Cerveteri tra i ‘‘Luoghi del cuore’’ del FAI

CERVETERI – Sul sito della FAI – Fondo Ambiente Italiano, c’è la possibilità di votare Cerveteri fino al 30 novembre 2018 come I Luoghi del Cuore – Censimento dei luoghi italiani. Dopo ogni edizione il FAI interviene concretamente a favore di una selezione dei beni più votati. Partecipa al censimento e aiuta i tuoi luoghi del cuore a scalare la classifica. 
«Il FAI – scrivono sul sito su i ‘’Luoghi da proteggere’’ – è nato da un forte desiderio di proteggere la bellezza del nostro Paese, per tutelare luoghi speciali, che tutto il mondo ci invidia, ma anche per dare valore a beni minori troppo spesso dimenticati. Per questo, nel corso degli anni la nostra attività si è diversificata. Non solo ci prendiamo cura dei luoghi che ci vengono affidati tramite lasciti o donazioni ma ci occupiamo per esempio di far conoscere beni particolari, generalmente inaccessibili, aprendoli durante le Giornate FAI; di segnalare alle Istituzioni i beni più amati dai cittadini che li votano durante il censimento “I Luoghi del Cuore”; o, ancora, di sottoscrivere convenzioni riservate ai nostri iscritti per ingressi scontati presso tante realtà culturali italiane, siano esse gallerie, teatri, dimore storiche, musei e così via. Perché i luoghi, ogni luogo, parla di noi, è il nostro specchio e conoscerlo e averne cura significa occuparci di noi stessi, della nostra stessa vita». 
Per poter votare occorre registrarsi gratuitamente al sito, oltre ad accedere ad un’area privata, potrete votare i luoghi del cuore e aggiungere informazioni, notizie ed eventi per arricchire le loro schede. Se fate parte di un comitato che raccoglie voti, potrete creare la vostra pagina personale sul sito. Ricordatevi c’è tempo solo fino al 30 novembre.

 

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Il Paese che vorrei, una mozione per il coinvolgimento dei cittadini nella vita politica del territorio

SANTA MARINELLA – Il 5 novembre in Consiglio comunale sarà discussa una proposta di modifica dello Statuto comunale presentata da “il paese che vorrei” e volta a promuovere la partecipazione.

Gli strumenti di partecipazione popolare, pur essendo previsti nello Statuto comunale sin dal 2001, nella nostra città di fatto non possono essere applicati. Il desiderio dei cittadini di essere parte attiva della vita pubblica si è sempre infranto, infatti, contro soglie di sottoscrizioni altissime e contro la mancanza dei regolamenti operativi, mai approvati. Tutto questo ha fatto si che venisse negato il diritto alla partecipazione, riconosciuto a tutti i livelli normativi.

"Nel tempo, – spiegano dal Paese che vorrei –  questa grave lacuna ha costituito un deterrente alla discussione e alla formulazione di proposte collettive sui problemi del territorio. Si è diffuso invece un sistema attraverso il quale il cittadino è portato a rivolgersi direttamente al singolo referente dell’Amministrazione per la risoluzione di problemi e i rappresentanti politici si rivolgono ai cittadini solo in occasione delle tornate elettorali. Questo rapporto interpersonale ormai consueto, oltre a comportare evidenti lacune sotto il profilo della trasparenza, blocca lo sviluppo di una consapevolezza sulla natura collettiva di alcune istanze, sull’attuazione dei  diritti condivisi dai cittadini e sulla maggiore forza contrattuale insita nel coinvolgimento collettivo".

Per favorire la discussione pubblica e promuovere il confronto, “il Paese che Vorrei” ha ritenuto opportuno avanzare una proposta di modifica di alcuni articoli dello Statuto, che interessano proprio la partecipazione popolare. "In primo luogo  – spiegano – si richiede di adeguare allo standard nazionale il numero delle sottoscrizioni necessarie per avanzare istanze, petizioni, deliberazioni a iniziativa popolare e promuovere referendum. Attualmente il numero di sottoscrizioni richieste è spropositato rispetto alla realtà degli altri comuni (il 35% degli aventi diritto al voto contro una media nazionale del 10%). Inoltre, per rendere operativi gli strumenti di partecipazione, sono stati elaborati tutti i regolamenti necessari, raccolti in un Testo Unico in materia di democrazia partecipata".

