Riprendono i lavori del tavolo della solidarietà

CIVITAVECCHIA – Riprendono i lavori del Tavolo della solidarietà alla Fondazione Cariciv. Soddisfatto il presidente Gabriella Sarracco. Una riunione alla presenza dei Sindaci del territorio, delle associazioni e di Ettore e Carlo Falzetti ed Enrico Maria Falconi. Il 4 novembre i tre porteranno sul palco del teatro comunale Traiano uno spettacolo di beneficienza con il patrocinio della Fondazione Cariciv e del comune di Civitavecchia, il ricavato andrà al Tavolo della solidarietà. «Abbiamo anche ricordato – ha spiegato Sarracco – che presto dovremo andare a Sarnano a consegnare i computer che ci erano stati richiesti dopo il terremoto  per la scuola elementare e per alcuni uffici tra i quali quelli dei Vigili urbani. Inoltre – ha continuato – Valentino Arillo della Protezione civile ha portato alla nostra attenzione il desiderio di far conoscere a tutti i cittadini di tutto il territorio come si debbano affrontare le calamità naturali. Abbiamo deciso – ha concluso Sarracco – di preparare un piano con un organigramma ben preciso per parlarne nel prossimo tavolo e iniziare questo progetto».

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Giampiero Granatelli: ''Siamo una squadra di carattere''

A pochi giorni dallo start della nuova stagione in serie B, il Civitavecchia Rugby Centumcellae scalda i motori in vista del debutto col Cus Siena, in programma domenica 14. La società biancorossa ha lanciato la rubrica “A tu x tu con il Crc”. Il primo personaggio della settimana intervistato è l’allenatore della prima squadra. 
Granatelli, partiamo dal passato per raggiungere il presente e poi proiettarci nel futuro. Cosa ha trovato di nuovo nel Crc?
«Innanzitutto tanti amici, l’ex presidente Domenico Nastasi, una persona a cui sono legato, molto appassionata. Ho avuto modo di rivedere vecchi dirigenti come Mauro Tronca, oltre a conoscere il nuovo presidente Andrea D’Angelo, una persona eccezionale sotto profilo organizzativo e che fa funzionare il club come una azienda. E lui in questo senso direi che ne sa abbastanza».  
Quali sono i punti di forza tecnici per la nuova stagione?
«Il Crc è un grosso mix di competenze, tradizione, giocatori che hanno uno specifico Dna. Ci sono tanti ragazzi di Civitavecchia, un blocco fondamentale. Poi sono arrivati degli innesti che possono dare un valore aggiunto. E’ una squadra fisicamente strutturata, più competitiva rispetto agli anni passati, ed è anche più bilanciata». 
Ci siamo, il campionato si aprirà con la prima in casa. Cosa si aspetta?
«Vorrei leggere nel viso dei ragazzi lo stesso spirito di tre stagioni fa, quello della doppia sfida con Badia, quando ci siamo lasciati con una grande voglia di fare bene. Mi piacerebbe rivedere lo stesso desiderio di sfida. E’ la prima cosa che chiederò».
Nel Crc adesso ci sono dei nuovi giovani, il vivaio come lo ha trovato?
«Siamo aumentati nel numero, ma anche e soprattutto nella formazione della juniores, mi riferiscono agli under 18, 16 e 14, categorie che erano deficitarie nel passato. Gli under 18 lavorando in maniera importante possono raggiungere i compagni più grandi molto presto. Ci sarà un bel ricambio».
Un pronostico sulla stagione che sta per partire, che tipo di squadra si aspetta ai nastri di partenza?
«Faremo un gioco di livello, un rugby alla portata di tutti i giocatori. Il nostro Dna è quello di una squadra di carattere. Del pragmatismo ne facciamo tesoro, non dobbiamo regalare nulla agli avversari. In difesa dobbiamo garantire certezze assolute, poi vedremo anche il valore degli avversari. Alla fine il risultato è determinato dal livello dei rivali diretti, a cominciare da domenica. Occhio alle neo promosse, solitamente hanno una motivazione in più. Quando si sale dalla serie C si ha un’energia extra. Ricominciamo dal Siena con grande entusiasmo, dobbiamo partire in maniera decisa».

