''Minghella e Marongiu non mi convincono''

SANTA MARINELLA – Andrea Riga, ex candidato nella lista il Paese che Vorrei, esprime il suo pensiero sulla delibera di consiglio comunale, approvata dalla maggioranza, che rende operativo il dissesto finanziario. «Il 26 luglio 2018 sarà ricordato a Santa Marinella come una data storica – dice Riga – e allo stesso tempo, drammatica. Per la prima volta nella storia del nostro Comune, un’amministrazione ha dichiarato il dissesto finanziario, ossia il fallimento. Naturalmente, ciò che è stato ereditato dalla nuova amministrazione, è frutto di scelte scellerate di un centrodestra che, negli ultimi dieci anni, ha portato nella nostra città una politica arrogante e, stando ai risultati, disastrosa.  Su quello che è successo intorno al default sappiamo ormai tutto, eppure a me che ho venti anni e mi affaccio ora alla politica, sorgono due domande. Perché il Sindaco Tidei ha nominato Emanuele Minghella, ex delegato al Bilancio di Bacheca assessore alle attività produttive e Roberto Marongiu presidente del consiglio comunale? A me è sembrato che, a coloro che hanno appoggiato un progetto di governo fallimentare, sia stata data una medaglia. Le argomentazioni con le quali sono stati giustificati questi incarichi non mi convincono. Se Tidei avesse voluto realmente affidare la presidenza alla minoranza, avrebbe lasciato che la stessa indicasse un suo consigliere e non scegliere la figura di Marongiu. Per quanto riguarda la nomina di Minghella, il sindaco l’ha difesa dicendo che gli è necessaria una memoria storica per comprendere il passato. Minghella non poteva dare informazioni anche senza un incarico? Ma è così necessario? E soprattutto saranno quelle giuste? Questi sono due interrogativi ai quali ancora una risposta chiara non l’ho trovata». Riga, torna poi sul dissesto. «Saranno anni difficili per tutti – spiega il rappresentante del Paese che Vorrei – il nostro consigliere Casella, nel corso del suo intervento, ha parlato senza mezzi termini ed ha fatto in questo senso chiarezza affermando che sia il pre dissesto che il dissesto, sono due azioni drammatiche che portano all’aumento delle tasse e ad altre conseguenze tragiche. Una notevole differenza sta sulla possibilità dell’amministrazione di agire sulla collettività assumendosi direttamente la responsabilità politica delle azioni di risanamento, invece che delegare queste scelte a una figura esterna completamente estranea alla nostra realtà». «Questa dichiarazione di default – conclude Riga – approvata con dieci voti favorevoli, quattro astenuti e due contrari, rappresenta il nostro anno zero, una linea che chiude con il passato, con la politica che ha distrutto il nostro Comune. A questo punto, non si può più tornare indietro. Si può solo guardare avanti e sperare che Santa Marinella riesca realmente a voltare pagina e creare un futuro che possa valorizzare la nostra città all’insegna dell’equità sociale, al rispetto dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile. Dobbiamo farlo tutti insieme e si deve partire da noi cittadini».

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Tidei: ''Ci sarà la ripresa''

