Michela D’Amico regina dello Stretto di Messina

Domenica scorsa nella suggestiva cornice racchiusa tra Punta Faro in Sicilia e Villa San Giovanni in Calabria la fortissima ondina master di forgia Snc Michela D’Amico non si è accontentata del primo posto nella categoria M45 e, nonostante una corrente ostile e contraria per tutta la durata della gara che ha messo a dura prova persino gli agonisti delle Fiamme Oro Ercoli, Raimondi, Lamberti e non solo, ha nuotato come è solita fare con grinta e determinazione conquistando la vittoria assoluta tra le Master nella Traversata dello Stretto di Messina. 
Da subito portata via dalle correnti fortissime dopo la prima boa siciliana, insieme a tutti gli altri atleti e barche, grazie anche al bravissimo barcaiolo calabrese Giuseppe Campolo che legge nel modo giusto le correnti, lentamente ma inesorabilmente il passo dell’atleta civitavecchiese riesce ad imporsi sulle altre atlete e sulla corrente giungendo al traguardo prima assoluta Master donne e logicamente prima di categoria, chiudendo in 01.39.53 al 26° posto in classifica generale in mezzo agli agonisti.
Così, dopo le recenti vittorie ai Nazionali di Palermo e la recentissima vittoria al Regionale di Civitavecchia, giunge un’altra prestigiosa vittoria in casa Snc Civitavecchia, dove il vice presidente Simone Feoli, distante dalla gara ma sempre vicino e in contatto con l’atleta, non può che continuare ancora con i complimenti per una stagione al top che non è ancora finita.

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Far West sulla Tarquiniese

TARQUINIA – Far West ieri mattina a Tarquinia dove i carabinieri, dopo aver intercettato sulla Tarquiniese un’auto ricercata con a bordo tre ladri di appartamenti (si tratterebbe di tre cileni), hanno dato vita ad un inseguimento dai contorni drammatici.

Il fatto è accaduto intorno a mezzogiorno, quando è stata diramata la ricerca di ladri in fuga dopo aver commesso un furto a Montefiascone. I malviventi, vistisi braccati dai carabinieri che li hanno intercettati lungo la strada che da Tuscania porta a Tarquinia, sono fuggiti a gran velocità lungo la Tarquiniese, percorrendo la strada anche sulla corsia di marcia contraria.

Una follia pura che solo per fortuna non è sfociata in tragedia, poiché, fortunatamente, in quel  momento nessuno è passato lungo l’arteria in direzione Tuscania, altrimenti si sarebbe verificata una strage. 
Risvolti rocamboleschi nel corso dell’inseguimento, con la pattuglia dei Carabinieri che a fatica ha tentato di avvicinare l’auto, una Mercedes Classe A, fino a che i tre malviventi non sono finiti contro il guard-rail, non riuscendo a tenere la curva per via dell’alta velocità.

A quel punto la fuga dei tre è proseguita a piedi con uno di loro che ha tentato di gettarsi dal ponte che sovrasta il fiume Marta  ma è stato prontamente acciuffato da uno dei carabinieri intervenuti.

Per la ricerca dell’altro gettatosi dal ponte è stato necessario l’intervento dell’elicottero dei  Forestali che ha aperto la visuale sul canneto che costeggia il fiume Marta, permettendo di acciuffare anche il secondo. Entrambi sono stati arrestati e medicati presso l’ospedale cittadino.

Un terzo è ancora ricercato: potrebbe essersi nascosto tra le campagne tarquiniesi.  Alla caccia dei fuggiaschi hanno partecipato diverse squadre dei carabinieri, di Tuscania, Tarquinia e Montalto di Castro. Interessata anche la Polizia. E’ ancora caccia al terzo uomo. La macchina è stata ritrovata piena di refurtiva come gioielli, denaro, computer e altro.
 

