Martina Tosoni: “Art city estate 2018: Tarquinia c’è”

TARQUINIA – ''ART CITY ESTATE 2018 TARQUINIA C'È”. Esordisce così sui social il Vicesindaco e Assessore alla Cultura e Spettacolo del Comune di Tarquinia Martina Tosoni. Presentata infatti ieri mattina presso Castel S. ANGELO, nella Cappella dei Condannati, la 2'edizione di Art City estate 2018. Musica, danza, teatro, intrattenimento per bambini, da giugno ad ottobre, in 46 luoghi della cultura statale di Roma della Regione Lazio.  Una 2^ edizione che vede per la prima volta la città di Tarquinia location di ben 3 degli eventi previsti nel ricchissimo calendario. Il progetto realizzato dal Polo Museale del Lazio, l'Istituto del Ministero dei beni delle Attività Culturali e del Turismo, diretto dalla Direttrice del Polo, Edith Gabrielli, mira a diffondere la conoscenza dei luoghi d'arte nel Lazio, creando attività pensate su misura per cittadini e turisti. Un format che si rivelò già vincente nel 2017 e a confermare questo primo grande successo circa 600 mila persone presenti alle varie iniziative. La conferenza stampa si è aperta con un breve video spot dell'evento seguita con l'intervento della Direttrice la quale ha evidenziato le due grandi novità del 2018. La prima consiste certamente nella diversificazione dell'offerta culturale. ''Si tratta della politica del gigante con le mani da orologiaio'' afferma la Gabrielli – ovvero una struttura di grandi dimensioni come il Polo Museale del Lazio che aspira a realizzare lavori di precisione. Altro dato innovativo è l' avvio delle collaborazioni con le amministrazioni locali. Immediato il riferimento a Tarquinia, ''che entra a far parte a pieno titolo di questo ambizioso progetto con tre importanti iniziative''. Presenti alla conferenza stampa anche il Direttore Generale Musei, Antonio Lampis  e il Vicesindaco di Tarquinia Martina Tosoni, che dopo un breve colloquio con la Direttrice dichiara: ''Sono estremamente orgogliosa di essere qui oggi a rappresentare l'amministrazione comunale e soprattutto a sentire personalmente quanto Tarquinia sia un luogo d'arte nel quale investire idee e risorse. Stimo molto il lavoro che la Direttrice sta facendo con Il Polo Museale e sono convinta che oggi da questo nostro incontro nascerà una forte collaborazione, volta a mettere in campo altre nuove iniziative culturali e strategie di marketing per la città di Tarquinia. ''Al termine della conferenza stampa è stato possibile fare visita alle Olearie di Urbano VIII appena restaurate. Ricordiamo i tre appuntamenti di Art city a Tarquinia: domenica 22 luglio h. 19.30 e 21.30 spettacolo teatrale L'APPARENZA INGANNA, presso il Museo Nazionale Etrusco_ sabato 25 agosto h.19.00, spettacolo teatrale per bambini IL FIORE AZZURRO _ domenica 26 agosto, presso la Necropoli Monterozzi, h. 19.00 spettacolo di danza BERMUDAS. 

 

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Commissione Esteri: Marta Grande presidente

CIVITAVECCHIA – Marta Grande è stata eletta presidente della commissione esteri della Camera dei Deputati. Succedendo a Casini, la Grande andrà a ricoprire un ruolo di grande prestigio. Laura Boldrini, Paolo Gentiloni, Dario Framceschini, Marco Minniti, Mariastella Gelmini ed Emilio Carelli. Sono solo alcuni dei nomi della commissione che verrà presieduta dalla civitavecchiese del Movimento Cinque Stelle. A nulla sono valse le polemiche che dal comune di Civitavecchia sono arrivate per fermare la carriera politica della grillina che forte dei cinque anni di commissione esteri nella passata legislatura è stata votata dal suo gruppo di partito e poi dalla maggioranza di governo rappresentata in commissione (le commissioni permanenti rispecchiano in percentuale i gruppi politici e le maggioranze in parlamento).

