''Una delibera vergognosa che lede il diritto costituzionale''

SANTA MARINELLA – “Il Paese che vorrei” ribadisce la richiesta, al Sindaco e alla Giunta, di annullare la delibera che stabilisce le nuove tariffe del servizio scuolabus. «Il servizio di trasporto scolastico risponde alla necessità sociale di sostenere il diritto all’istruzione ed è pertanto da considerarsi un servizio a favore della collettività – dicono dal ‘‘Paese che vorrei’’ – È necessario quindi riformulare un nuovo piano tariffario, secondo il principio dell’equità sociale e dell’accessibilità economica al servizio da parte delle fasce sociali più fragili. Non è possibile pretendere, come prevede il piano tariffario deliberato dalla Giunta, che persone con reddito ISEE fino a 3.000 euro affrontino un costo di 400 euro per portare un figlio a scuola. Con un reddito di 5 o 6.000 euro ne dovrebbero spendere 900, per un solo figlio. Queste tariffe sono inique e inaccettabili e costringerebbero le famiglie a rinunciare allo scuolabus e a farsi carico di ulteriori sacrifici per garantire ai propri figli la frequenza a scuola e quindi l’accesso all’istruzione». “Il Paese che vorrei” è determinato a dare battaglia affinché il servizio di trasporto scolastico non sia considerato come un servizio a domanda individuale ma sia invece considerato come un servizio alla collettività, «di cui la collettività si fa carico per assolvere, come dice la costituzione, al dovere di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” in particolare discriminando l’accesso all’istruzione». «Un’amministrazione responsabile – dicono – avrebbe dovuto verificare per tempo tutte le opportunità per una rinegoziazione del contratto, verificare la possibilità di accedere al sostegno economico e strumentale che la Regione Lazio prevede in tema di trasporto scolastico, verificare l’opportunità di un’eventuale gestione in-house del servizio. In Giunta si sta invece agendo nel totale disinteresse dei criteri fondamentali di giustizia sociale che più volte “il Paese che vorrei” ha cercato di porre al centro della questione del risanamento. In questo modo si concepisce il Comune come una struttura priva di senso di responsabilità che, rinunciando alle proprie prerogative, infligge ai propri cittadini oneri insostenibili nascondendosi dietro l’esigenza di fronteggiare il dissesto.  Il Paese che vorrei ritiene che sostenere il criterio dell’accessibilità economica al servizio di trasporto scolastico debba rientrare tra i doveri istituzionali e morali di una Amministrazione comunale e che, per la realizzazione di questo obiettivo, si debba essere disposti a ricorrere in tutte le sedi competenti. Risulta invece evidente che lo stesso coraggio che è mancato nella scelta di intraprendere il percorso del dissesto invece che del riequilibrio pluriennale, viene a mancare nell’ambito della difesa dei diritti e degli interessi dei propri cittadini. Nell’emanazione di questa indegna delibera, sono mancati l’impegno istituzionale, la lungimiranza e la cultura del bene e dell’interesse collettivo».
 

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Santa Marinella, Casella: ''Assurdo Minghella assessore''

