma di contrasto possa sorgere per arrivare a vincere questa sfida e dare alla città il governo che merita». «Consapevole dell’importante compito – conclude il senatore – che gli ho affidato, in virtù delle sue capacità e dell’attaccamento alle nostre idee quale ha sempre dimostrato, colgo l’occasione per dargli il buon lavoro».

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Ricorso TotalErg: tutto rinviato a luglio

CIVITAVECCHIA – Era attesa per il 4 aprile, ed invece stata rinviata a fine luglio la trattazione del ricorso proposto dalle società TotalErg S.p.A. (ora Italiana Petroli S.p.A.) e Raffineria di Roma S.p.A. nei confronti di Molo Vespucci, in relazione al contenzioso sulla sovrattassa portuale.  
TotalErg chiede l’ottemperanza del D.P.R. in ragione della pendenza di trattative tra le parti per la definizione transattiva della controversia, con il Consiglio di Stato che, avendo rinviato a luglio la trattazione, non ha neanche concesso la sospensione dello stesso Dpr. 
Ancora una fase di stallo, quindi, per un contenzioso milionario, a cui è appeso il futuro stesso dell’Autorità di Sistema Portuale. 
È legittimo o meno il raddoppio della tassa di approdo? 
Dalla risposta a questa domanda dipenderà l’equilibrio delle casse dell’ente portuale, che potrebbe essere chiamato anche a restituire alla società petrolifera una cifra variabile tra gli 8 e i 12 milioni di euro. 
Ecco perché l’attenzione sulla vicenda – iniziata qualche anno fa e che, nei  mesi scorsi, ha visto la decisione della Cassazione di rinviare tutto non ad un giudice tributario, ma al Consiglio di Stato, chiamato a dirimere la questione – è alta. 
Ora bisognerà quindi attendere ancora tre mesi, per capire anche quali potranno essere i margini di manovra per la stessa Autorità di Sistema Portuale in termini di spesa e di investimenti.

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Malattie professionali: come ripartire l’onere probatorio

Alcune recenti sentenze della Cassazione sono intervenute in materia di malattie professionali per tentare di dirimere la (dibattuta) questione circa il…

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