«Con grande umiltà accolgo questo ruolo, pronta ad imparare ma anche forte della mia esperienza nella passata legislatura. Sono convinta che sarà possibile fare un grande lavoro in questa commissione» ha spiegato la Grande raggiunta telefonicamente. Tra gli obiettivi della Grande quelli di «incentivare il lavoro e la sinergia tra i membri della commissione e quelli di mettere in evidenza non solo le dinamiche di politica estera ma anche quelli legata alla ricerca internazionale». La grillina che è arrivata prima alle scorse parlametarie nel nostro comprensorio ci tiene a precisare che la politica estera del governo così come del Movimento Cinque Stelle «è assolutamente distante da discorsi razzisti e xenofobi, ma convinta fermamente che il problema immigrazione vada risolto a livello europeo, in maniera sinergica con gli altri stati».

Commissione di prestigio anche per il deputato di Forza Italia Alessandro Battilocchio che parteciperà alla commissione delle politiche dell’Unione Europea. Una delle commissioni più importanti insieme a bilancio e affari costituzionali. Compito della commissione è infatti quello di valutare la conformità normativa continentale di tutte le leggi proposte. Una sorta di nullaosta necessario per l’iter legislativo: «Da sempre sono impegnato sulle Politiche comunitarie che vanno profondamente modificate e migliorate – spiega il deputato -.Sono davvero contento che in questa legislatura potrò lavorare su aspetti che conosco bene e che sono trasversali a dossier nodali. Trasporti, ambiente, giustizia, immigrazione, agricoltura, difesa, politiche del lavoro sono solo alcune delle tematiche che passeranno dalla commissione Politiche UE. Vedremo anche il programma e l’azione del Ministro Savona che sarà in Commissione nelle prossime settimane. Per me inoltre sarà un’ulteriore opportunità di interagire con il Presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani che è a capo della prima istituzione a 27 dell’Unione e con il quale rafforzerò la cooperazione creando un legame ancora più stretto tra Bruxelles, Roma ed il territorio».