SANTA MARINELLA – Continua l’attacco del consigliere comunale di minoranza della lista Il Paese che Vorrei, verso l’assessore alle attività produttive Emanuele Minghella. Nel corso dell’ultimo consiglio comunale, Casella, si era scagliato contro l’ex delegato al bilancio della giunta Bacheca, accusandolo di essere il principale autore del dissesto finanziario del Comune. Oggi, lo stesso Casella rincara la dose. “Al primo consiglio comunale – dice Casella – dopo una accalorata denuncia del drammatico bilancio ereditato dalla passata amministrazione, il nuovo sindaco ha annunciato, nello sgomento generale, la nomina ad assessore proprio di uno dei responsabili di questo disastro. Le motivazioni addotte appaiono quantomeno deboli, ossia l’idea che solo se ripagato con un assessorato l’ex delegato potesse mettere la propria esperienza al servizio del risanamento. Pensiamo infatti che Santa Marinella di esperienze come quella debba fare a meno, visti i drammatici risultati prodotti. Inoltre, non c’è stata alcuna offerta di scuse alla cittadinanza né da parte di Minghella né da parte dei consiglieri eletti che hanno fatto parte della precedente maggioranza”. “Al contrario – continua il consigliere – c’è una sorta di negazionismo rispetto alla tragicità della situazione. Se non altro, si sarebbe potuto pretendere un’assunzione di responsabilità prima di premiarli con cariche, assessorati e deleghe. La nomina della giunta è responsabilità del primo cittadino ma le figure scelte rappresentano la maggioranza tutta. Ci domandiamo, se i consiglieri di maggioranza condividano tali scelte o se si siano limitati a ratificare passivamente questa decisione. In entrambi i casi, si tratta di un segnale preoccupante. Siamo altrettanto preoccupati per ladinamica messa in atto per la scelta della Presidenza del Consiglio. Questa carica dovrebbegarantire la correttezza istituzionale e avremmo apprezzato la decisione di affidarla a un esponente della minoranza se questa non fosse stata, di fatto, una imposizione mascherata da apertura. Posto che un Presidente del Consiglio espresso dalla minoranza possa garantire maggior equilibrionella gestione del Consiglio, sembra strano che questo debba essere deciso dal sindaco in funzione di un precedente accordo, termine usato dallo stesso Pietro Tidei.Vengono meno le premesse secondo le quali la scelta di Marongiu possa considerarsi un scelta di garanzia. Inoltre, anche in questo caso, si è puntato su un esponente dell’amministrazione Bacheca, dal cui operato non si è mai dissociato”. “Ma soprattutto – conclude Casella- ci preme rilevare come, dopo una campagna elettorale improntata sulle capacità operative e sull’autorevolezza del Sindaco Tidei, l’aver optato per la continuità con la vecchia amministrazione, che Minghella e Marongiu testimoniano, tradisca invece o la debolezza politica del primo cittadino o accordi di cui non conosciamo termini e finalità”.

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La Posidonia oceanica sta scomparendo

CIVITAVECCHIA – È la specie vegetale più diffusa nel Mediterraneo e svolge funzioni vitali per il funzionamento degli ecosistemi. Eppure la presenza della Posidonia oceanica nei nostri mari è in diminuzione, anche a causa di un'inadeguata gestione della fascia costiera: negli ultimi 50 anni si è perso il 34% di questa specie a causa di fenomeni naturali (erosione costiera, cambiamenti climatici) e alla cattiva gestione della fascia costiera (opere portuali, installazione di cavi e condotte sottomarine, costruzione di terminali marittimi al largo delle coste, impianti di rigassificazione ed eolico off-shore).

Il progetto Life "Seposso" (Supporting Environmental governance for the Posidonia oceanica sustainable transplanting operations), di cui Ispra è capofila, affronta la questione del trapianto della Posidonia oceanica, nei casi in cui questo viene eseguito per compensare i danni causati dalla costruzione di opere o infrastrutture costiere. Il progetto vede la collaborazione di numerosi stakeholder, con i quali ideare e applicare buone pratiche e strumenti software innovativi, che permettano di aumentare l’efficacia e il controllo dei trapianti. “Seposso” intende anche sensibilizzare la cittadinanza sul rispetto e l’importanza delle praterie di Posidonia oceanica, habitat marino prioritario.

"Si parte dal caso studio di Civitavecchia-Santa Marinella, dove è stato effettuato il primo e più esteso trapianto di Posidonia del Mediterraneo. Fino a domani – hanno spiegato dall'Ispra – i comuni ospitano una serie di iniziative per far conoscere la situazione attuale delle praterie e creare momenti di confronto tra istituzioni, cittadini e imprese. Nel 2004 sono state installate 300 mila talee di Posidonia su una superficie di mare di circa 10.000 mq compresa tra i comuni di Santa Marinella e Santa Severa. In 13 anni sono andati perduti 2000 mq a causa delle mareggiate, tuttavia, le talee sopravvissute si sono quadruplicate. Un bilancio da considerarsi nel complesso positivo. Il trapianto è stato effettuato come misura di “compensazione” ai lavori eseguiti da Enel S.p.a. presso l’area portuale di Civitavecchia, dove i dragaggi prevedevano la rimozione di ampie porzioni di Posidonia oceanica. La normativa italiana prevede che nella Valutazione dell’Impatto Ambientale (VIA) di un’opera o di un’infrastruttura costiera sia compreso il trapianto come misura di compensazione. Questo, tuttavia, è da considerarsi sempre come l’ultimo tentativo di recupero dell’ecosistema degradato e non utilizzato come un mezzo per favorire uno sviluppo indiscriminato della fascia costiera".