Nel dettaglio gli istituti interessati alla modifica sono i seguenti: le istanze, con cui i cittadini possono sollecitare l’iniziativa del Comune su questioni di interesse generale; le petizioni popolari che offriranno la possibilità di chiedere direttamente a Sindaco, Giunta e Consiglio spiegazioni e delucidazioni nel merito di atti emanati dagli organi dell’amministrazione; le  proposte di deliberazione di iniziativa popolare attraverso cui i cittadini possono avanzare al Consiglio comunale vere e proprie proposte per l’emanazione di provvedimenti; il referendum consultivo che consiste nel chiamare i cittadini a esprimere il loro orientamento in merito a un tema, iniziativa o progetto e il referendum abrogativo, con cui i cittadini possono esprimersi in merito alla cancellazione totale o parziale di una deliberazione adottata dal Consiglio comunale o dalla Giunta.

"Queste modifiche – concludono dal Paese che vorrei –  intendono restituire voce ai cittadini riportandoli al centro della vita politica e sociale del nostro comune. Hanno l’ambizione di far rinascere negli abitanti di Santa Marinella la voglia e l’orgoglio di sentirsi parte di una collettività e di tornare a interessarsi ai temi che riguardano la città, i beni comuni, i servizi, il lavoro, la qualità della vita".

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"La tua fede ti ha salvato"

28 ottobre 2018

XXX domenica del tempo Ordinario
Mc 10,46-52
 

di Don Ivan Leto

Siamo a Gerico. Un cieco che porta il nome di Bar-Timeo (figlio di Timeo), ridotto a mendicare sulla strada, sente dire che sta per passare Gesù di Nazaret. Essendo cieco, non l’aveva ovviamente mai visto, ma la fama di questo rabbi galileo l’aveva raggiunto. Udito che Gesù sta passando, inizia dunque a gridare: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”. In questo grido vi è la sua fede giudaica nel Messia veniente, vi è l’attesa di una guarigione. Tra Gesù e chi lo cerca ci sono altri: qui è la folla, in altri casi sono i discepoli stessi, a diventare “ostacolo”, barriera tra Gesù e chi desidera incontrarlo. Attenzione, ciò accade anche per ragioni “sante”: paura di disturbare il maestro, volontà di proteggerlo dagli assalti della gente. Bartimeo, però, non desiste, si mette a gridare più forte, e così la sua invocazione raggiunge Gesù. Questi si ferma e lo manda a chiamare. Ciò avviene puntualmente, con le parole che tante volte i discepoli di Gesù avevano udito durante i suoi incontri con chi si trovava nella sofferenza o nel peccato: “Coraggio, alzati!”. Questo è il primo atteggiamento necessario all’incontro con Gesù: occorre uscire dalla paura. A quel punto si tratta di alzarsi – verbo egheíro, che esprime anche il risorgere– dal giaciglio alla postura dell’uomo che ha speranza. Quel cieco, allora, “getta via il suo mantello, balza in piedi e viene da Gesù”. È un povero che non ha nulla, se non il mantello, segno della sua identità di escluso. Gesù gli domanda: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. E Bartimeo risponde: “Rabbunì, che io veda di nuovo!”. La preghiera è desiderio espresso davanti a Gesù, e Bartimeo desidera vedere. Gesù, sempre attento a ogni singolo uomo o donna che incontra, sempre capace di comunicare “in situazione”, si accorge di ciò che Bartimeo sta vivendo. Per questo si rivolge a lui con un’affermazione straordinaria: “Va’, la tua fede ti ha salvato”, parole che egli ha ripetuto spesso di fronte a chi gli chiedeva salvezza. Ecco come Gesù fa emergere la fede: attraverso la sua presenza accogliente, che non dice di essere lui a guarire e a salvare, ma la fede di chi a lui si rivolge. Guarigione non solo fisica quella di Bartimeo, ma salvezza che lo investe interamente: infatti, “subito si mette a seguire Gesù lungo la strada.