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Mamma Marina a ‘‘La vita in diretta Estate’’: «Nessuna condanna mi ridarà mio figlio»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Una sentenza vergognosa. Non ho più parole. Nessuna condanna mi farà tornare indietro mio figlio ma ciò che sta logorando giorno dopo giorno me e tutta la mia famiglia è non conoscere la verità. Mi aspettavo una sentenza esemplare. Ci deve essere un messaggio importante in questa società da dare ai giovani». Questo è il commento di mamma Marina, ospite, dopo il deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado, insieme all’avvocato Celestino Gnazi alla trasmissione ‘La vita in diretta Estate’ di lunedì scorso. 
Mamma Marina ripercorre quei momenti drammatici di quella terribile notte quando con una telefonata è stata avvertita dalla moglie di Antonio Ciontoli, Maria Pezzillo, «che Marco era caduto dalle scale» per poi scoprire solo al Pit la sconvolgente realtà. Cerca di trovare una spiegazione su quanto è accaduto quella notte: «Negli ultimi tempi mio figlio era stanco di questa famiglia perché lo opprimevano parecchio e tra l’altro non sono neanche convinta che abbia sparato il capofamiglia. Noi conosciamo solo il dopo, non il prima. Sappiamo solo che Marco era seduto e qualcuno gli ha sparato». 
Ed è a questo punto che Marina esterna una sua sensazione, una sua ipotesi: «Secondo me, c’è stata una discussione quella sera. Erano persone (i Ciontoli) che volevano sempre comandare, nel senso che lo volevano manovrare questo mio figlio. Lui, però, aveva la sua personalità e si era stancato anche se innamorato di Martina”. Marina conclude il suo intervento dicendo: “Sono stanca di stare zitta, di mandare giù tutto. A me hanno ammazzato un figlio. Sono tre anni che aspetto giustizia ma con questa sentenza hanno dato un altro schiaffo a me e alla mia famiglia. La giustizia deve prendere dei provvedimenti». 
Ospite della trasmissione anche il generale Luciano Garofano consulente della famiglia Vannini che punta il dito sull’articolata attività di depistaggio messa in atto dai Ciontoli dopo lo sparo:  «Il loro unico interesse era quello di depistare e far finta che le cose potessero andare in una direzione completamente diversa rispetto alla tragedia che poi è accaduta a Marco e fino all’ultimo hanno agito in quella direzione. Ed è pazzesco tutto questo, sapendo soprattutto che quello sparo non è partito per caso. E’ impossibile. Quello sparo  è partito perché il signor Ciontoli ha deciso deliberatamente di armare quella pistola e sparare. Quindi anche questo aspetto della sentenza ci coglie veramente molto molto tristi e davvero preoccupati». 
Tra gli ospiti l’avvocato Daniele Bocciolini: «La sentenza è sicuramente da alcuni punti di vista opinabile con riferimento alla ricostruzione. Cioè il padre di famiglia che esce, si sente un colpo di pistola, e lui dice che è partito un colpo per aria e dice al telefono che il ragazzo è stato ferito da un pettine a punta. Una ricostruzione assolutamente inverosimile anche per chi era secondo me a casa quel giorno. E’ impossibile parlare di colpa perché non c’è imprudenza, negligenza dal punto di vista della condotta, chi era  casa, a mio parere, sapeva o quantomeno poteva rendersi conto della situazione reale che si stava vivendo».
Il giornalista Andrea Biavardi: «Una vicenda così sconcertante non l’ho mai incontrata per una serie di motivi. Primo, perché questo ragazzo è a casa di persone che dovrebbero proteggerlo, a casa addirittura della famiglia di quella che potrebbe diventare sua moglie. Secondo, i magistrati che hanno emesso questa contestatissima sentenza di primo grado scrivono testuali parole: ‘’Antonio Ciontoli dopo aver sparato ha pensato a tutelare i propri interessi e non ha pensato alla salvezza del ferito’’. Credo che queste parole mettano fine a qualunque tipo di shock – qualora si sia voluto ipotizzare- Per tutelare i propri interessi ha fatto morire un ragazzo. Di fronte a questa cosa le chiacchere stanno in poco posto. A rendere ancora più sconcertante questa vicenda è, che dopo che è partito un colpo di arma da fuoco, non si chiamano i soccorsi. Quando vedo Marina, come adesso, non ho parole, perché prima di tutto ragiono da padre. Non ho parole di fronte a questa vicenda. Non sono stati attivati i soccorsi. Ma quale shock: si è pensato a tutelare i propri interessi. Non aggiungo altro». 

 

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Romantic scam, la truffa sentimentale approda a Tarquinia

TARQUINIA – Si era accorta che qualcosa non andava, vista la continua richiesta di denaro dopo tanto tempo trascorso ad ‘’amarsi in chat’’ e per questo aveva pensato bene di difendersi, cercando di intrappolare ‘’l’amante africano’’. Era convinta di aver preso contatto con l’Interpol, ma non era altro che l’ennesima trovata del truffatore, che proseguiva nell'intento di estorcere denaro secondo l'ormai nota pratica denominata‘’romantic scam'': vale a dire truffa sentimentale.

L’intero raggiro è stato infatti abilmente scoperto dagli investigatori del Commissariato di Tarquinia, diretto dal dirigente Fabio Zampaglione, dopo che, nei giorni scorsi, la donna, di circa 50 anni, si è rivolta agli uomini della squadra investigativa raccontando tutto l’accaduto e rappresentando che stava collaborando con l’Interpol per incastrare il cittadino africano che l’aveva truffata.