SANTA MARINELLA – Sono stati tanti i commenti da parte delle varie forze politiche cittadine, all’indomani della dichiarazione di dissesto del Comune approvato in consiglio comunale dalla maggioranza del sindaco Pietro Tidei. Durante la seduta, tutti i consiglieri di minoranza, hanno chiesto un intervento meno gravoso per la città e cioè il predissesto cosa che, secondo le opposizioni, sarebbe stata meno pesante per i cittadini. In particolare, i consiglieri Settanni e Calvo del M5S e Lega, hanno insistito pesantemente per far ripensare al primo cittadino una decisione che lui stesso ha definito “infame ma necessaria” , mandando su tutte le furie lo stesso Tidei che in un “sermone” di 30 minuti indirizzato ai due, ha spiattellato alla platea presente in sala, tutte le responsabilità dell’amministrazione precedente. Sulla questione oggi intervengono anche altri esponenti politici, tra cui il rappresentante di Forza Italia Mauro Roberto Galli. «Quella di ieri è stata una brutta pagina per Santa Marinella – ha detto l’ex candidato – c’è stata molta commozione tra i consiglieri però, sinceramente, questo non mi piace perché, purtroppo, ancora una volta a pagare saranno solo i cittadini e soprattutto quelli onesti. Molti di loro dicono che la colpa del fallimento è della vecchia amministrazione. Forse pensano, invece, che quella attuale sia nuova? Ha, tra le sue fila, soggetti smarriti che facevano parte del vecchio sistema. Lasciamo da parte le polemiche e cerchiamo, con la collaborazione tra tutte le forze politiche, di far risorgere la nostra città dalle sue ceneri». Altrettanto sentito è stato il commento del segretario del Pd di Santa Marinella Pierluigi D’Emilio. «Non è stato semplice per un santamarinellese come me – dice D’Emilio – votare il default della nostra città. Ma non c’era alternativa e lo abbiamo ampiamente dimostrato carte alla mano. Adesso con ancora maggior forza ed impegno diamoci da fare per far rinascere la città. In consiglio, credo di essere stato molto chiaro sui perché, sul metodo è sulle azioni, di questo atto. Non sarà semplice, chiedo a tutti i cittadini un po’ di pazienza e di fiducia, ce la faremo e sarà una città nuova, diversa, ricca, si ricca, perché abbiamo tutto per poter raggiungere questo obiettivo. Ora inizia la vera sfida». Il sindaco Pietro Tidei, in una intervista video, ritorna sui motivi del dissesto. «Erroneamente e irresponsabilmente la passata amministrazione non è stata in grado di far correggere l’ingiustizia del prelievo per alimentare il fondo comunale di solidarietà – spiega Tidei – se nel 2013 l’amministrazione di allora avesse fatto quello che stiamo adesso facendo noi al MEF o al Ministero dell’Interno, oggi nei conti comunali non ci sarebbe questa voragine. Incompetenze, ritardi e sciatterie, se si tratta di sola colpa o dolo lo stiamo accertando, hanno di fatto consegnato la città ad un’amministrazione spaccata in due, dove, chi doveva spendere lo ha fatto senza risparmiarsi mai, e chi doveva controllare la qualità e la consistenza delle entrate è stato sempre più assente. Bucalossi, multe non notificate, passi carrabili, sono solo la punta di un iceberg sul quale la città è andata a cozzare, costruito da una politica scellerata fatta di spese incontrollate, inottemperanze e nessuna attività di parificazione dei criteri di contribuzione ad un fondo per il cui prelievo forzoso il Comune è stato severamente punito e per il quale, nel prossimo mese di ottobre, speriamo di avere finalmente equità, se non addirittura giustizia». «Io sono qui – ha concluso Tidei – per prendere un impegno forte di fronte ai cittadini, per confermare che la ripresa sarà il risultato di tutti i nostri sforzi e tra qualche anno la città potrà di nuovo avere il ruolo che merita. Per fare questo chiedo la vostra pazienza e la vostra fiducia».

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Rendiconto 2017, Rolando La Rosa si astiene dalla votazione

CIVITAVECCHIA – "Sul rendiconto 2017 emergono chiaramente i risultati raggiunti da questa amministrazione: si stanno riportando in equilibrio i conti, il disavanzo straordinario di amministrazione è migliorato, sono state affrontate e risolte le molteplici criticità che da anni esponevano l'ente al rischio default. Ritengo l'attività finora svolta fondamentale per la nostra città". Parola dell'assessore al bilancio Florinda Tuoro, dopo aver snocciolato numeri e dati nel consiglio comunale di questa mattina. Ma il quadro delineato non ha convinto del tutto. E stavolta non solo la minoranza, con i consiglieri critici sulla gestione a Cinque Stelle per il terzo anno di mandato; a porre diversi dubbi è stato il consigliere di maggioranza Rolando La Rosa che alla fine si è infatti astenuto dalla votazione, "Perché – ha spiegato – non voglio assumermi la responsabilità di un eventuale danno erariale". A nulla è valsa l'attività di mediazione messa in atto da Tuoro, che ha cerato di rispondere alle domande del collega di maggioranza. "Ho apprezzato il lavoro dell'assessore Tuoro – ha spiegato, bacchettando però il dirigente dei Servizi Finanziari per l'assenza di oggi – ma mi ritengo parzialmente soddisfatto: c'è molto altro ancora da fare". La Rosa si è soffermato in modo particolare sulle entrate a suo dire non soddisfacenti: La gestione diretta della cartellonistica pubblicitaria, manutenzione e controllo delle caldaie domestiche, l'ottimizzazione degli impianti fotovoltaici esistenti e la realizzazione di nuovi: l'impegno in questi settori, da parte del Pincio, secondo La Rosa avrebbe potuto portare entrate maggiori. (SEGUE) 