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''Secondo me è stato Federico a sparare''

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – Marina Conte, la mamma di Marco Vannini, il ventenne  morto a casa della fidanzata Martina Ciontoli dopo ore di agonia per un colpo di pistola, ospite a Domenica In nel salotto di Mara Venier, fa un resoconto di quella tragica e drammatica notte partendo da una sua visione personale dei fatti, anche se a tutt’oggi non ci sono riscontri processuali, ossia che  a sparare sia stato Federico, il fratello della fidanzata e non il padre Antonio Ciontoli, reo confesso e condannato in primo grado a 14 anni.  
«Sono convinta che quella sera in quella casa c’è stata una discussione – inizia il suo racconto mamma Marina – Marco voleva partire per fare la vita militare, amava il volo soprattutto e voleva entrare nelle Frecce Tricolori. Però se non riusciva in questo intento voleva fare il concorso da Vfp1, da Carabiniere, qualsiasi cosa, magari fare l’elicotterista. Questo era il suo sogno tant’è vero che, il caso ha voluto, sia morto in elicottero. Il suo desiderio si è avverato. Tornando a quella sera io penso che in quella casa ci sia stata una discussione. Tra le altre cose Marco non andava molto d’accordo con il fratello di Martina. Negli ultimi tempi si lamentava tanto del rapporto che si era instaurato con lui perché era sempre esuberante, sempre il privilegiato cioè doveva avere sempre l’ultima parola perché diceva che Martina praticamente non contava niente in quella casa». 
Mamma Marina nel fornire la sua presunta versione e quindi sulla probabile discussione che secondo lei c’è stata quella sera in quella casa dice: «Secondo me, la discussione è partita da Martina e Marco perché lei non voleva che partisse in quanto aveva saputo che aveva fatto la domanda per il Vfp1. Lei   era gelosa e voleva tenerlo sempre sotto controllo. Una gelosia a volte troppo ossessiva, e Marco spesso si lamentava di questo. Poi è intervenuta la famiglia, perché loro intervenivano sempre e quindi anche il fratello. Per lui  non trovo le parole per definirlo bene come persona, è piena di sé, boriosa, e quindi secondo me è stato lui». E alla domanda della Venier  «Tu pensi sia stato il fratello che abbia addirittura sparato e il padre si sia preso la responsabilità?», mamma Marina risponde: «Sì, altrimenti non si spiegherebbe quanto è successo dopo».
Mamma Marina, con lucidità,  ripercorre quella drammatica notte da quando a mezzanotte e trenta arriva la telefonata di Maria Pezzillo, la moglie di Antonio Ciontoli, per avvertirla che Marco era caduto dalle scale e qualche minuto dopo che la richiama per dirle di andare al Pit di Ladispoli. Marina ripercorre quei momenti rimasti impressi nella sua mente attimo dopo attimo come se il tempo si fosse fermato. Così racconta del suo arrivo insieme a suo marito Valerio al punto di primo intervento, l’incontro con i Ciontoli (il capofamiglia, la moglie e il figlio Federico), quell’incontro veloce con Marco quando è arrivato in ambulanza e poi più tardi quando toccandolo ne ha avvertito il corpo freddo, la  corsa inutile verso il Policlinico Gemelli, dove sarebbe dovuto arrivare il figlio con l’elisoccorso e poi il suo rientro al Pit. Qui ad attenderla la notizia che nessuna mamma vorrebbe avere: la morte del figlio. Una morte che già avrebbe dovuto percepire quando era arrivata al Policlinico e l’hanno rimandata indietro ma che con tutta se stessa si rifiutava di accettare. Il suo grande tormento poi è che il figlio sia stato quasi un’ora in quella casa urlando e lamentandosi senza essere soccorso. Mamma Marina da anche una prima ricostruzione della “marea di bugie» dette dai Ciontoli che cominciano già ad emergere. Ma soprattutto punta il dito su un altro aspetto inquietante  di questo processo che cercheremo di approfondire nel seguito, ossia che «Marco ha perso un litro e mezzo o quasi due di sangue in quella casa. Dove sta in quella casa? – si chiede disperata mamma Marina – Quella casa è stata trovata completamente pulita, e il sangue presente si limitava a qualche macchiolina».   
Sono passati «40 mesi e cinque giorni» come lei stessa ricorda eppure su quel viso e su quegli occhi  si vedono chiaramente i segni di quel dolore ancora vivo e lancinante. 