La stessa donna, vittima della cosiddetta “truffa sentimentale”, avrebbe cioè dovuto effettuare un cospicuo versamento di denaro al truffatore per permettere alla sedicente squadra dell’Interpol di monitorare la consegna di denaro,  così da intercettare  l’autore.  Ma i poliziotti hanno immediatamente intuito che la procedura non era altro che il proseguimento della truffa. Quindi gli investigatori hanno consigliato all’ignara donna di non procedere con altri versamenti di denaro e di  denunciare tutto quanto le era capitato.

La vicenda trae origine da internet, dove la donna è entrata in contatto con un uomo originario del continente africano con il quale, dopo un lungo scambio di chat, messaggi e chiamate, è nato un legame affettivo e amoroso che riempiva le giornate della malcapitata. Dopo qualche tempo però l’uomo, che manifestava la volontà di venire in Italia, ha iniziato a richiedere continuamente denaro,  lamentando problemi economici e altre disgrazie. Tutto ciò fino a che la donna, dopo aver svuotato il proprio conto corrente,  ha cominciato a rifiutarsi di versare altre somme.  In  questo momento entra in atto la seconda fase della truffa. La donna, cioè, riceve una nota firmata Interpol, con tanto di fotografia del sedicente ‘’agente speciale’’ che le propone la consegna controllata di denaro per assicurare alla giustizia il truffatore.

Fortunatamente, per chiarire alcuni particolari, la donna ha pensato bene di rivolgersi agli uomini del Commissariato di Tarquinia che hanno avviato poi i necessari accertamenti.

Esistono centinaia di casi messi a segno da questi veri e propri gruppi criminali; si calcola che le vittime del “romantic scam” siano per lo più donne della fascia d’età tra 40 e 60 anni. Per questo fenomeno sono nati gruppi di aiuto, reperibili su internet, in favore di questo tipo di vittime che, oltre a quello patrimoniale, subisce anche un danno emotivo. 

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Furto alla Consulta delle donne

CIVITAVECCHIA – Furto nella notte a cavallo tra martedì e mercoledì alla Consulta delle donne. Sul caso i Carabinieri. «Quanto siamo arrivate – ha raccontato il presidente Amelia Ciampa – abbiamo trovato la porta scassinata. La sfortuna è che avevamo lasciato dei soldi all’interno» che sarebbero serviti per pagare la Tari, spese correnti e l’associazione.

Un gesto che lascia tanta amarezza, soprattutto perché ad essere presa di mira è stata un’associazione importante come quella della consulta delle donne che svolte da trent’anni un lavoro importante di protezione e tutela delle donne. Tra l’altro senza ricevere nessun aiuto economico dalle istituzioni.

«Non sappiamo come possa essere stato possibile – continua Ciampa – noi comunque abbiamo presentato regolare denuncia». È stato rubato persino un modem mobile e il postamat. Sicuramente un duro colpo per l’associazione che mantiene le proprie attività grazie alla sforzo dei propri soci. Ora probabilmente sarà necessario un aiuto esterno, quello di Civitavecchia per dare qualcosa indietro a qualcuno che non ha mai chiesto nulla per fare del bene alla città e alle sue donne. Intanto anche il comitato locale di Potere al Popolo esprime solidarietà alla Consulta delle donne dopo il furto subito. «Un gesto che risulta ancora più inaccettabile – dichiarano da Pap – se si pensa che la preziosa attività di questa associazione, da sempre al fianco delle donne del territorio, vive soltanto dei piccoli contributi delle sue attiviste. Alla Consulta delle Donne di Civitavecchia ed a tutte le sue volontarie va la nostra convinta ed attiva solidarietà». 