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Elezioni Santa Marinella, Ricci: ''Da Tidei solo promesse lunari''

SANTA MARINELLA – La lista Lega, che appoggia il candidato sindaco Bruno Ricci, risponde a Pietro Tidei, in merito alle sue dichiarazioni sulla composizione della lista politica che vede tra le sue fila ex consiglieri comunali della maggioranza che sosteneva Bacheca. «Il canto ammaliatore questa volta promette scenari da dolce vita, come da foto e testi del programma presentato dal candidato sindaco Tidei – si legge nella nota firmata da Lega Salvini Lazio Santa Marinella – centri di talassoterapia, teatri, piazze, varianti all’Aurelia, centri di pronto soccorso, sblocco di terreni per edificare e chi più ne ha più ne metta. Il tutto, nella rispettata tradizione di promesse lunari, stride con le reiterate accuse di default e di fallimentare gestione alla passata amministrazione, poiché non crediamo ai maghi e, tantomeno alle sirene. Se mancano i fondi, se il Comune è allo sfascio, come fa Tidei a promettere mari e monti, casinò e ospedali? Solo sperando nella benevolenza del governo della Regione Lazio? Come se Santa Marinella fosse il Comune eletto per risorse e finanziamenti. Esattamente come tredici anni fa, sia prima che durante la sua amministrazione, Pietro Tidei ha pontificato in lungo ed in largo, facendo credere agli abitanti di Santa Marinella di poter fare del Comune la città più bella del mondo. La storia però ci ha consegnato un project financing improbabile e disastroso per le casse del Comune, perdendo enormi finanziamenti regionali già stanziati, e lasciando la città con un bel nulla di fatto e sempre la storia, con la firma dei suoi delusi, lo ha costretto ad abbandonare la guida della città. Ad oggi, di certo non ce lo saremo aspettati da uno con il suo rango politico, il suo operato preelettorale. Tidei lancia lusinghe agli ex consiglieri Passerini e Minghella, fuori entrambi dalla competizione elettorale e loda il fatto che i due ex consiglieri dicano apertamente di non fermare le opere ed i progetti in essere, concepiti nella scorsa legislatura. Ai due ex consiglieri infatti, Tidei promette che, una volta ottenuta la fiducia dei cittadini, saprà non disperdere quanto di buono è stato fatto finora. Cos’è, un tentativo di accaparrarsi la stima e forse i voti di chi, in quella amministrazione che lui critica tanto, ci è stato per cinque anni? Vuol dire che l’inesperienza ed il pressapochismo di cui parla hanno generato comunque opere pubbliche?». «I dieci anni di amministrazione Bacheca – conclude la nota – che hanno prodotto parcheggi, sottopassi e la nuova biblioteca non sono da indicare come fallimentari. Eppure, tra le sue liste, c’è qualcuno che si è ricollocato dopo cinque anni di dichiarato sostegno al centrodestra, quindi cose, nomi e fatti degli scorsi dieci anni di amministrazione ritornano, dimostrando che non tutto è da buttare, come vorrebbero far credere Tidei ed i suoi accoliti».