 

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Commento al Vangelo della Domenica. “Se uno vuole essere il primo”

di Don Ivan Leto

Gesù, come già aveva detto all’inizio del viaggio, a Cesarea di Filippo, qui ribadisce: “Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà”; e lo farà ancora poco dopo per la terza volta. Gesù sta per essere consegnato in potere di qualcuno. Così avverrà, e Gesù sarà sempre un soggetto passivo di tale azione: consegnato da Giuda ai sacerdoti, dai sacerdoti a Pilato, consegnato da Pilato perché fosse crocifisso. Il passivo usato negli annunci della passione e la medesima necessitas espressa in tutti e tre i casi indica tuttavia che, sebbene questa consegna avvenga per mano di uomini responsabili delle loro azioni, essa però non accade come un semplice accidente o come frutto di un cieco destino, bensì secondo ciò che è conforme alla volontà di Dio. Come Pietro al primo annuncio, qui tutti i discepoli si rifiutano di comprendere le parole di Gesù e, chiusi nella loro cecità, neppure osano interrogarlo. Ma ecco che, giunti nella loro casa di Cafarnao, Gesù e i suoi sostano per riposarsi. In quell’intimità Gesù domanda loro: “Di che cosa stavate discutendo per la strada?”.

La risposta è un silenzio pieno di imbarazzo e vergogna. I discepoli, infatti, sanno di che cosa hanno parlato, sanno che in quella discussione si era manifestato in loro un desiderio e un atteggiamento in contraddizione con l’insegnamento di Gesù: ognuno era stato tentato – e forse lo aveva anche espresso a parole – di aspirare e di pensarsi al primo posto nella comunità. Avevano rivaleggiato gli uni con gli altri, avanzando pretese di riconoscimento. I discepoli non hanno saputo fare di meglio – magari pensando al “dopo Gesù” – che discutere su chi tra di loro fosse il più grande. Sì, dobbiamo confessarlo: se la comunità cristiana non fa propria la logica pasquale di Gesù, finisce inevitabilmente per fomentare al proprio interno la mentalità mondana della competizione e della rivalità. Gesù allora chiama a sé i discepoli, chiama soprattutto i Dodici, quelli che dovranno essere i primi responsabili della Chiesa, e compie un gesto. Prende un piccolo, un povero, uno che vive la condizione di dipendenza e non conta nulla, lo mette al centro, e abbracciandolo teneramente, afferma: “Chi accoglie uno solo di questi piccoli nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”. Un piccolo, un povero, un escluso, uno scarto è posto in mezzo al cerchio di un’assemblea di primi, di uomini destinati ad avere il primo posto nella comunità, per insegnare loro che se uno vuole il primo posto, quello di chi governa, deve farsi ultimo e servo di tutti. Chi si fa ultimo e servo di tutti si troverà ad avere il primo posto, a essere il primo dei fratelli. Sì, un giorno nella Chiesa si dovrà scegliere chi deve stare al primo posto, chi deve governare: si tratterà solo di riconoscere come primo colui che serve tutti, colui che sa anche stare all’ultimo posto. Gesù confermerà e anzi amplierà questo stesso annuncio poco più avanti: “Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servo, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti”. D’altronde questa deriva è visibile: l’autorità che non sa stare accanto agli ultimi, non sa dar loro la sua presenza, non sa ascoltare quelli che apparentemente non contano nella comunità cristiana è un’autorità che ha cura di se stessa, impedita dal proprio narcisismo ad accorgersi di quelli che deboli, marginali e nascosti sono pur sempre membra del corpo di Cristo.

 

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Il Crc alla ricerca di giovani talenti

Il Centumcellae Rugby Civitavecchia è alla ricerca  di nuovi talenti. Giovani con il desiderio di venire a giocare divertendosi. 
 Non cambia la filosofia del Crc nel suo ruolo di supporto ai ragazzi di condividere la vita sia in campo che fuori.
L’obiettivo è di assicurare loro un pezzo di futuro, attraverso una solida preparazione sportiva che garantisca loro di avvicinarsi nel miglior modo possibile alla scuola di vita e di praticare rugby.
Oggi ci sarà l’open day per passare una giornata alla scoperta del Civitavecchia Rugby Centumcellae dalle 16 alle 18 presso il Campo Moretti della Marta. Il Crc invita a partecipare all’evento tutti i ragazzi/e dai 4 anni in su dove conosceranno gli allenatori, educatori, dirigenti e giocatori del rugby cittadino.
Il Crc tra le tante realtà dello sport ha voluto creare una lente di ingrandimento sul territorio, dando voce a chi studia da tempo questi temi, ma soprattutto a chi ci convive ogni giorno, lavorando per scovare, crescere e sviluppare nuovi talenti.