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Edilizia popolare: illegittimi limiti troppo stringenti per gli extracomunitari

È illegittima, in quanto contraria all’art. 117, comma I, della Costituzione, la norma della Regione Liguria che richiede, per l'assegnazione di…

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Delmirani: ''L’Agraria sta solo osservando le leggi''

CIVITAVECCHIA – «Deve essere chiaro per tutti che l’Università Agraria sta osservando le Leggi che regolano la materia e le sentenze che sullo stesso argomento vengono emanate». Parola dell’assessore dell’Agraria Damiria Delmirani che si dice costretta ad intervenire a fronte delle «continue provocazioni. Oggi – prosegue Delmirani – all’uscita della sentenza 113 del 2018 della Corte costituzionale che ha abrogato l’articolo 8 della legge regionale 1 – 86, rinviando la disciplina della materia al regio decreto del 1927, l’Università Agraria ha interrotto qualsiasi attività tesa all’applicazione della norma regionale abrogata. Ancora una volta – tuona Delmirani – applica la legge. Tuttavia, ripetutamente, questo ente ha sostenuto che, stante la sentenza che ha riconosciuto l’appartenenza delle proprietà contenute nella stessa, ha sollecitato la Regione Lazio al fine di facilitare le procedure e rendere gli oneri il meno pesanti possibili per i cittadini. Ritornando alla sentenza 181 – 90 del commissario agli Usi civici, ribadiamo quanto contenuto nella stessa: le proprietà individuate, fino a prova contraria, appartengono all’Università Agraria». Non ha dubbi Delmirani che spiega come l’ente non abbia fatto altro che rispettare le leggi. «L’aver fatto ricorso – spiega Delmirani – non significa aver avuto in qualche modo ragione delle questioni che si sostengono. Quando – incalza – al termine delle udienze verrà dato un giudizio, e quindi si avranno certezze delle tesi che si sostengono dalle parti, l’Università Agraria, come sempre, si adeguerà alla sentenza». Delmirani conclude invitando a fare processi solo nelle sedi opportune e a dare informazioni solo quando si ha la certezza di ciò che si sta dicendo.

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Perla del  Tirreno, esposto in Procura

S. MARINELLA – Continuano le polemiche sull’assegnazione dello stabilimento balneare comunale Perla del Tirreno. Dopo il ricorso al Tar presentato da una delle ditte concorrenti, nei giorni scorsi è stata presentata una denuncia-querela al Procuratore presso il Tribunale di Civitavecchia, all’Anac di Raffaele Cantone e al Comando della Guardia di Finanza di Roma. A chiamare in causa questi tre apparati dello Stato è Lillo Vurchio, noto in città per aver presentato, lo scorso anno, un ricorso al Tar sempre sullo stabilimento balneare. «Sarà il fatto che è l’unica spiaggia ad accogliere i cittadini ed i villeggianti in maniera adeguata – dice il candidato consigliere della lista Amici dello Sport – sarà perché è ormai diventata un vip symbol, sarà perché muove un fiume di denaro ma ecco che, appena bandita la gara ed individuato il vincente provvisorio, sono iniziate le battaglie legali per avere la chance di essere il fortunato a gestire la stagione della Perla del Tirreno. Ad aprire le danze è stata la Panda Catering, la quale in sede di esame delle offerte ha sollevato una questione che solo all’apparenza sembra di secondaria importanza. L’impresa ricorrente faceva rilevare come nessuna delle società partecipanti, tranne la sua, alla gara avesse presentato l’indicazione degli oneri per la sicurezza aziendale nell’ambito dell’offerta economica considerandola essenziale. La commissione esaminatrice si è dichiarata contraria ed ha assegnato comunque la vittoria alla Work in Progress. La mancata indicazione dei costi, infatti, maschera l’offerta economica e la rende incompleta, consentendo ai concorrenti di poter così aumentare l’offerta ed avere più probabilità di aggiudicarsi l’appalto. Io comunque ho sporto formale denuncia querela con istanza di punizione nei confronti del Comune».

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''Il garantismo vale per tutti e non a targhe alterne''