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Decreto penale di condanna: precluso il proscioglimento de plano in caso di opposizione

E' da considerarsi abnorme la sentenza di proscioglimento per intervenuta prescrizione del reato, emessa successivamente all'opposizione a…

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Civitavecchia c’è: ''Il M5S si è partitizzato''

CIVITAVECCHIA – «Alla luce dei fatti collegati alla inchiesta sulla costruzione dello Stadio che ospiterà la Roma, dobbiamo prendere atto che il Movimento 5 Stelle si è partitizzato».

Parola dell’associazione Civitavecchia c’è che prende spunto dalla cronaca  per un parallelismo con la situazione cittadina. «Siamo obbligati ad interrogarci su questo ‘‘nuovo – vecchio’’ corso della politica – proseguono da Civitavecchia c’è – e se abbia potuto incidere sulle scelte fatte dall’amministrazione. Sono molte le decisioni assunte che ci fanno ‘‘sospettare’’, anche per come si sono sviluppate: dai rapporti con l’Enel alla gestione dei fondi immobiliari, all’approvazione di un nuovo centro commerciale con 70 negozi, ai concordati fallimentari presentati dalle municipalizzate, alla costruzione di un forno crematorio privato e per un largo bacino di utenze; e ancora più significative – concludono duri da Civitavecchia c’è – circa i penalizzanti rapporti che potrebbero essere intercorsi con la politica Romana e Nazionale, sono da considerarsi la mancata applicazione delle procedure di uscita dalla Città Metropolitana, nonostante sia stata precedentemente decisa dal consiglio comunale, e la mancata resistenza alla concessione dell’acqua pubblica (come ha fatto Ladispoli) ad Acea».

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'Caso Fioravanti', parla il legale: «Non è stato rinviato a giudizio»

LADISPOLI – «Il geometra Fioravanti non è stato rinviato a giudizio, il ché presupporrebbe lo svolgimento di un'udienza preliminare che non si è mai tenuta». A mettere le cose in chiaro, dopo anche gli interventi di vari gruppi politici che hanno chiesto le dimissioni del consigliere di maggioranza, è il legale di Fioravanti, l'avvocato Veronica Raimo. «La richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova dell'imputato – spiega inoltre il legale – non costituisce un'ammissione di colpevolezza del medesimo, bensì una delle modalità di definizione del processo, da non confondere con i servizi sociali “post sentenza”». Per quanto riguarda poi il Comune, per il legale «non può considerarsi, né direttamente né indirettamente, parte lesa» in quanto «le contestazioni mosse al geometra Fioravanti riguardano unicamente la sua attività di libero professionista».

 

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Usi civici, tutti gli atti sono nulli

CIVITAVECCHIA – Una vera e propria bomba quella calata dalla Corte Costituzionale sulla questione degli usi civici che da tempo sta tenendo con il fiato sospeso molti civitavecchiesi per via della vecchia storia dei terreni gravati. Secondo quanto deciso dalla Consulta, l’articolo 8 della Legge Regionale del 1/1989 è illegittimo.

Nessuna alienazione dei terrine di proprietà collettiva di uso civico dunque: per quanto riguarda i terreni del demanio ogni atto sottoscritto è da considerarsi nullo. Un terremoto che a quanto pare per il momento riguarderebbe solo il demanio e non i terreni privati gravati da uso civico, ma l’orientamento della Corte Costituzionale appare più che chiaro, dal momento che con la sentenza depositata ieri ha addirittura superato quanto sancito invece nel 1991. Dopo ventisette anni la Consulta ci ripensa e creando con una nuova sentenza un problema enorme per tutti coloro che – non solo a Civitavecchia ovviamente – sono impegnati in questi mesi nell’elaborazione di atti volti a sgravare i terreni demaniali da uso civico.