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La Snc torna in vasca

di MARCO GRANDE

A due giorni esatti dall’inizio della preparazione, Daniele Simeoni, difensore che è ritornato in questa stagione alla Snc dopo l’ultimo triennio a Latina, ha fatto il punto della situazione e ha parlato degli obiettivi personali e di squadra da conseguire nel campionato che verrà. Il classe 1979, alla soglia dei 40 anni, non considera la sua età anagrafica come un problema: il nuovo rinforzo della squadra di coach Pagliarini, infatti, ritiene che non sia ancora arrivato il momento di smettere e, a tal proposito, afferma fermamente: «Ho la netta sensazione che posso dare ancora molto a questo sport». 
In una frase breve e concisa, dunque, il giocatore lascia presagire che non vorrà avere un ruolo da comparsa quest’anno e che nel suo ritorno al Pala Enel Marco Galli c’è ben altro che la volontà di chiudere la carriera qui: c’è il desiderio di abbracciare nuovamente quel pubblico che lo ha reso grande, ad esempio, così come è troppa la voglia di mettersi in luce in una formazione in cui per anni ha giocato ad alto rendimento. 
Riguardo i suoi obiettivi personali, senza sbilanciarsi più di tanto, Daniele Simeoni vuole trasmettere ai più giovani i concetti di sacrificio, determinazione e divertimento, soffermandosi in particolar modo sul fatto che prima di tutto la pallanuoto sia un gioco, e considerarla come tale può essere un aiuto per affrontare ogni partita in modo più positivo e lucido. 
Non manca neanche un pizzico di nostalgia nel discorso del trentanovenne civitavecchiese, che ricorda quando la Snc era una sorta di elemento di unione per il popolo cittadino. 
«Bisogna ricreare quella sintonia che portava ogni sabato almeno 500 persone alla Bombonera di Largo Caprera (attualmente Largo Marco Galli – ndr) – aggiunge- e occorre gettare le basi per risalire ai livelli in cui la società è abituata a stare”. Riguardo le possibilità di approdare ai playoff, invece, Simeoni non si sbilancia, affermando che l’obiettivo per cui lotterà la società di patron D’Ottavio si delineerà con il passare delle giornate. Solo allora, quindi, si saprà se si giocherà per l’accesso in serie A1 o per il mantenimento della categoria. “Considerando che la nostra ultima apparizione nel girone Nord risale ad una decina di anni fa circa – conclude – possiamo essere considerati come una mina vagante, ovvero un gruppo imprevedibile».
Ciò che è certo allo stato attuale, è la grande esperienza che l’arcigno difensore utilizzerà al meglio per dare benefici alla squadra, che ha ritrovato per la terza volta nella sua carriera. La sua avventura agonistica inizia proprio a Civitavecchia nella stagione 1997-1998, dove rimane nel giro della prima squadra per 7 lunghe stagioni. Poi nel mezzo le esperienze con il RN Bogliasco, RN Sori E Latina. 
Dal 2011 al 2015 ritorna nella sua città natale in cui raggiunge sempre la finale per salire in Serie A1; poi, come accennato in apertura, il triennio nuovamente nella società pontina prima di ristabilirsi laddove tutto iniziò.
Soprannominato nella sua esperienza in Liguria “lo specialista”, Daniele Simeoni è stato spesso negli anni garanzia di promozione nella massima serie nazionale, il gradino più alto che nella cittadina tirrenica manca ormai da 6 stagioni. 
Si tratta di una pedina fondamentale nello scacchiere della società del presidente Roberto D’Ottavio, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche per il carisma esemplare che ha acquisito negli anni. La sensazione è che il club di Civitavecchia vorrà puntare proprio sul ruolo di leadership dell’esperto pallanuotista, utile sicuramente per contribuire anche allo sviluppo del settore giovanile e per progettare un sogno, quello della promozione. E proprio nell’ottica di valorizzare i giovani, la Snc ha chiuso per il classe 2001 Simone Carlucci, nativo di Ladispoli, cresciuto nel vivaio rossoceleste ed ex Vis Nova.