LADISPOLI – Il consigliere Trani interviene sulla vicenda Prato e sulla presunzione di innocenza dello stesso.
«Durante l’ultimo consiglio comunale – ha detto Trani –  ho voluto esprimere con chiarezza la mia solidarietà nei confronti della persona di Francesco Prato, coinvolto in una vicenda giudiziaria concernente una dimensione altra rispetto a quella dell’esercizio delle sue funzioni pubbliche. E nulla è stato detto quando un consigliere di maggioranza – della maggioranza del Sindaco Grando – ha sostenuto a gran voce, ergendosi quasi a giudice, di essere “certo” dell’innocenza dell’imputato, col rischio di lasciar passare il messaggio distorto per cui, se si è certamente (e non presuntamente) innocenti, allora chi ha sporto denuncia mente. E, in questo specifico caso, parliamo di una donna e di temi così delicati da non consentire leggerezze, neanche verbali.
Al netto di quanto già affermato, e ribadendo che le valutazioni sui fatti non riguardano le stanze della politica, mi è sembrato del tutto fuori luogo utilizzare il contesto del consiglio e la particolarità del momento per ribadire, per l’ennesima volta, quel “prima c’era il malaffare, oggi c’è l’onestà”, nel caso specifico indirizzandolo al contenuto del comunicato del Partito Democratico uscito l’otto marzo scorso. Non un articolo “demonizzatore”, come il consigliere ha voluto far intendere, ma il tentativo di rimettere al centro un tema talmente sentito da aver meritato anche un convegno organizzato proprio dall’attuale amministrazione (il 25 novembre scorso). Quello della violenza di genere, di una parità lontana dal raggiungersi e del percorso delicato e complesso a cui le donne vittime di abusi, lesioni o molestie da parte di uomini sono sottoposte.
Tra i vari emendamenti che il gruppo Ladispoli Città aveva presentato al bilancio di previsione 2018, c’era anche quello a sostegno delle attività dello sportello anti-violenza dei comuni di Ladispoli e Cerveteri, a suffragare con maggiore forza l’importanza che come gruppo politico – e come uomo – si vuole riconoscere a questo ampio tema».
«Cavalcare il sentimento viscerale di discredito della politica e attacco indiscriminato è molto facile  – ha continuato il consigliere – ma si addice ben poco a chi dovrebbe sempre conservare equilibrio nelle valutazioni e nelle modalità di espressione delle stesse. Non fu infatti l’attuale Sindaco a chiedere le dimissioni immediate del Sindaco Paliotta e della giunta nell’ottobre del 2015, sul tema delle intercettazioni pubblicate impropriamente dalla stampa e che vedevano coinvolto un noto imprenditore locale? Non fu Grando ad annunciare – su diverse testate locali – la presentazione di una mozione di sfiducia, che coinvolgesse consiglieri di maggioranza ed opposizione – per la rimozione degli amministratori finiti nelle intercettazioni Non può funzionare così in una società che vuole definirsi civile. Il garantismo vale per tutti ,e non a targhe alterne, o solo quando può “convenire”. Fatto è che, stretti in tra la politica delle emergenze e un’informazione che è costretta a fare dell’ “oggi” l’unico momento in cui le notizie hanno ragione di esistere (pena la scomparsa), ci si dimentica troppo spesso che il nostro ordinamento giuridico impone di considerare tutti gli imputati innocenti fino all’ultimo grado di giudizio. Invece, quando questo non risulta politicamente vantaggioso, si capovolge l’assunto: si è colpevoli a prescindere, fino a prova contraria».

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Ferri (Pd): ''No ai personalismi''

CIVITAVECCHIA – “Con la presente risposta esprimo la massima solidarietà e vicinanza al gruppo consiliare, precisando che la dichiarazione di Enrico Leopardo è del tutto personale ed inaspettata oltre che contraria alla linea della sua stessa area dato che anche questa ha caldamente consigliato una via che possa unificare ed appacificare tutte le anime del partito”.

Lo dichiara in una nota il segretario del Pd di Civitavecchia Germano Ferri. “In un momento di disfacimento politico quale quello attuale – prosegue il dem – tempo in cui il Pd sta vivendo una grave crisi di identità, è fondamentale che ogni suo membro abbandoni ogni sorta di personalismo accantonando le mire personali, facendo responsabilmente un passo indietro per il bene del gruppo”.

Ferri spiega che per costruire un partito forte “in grado di poter affrontare la sfida delle prossime comunali, è fondamentale ricostruire un amalgama democratica coesa che faccia da fondamenta per la realizzazione di un Pd locale unico ed unito. Questa è la linea da seguire indicata anche dalla direzione nazionale del nostro partito, chiunque continuerà a mettere ancora al primo posto le proprie ambizioni e questioni personali – conclude duro – si trova purtroppo in una condizione di incompatibilità ideologica che gli impedisce di poter continuare il suo percorso con noi”.

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Decameron – Giornata I – Novella II

La novella di Panfilo fu in parte risa e tutta commendata dalle donne: la quale diligentemente ascoltata e al suo fine essendo venuta, sedendo appresso di lui Neifile, le comandò la reina che, una dicendone, l’ordine dello incominciato sollazzo seguisse. La quale, sì come colei che non meno era di cortesi costumi che di bellezze ornata, lietamente rispose che volentieri: e cominciò in questa guisa:

– Mostrato n’ha Panfilo nel suo novellare la benignità di Dio non guardare a’ nostri errori quando da cosa che per noi veder non si possa procedano: e io nel mio intendo di dimostrarvi quanto questa medesima benignità, sostenendo pazientemente i difetti di coloro li quali d’essa ne deono dare e con l’opere e con le parole vera testimonianza, il contrario operando, di sé argomento d’infallibile verità ne dimostri, acciò che quello che noi crediamo con più fermezza d’animo seguitiamo.