Stop ai rogiti quindi: chi ha acquistato o sta acquistando terreni su area demaniale deve rinunciare al proprio obiettivo. Per sclassificare i terreni allo stato attuale occorrerà attendere una lunga procedura – e attendere i tempi necessari – che solo la Regione di concerto con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare potrebbe avviare. Tutto questo comporterebbe un notevole dispendio di denaro, per non parlare dei tempi biblici che in genere occorrono per vedere arrivare a maturazione pratiche di questo tipo. Il fatto che la Corte Costituzionale abbia dichiarato illegittimo l’articolo 8 della Legge Regionale 1/1986 potrebbe in qualche modo incidere negativamente anche sugli aspetti legati alla riqualificazione del parco della Resistenza – solo per citare un esempio – per non parlare di tutte quelle aree a rischio facilmente individuabili da una visura catastale.

Per il momento tutto ciò che è del demanio rimane del demanio. Un problema senza soluzione, un danno economico rilevante per l’intero territorio, dal momento che molti notai sono ora costretti a congelare atti che fino a ieri sembravano fattibili e dal buon esito scontato.

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Assicurazione sulla vita o polizza linked? La differenza non è di poco conto

Il contratto di assicurazione sulla vita è tale solo qualora rechi la garanzia della conservazione del capitale alla scadenza; in difetto, il suddetto contratto deve considerarsi un…

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COMMISSIONE DI GARANZIA DELL'ATTUAZIONE DELLA LEGGE SULLO SCIOPERO NEI SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI – DELIBERA 23 aprile 2018

Trasporto pubblico locale – Valutazione di idoneita' dell'Accordo
nazionale concluso in data 28 febbraio 2018, dalle associazioni
datoriali di settore Asstra, Anav e Agens e le segreterie nazionali
delle organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit Cisl Reti, Uiltrasporti
e Ugl Autoferrotranvieri, sulle prestazioni indispensabili e sulle
altre misure di cui all'articolo 2, comma 2, della legge n. 146 del
1990, e successive modificazioni, nel settore del trasporto pubblico
locale e regolamentazione provvisoria ex articolo 13, lettera a),
della legge n. 146 del 1990, e successive modificazioni, da
considerarsi sostitutiva di quanto disposto dall'Accordo nazionale
del 28 febbraio 2018, in tema di informazione all'utenza (articolo 9)
e rarefazione (articolo 11) (pos. 477/18). (Delibera n. 18/138).
(18A03416)

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Un fiume di gente alla fiaccolata per Marco