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Angelo Sale pronto alla battaglia

Tanta attesa e conto alla rovescia iniziato. Ladispoli-Avellino non è una partita qualunque, è un appuntamento da scrivere negli annali. 
Al di là del risultato sarà una domenica da vivere, densa di emozioni, con lo spettacolo sugli spalti che dominerà su tutto. 
Sì, perchè all’Angelo Sale si prevedono oltre 1000 spettatori, 400 dei quali di fede irpina. La presenza di tifosi biancoverdi è stata assicurata in maniera massiccia dalle diverse richieste di biglietti. 
Non solo da Avellino e provincia, ma anche da Roma, dove è presente il club ‘‘Capitale Biancoverde’’ che raccoglie tifosi iripini residenti a Roma, trasferitisi per motivi di studio e lavoro. 
La Questura, però, ha disposto dei parametri sulla vendita, non più di 230 tagliandi ai sostenitori campani. Per far fronte alle richieste, evitando che ci sia un afflusso superiore alle istruzioni, la società del Ladispoli potrebbe concedere ai tifosi la possibilità di acquistare i tagliandi attraverso prevendite autorizzate. 
«Stiamo lavorando per accogliere i tifosi avellinesi nel modo migliore – ha detto Umberto Paris, presidente rossoblu – abbiamo ricevuto delle disposiozioni, il nostro intento è quello di regalare una domenica di spettacolo a chi assisterà alla gara. I biglietti da destinare ai tifosi irpini, mi dispiace,  non  sono tantissimi e il nostro stadio non ha una capienza numerosa. Ragione per cui dobbbiamo attenerci a delle regole giuste, pur sapendo che sarebbe un peccato negare l’ingresso a chi ha desiderio di vedere la squadra del cuore». 
Paris in ultmo fa un appello alla tifoseria:  «I nostri tifosi ormai sono dei fedelissimi, anche senza invito riempiranno lo stadio. Gli ultras ci seguono ovunque, sono quel dodicesiomo uomo in campo che ci farà vivere delle belle domeniche».

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Angelo Sale pronto alla battaglia

Tanta attesa e conto alla rovescia iniziato. Ladispoli-Avellino non è una partita qualunque, è un appuntamento da scrivere negli annali. 
Al di là del risultato sarà una domenica da vivere, densa di emozioni, con lo spettacolo sugli spalti che dominerà su tutto. 
Sì, perchè all’Angelo Sale si prevedono oltre 1000 spettatori, 400 dei quali di fede irpina. La presenza di tifosi biancoverdi è stata assicurata in maniera massiccia dalle diverse richieste di biglietti. 
Non solo da Avellino e provincia, ma anche da Roma, dove è presente il club ‘‘Capitale Biancoverde’’ che raccoglie tifosi iripini residenti a Roma, trasferitisi per motivi di studio e lavoro. 
La Questura, però, ha disposto dei parametri sulla vendita, non più di 230 tagliandi ai sostenitori campani. Per far fronte alle richieste, evitando che ci sia un afflusso superiore alle istruzioni, la società del Ladispoli potrebbe concedere ai tifosi la possibilità di acquistare i tagliandi attraverso prevendite autorizzate. 
«Stiamo lavorando per accogliere i tifosi avellinesi nel modo migliore – ha detto Umberto Paris, presidente rossoblu – abbiamo ricevuto delle disposiozioni, il nostro intento è quello di regalare una domenica di spettacolo a chi assisterà alla gara. I biglietti da destinare ai tifosi irpini, mi dispiace,  non  sono tantissimi e il nostro stadio non ha una capienza numerosa. Ragione per cui dobbbiamo attenerci a delle regole giuste, pur sapendo che sarebbe un peccato negare l’ingresso a chi ha desiderio di vedere la squadra del cuore». 
Paris in ultmo fa un appello alla tifoseria:  «I nostri tifosi ormai sono dei fedelissimi, anche senza invito riempiranno lo stadio. Gli ultras ci seguono ovunque, sono quel dodicesiomo uomo in campo che ci farà vivere delle belle domeniche».