 

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San Liborio, sempre peggio

CIVITAVECCHIA – Sempre peggio a San Liborio tra degrado e perdite idriche. Nei giorni scorsi si è andato ad aggiungere un ulteriore disagio per i cittadini del popoloso quartiere periferico con via Nuova di San Liborio completamente al buio e non soltanto nel solito tratto, più volte segnalato, per diversi giorni.

Un problema che pare essere stato risolto al contrario della perdita tra via Nuova di San Liborio e l'incrocio con via Montanucci appare “inarrestabile”, per usare le parole del vice coordinatore locale di Forza Italia e rappresentante del’associazione Al servizio del cittadino. Siamo alla quinta riparazione, o forse più visto che ormai è difficile tenere il conto. L’acqua scorre indisturbata da parecchi giorni inondando anche via Montanucci e rendendo parecchio complicata la circolazione, visto che comunque l’asfalto si è andato deteriorando sempre di più. Per non parlare poi di chi utilizza i mezzi su due ruote. “Sindaco – tuona l’azzurro – prenda il suo scooter, indossi il suo fedele "tascapane" e si faccia un giro per il quartiere in serata visto che anche i residenti di San Liborio sono contribuenti del comune che amministra, dai quali pertanto riceve il compenso per la carica che ricopre da circa quattro anni e mezzo. E se proprio non avesse tempo o desiderio di farlo – aggiunge Frascarelli – si faccia raccontare dai suoi consiglieri che lì risiedono se San Liborio può essere considerato un quartiere vivibile”.

Una situazione più volte denunciata anche dai cittadini stessi negli ultimi anni, tanto che lo stesso assessore ai Lavori pubblici Alessandro Ceccarelli ha parlato dei piani di urbanizzazione di San Liborio, anche se parlato dei piani di urbanizzazione di San Liborio, anche se siamo ancora alla fase delle buone intenzioni, in attesa di progetti concreti. Ma a tornare sul tema è sempre Frascarelli a cui sembrerebbe riferirsi – in maniera neanche troppo velata – un post sui social dell’assessore Enzo D’Antò che parla ironicamente di “pseudo politici” che “per avere un pio’ di visibilità sono costretti ad andare in giro con un bicchierino di carta per raccogliere l’acqua di una perdita accusando l’amministrazione, pur sapendo che la competenza è di altri”. Uscita poco apprezzata dall’azzurro che tuona: “Sarebbe lodevole se la politica comunale di oggi, rappresentata dall'illustre assessore D'Antò, imparasse a fare nomi e cognomi. In questo post pieno di allusioni e illazioni diffamatorie per tutti gli amministratori che hanno governato Civitavecchia prima del 2014, il sottoscritto non citato esplicitamente viene descritto in maniera sarcastica da chi, carte alla mano, in 4 anni e mezzo di attività politica ha dato un notevole impulso al settore commerciale grazie ai suoi formidabili mercatini. Bene. Tutto ciò – continua duro il vice coordinatore locale FI – mentre chi scrive, nel frattempo, ha ascoltato la viva voce dei cittadini, raccogliendo terribili testimonianze contro l'amministrazione grillina, gravi ed assurde tanto da far accapponare la pelle. Quando non si hanno argomenti da trattare si ricorre all'insulto ed alle becere illazioni”.

Frascarelli ricorda come sia ancora in attesa del confronto pubblico più volte richiesto “Dica ai suoi colleghi di partito di scendere dal piedistallo e di confrontarsi con chi da 20 anni vive tra la gente realmente”.