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Cottarelli il nemico del debito verso Palazzo Chigi: �Solo cos� si cresce. Default? Improbabile

In uno dei suoi libri cita Enrico Berlinguer: �Una societ� pi� austera pu� essere anche pi� giusta�

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Santa Marinella, Il Paese che vorrei al fianco di chi sostiene il Centro Boggi

S. MARINELLA – Per la lista civica Il Paese che Vorrei, uno dei punti prioritari del suo programma elettorale è quello del lavoro che a S. Marinella rimane un problema irrisolvibile. «Il 13 maggio di 5 anni fa – dice Daniele Renda – usciva l’edizione zero della rivista Società Vitale. Un’esperienza meravigliosa, del quale mi pregio di aver fatto parte. L’avventura non andò avanti a lungo, ma lasciò sicuramente il segno e gettò le basi per costruire quanto fatto in seguito fino ad arrivare all’esperienza de “Il Paese che Vorrei”. Nell’edizione pilota scrissi un articolo proprio sulle difficoltà in cui versavano due centri di lavoro importanti per Santa Marinella. In quei giorni la Santa Marinella Servizi lottava per la propria sopravvivenza. i lavoratori del Centro Boggi erano in agitazione per le condizioni in cui erano costretti a operare. Sono passati 5 anni, tanti, tantissimi per chi ogni giorno deve sfangarla potendo contare solo sul proprio stipendio, e le problematiche lavorative di questi enti non sembrano affatto migliorate. Alla S. Marinella Servizi, fortunatamente, non si parla più di scioglimento ma con il default dietro l’angolo i lavoratori si sentono quotidianamente a rischio. Al centro Boggi manifestazioni, agitazioni e proteste sono all’ordine del giorno. Non sembra che vada poi meglio di cinque anni fa. E in più ora si è aggiunta anche la situazione critica dei dipendenti comunali, in agitazione perché alla data attuale non hanno ancora ricevuto parte del salario accessorio 2016». «Sembra assurdo che venga denunciato lo stato di agitazione alla prefettura –  continua Renda – quando ai vertici del comune c’è un Commissario Straordinario nominato proprio dal Prefetto. Risulta incomprensibile come si possa giungere sempre al limite prima di poter considerare i problemi. E non sono problemi da poco, riguardano la vita delle persone e delle loro famiglie. Come “Paese che Vorrei” garantiamo che ogni problematica relativa alle politiche lavorative sarà sempre al centro delle nostre azioni, perché dal rispetto degli obblighi contrattuali parte la dignità dei rapporti. Eravamo al fianco dei lavoratori della Santa Marinella Servizi quando manifestarono sotto la sede e nell’ufficio del sindaco. Abbiamo accompagnato i dipendenti del Centro Boggi in tutte le loro iniziative, non per ultima quella in piazza a Civitavecchia e siamo vicini ai dipendenti comunali. Lo abbiamo sempre fatto con la nostra vicinanza, con la nostra solidarietà e con la nostra partecipazione. L’insicurezza di chi lavora è un danno per tutta la collettività. Siamo convinti che un lavoratore non sicuro del proprio posto e del proprio stipendio, rischi di diventare un individuo fragile e come tale ricattabile. Questo non è un bene per nessuno, soprattutto per chi deve ricevere i servizi erogati dagli enti. Lo dice il primo articolo della Costituzione ma lo dice ancor meglio il buon senso chiunque lavori deve essere rispettato. E chi governa questa città gli deve stare vicino”. “Mentre sui dipendenti comunali e sulla Santa Marinella Servizi – conclude l’esponente civico – l’amministrazione è soggetto protagonista, sulle criticità relative al Centro Boggi può e deve far sentire la sua voce. “Il Paese che Vorrei” come cinque anni fa e come sempre, sarà al fianco di chiunque si batterà per far rispettare i propri diritti, partendo dal diritto al lavoro”.(Gi.Ba.)

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DIG.Eat 2018, le opportunità del regolamento europeo sulla protezione dei dati (Gdpr)