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Chiara Bordi, la tarquiniese con la gamba amputata, finalista a Miss Italia

TARQUINIA – Chiara Bordi vola a Milano. La tarquiniese appena diciottenne è tra le trenta finaliste dell’edizione 2018 di Miss Italia. Con la fascia di Miss Etruria, ottenuta alle selezioni della scorsa settimana a Montalto di Castro, Chiara Bordi ha superato ieri, a Jesolo, le selezioni della commissione tecnica che le consentono il 16 e 17 settembre di prendere parte alle serate finali del concorso che si terranno Milano e saranno trasmesse in televisione su La7.

Capelli e occhi scuri, sorriso smagliante e misure da modella per un metro e 75 di altezza, Chiara Bordi va in canoa, fa windsurf, si arrampica sui muri di roccia, si dedica all’attività di sub e corre sui rollerblade. Studentessa al secondo anno di liceo classico, sulle passerelle di Miss Italia sfila con una protesi alla gamba sinistra.  Il 5 luglio di cinque anni fa, quando aveva appena tredici anni , ha subito un’amputazione fino a sotto il ginocchio, in conseguenza di un incidente stradale in motorino costatole un lungo ricovero al Gemelli a Roma e tre interventi per amputare la gamba.

Dopo un periodo di scoramento, Chiara peró ha deciso di reagire, ricominciando a vivere ancora più intensamente di prima, grazie anche al fondamentale sostegno di mamma Emanuela e papà Sebastiano e della sorella Francesca che la segue e la sostiene in ogni percorso. Al concorso di Miss Italia Chiara si è presentata bussando alla porta di Patrizia Mirigliani in pantaloncini e t shirt. La patronne della gara l’ha accolta subito con entusiasmo: «Questa ragazza è il simbolo della speranza è della rinascita. La nostra è una bellezza senza confini – ha detto Patrizia Mirigliani ai media – e la disabilità in questo caso è sinonimo di una femminilità ferita e riscattata. Chiara è il simbolo della forza di chi ama la vita e vuol rinascere dopo un periodo drammatico».

La ragazza sfila dall’età 15 anni, ma sulle passerelle di Miss Italia vuole portare il suo “messaggio di resilienza”, come già cerca di fare negli incontri con i ragazzi delle scuole, portando avanti il progetto SuperAbile insieme a Lorenzo Costantini, un giovane di 26 anni senza un arto inferiore per un incidente sul lavoro. L’aspirante miss ha scelto di raccontare il coraggio agli studenti  per dare un preciso messaggio ai giovani che è quello di difendere sempre la vita, “concedendole sempre un’opportunità”. “Nei primi mesi non riuscivo nemmeno a guardarmi allo specchio – racconta Chiara – non è facile avere quasi paura di una parte del proprio corpo». 

“Ho odiato la vita,- racconta Chiara sui social ricordando il giorno dell’incidente – ho maledetto il destino,quella sera,quel momento,ho sperato di tornare indietro o partire anche solo un secondo dopo,ho chiesto a Dio o chissà cos'altro perché fosse successo proprio a me,mi sono fatta centinaia di domande riguardo al futuro,ho visto il mio corpo quasi distrutto e preferivo voltare lo sguardo altrove piuttosto che guardarmi le gambe.Ho dovuto guardare sfumarsi nella mia testa i sogni e le certezze che avevo,ho visto persone soffrire per me e ho sofferto per loro,ho provato sensi di colpa e quasi il desiderio di morire…poi ho desiderato con tutta me stessa di tornare ad una vita normale,sono rinata ed insieme a me sono rinati tutti i sogni,le aspettative e la voglia di vivere,ho rivisto le mie gambe camminare,stavolta con una protesi ma a mio parere molto più belle di prima,ho visto le cicatrici chiudersi e il mio corpo si è arricchito di segni,pieni di ricordi e di orgoglio.Mi sono riempita di forza e ho affrontato la vita col mio nuovo corpo,e soprattutto con la mia nuova testa.Ho fatto scalate,ho preso il brevetto da sub,ho provato sport che prima neanche immaginavo,sfilo e faccio servizi fotografici in tutta Italia e a Londra,racconto la mia storia nelle scuole con SuperAbile,e vedo ogni volta centinaia di faccette incuriosite e interessate a quello che dico.Ma la cosa che mi rende più orgogliosa di me stessa è guardare come sono arrivata in quell'ospedale la notte del 5/07/2013,e confrontarla con la me del 5/07/2018,di nuovo in piedi e che guardo queste foto ora che quel tunnel che mi sembrava così infinito è ormai un capitolo chiuso nel migliore dei modi.Non nascondo che c'è un velo di tristezza in questo giorno,perché ricorda tante cose e i ricordi a volte sono così forti che sembra di rivivere certi momenti,ma è il giorno della mia rinascita, dell'inizio di una seconda vita.Ora,a distanza di 5 anni,mi rendo conto  che quel giorno mi ha aperto migliaia di strade,una più bella dell'altra.Certo ci sono difficoltà che altri non hanno,che a volte mi fanno salire il sangue al cervello.Ci vuole una buona dose di forza di volontà per affrontare la vita di tutti i giorni,ma,in fin dei conti,a me le sfide sono sempre piaciute”.