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«Non si strumentalizzi il mio dramma»

<p><strong>di GIULIANA OLZAI</strong></p>

<p>CERVETERI – E&rsquo; indubbio che la sentenza di primo grado per l&rsquo;omicidio di Marco Vannini che ha condannato Antonio Ciontoli a 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale, i suoi familiari a tre anni per omicidio colposo e Viola Giorgini (la fidanzata del figlio) assolta, ha suscitato tanta rabbia e indignazione sui social per la mitezza delle pene.&nbsp;<br />
Non sono valse le spiegazioni in punta di diritto amplificate anche da trasmissioni televisive nazionali che pur mettendo in evidenza,&nbsp; il deficit di contenuto morale insito in quella sentenza, hanno sottolineato pi&ugrave; volte che un risultato tecnico comunque si era ottenuto: Antonio Ciontoli &egrave; stato comunque condannato per omicidio volontario. La derubricazione del reato per il resto della sua famiglia, e la concessione delle attenuanti generiche &egrave; quanto fa discutere ed &egrave; ci&ograve; che ha provocato l&rsquo;ira comprensibile della mamma di Marco che &egrave; esplosa in aula al momento della lettura della sentenza e che non &egrave; ancora passata, convinta com&rsquo;&egrave; che al suo Marco non &egrave; stata resa la giustizia che si aspettava.&nbsp;<br />
Marina stessa annuncia la nascita di una fondazione in nome di Marco con lo scopo di dare aiuto e assistenza a famiglie che avrebbero potuto trovarsi in futuro nelle loro condizioni e a sostegno di quel legittimo sentimento di critica che svegli le coscienze verso una giustizia pi&ugrave; equa, forse prosaicamente meno tecnica ma pi&ugrave; incisiva che si faccia carico anche di presupposti morali, in questa sentenza a detta della famiglia, non ritenuti tanto rilevanti per poter comminare pene pi&ugrave; severe tanto da dare il senso pieno di una giustizia compiuta e giusta.&nbsp;<br />
Un modo legittimo e sano di operare in seno ad una societ&agrave; civile che consente la critica e il dissenso.&nbsp;&nbsp;<br />
Da qui l&rsquo;iniziativa su adesione spontanea e volontaria di tappezzare le vetrine dei negozi di Cerveteri e Ladispoli con la locandina&nbsp; &ldquo;noninmionome&rdquo;&nbsp; e l&rsquo;intento della famiglia Vannini di&nbsp; organizzare a Cerveteri&nbsp; una manifestazione privata da programmare per&nbsp; l&rsquo;anniversario dei tre anni dalla scomparsa del figlio. Non era nelle intenzioni che nessuno cogliesse la palla al balzo per tentativi di strumentalizzazione ad ogni livello. Comincia a circolare sul web un video promosso da un personaggio politico che provoca l&rsquo;irritazione della famiglia per i modi ritenuti ingannevoli della sua realizzazione.&nbsp;<br />