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Prende forma il progetto ‘‘Sicurezza nelle emergenze’’

di TONI MORETTI

CERVETERI – Non c’è dubbio. Renato Bisegni, responsabile della Protezione Civile di Cerveteri, ha le idee chiare. In sordina e senza clamore, ha sviluppato un progetto articolato che vedrà Cerveteri come comune che farà scuola sullo sviluppo del concetto di protezione civile funzionale alle esigenza della popolazione, concetto che coltiva fin dalla tenera età coinvolgendo anche i più giovani con dei momenti di formazione che si avvicinano al desiderio ludico ma che impiantano nelle coscienze senso di responsabilità e di solidarietà. Bisegni,  vuole creare le condizioni affinchè nessuno faccia spallucce al cospetto del bisogno improvviso dell’altro e se l’alibi potrebbe essere un senso di inadeguatezza, o di insufficiente preparazione ad affrontare e gestire l’evento, egli, coi suoi volontari e con tutto ciò che può coinvolgere delle strutture qualificate messe a disposizione dallo stato, queste sicurezze le da offrendo formazione, costante e mai fine a se stessa. Il suo progetto in fase di decollo, per esempio, mercoledì ha visto il suo gruppo comunale a fianco  del 1° Reggimento dei Granatieri di Sardegna, per la formazione degli operatori. Gli stessi volontari che proprio in questi giorni, stanno ultimando i lavori di riqualificazione dello stabile in via del Lavatore dove aveva sede la banda musicale più conosciuto come ex Mattatoio che sarà il prossimo polo della formazione permanente della Protezione Civile di Cerveteri. Lo stabile, concesso dal comune, prevede l’inizio della sua funzionalità attraverso la riqualificazione, curata in ogni minimo particolare di tutta l’area adiacente curando ogni dettaglio il ripristino strutturale, sia il taglio dell’erba e la cura della vegetazione, la pulizia delle cunette per lo scarico delle acque piovane alle quali seguirà quella del fosso del Manganello per consentire una migliore affluenza delle acque in caso di piena. Saranno riqualificati gli orti Ceretani, il sentiero di Lawrence senza trascurare l’ampliamento e la pulizia della sede stradale antistante il centro. Ma meraviglia delle meraviglie, il progetto prevede la creazione di un parco giochi per i bambini di Cerveteri con la segreta aspirazione che la vicinanza alla sede della Protezione Civile possa sviluppare in loro il desiderio di volerne diventare parte integrante.  Che dire, lascia sbalorditi la perizia con la quale, con le forze del volontariato,  sia concepito un progetto, il primo che si ricordi a Cerveteri articolato e finalizzato a diverse funzioni sociali e non fine a se stesso. 

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Riprendono i lavori del tavolo della solidarietà

CIVITAVECCHIA – Riprendono i lavori del Tavolo della solidarietà alla Fondazione Cariciv. Soddisfatto il presidente Gabriella Sarracco. Una riunione alla presenza dei Sindaci del territorio, delle associazioni e di Ettore e Carlo Falzetti ed Enrico Maria Falconi. Il 4 novembre i tre porteranno sul palco del teatro comunale Traiano uno spettacolo di beneficienza con il patrocinio della Fondazione Cariciv e del comune di Civitavecchia, il ricavato andrà al Tavolo della solidarietà. «Abbiamo anche ricordato – ha spiegato Sarracco – che presto dovremo andare a Sarnano a consegnare i computer che ci erano stati richiesti dopo il terremoto  per la scuola elementare e per alcuni uffici tra i quali quelli dei Vigili urbani. Inoltre – ha continuato – Valentino Arillo della Protezione civile ha portato alla nostra attenzione il desiderio di far conoscere a tutti i cittadini di tutto il territorio come si debbano affrontare le calamità naturali. Abbiamo deciso – ha concluso Sarracco – di preparare un piano con un organigramma ben preciso per parlarne nel prossimo tavolo e iniziare questo progetto».