Non è la prima volta che sotto i riflettori di Miss Italia finiscono bellezze del territorio. La biondissima metalmeccanica Tamara Bendotti superó le selezioni approdando fino alla finale, tra l’esultanza dei tarquiniesi che nonostante la mancata fascia finale la accolsero in città come una regina. Tre anni fa invece toccó a Montalto di Castro che esultó dopo aver visto incoronata Miss Italia la statuaria Alice Sabatini. Stavolta però Tarquinia e il comprensorio hanno un motivo ancora più forte per tifare la bellezza di Chiara, una bellezza a 360 gradi che emana forza e speranza e che viene da dentro.

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Tariffe scuolabus, duro attacco alla giunta Tidei da parte del M5S

SANTA MARINELLA – Anche il Movimento 5 Stelle cittadino interviene sulla polemica relativa all’aumento delle tariffe dello scuolabus. «I cittadini di Santa Marinella non avranno più la possibilità economica di usufruire del servizio di scuolabus – dicono in un comunicato i grillini – questo è il primo importante regalo dell’amministrazione che “losafare”. A noi non interessa sapere di chi sia la colpa. Le colpe le attribuiscono i giudici in tribunale, gli elettori al momento del voto e gli storici sui libri. A meno che stessimo assistendo ad un esperimento suicida, il nuovo modo di fare politica ci lascia sorpresi e con l’amaro in bocca. Già un avviso era arrivato nel comunicato stampa diffuso sulle false prime residenze qualche giorno fa, quello nel quale l’amministrazione Tidei ha annunciato di non voler rispettare né far rispettare la legge perché in questo modo si sarebbe guadagnato di più.  Noi sappiamo che è un gioco al massacro e da questa macelleria messicana vogliamo chiamarci fuori”. “Chi scrive tali sciocchezze – continuano – chi compie atti ingiusti come la delibera dello scuolabus, non merita il rispetto di nessuno, anche perché propina sciocchezze e dati erronei. Le famigerate seconde case sono una fonte di economia valida, per Santa Marinella, oppure no? Bisogna che qualcuno lassù, si decida a spiegarci che abbiamo pagato sempre tutto di meno proprio grazie alle residenze fittizie, e mi raccomando non false. Il Commissario Caporale ha istituito l’albo dei legali del Comune e già il cinquanta per cento degli incarichi è stato affidato a professionisti non in elenco. L’ampliamento dell’elenco degli evasori Imu potrebbe essere un’ulteriore follia, utile a far capire al Governo in che modo si intenda risanare un decennio di malgoverno, probabilmente con il lazzi ed i frizzi di gente che non ha voglia di fare nulla e desiderio di cambiare qualcosa. Altrimenti non si comprenderebbero le ferie, non sappiamo se forzate o meno, del primo cittadino, assente tutto il mese di agosto salvo una fugace apparizione, proprio nel momento in cui la città è concentrata sul suo asset turistico e ha bisogno di maggiori attenzioni”. 
“Caro Sindaco – conclude la nota – la luna di miele è finita, cominciano i problemi veri ed il fuoco amico in maggioranza ne è la dimostrazione palese. Un gesto signorile sarebbe ammettere di aver sbagliato. Un gesto, un gesto solo e appunto signorile, magari nei confronti di quei bambini che, poiché la loro scuola è stata chiusa, sono stati deportati a chilometri di distanza ed ora si accorgono di essere deportati a loro stesse spese”. 

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