ROMA – “Dal 25 maggio vorremmo che, anche attraverso il dibattito che stiamo stimolando a livello nazionale, la PA, l’impresa e il cittadino si approccino a questo nuovo regolamento in ambito di trattamento e protezione dei dati con il corretto modus operandi, ovvero con un approccio legato più agli obiettivi che al mero adempimento burocratico e formale di una normativa che in Italia prevedeva già degli obblighi e delle sanzioni in ambito privacy”. È questo l’auspicio del direttore di Anorc Alessandro Selam intervistato dall’agenzia Dire sull’imminente adeguamento al Gdpr (General Data Protection Regulation-Regolamento 679/2016) europeo a margine di DIG.Eat, l’evento nazionale organizzato da Anorc, Anorc Professioni e Aifag con la collaborazione di Euronot@ries e del Digital & Law Department, giunge quest’anno alla sua undicesima edizione, come sempre ispirata a un tema in grado di animare e sostenere il confronto critico e costruttivo sul percorso di digitalizzazione e privacy.
“Abbiamo organizzato questa XI edizione del DIG.Eat utilizzando il nuovo format del processo per rendere più appetibile ciascuno degli argomenti individuati come argomenti forti per il digitale nazionale di quest’anno- specifica Selam- e abbiamo accompagnato questo nuovo format con degli approfondimenti lato azienda e lato professionisti in altre situazioni sfalsate rispetto agli incontri previsti per la sala principale”. Un nuovo format, quello dell’edizione 2018, voluto dagli organizzatori “per alleggerire il dibattito sul digitale e renderlo più accattivante per coloro che in Italia ormai da anni si occupano di digitale”, sempre nella prospettiva della ricerca di una soluzione alle domande su “protezione dei dati, digitalizzazione e riuso dei software all’interno della pubblica amministrazione “. “Il prossimo anno- conclude il direttore di Anorc- come prima cosa dovremo fare un’autocritica e un’analisi per valutare se l’intento del legislatore europeo, quello della compliance rispetto alla protezione del dato, è stato preso in pieno, e da lì sviluppare le tematiche che saranno più sensibili e di primario interesse: la sanità in primis e poi la tutela del dato dei cittadini in generale”.

“Il Gdpr (General Data Protection Regulation-Regolamento 679/2016, ndr) è un’opportunità per la digitalizzazione perché non introduce grosse modifiche ai contenuti informatici che una pubblica amministrazione o un’azienda devono affrontare per garantire un servizio adeguato ai tempi e tecnologicamente evoluto, ma consente di focalizzare la propria attenzione su alcuni aspetti e garantisce gli utenti dei servizi che vengono erogati da questi attori”. Così all’agenzia di stampa Dire Maria Pia Giovannini, dirigente responsabile della Direzione ‘Tecnologia e Sicurezza’ delle aree ‘Architetture standard e Infrastrutture’ e Tecnologie digitale’ dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) sull’imminente adeguamento della legislazione italiana al Gdpr, a margine dell’XI edizione di DIG.Eat. DIG.Eat, l’ormai tradizionale appuntamento organizzato da Anorc, Anorc Professioni e Aifag con la collaborazione di Euronot@ries e del Digital & Law Department, torna anche quest’anno nello spazio Roma Eventi de lla capitale per animare e sostenere il confronto critico e costruttivo sul percorso di digitalizzazione e privacy. E torna con una formula originale, un Atrium del digitale animato dal susseguirsi di una serie di processi con tanto di accusa, difesa e giuria popolare, ciascuno dedicato a una tematica specifica.
“I problemi principali che il Gdpr affronta- chiarisce Giovannini- sono la conoscenza e la consapevolezza da parte di un ente o di un’impresa di cosa e di come si gestiscono i propri dati, di quale sicurezza utilizza per il proprio patrimonio informativo. Questo non avviene se non vengono utilizzate strumentazioni adeguate, se non c’è un approccio, come la legge dice, by design by default, con cui vengono disegnati e progettati i sistemi informativi, se non c’è un buon sistema di gestione di workflow aziendale e gestione documentale, se non c’è una tracciatura dei procedimenti. Il fatto che la legge imponga, attraverso l’introduzione di sanzioni, la possibilità che queste cose vengano fatte bene evidentemente è un grande aiuto”. Il Gdpr, specifica la dirigente AgID, si applica a tutti gli enti pubblici e privati, con delle differenze in base alla tipologia di struttura: “Il fatto che sia così pervasivo- sottolinea- significa che non è soltanto il pubblico che si deve automatizzare, né soltanto l’impresa che deve essere competitiva, ma devono essere tutti. Quindi c’è un innalzamento generale di tutto il sistema Paese che potrà utilizzare gli strumenti digitale con maggiore consapevolezza”.
Proprio Giovannini è stata la protagonista del primo processo dell’Atrium, quello al Gdpr: “Il processo che ho guidato è stato estremamente interessante perché ha messo a confronto su criticità e opportunità del Gdpr la voce autorevole di Anorc con quella del garante, l’authority che ha seguito passo passo fin dall’origine il codice precedente e l’innovazione del Gdpr. Tutta la giuria- spiega- ha convenuto che in effetti è una buona cosa avere una data in cui il Gdpr entrerà in funzione (25 maggio 2018, ndr) perché il problema non è avere leggi scritte bene, ma avere leggi efficaci perché vengono applicate e una volta introdotte portano dei benefici al Paese. La tecnologia e la digitalizzazione non sono problemi di sistema nazionale- ribadisce Giovannini- Si tratta di una sola struttura internazionale in cui i dati viaggiano in altri contesti che, se non hanno le stesse regole, possono portare a danni inenarrabili, come nel caso di Cambrighe Analytica. Andiamo avanti su questa linea di protezione- conclude- attraverso norme più diffuse e generali che ci possano dare una maggiore speranza che nel futuro i dati possano essere più protetti”