<strong>Mamma Marina</strong>: &laquo;Non lo sapevamo che c&rsquo;era la politica di mezzo. Ieri ho avuto un incontro in casa mia non sapendo chi era questa persona che mi ha detto che erano pronti ad aiutarmi per fare una manifestazione per Marco. Io, l&igrave; per l&igrave;, ho accettato. Ci ha coinvolti con l&rsquo;inganno. Facciamo un annuncio, lo mandiamo in rete, ha detto,&nbsp; cos&igrave; riusciremo a portare tantissime persone a Cerveteri per la manifestazione. E l&igrave; per l&igrave; ho detto facciamolo. Da me si sono presentati come associazione che aiutavano le persone in difficolt&agrave; ma nessuno mi ha detto che era un politico. Poi per&ograve; quando &egrave; stato mandato questo video in rete ci siamo subito resi conto chi era questo personaggio. Quando &egrave; rientrato mio marito Valerio, si &egrave; arrabbiato tanto. Ha subito telefonato a questa persona chiedendogli di togliere immediatamente&nbsp; il video dalla rete e bloccarlo perch&eacute; mio figlio non avrebbe voluto questo e neanche noi. Voi avete ingannato mia moglie, l&rsquo;avete coinvolta in un momento di debolezza e questo non va bene&raquo;.&nbsp;&nbsp;<br />
Mamma Marina &egrave; affranta: &laquo;Non sto bene &ndash; dice – ho bisogno di staccare un po&rsquo;. E&rsquo; arrivato il momento di stare in silenzio, riflettere, riprendere fiato e poi essere pronta di nuovo a lottare per Marco. Adesso, in questo momento, qualsiasi cosa dica non &egrave; quella che realmente penso perch&eacute; sono molto vulnerabile. Per quanto riguarda la manifestazione del 18 maggio ora non lascio nessuna dichiarazione.&nbsp; E&rsquo; uscito il video nella rete per&ograve; in questo momento non &egrave; quello che volevo.&nbsp; Non mi sento ora di parlarne&raquo;.<br />
<strong>Il cugino di Marco, Alessandro Carlini</strong> in un post sul gruppo &lsquo;&rsquo;Giustizia e verit&agrave; per Marco Vannini&rsquo;&rsquo;, che in questi giorni ha avuto un&rsquo;impennata di iscritti sfiorando ad oggi le 44mila adesioni, prende le distanze e scrive: &laquo;Importate!!! Siete pregati di non prendere iniziative personali senza l&rsquo;autorizzazione della nostra famiglia. Ho visto gi&agrave; diverse persone che hanno creato un evento per il 18 maggio. Questo non va assolutamente bene. Saremo noi ad informarvi di tutto. La cosa che fa pi&ugrave; male &egrave; vedere che schieramenti politici (es. Fratelli d&rsquo;Italia di Cerveteri), hanno gi&agrave; approfittato della situazione per farsi pubblicit&agrave; e accaparrarsi consensi creando addirittura un evento per il 18 maggio. La politica e i politicanti, qualsiasi schieramento siano, devono stare lontani da noi e soprattutto da Marco!&raquo;<br />
Sentito a riguardo anche l&rsquo;avvocato Celestino Gnazi, legale di mamma Marina, non lascia alcuna dichiarazione n&eacute; commento sulla vicenda. Trapela per&ograve; una sua grande irritazione.&nbsp;&nbsp;</p>