Sì come io, graziose donne, già udii ragionare, in Parigi fu un gran mercatante e buono uomo il quale fu chiamato Giannotto di Civignì, lealissimo e diritto e di gran traffico d’opera di drapperia: e avea singulare amistà con uno ricchissimo uomo giudeo chiamato Abraam, il quale similmente mercatante era e diritto e leale uomo assai. La cui dirittura e la cui lealtà veggendo Giannotto, gl’incominciò forte a increscere che l’anima d’un così valente e savio e buono uomo per difetto di fede andasse a perdizione; e per ciò amichevolmente lo ’ncominciò a pregare che egli lasciasse gli errori della fede giudaica e ritornassesi alla verità cristiana, la quale egli poteva vedere, sì come santa e buona, sempre prosperare e aumentarsi; dove la sua, in contrario, diminuirsi e venire al niente poteva discernere.

Il giudeo rispondeva che niuna ne credeva né santa né buona fuor che la giudaica, e che egli in quella era nato e in quella intendeva e vivere e morire, né cosa sarebbe che mai da ciò il facesse rimuovere. Giannotto non stette per questo che egli, passati alquanti dì, non gli rimovesse simiglianti parole, mostrandogli così grossamente, come il più i mercatanti sanno fare, per quali ragioni la nostra era migliore che la giudaica; e come che il giudeo fosse nella giudaica legge un gran maestro, tuttavia, o l’amicizia grande che con Giannotto avea che il movesse o forse parole le quali lo Spirito santo sopra la lingua dell’uomo idiota poneva che sel facessero, al giudeo cominciarono forte a piacere le dimostrazioni di Giannotto: ma pure, ostinato in su la sua credenza, volger non si lasciava.

Così come egli pertinace dimorava, così Giannotto di sollecitarlo non finava giammai, tanto che il giudeo, da così continua instanzia vinto, disse: “Ecco, Giannotto, a te piace che io divenga cristiano: e io sono disposto a farlo, sì veramente che io voglio in prima andare a Roma e quivi vedere colui il quale tu di’ che è vicario di Dio in terra e considerare i suoi modi e i suoi costumi, e similmente de’ suoi fratelli cardinali; e se essi mi parranno tali, che io possa tra per le tue parole e per quegli comprendere che la vostra fede sia miglior che la mia, come tu ti se’ ingegnato di dimostrarmi, io farò quello che detto t’ho: ove così non fosse, io mi rimarrò giudeo come io mi sono.”

Quando Giannotto intese questo, fu in se stesso oltre modo dolente, tacitamente dicendo: “Perduta ho la fatica la quale ottimamente mi pareva avere impiegata, credendomi costui aver convertito: per ciò che, se egli va in corte di Roma e vede la vita scellerata e lorda de’ cherici, non che egli di giudeo si faccia cristiano, ma se egli fosse cristian fatto senza fallo giudeo si ritornerebbe.” E a Abraam rivolto disse: “Deh! amico mio, perché vuoi tu entrare in questa fatica e così grande spesa come a te sarà d’andare di qui a Roma? senza che, e per mare e per terra, a un ricco uomo come tu se’ ci è tutto pien di pericoli. Non credi tu trovar qui chi il battesimo ti dea? E, se forse alcuni dubbii hai intorno alla fede che io ti dimostro, dove ha maggior maestri e più savi uomini in quella, che son qui, da poterti di ciò che tu vorrai o domanderai dichiarire? Per le quali cose, al mio parere, questa tua andata è di soperchio. Pensa che tali sono là i prelati quali tu gli hai qui potuti vedere, e più, e tanto ancor migliori quanto essi son più vicini al pastor principale; e per ciò questa fatica per mio consiglio ti serberai in altra volta a alcuno perdono, al quale io per avventura ti farò compagnia.”

A cui il giudeo rispose: “Io mi credo, Giannotto, che così sia come tu mi favelli; ma recandoti le molte parole in una, io son del tutto, se tu vuogli che io faccia quello di che tu m’hai cotanto pregato, disposto a andarvi, e altramenti mai non ne farò nulla.”