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Giampiero Granatelli: ''Siamo una squadra di carattere''

A pochi giorni dallo start della nuova stagione in serie B, il Civitavecchia Rugby Centumcellae scalda i motori in vista del debutto col Cus Siena, in programma domenica 14. La società biancorossa ha lanciato la rubrica “A tu x tu con il Crc”. Il primo personaggio della settimana intervistato è l’allenatore della prima squadra. 
Granatelli, partiamo dal passato per raggiungere il presente e poi proiettarci nel futuro. Cosa ha trovato di nuovo nel Crc?
«Innanzitutto tanti amici, l’ex presidente Domenico Nastasi, una persona a cui sono legato, molto appassionata. Ho avuto modo di rivedere vecchi dirigenti come Mauro Tronca, oltre a conoscere il nuovo presidente Andrea D’Angelo, una persona eccezionale sotto profilo organizzativo e che fa funzionare il club come una azienda. E lui in questo senso direi che ne sa abbastanza».  
Quali sono i punti di forza tecnici per la nuova stagione?
«Il Crc è un grosso mix di competenze, tradizione, giocatori che hanno uno specifico Dna. Ci sono tanti ragazzi di Civitavecchia, un blocco fondamentale. Poi sono arrivati degli innesti che possono dare un valore aggiunto. E’ una squadra fisicamente strutturata, più competitiva rispetto agli anni passati, ed è anche più bilanciata». 
Ci siamo, il campionato si aprirà con la prima in casa. Cosa si aspetta?
«Vorrei leggere nel viso dei ragazzi lo stesso spirito di tre stagioni fa, quello della doppia sfida con Badia, quando ci siamo lasciati con una grande voglia di fare bene. Mi piacerebbe rivedere lo stesso desiderio di sfida. E’ la prima cosa che chiederò».
Nel Crc adesso ci sono dei nuovi giovani, il vivaio come lo ha trovato?
«Siamo aumentati nel numero, ma anche e soprattutto nella formazione della juniores, mi riferiscono agli under 18, 16 e 14, categorie che erano deficitarie nel passato. Gli under 18 lavorando in maniera importante possono raggiungere i compagni più grandi molto presto. Ci sarà un bel ricambio».
Un pronostico sulla stagione che sta per partire, che tipo di squadra si aspetta ai nastri di partenza?
«Faremo un gioco di livello, un rugby alla portata di tutti i giocatori. Il nostro Dna è quello di una squadra di carattere. Del pragmatismo ne facciamo tesoro, non dobbiamo regalare nulla agli avversari. In difesa dobbiamo garantire certezze assolute, poi vedremo anche il valore degli avversari. Alla fine il risultato è determinato dal livello dei rivali diretti, a cominciare da domenica. Occhio alle neo promosse, solitamente hanno una motivazione in più. Quando si sale dalla serie C si ha un’energia extra. Ricominciamo dal Siena con grande entusiasmo, dobbiamo partire in maniera decisa».

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''Secondo me è stato Federico a sparare''