“Un tema che si incastra molto con le certificazioni, con il Gdpr (General Data Protection Regulation-Regolamento 679/2016, ndr), con il Cad (Codice dell’Ammnistrazione Digitale) e la gestione documentale, cari alla pubblica amministrazione, è quello della contaminazione digitale. Solo l’unione di diverse professionalità, come quelle di manager, giuristi, tecnici informatici, politici, esperti di organizzazione, può concorrere a raggiungere determinati obiettivi. Il Gdpr non sarà mai un successo, come alcuni tipi di certificazioni, se non facciamo convergere professionalità diverse su uno scopo preciso”. Così all’agenzia di stampa Dire il Cio della Corte dei Conti Luca Attias a margine dell’XI edizione di DIG.Eat.
“DIG.Eat è un esempio di questo tipo- sottolinea Attias- Andrea Lisi (presidente Anorc Professioni, ndr) da anni cerca di sviluppare percorsi e di organizzare convegni e progetti in cui inserisce professionalità di vario tipo. Anche nella PA i progetti di maggior successo sono quelli in cui ognuno ha fatto il proprio lavoro, dove l’analisi dei requisiti non è stata svolta da tecnici informatici, ma da chi ha competenze su specifiche funzioni. Solo quei progetti- conclude- sono andati a buon fine”.

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Crisi al porto, Uiltrasporti: "Occorre intervenire"

CIVITAVECCHIA – Il caso Port Mobility sembra essere oggi lo specchio di una crisi che sta investendo molti settore portuali. È quanto evidenzia anche la Uiltrasporti che, esprimendo piena solidarietà ai lavoratori della società, invita la dirigenza a «riconsiderare la sua posizione e pagare immediatamente gli stipendi» e all’Autorità portuale «a provvedere, evitando di creare caos e confusione all’interno dello scalo a scapito degli utenti e delle altre imprese operanti», auspicando a breve un incontro tra le parti. «Siamo vicini ai lavoratori – ha spiegato il segretario Gennaro Gallo – a sostegno del loro sacrosanto diritto a ricevere lo stipendio per il lavoro svolto nei tempi previsti contrattualmente ed a non essere strumentalizzati da nessuno fino al punto di dovere effettuare azioni di proteste e di sciopero che  sicuramente li danneggiano economicamente, per vicende che non li riguardano, come quella della mancata  emissione del CIG da parte della Autorità di Sistema Portuale alla Società Port Mobility, in quanto questione questa che riguarda soprattutto i rapporti tra le società. Che la situazione nel porto stia divenendo di giorno in giorno più complessa sotto l’aspetto del lavoro, con aziende in crisi e lavoratori preoccupati è ormai un dato incontrovertibile. Oggi più che mai, se non si interviene con azioni decise e mirate, esiste il rischio reale di una involuzione irreversibile con perdite di parti importanti del lavoro portuale. Eppure sotto questo aspetto il presidente Di Maio sembra non condividere, è abulico, assente, infastidito verso chi questa realtà gli rappresenta. Da tempo, insieme a Cgil e Cisl, chiediamo che sulle questioni del lavoro venga attivato un tavolo di confronto allargato a tutte le parti interessate, purtroppo  ad oggi senza ottenerlo».