di G. OLZAI e T. MORETTI

CERVETERI – Partecipazione straordinaria alla fiaccolata in ricordo di Marco Vannini per protestare contro una sentenza ritenuta iniqua e ingiusta. Circa 10mila persone hanno sfilato lungo le vie cittadine al grido di «Giustizia, giustizia!» intercalato dall’espressione «Vergogna, vergogna!» diretta più che a soggetti precisi ed identificabili, ad una situazione che si era venuta a creare. La richiesta civile e ordinata era rivolta a chiunque potesse garantire una giustizia equa attraverso il trionfo della verità. Una verità che veniva sottolineato serve a Marco, serve alla sua mamma e al suo papà e ha tutti quelli che gli hanno voluto e continuano a volergli bene. Si sentiva dalla invocazione costante del suo nome gridato dal cuore: «Marco! Marco! Marco!».  Tantissimi, come i genitori, indossavano magliette bianche con la foto di Marco. Ad aprire il corteo lo striscione con la foto di Marco e la scritta @noninmionome giustizia per Marco Vannini come a dissociarsi da quel popolo in nome del quale era stata emessa quella sentenza. L’hashtag diventato virale nel web «Non in mio nome», filo conduttore della manifestazione, è stato urlato come un tormentone. Significativi altri due striscioni contenenti uno la scritta «Noi avremo la nostra giustizia in questa vita o nell’altra»  e l’altro «Il popolo italiano vuole giustizia» che si sintetizzavano il malcontento popolare. L’enorme serpentone di donne, uomini, anziani e bambini molti dei quali tenevano per mano un palloncino bianco, si muoveva avvolto da una serata dal clima clemente, si può osare accogliente, quasi fosse un presagio e al tempo stesso una benedizione. Nonostante l’asprezza del tema si coglieva dai commenti personali di capannelli e piccoli gruppi di conoscenti, l’essenza della necessità di partecipare. Sembrava tutti avessero capito che quella luce che tenevano nelle loro mani fosse necessaria ad illuminare le menti, ad aiutare a distinguere il bene dal male, la vita dalle umane miserie con le quali in questo caso era stata barattata. Una lezione di civiltà morale che pretende di incontrarsi col diritto in quanto fonte d’ispirazione della norma, abbattendo l’originale sillogismo della morale e del diritto che non si incontrano mai. Una serata che si è conclusa con gli applausi scroscianti della folla quando mamma Marina indicando una gigantografia di Marco diceva: «Vedete la foto di mio figlio, il suo sorriso. Io credo che con questa fiaccolata Marco vuole lasciare un messaggio alla nostra società. Forse non è morto invano, perché  la sua purezza, la sua compostezza, il suo essere stato una persona amata e conosciuta che ha dato sempre una parola buona a tutti, ci vuole dire che deve cambiare qualcosa in questa nostra Italia».

FAMILIARI

Mamma Marina: «Ho provato delle emozioni stupende. Mi sono sentita amata da tutti. Ho avvertito l’amore che tutti nutrono per Marco e che nessuno lo dimentica. Lo sentivo vicino a me quando ho visto una stella luminosa che brillava nel cielo. Era come se lui fosse lì e diceva a tutti grazie per quello che state facendo. Una sensazione meravigliosa, vedere una comunità unita nel dolore. E’ vero che il dolore ce l’ho io, però l’ho avvertito in tutti. Ho visto mamme piangere  che mi venivano vicino e mi dicevano “signora, è coraggiosa, è forte, continui così, lo faccia anche per noi perché noi siamo mamme come lei’’. Erano tutti arrabbiati. E’ stata tutta un’emozione. Certo non nascondo che avrei preferito essere dentro casa mia e averci mio figlio vicino. Però, probabilmente, Marco ha voluto mandare un messaggio a questa società. Marco amava tanto la storia. Quando andava a scuola era la sua materia preferita. E sicuramente nella storia lascerà un segno facendo cambiare qualcosa».