Giannotto, vedendo il voler suo, disse: “E tu va’ con buona ventura!” e seco avvisò lui mai non doversi far cristiano come la corte di Roma veduta avesse; ma pur, niente perdendovi, si stette.

Il giudeo montò a cavallo, e, come più tosto poté, se n’andò in corte di Roma, dove pervenuto da’ suoi giudei fu onorevolmente ricevuto. E quivi dimorando, senza dire a alcuno perché ito vi fosse, cautamente cominciò a riguardare alle maniere del Papa e de’ cardinali e degli altri prelati e di tutti i cortigiani: e tra che egli s’accorse, sì come uomo che molto avveduto era, e che egli ancora da alcuno fu informato, egli trovò dal maggiore infino al minore generalmente tutti disonestissimamente peccare in lussuria, e non solo nella naturale ma ancora nella sogdomitica, senza freno alcuno di rimordimento o di vergogna, in tanto che la potenza delle meretrici e de’ garzoni in impetrare qualunque gran cosa non v’era di picciol potere. Oltre a questo, universalmente gulosi, bevitori, ebriachi e più al ventre serventi a guisa d’animali bruti, appresso alla lussuria, che a altro gli conobbe apertamente; e più avanti guardando, in tanto tutti avari e cupidi di denari gli vide, che parimente l’uman sangue, anzi il cristiano, e le divine cose, chenti che elle si fossero o a sacrificii o a benefici appartenenti, a denari e vendevano e comperavano, maggior mercatantia faccendone e più sensali avendone che a Parigi di drappi o d’alcuna altra cosa non erano, avendo alla manifesta simonia ’procureria’ posto nome e alla gulosità ’substentazioni’, quasi Idio, lasciamo stare il significato di vocaboli, ma la ’ntenzione de’ pessimi animi non conoscesse e a guisa degli uomini a’ nomi delle cose si debba lasciare ingannare. Le quali, insieme con molte altre che da tacer sono, sommamente spiacendo al giudeo, sì come a colui che sobrio e modesto uomo era, parendogli assai aver veduto, propose di tornare a Parigi; e così fece.

Al quale, come Giannotto seppe che venuto se n’era, niuna cosa meno sperando che del suo farsi cristiano, se ne venne, e gran festa insieme si fecero; e poi che riposato si fu alcun giorno, Giannotto il domandò quello che del santo Padre e de’ cardinali e degli altri cortigiani gli parea.

Al quale il giudeo prestamente rispose: “Parmene male che Idio dea a quanti sono: e dicoti così, che, se io ben seppi considerare, quivi niuna santità, niuna divozione, niuna buona opera o essemplo di vita o d’altro in alcuno che cherico fosse veder mi parve, ma lussuria, avarizia e gulosità, fraude, invidia e superbia e simili cose e piggiori, se piggiori esser possono in alcuno, mi vi parve in tanta grazia di tutti vedere, che io ho più tosto quella per una fucina di diaboliche operazioni che di divine. E per quello che io estimi, con ogni sollecitudine e con ogni ingegno e con ogni arte mi pare che il vostro pastore e per consequente tutti gli altri si procaccino di riducere a nulla e di cacciare del mondo la cristiana religione, là dove essi fondamento e sostegno esser dovrebber di quella. E perciò che io veggio non quello avvenire che essi procacciano, ma continuamente la vostra religione aumentarsi e più lucida e più chiara divenire, meritamente mi par discerner lo Spirito santo esser d’essa, sì come di vera e di santa più che alcuna altra, fondamento e sostegno. Per la qual cosa, dove io rigido e duro stava a’ tuoi conforti e non mi volea far cristiano, ora tutto aperto ti dico che io per niuna cosa lascerei di cristian farmi: andiamo adunque alla chiesa, e quivi secondo il debito costume della vostra santa fede mi fa’ battezzare.”

Giannotto, il quale aspettava dirittamente contraria conclusione a questa, come lui così udì dire, fu il più contento uomo che giammai fosse: e a Nostra Dama di Parigi con lui insieme andatosene, richiese i cherici di là entro che a Abraam dovessero dare il battesimo. Li quali, udendo che esso l’adomandava, prestamente il fecero; e Giannotto il levò del sacro fonte e nominollo Giovanni, e appresso a gran valenti uomini il fece compiutamente ammaestrare nella nostra fede, la quale egli prestamente apprese: e fu poi buono e valente uomo e di santa vita. –

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