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – Marina Conte, la mamma di Marco Vannini, il ventenne  morto a casa della fidanzata Martina Ciontoli dopo ore di agonia per un colpo di pistola, ospite a Domenica In nel salotto di Mara Venier, fa un resoconto di quella tragica e drammatica notte partendo da una sua visione personale dei fatti, anche se a tutt’oggi non ci sono riscontri processuali, ossia che  a sparare sia stato Federico, il fratello della fidanzata e non il padre Antonio Ciontoli, reo confesso e condannato in primo grado a 14 anni.  
«Sono convinta che quella sera in quella casa c’è stata una discussione – inizia il suo racconto mamma Marina – Marco voleva partire per fare la vita militare, amava il volo soprattutto e voleva entrare nelle Frecce Tricolori. Però se non riusciva in questo intento voleva fare il concorso da Vfp1, da Carabiniere, qualsiasi cosa, magari fare l’elicotterista. Questo era il suo sogno tant’è vero che, il caso ha voluto, sia morto in elicottero. Il suo desiderio si è avverato. Tornando a quella sera io penso che in quella casa ci sia stata una discussione. Tra le altre cose Marco non andava molto d’accordo con il fratello di Martina. Negli ultimi tempi si lamentava tanto del rapporto che si era instaurato con lui perché era sempre esuberante, sempre il privilegiato cioè doveva avere sempre l’ultima parola perché diceva che Martina praticamente non contava niente in quella casa». 
Mamma Marina nel fornire la sua presunta versione e quindi sulla probabile discussione che secondo lei c’è stata quella sera in quella casa dice: «Secondo me, la discussione è partita da Martina e Marco perché lei non voleva che partisse in quanto aveva saputo che aveva fatto la domanda per il Vfp1. Lei   era gelosa e voleva tenerlo sempre sotto controllo. Una gelosia a volte troppo ossessiva, e Marco spesso si lamentava di questo. Poi è intervenuta la famiglia, perché loro intervenivano sempre e quindi anche il fratello. Per lui  non trovo le parole per definirlo bene come persona, è piena di sé, boriosa, e quindi secondo me è stato lui». E alla domanda della Venier  «Tu pensi sia stato il fratello che abbia addirittura sparato e il padre si sia preso la responsabilità?», mamma Marina risponde: «Sì, altrimenti non si spiegherebbe quanto è successo dopo».
Mamma Marina, con lucidità,  ripercorre quella drammatica notte da quando a mezzanotte e trenta arriva la telefonata di Maria Pezzillo, la moglie di Antonio Ciontoli, per avvertirla che Marco era caduto dalle scale e qualche minuto dopo che la richiama per dirle di andare al Pit di Ladispoli. Marina ripercorre quei momenti rimasti impressi nella sua mente attimo dopo attimo come se il tempo si fosse fermato. Così racconta del suo arrivo insieme a suo marito Valerio al punto di primo intervento, l’incontro con i Ciontoli (il capofamiglia, la moglie e il figlio Federico), quell’incontro veloce con Marco quando è arrivato in ambulanza e poi più tardi quando toccandolo ne ha avvertito il corpo freddo, la  corsa inutile verso il Policlinico Gemelli, dove sarebbe dovuto arrivare il figlio con l’elisoccorso e poi il suo rientro al Pit. Qui ad attenderla la notizia che nessuna mamma vorrebbe avere: la morte del figlio. Una morte che già avrebbe dovuto percepire quando era arrivata al Policlinico e l’hanno rimandata indietro ma che con tutta se stessa si rifiutava di accettare. Il suo grande tormento poi è che il figlio sia stato quasi un’ora in quella casa urlando e lamentandosi senza essere soccorso. Mamma Marina da anche una prima ricostruzione della “marea di bugie» dette dai Ciontoli che cominciano già ad emergere. Ma soprattutto punta il dito su un altro aspetto inquietante  di questo processo che cercheremo di approfondire nel seguito, ossia che «Marco ha perso un litro e mezzo o quasi due di sangue in quella casa. Dove sta in quella casa? – si chiede disperata mamma Marina – Quella casa è stata trovata completamente pulita, e il sangue presente si limitava a qualche macchiolina».   
Sono passati «40 mesi e cinque giorni» come lei stessa ricorda eppure su quel viso e su quegli occhi  si vedono chiaramente i segni di quel dolore ancora vivo e lancinante. 

 

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Commento al Vangelo della Domenica. “Se uno vuole essere il primo”

di Don Ivan Leto

Gesù, come già aveva detto all’inizio del viaggio, a Cesarea di Filippo, qui ribadisce: “Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà”; e lo farà ancora poco dopo per la terza volta. Gesù sta per essere consegnato in potere di qualcuno. Così avverrà, e Gesù sarà sempre un soggetto passivo di tale azione: consegnato da Giuda ai sacerdoti, dai sacerdoti a Pilato, consegnato da Pilato perché fosse crocifisso. Il passivo usato negli annunci della passione e la medesima necessitas espressa in tutti e tre i casi indica tuttavia che, sebbene questa consegna avvenga per mano di uomini responsabili delle loro azioni, essa però non accade come un semplice accidente o come frutto di un cieco destino, bensì secondo ciò che è conforme alla volontà di Dio. Come Pietro al primo annuncio, qui tutti i discepoli si rifiutano di comprendere le parole di Gesù e, chiusi nella loro cecità, neppure osano interrogarlo. Ma ecco che, giunti nella loro casa di Cafarnao, Gesù e i suoi sostano per riposarsi. In quell’intimità Gesù domanda loro: “Di che cosa stavate discutendo per la strada?”.