E sulla vicenda Port Mobility è intervenuto anche il circolo locale di Fratelli d’Italia, rinnovando l’appello alle istituzioni "affinché intervengano con la dovuta sollecitudine – hanno spiegato – per risolvere questa ennesima vertenza occupazionale, con la speranza che presto a Molo Vespucci possa esserci un opportuno rinnovamento dei vertici, per invertire la rotta e promuovere finalmente una nuova stagione di sviluppo e di creazione di nuova occupazione stabile, della quale Civitavecchia ha un disperato bisogno. Si tratta della ennesima dimostrazione di incapacità gestionale e di preoccupante superficialità e sciatteria da parte di Molo Vespucci: non è certamente un caso che nelle ultime settimane anche autorevoli esponenti di centrosinistra abbiano preso nettamente le distanze dal presidente Di Majo, che pure è stato nominato dal ministro Pd Delrio e rappresenta senza ombra di dubbio una figura vicina al Partito Democratico, come testimoniato dal suo protagonismo nella scorsa campagna elettorale. E non è neanche casuale che le gravi negligenze del presidente Di Majo siano state oggetto, proprio in questi giorni, di una interrogazione parlamentare dell’onorevole Quagliarello, che ha stigmatizzato, come noi stessi avevamo fatto tempo addietro, l’assurda inerzia di Molo Vespucci nella vicenda Total Erg, dove la mancata approvazione ed applicazione di nuove tariffe per i prodotti petroliferi rischiano, in caso di esito sfavorevole del contenzioso – hanno concluso – di portare la nostra Autorità di Sistema Portuale in una situazione di default, con ricadute drammatiche per la stessa economia del nostro già martoriato territorio".

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Total Erg: il caso arriva al Senato

CIVITAVECCHIA – La spinosa vicenda del contenzioso tra Total Erg ed Authority arriva al Senato. Nei giorni scorsi, infatti, l’esponente di Forza Italia Gaetano Quagliariello ha presentato un’interrogazione al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ripercorrendo quanto accaduto negli ultimi danni, dall’aumento dell’aliquota della tassa portuale relativa ai traffici di oli minerali e carbone negli anni  2012 e 2013, a quello della sovrattassa sulle merci di ogni tipo del 2015, citando i vari ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato, al Presidente della Repubblica, per arrivare all’ultima decisione della Corte di Cassazione di dicembre.

“A seguito delle diverse sentenze – scrive Quagliariello – l’Adsp del Mar Tirreno Centro settentrionale si trova oggi in uno stato di “default tecnico”, in attesa della ulteriore decisione del Consiglio di Stato (fissata per la fine di luglio ndr)”. E critica l’atteggiamento del presidente dell’Adsp Francesco Maria di Majo, parlando di “inerzia perché – ha aggiunto – per tutto l’anno 2017, pur essendo a conoscenza della grave e preoccupante situazione creatasi per l'equilibrio dei conti dell'ente a seguito delle predette sentenze, non ha ritenuto, né di addivenire ad un accordo transattivo con TotalErg o suoi aventi causa, né tanto meno di approvare un nuovo decreto di revisione delle aliquote, motivandolo adeguatamente in considerazione della realizzazione della darsena traghetti e servizi del porto di Civitavecchia, opera infrastrutturale rientrante tra quelle per le quali la legge n. 84 del 1994 ha attribuito alle autorità portuali la potestà impositiva della sovrattassa”.

E così il senatore di Forza Italia chiede al Ministro se, innanzitutto, sia a conoscenza dei fatti rappresentati e, nel caso, che tipo di valutazioni intenda esprimere al riguardo. Inoltre chiede “se sia confermato o meno lo stato di “default tecnico” dell’ente, se ritenga – si legge nel documento – che quella che all’interrogante appare come inerzia del presidente dell'Autorità di sistema portuale costituisca colpa grave, da cui sia derivato un danno all'ente per le mancate entrare che l'aumento della tassa avrebbe consentito”. E ancora “quali azioni intenda porre in essere per evitare il possibile dissesto dell'ente e se non ritenga, alla luce di quanto descritto – ha aggiunto Quagliariello – di aprire un procedimento amministrativo per valutare in sede di istruttoria se si configurino elementi di mala gestio dell'ente, tali da rendere necessario il commissariamento dello stesso”.