Papà Valerio: «La fiaccolata è stata stupenda. C’è stato un flusso di gente che era  inaspettato. Evidentemente è entrata nel cuore delle persone. Non perché siamo bravi ma perché quello che è successo è di uno squallore allucinante. E dopo tutte le porcate fatte quella sera in quella casa, non dico che sono stati premiati, ma tre anni ai familiari, che praticamente non si fanno un giorno di carcere, e soprattutto Viola che sta fuori è assurdo. Viola aveva un telefonino col quale giocava tutto il giorno e poteva fare una chiamata al 118 quella sera, così non si arrivava a questo punto. Marco sarebbe tra noi se l’avesse fatto. Nessuno può dire che lei non c’entra niente. Spero che ci sia un appello e che vengano riviste le punizioni per queste persone. E’ umanamente inaccettabile che una persona che si macchia di un reato del genere possa passarla liscia». Alla domanda circa l’emozione provata a vedere tanta gene, papà Valerio risponde: «Pensavo a cosa Marco avrebbe detto di noi. Siamo persone semplici, umili mai avremmo fatto una cosa così eclatante con tante persone e Marco penso ci avrebbe guardato sbalordito – dice sorridendo – e sicuramente ci avrebbe detto qualcosa. Mia moglie ha una grande forza, nonostante tutto quello che sta passando, riesce ad avere la sua grinta nell’affrontare la cosa. Ci sono poche persone così. Io faccio da spalla. Le persone mi dicono che il mio silenzio parla. Sentivo il calore delle persone perché è quello che aiuta me in modo particolare non solo ad andare avanti ma anche a trovare il coraggio di esprimere i miei sentimenti. E’ come se loro me lo chiedessero, volessero una conferma. Alla fiaccolata ho avuto emozioni belle tra virgolette perché la causa purtroppo è bruttissima. Vedere tutte quelle persone che ci stavano vicino e in sintonia con le nostre idee come se si sentissero toccati come fossero dei familiari, è stato molto bello». 
La zia Anna Conte: «Sono molto emozionata, molto commossa e mi auguro che sia l’inizio di qualcosa di buono non solo per noi ma anche per le altre persone per ottenere giustizia. Speriamo si arrivi alla verità anche se a me sembra così palese. Tanta gente ha preso parte al nostro dolore. Ha partecipato e spero che ci aiuti con la presenza a far ottenere a Marco la giustizia che si merita».   
Lo zio Roberto Carlini: «Siamo pienamente sodisfatti per l’esito di questa manifestazione. Siamo riusciti a far scendere in piazza circa 10mila persone che con la loro presenza hanno testimoniato la loro solidarietà e vicinanza alla famiglia ma soprattutto si sono distaccati da una giustizia non giusta che ogni giorno, a parte il caso di Marco, viene rappresentata nei vari casi. La gente è stanca. E’ stanca e quando può, coglie l’occasione per scendere in piazza e manifestare. Ma la cosa che ci ha fatto ancor più piacere è vedere i sindaci che si sono uniti a noi indossando la fascia tricolore. Erano i sindaci dei comuni limitrofi che rappresentano centinaia di migliaia di persone. Questo ci ha fatto immensamente piacere perché significa che anche le istituzioni si sono schierate dalla nostra parte».
Il cugino Alessandro Carlini: «Vedere ieri sera quante persone sono scese in piazza per chiedere giustizia per Marco è stata per noi un’emozione immensa. Non potremmo mai dimenticare quello che state facendo da tre anni per la nostra famiglia. Spesso la gente ci ferma o ci scrive per dirci che siamo un esempio per tutti e che siamo una famiglia speciale. Beh lasciateci dire che le persone speciali siete voi e che in questi anni ci avete insegnato veramente tanto rendendoci delle persone migliori. Volevamo ringraziare tutte le persone presenti ieri sera a Cerveteri, Roma, Milano, Pavia, Sanremo, Reggio Calabria, Olbia, Cagliari, Arezzo, Bologna, Tor San Lorenzo, ma anche tutte quelle che non hanno potuto partecipare ma che con il cuore erano lì con noi. Chi di dovere non potrà far finta di non vedere quello che è accaduto ieri sera!!! Noi non molleremo mai!»