La risposta è un silenzio pieno di imbarazzo e vergogna. I discepoli, infatti, sanno di che cosa hanno parlato, sanno che in quella discussione si era manifestato in loro un desiderio e un atteggiamento in contraddizione con l’insegnamento di Gesù: ognuno era stato tentato – e forse lo aveva anche espresso a parole – di aspirare e di pensarsi al primo posto nella comunità. Avevano rivaleggiato gli uni con gli altri, avanzando pretese di riconoscimento. I discepoli non hanno saputo fare di meglio – magari pensando al “dopo Gesù” – che discutere su chi tra di loro fosse il più grande. Sì, dobbiamo confessarlo: se la comunità cristiana non fa propria la logica pasquale di Gesù, finisce inevitabilmente per fomentare al proprio interno la mentalità mondana della competizione e della rivalità. Gesù allora chiama a sé i discepoli, chiama soprattutto i Dodici, quelli che dovranno essere i primi responsabili della Chiesa, e compie un gesto. Prende un piccolo, un povero, uno che vive la condizione di dipendenza e non conta nulla, lo mette al centro, e abbracciandolo teneramente, afferma: “Chi accoglie uno solo di questi piccoli nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”. Un piccolo, un povero, un escluso, uno scarto è posto in mezzo al cerchio di un’assemblea di primi, di uomini destinati ad avere il primo posto nella comunità, per insegnare loro che se uno vuole il primo posto, quello di chi governa, deve farsi ultimo e servo di tutti. Chi si fa ultimo e servo di tutti si troverà ad avere il primo posto, a essere il primo dei fratelli. Sì, un giorno nella Chiesa si dovrà scegliere chi deve stare al primo posto, chi deve governare: si tratterà solo di riconoscere come primo colui che serve tutti, colui che sa anche stare all’ultimo posto. Gesù confermerà e anzi amplierà questo stesso annuncio poco più avanti: “Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servo, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti”. D’altronde questa deriva è visibile: l’autorità che non sa stare accanto agli ultimi, non sa dar loro la sua presenza, non sa ascoltare quelli che apparentemente non contano nella comunità cristiana è un’autorità che ha cura di se stessa, impedita dal proprio narcisismo ad accorgersi di quelli che deboli, marginali e nascosti sono pur sempre membra del corpo di Cristo.

 

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Il Crc alla ricerca di giovani talenti

Il Centumcellae Rugby Civitavecchia è alla ricerca  di nuovi talenti. Giovani con il desiderio di venire a giocare divertendosi. 
 Non cambia la filosofia del Crc nel suo ruolo di supporto ai ragazzi di condividere la vita sia in campo che fuori.
L’obiettivo è di assicurare loro un pezzo di futuro, attraverso una solida preparazione sportiva che garantisca loro di avvicinarsi nel miglior modo possibile alla scuola di vita e di praticare rugby.
Oggi ci sarà l’open day per passare una giornata alla scoperta del Civitavecchia Rugby Centumcellae dalle 16 alle 18 presso il Campo Moretti della Marta. Il Crc invita a partecipare all’evento tutti i ragazzi/e dai 4 anni in su dove conosceranno gli allenatori, educatori, dirigenti e giocatori del rugby cittadino.
Il Crc tra le tante realtà dello sport ha voluto creare una lente di ingrandimento sul territorio, dando voce a chi studia da tempo questi temi, ma soprattutto a chi ci convive ogni giorno, lavorando per scovare, crescere e sviluppare nuovi talenti.

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