L’Ultimo etrusco continuerà a vivere

TARQUINIA – Il mito continuerà a vivere: nella memoria dei tarquiniesi, ma anche e soprattutto attraverso le sue imponenti opere e presto anche nell’attività della Fondazione che la figlia Daniela si sta apprestando a creare.  Quello di oggi, nella gremita chiesa del Duomo di Tarquinia, è stato quindi  solo un arrivederci ad Omero Bordo. L’’’Ultimo degli Etruschi’’ – come convintamente lo ha voluto definire il critico d’arte Vittorio Sgarbi che con tanto di fascia tricolore da sindaco di Sutri, non ha voluto mancare all’appuntamento, improvviso, per rivolgere un pensiero ad “un grande amico” e ad un “grande artista” – continuerà infatti a far parlare di sé. Anche e forse più di prima, grazie pure alla penna nobile di Sgarbi che si è detto pronto a ripubblicare il libro di tanti anni fa che racconta la sua vita di Omero Bordo.
Morto nella sua casa di Tarquinia, nel cuore del centro storico, Omero Bordo è stato fino all’ultimo contornato dall’affetto della sua famiglia: la moglie Anna Lucia e le figlie Daniela e Katia. Da qualche tempo combatteva contro una malattia che lo affaticava nel fisico ma non nel spirito, sempre pronto attento e pieno di idee. A salutarlo ieri tanti tarquiniesi, rappresentanti di più o meno recenti cariche istituzionali. Persone che lo hanno amato e aiutato, anche nei momenti difficili che non sono mancati nella sua vita. La cerimonia, officiata da Don Rinaldo Copponi e da Don Roberto Fiorucci, ha lasciato spazio al termine del rito religioso, a tre interventi illustri: quello del giornalista Osvaldo Bevilacqua, del politico del territorio Gianni Moscherini e del critico d’arte Vittorio Sgarbi.
“Dovevo essere a Venezia per la presentazione di un libro. – ha raccontato Sgarbi –  Ma ho telefonato che non sarei andato. Mi sembrava più giusto essere qui per dire il mio pensiero su una persona che mi era cara sul piano istintivo e umano. Sono arrivato in tarda serata a Tarquinia e ho alloggiato in albergo. Un portiere gentilissimo mi ha dato il libro “Omero, l’ultimo degli Etruschi – La mia biografia”. Un’opera bella, che ho subito letto, nella quale Omero attraverso lo scritto del giornalista Cecchelin non nasconde nulla della sua vita. Sarà mio impegno – ha annunciato Sgarbi – come amico e uomo delle istituzioni, di ripubblicare questo libro per farlo conoscere al mondo, come merita”. Sgarbi ha letto alcuni passaggi del libro sottolineando, tra le altre cose, la dolcezza dell’uomo: l’amore e il legame profondo che Omero nutriva ad esempio per la figlia Daniela; e gli incontri nei suoi tanti viaggi-studio sulle tracce degli Etruschi.
Cariche di pathos le parole del giornalista Osvaldo Bevilacqua che, con la sua trasmissione Tv Sereno Variabile,  ha raccontato tante volte Omero Bordo e la sua arte di realizzare vasi etruschi con tecniche arcaiche che non ha mai completamente svelato. Bevilacqua ha voluto ricordare come grazie ad Omero abbia conosciuto la moglie Sandra (nipote dell’artista) con la quale ha costruito una famiglia. “Caro Omero, ti aspettavi così tanta gente? Una così grande partecipazione? – ha esclamato alla platea Bevilacqua – Omero è stato un grande artista, un genio nella sua semplicità. Il fatto che un critico, uno scrittore, un ricercatore così importante come Sgarbi sia qui, dimostra e testimonia che il valore di Omero è grande. Era un uomo molto semplice, ma un grande genio che ci ha avvicinato al mondo degli Etruschi. Io personalmente devo molto ad Omero, è stato fondamentale per la mia vita. E’ stato uno dei primi personaggi che ho voluto intervistare e conoscere per quello che ha rappresentato. Dal punto di vista umano e familiare lo debbo ringraziare perché attraverso di lui ho conosciuto mia moglie e costruito una famiglia, i miei figli, che lui adorava”. “Forse – ha aggiunto Bevilacqua – Omero Bordo è stato anche sottovalutato; forse qualcuno avrebbe potuto dargli ancora più risalto. Ma poi la vita gli ha dato grandi soddisfazione. Tante opere che si trovano al Louvre o altrove e che portano il suo nome ne sono la dimostrazione. Vi garantisco che Omero ci capiva tanto di Etruschi, ma veramente tanto; più di quanto si possa immaginare. Ci ho tenuto a far capire che in questo territorio ha vissuto un grandissimo artista”. 
Gianni Moscherini, che di Omero era pure grande amico, ha voluto ricordare due  incarichi importanti che gli affidò nel corso della sua carriera politico-amministrativa: prima da presidente dell’Autorità portuale di Civitavecchia, quando gli diede l’incarico di realizzare la maestosa statua in bronzo di Traiano all’ingresso del porto, di oltre due metri; poi da sindaco di Civitavecchia, quando chiese ad Omero di dedicare una statua al vescovo Carlo Chenis, che potesse stare in mezzo alla gente. “Omero – ha ricordato Moscherini – scelse di collocarla sul primo gradino della scalinata della cattedrale di Civitavecchia”. Moscherini ha ricordato anche il grande successo che ebbero i vasi etruschi di Omero che portò più volte alla fiera di Miami. 
 “Il negozio di Omero – ha anche detto Moscherini – non è un negozio normale. A me richiamava la bottega dell’arte di Firenze, del Rinascimento. Un luogo aperto al pubblico dove poter vivere e parlare della cultura etrusca”. Moscherini ha ricordato Omero anche per il grande amore per la sua famiglia, un amore fortemente ricambiato.