Il senatore rappresenta dubbi anche sulla scelta proprio del presidente di Majo, chiedendo al Ministro “se, anche alla luce di quanto illustrato, e valutate le dichiarazioni dell'avvocato Di Majo, contenute nel suo curriculum vitae, sia stata verificata l'effettiva avvenuta collaborazione dello stesso con la Presidenza del Consiglio dei ministri – ha aggiunto – e se comunque la semplice partecipazione, in qualità di consulente a progetto di un soggetto terzo, alla "finalizzazione" di uno studio sulla riforma portuale, costituisca o meno requisito di "comprovata esperienza e qualificazione professionale nei settori dell'economia dei trasporti e portuale", richiesto per la nomina a presidente di Autorità di sistema portuale”.

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 ''Invocare il dissesto è da irresponsabili''

S. MARINELLA – Qualche giorno fa la lista civica “Il Paese che Vorrei” ha festeggiato con iscritti e simpatizzanti l’apertura della campagna elettorale. Lo scorso 10 dicembre ha annunciato la presentazione di una propria lista alle elezioni comunali. La grande partecipazione all’assemblea testimonia il profondo desiderio di condivisione e la voglia di voltare pagina partecipando a un progetto concreto di sviluppo della città. Davanti ai molti presenti, il candidato sindaco Lorenzo Casella ha espresso un totale disaccordo nei confronti di chi, da mesi, invoca la dichiarazione di dissesto finanziario per il Comune. «La dichiarazione di dissesto – dice Casella – è un fatto tecnico che riguarda il rapporto tra i debiti contratti e la relativa possibilità di risanarli e speriamo che questa eventualità sia scongiurata, perché il default finanziario di un Comune si traduce in una serie di automatismi che ricadono sulla collettività. Significa imporre tasse alla massima aliquota a tutti, contrarre l’erogazione dei servizi ai cittadini e aumentare le tariffe dei servizi che non possono essere sospesi. Significa anche l’impossibilità di contrarre mutui per la realizzazione di progetti di sviluppo ma il vincolo a contrarne unicamente per estinguere il debito. Significa, infine, la svendita dei beni pubblici, la liquidazione di ciò che è rimasto tra i beni patrimoniali comunali e altre eventuali azioni fortemente penalizzanti». A pagare il prezzo di tutto questo sarebbero i cittadini».  «Con che senso di responsabilità si può invocare una cosa del genere? – si domanda il candidato sindaco – il discorso è continuato evidenziando la necessità di creare le condizioni per trasformare Santa Marinella e Santa Severa». «Com’è possibile limitare la stagione turistica a soli due mesi l’anno con le potenzialità di cui disponiamo? – continua Casella – l’amministrazione, in questo, ha un ruolo centrale, perché deve affiancare le imprese e le associazioni offrendo loro il supporto e la collaborazione necessari a pianificare attività per l’intero anno. In questo modo, sarà possibile diventare un punto di riferimento e produrre un indotto significativo nei settori del commercio, della ristorazione e dell’accoglienza turistica». È stato inoltre ricordato il progetto, presentato dal ‘‘Paese che Vorrei’’ con l’adesione di molte associazioni di Santa Marinella, per la qualificazione del castello di Santa Severa come luogo di cultura di arte e di formazione, approvato dai Comuni del comprensorio e anche da quello di Santa Marinella, che lo ha poi abbandonato in un cassetto. Infine, Lorenzo Casella, ha duramente attaccato la proposta di un project financing per la costruzione del nuovo municipio. «Ancora si parla della necessità di una sede comunale – conclude l’esponente del Paese che Vorrei – che ha due o tre piani di parcheggi sotterranei e un centro commerciale, naturalmente per invogliare il finanziatore. E questa grande opera ha come obiettivo che il Sindaco e il consiglio possano disporre di spazi all’altezza del ruolo. Noi diciamo no finché il sindaco e il consiglio non garantiranno una migliore qualità della vita ai cittadini possono tranquillamente rimanere dove stanno. Prima conquistiamo il progresso sociale in termini di occupazione e di riqualificazione ambientale e poi vedremo di dare alla classe politica quello che avrà dimostrato di meritare”.

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