 

SICUREZZA

La presenza delle Forze dell’ordine era imponente ma discreta.  La presenza delle autorità dell’arma dei carabinieri nella persona del comandante della compagnia di Civitavecchia, il capitano Marco Belillo e del dirigente del commissariato della Polizia di Stato, sempre di Civitavecchia Nicola Regna, facevano capire subito quanta e quale attenzione aveva attirato questa manifestazione, con buoni  e corretti intendimenti da parte degli organizzatori, ma comunque figlia dei social, attraverso i quali aveva avuto adesioni mai viste per questo territorio e che hanno quindi imposto la valutazione di variabili di non poco conto, vista la difficoltà ad identificare il target dei partecipanti. I presupposti erano chiari. Si manifestava contro una sentenza  di un tribunale ritenuta ingiusta appellandosi al sacrosanto diritto della critica senza però mai mettere in discussione che comunque le sentenze vanno rispettate e accettate, pilastro del nostro ordinamento giuridico. Quanti avevano capito il vero senso della manifestazione? Quanti potevano essere quelli che non volevano capire e che potevano approfittare della grossa ribalta offerta dall’evento tentando di strumentalizzarla e di cambiarne volto e significato? Il rischio c’era e le autorità se ne sono fatte carico ai massimi livelli. E’ stata l’occasione per il comandante Belillo di conoscere personalmente mamma Marina,  che le ha presentato personalmente il comandante della caserma di Cerveteri il luogotenente Polizzi, mite e allo stesso tempo tenace e grintosa, che ha reagito come solo l’istinto di una femmina sa reagire quando fai un torto al figlio. E Marco, il figlio, il torto lo ha subito e questo si al di là di ogni ragionevole dubbio. Sarebbe congettura impegnare parole per spiegare che sentimento può aver suscitato quella mamma addolorata e arrabbiata sul giovane comandante Belillo. Ma non si può negare che durante il corteo Marina attorniata come in una sorta di scorta dal giovane comandante, dal luogotenente Polizzi e dagli altri funzionari della Polizia di Stato, aveva un’aria tranquilla, si sentiva palesemente al sicuro.
Renato Bisegni, responsabile dell’ufficio della Protezione Civile di Cerveteri: «La risposta delle associazioni del volontariato è stata al di sopra di ogni aspettativa. Hanno risposto all’appello circa cento unità appartenenti alle associazioni locali e dai paesi limitrofi  formando  uno staff che ha reso sicuro in ogni  aspetto l’evento eccezionale occorso a Cerveteri.  Ad intervenire per ogni esigenza delle circa diecimila persone che hanno partecipato alla fiaccolata trenta uomini divisi in due squadre antincendio, due moto mediche con alcuni nuclei sanitari a piedi che seguivano il corteo. Erano presenti poi due  punti di assistenza medica presidiati da personale specializzato di Assovoce di Cerveteri e dalla CRI di Santa Severa. C’erano inoltre i volontari dell’associazione “Misericordia” di Santa Marinella con un ambulanza e altre due ambulanze erano presenti rispettivamente della CRI e della Assovoce. Le Guardie Ecozoofile di Fare Ambiente, si adoperavano poi a controllare i varchi e gli accessi in città supportando la Polizia locale a rendere il traffico più fluido ed ordinato. La soddisfazione che si è avuta a fine serata – conclude Bisegni  – è stato di aver preso atto della risposta che c’è stata dalle associazioni di volontariato, della macchina che ha funzionato in modo perfetto e che una serata da considerarsi eccezionale per il volume di persone che ha portato a Cerveteri si è svolta senza incidenti di nessun tipo  per i quali si è dovuto intervenire». C’è da dire che tanto non stupisce vista la cura che della Protezione civile ha avuto il suo ex comandante Marco Scarpellini, da qualche mese in pensione, e dalla competenza di chi ne ha raccolto il testimone: Renato Bisegni. Il nucleo comunale è impegnato infatti in corsi di formazione  e di simulazioni pressochè continui, soprattutto nelle scuole, formazione diretta ai docenti e agli allievi per le emergenze che possono presentarsi improvvise che possono sembrare banali ma altamente pericolose se non si conoscono le tecniche e i metodi di intervento.

SINDACI

Alessio Pascucci, Cerveteri: «Quando mi sono insediato nel ruolo di Sindaco, ho giurato fedeltà e rispetto della Costituzione, nella quale credo fermamente. Ma oggi non posso non dire che quando abbiamo letto la sentenza di primo grado di questo processo, abbiamo sentito nel nostro cuore che fosse una sentenza non legata alle parole giustizia e verità». 
Alessandro Grando, Ladispoli: «Sono orgoglioso di rappresentare la mia città in questa circostanza che purtroppo rimarrà per sempre legata a un evento tragico. Questa piazza ha dimostrato di essere una piazza matura, ha rappresentato la propria rabbia nella maniera giusta. Questa manifestazione rimarrà per sempre nel mio cuore. Continueremo a far sentire il nostro amore alla famiglia di Marco finché non avrà ottenuto giustizia e verità».
Bruno Bruni, Manziana: «Il tema di questa sera è amaro, molto amaro. Come amministrazione abbiamo intitolato a Marco una panchina nei giardini pubblici in una posizione dove si vede l’infinito, e da dove si vede la casa dove è nato Valerio»
Luca Testini, vicesindaco di Bracciano:  Esalta l’esempio del dolore e dell’amore della famiglia Vannini e dice: «Questo farà in modo che Marco rimanga sempre presente nel cuore di  ognuno di noi» 

 

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