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Occupazione: serve un tavolo di crisi

CIVITAVECCHIA – "Aprire a breve un tavolo di crisi tra partiti, sindacati dei lavoratori ed istituzioni per una politica per la difesa e lo sviluppo del mondo del lavoro e con questo, l’emancipazione del cittadino". 

La richiesta arriva dall'associazione Onda popolare, convinta che solo con una sana e determinata politica, la città  possa guardare con fiducia al futuro. Una politica fatta di studio e applicazione nella ricerca di soluzioni alle varie tematiche sia sociali che a quelle afferenti il funzionamento della città, a cominciare da idee e progetti per dare prospettive allo sviluppo economico e quindi del mondo del lavoro locale, ora tanto bistrattato.

"L’intervento di alcuni esponenti del Pd locale, ci fa pensare che “il grido di allarme” da noi lanciato nei giorni scorsi tramite il consigliere Patrizio Scilipoti, in difesa del posto di lavoro, delle giuste retribuzioni e della qualità e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori ex Helios, ora Miorelli Srl, impiegati nell’appalto per la pulizia degli stabili del Tribunale locale, sia stato recepito – hanno spiegato – seppur parzialmente, da una parte del mondo politico cittadino".

Motivo per il quale a breve, tramite proprio il consigliere Scilipoti, verrà presentata una interrogazione urgente al Sindaco "per evitare che i lavoratori ex Helios ora impiegati dalla Sgm/Scala per la pulizia degli stabili comunali e quelli della Miorelli per la pulizia del Tibunale – hanno aggiunto – continuino ad essere esposti a “razzie”, troppo spesso e superficialmente tollerate e che affamano ed impoveriscono sotto il ricatto occupazionale, il tessuto sociale cittadino e il mondo del lavoro, rendendolo sempre più inaccessibile per i nostri giovani, oltre che improntato al precariato a vita. Quei giovani, quelle lavoratrici e lavoratori giovani e meno giovani, disoccupati e inoccupati, che hanno bisogno di essere riportati fuori quella fascia di indifferenza divenuta intollerabile oltre che insopportabile e nella quale vive “felicemente” solo chi ci guadagna nel vedere crescere la sfiducia e l’indifferenza alle dinamiche e alle brutture che la città ci sta regalando in questi ultimi anni. E che per questo chiedono l’immediata istituzione di un tavolo di crisi tra partiti, sindacati dei lavoratori e istituzioni competenti, a cominciare dalla trattazione delle oramai note problematiche delle lavoratrici e dei lavoratori ex Helios".

 

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M5S, scoppia il caso Porrello

CIVITAVECCHIA – Strillare più forte, ostentare slogan populisti, qualche volta porta ad ottenere poltrone. In molti altri casi ci si deve accontentare di rimanere alla finestra, pur incassando una marea di preferenze. Sono anni che il Movimento 5 Stelle fa esperimenti e finalmente, dopo qualche anno di esperienza nelle istituzioni, i vertici hanno capito come funziona il meccanismo: una cosa è strillare in piazza, un’altra è contare veramente. E per contare veramente bisogna fare accordi.

La storia di Devid Porrello che incassa la vicepresidenza del consiglio regionale del Lazio la dice lunga sui cambiamente interni al M5S e mette a nudo ancora una volta le fratture scomposte che rende il movimento grillino simile agli altri partiti se non peggiore.

La parte del leone questa volta la fa il parlamentare sfumato Andrea Palmieri, proprio lui che ha sempre sostenuto il cerchio magico di Cozzolino, saltando sul carro a cinque stelle con un tempismo eccezionale. Palmieri oggi scopre che la base del Movimento 5 Stelle non conta nulla e che viene spesso messa di fronte al fatto politico compiuto. Contesta infatti – in un post su facebook – il ruolo del grillino Devid Porrello, neo vicepresidente del consiglio regionale: «Siamo di fronte ad una scelta politica discutibile, se accetti un ruolo del genere stai legittimando ciò che neanche il voto popolare ha legittimato». Secondo Andrea Palmieri «la situazione tra regione Lazio e Governo nazionale sono cose nettamente diverse», ma dove sta la differenza se non nel fatto di aver compreso che o si fanno accordi o si rimane fuori? Che si chiami Lega o Pd le cose non cambiano: i grillini si sono istituzionalizzati da tempo, sempre più lontani dalle piazze e sempre più arroccati nei palazzi. Un dibattito, quello scatenato su facebook, nel quale si sono inseriti diversi grillini, dal consigliere comunale Fabrizio Righetti – molto vicino alle idee di Palmieri – alla vicesindaco Daniela Lucernoni, convinta della scelta di Porrello e che «si tratta di una figura di garanzia». Qualcuno crede di poter «guardare ai contenuti condizionando le decisioni politiche della giunta regionale», ma Palmieri è categorico e non condivide neppure la chiave di lettura dell’ex assessore Massimo Pantanelli: «Andavano stabiliti i punti prima» in modo da fare accettare a Zingaretti una parte del programma del M5S. In sostanza gli accordi fatti dal M5S non piacciono e ancora meno piace il fatto che la base grillina venga esclusa dalle decisioni. Ma Andrea Palmieri se ne accorge solo ora? Antonio Cozzolino governa Civitavecchia da quattro anni e ha operato scelte a dir poco discutibili senza mai chiedere il parere della base. Qualcuno del cerchio magico che oggi contesta la vicepresidenza di Porrello lo ha mai messo in evidenza?

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