Il mito di Omero oggi continua a vivere oltre i 75 anni nei quali l’artista ha costruito  un personaggio che si è presentato al mondo – attraverso interviste rilasciate a televisioni e giornali – in tutta la sua semplicità ma anche nella sua grande competenza e conoscenza, formatasi più che sui libri, proprio ‘’sul campo’’ in senso stretto, quando già 15enne si sentì travolto dalla passione per gli Etruschi e divenne un ineguagliabile scavatore clandestino. Un ‘’errore di gioventù’’ disse più tardi, quando a 20 anni passò dalla parte della legge, divenendo invece collaboratore della Soprintendenza  dalla quale ottenne il permesso di scavo grazie al sovrintendente  Mario Moretti. Fu così  che scoprì la Tomba delle Pantere, tra le più importanti della necropoli di Tarquinia, e poi molte altre persistenze di notevole importanza, come pure diversi frammenti dell’Ara della Regina.  Da lì in poi una escalation di attività, viaggi ed incontri che lo vedono ormai consacrato come l’indiscusso “ultimo Etrusco’’. Erano gli inizi degli anni 70 quando Omero Bordo iniziava la ricerca dell’impasto arcaico, la produzione di ceramica e poco dopo la produzione di opere in bronzo e più tardi la lavorazione dei preziosi etruschi, in particolare dell’oro. Prolifico il  decennio di lavoro al fianco del grande amico e pittore cileno Sebastian Matta, dando vita alla scuola Etrusculudens, ricca di produzioni ceramiche di altissimo valore. Nel 1995 inizia a coronare  il sogno della sua vita con la costruzione di Etruscopolis, un vero  viaggio nel tempo. Numerose sue opere si trovano esposte nei più importanti musei del mondo. Innumerevoli i premi e le onorificenze: il San Valentino d’oro, la laurea honoris causa a Boston per la facoltà di Etruscologia, il premio Europa con il regista Zeffirelli. Le sue opere sono esposte nei musei di tutto il mondo.
 

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Consip, Tiziano Renzi compra una pagina di giornale: «Oggi dico basta, vendo tutto e faccio il nonno»

Il padre dell’ex premier dopo la richiesta di archiviazione acquista una pagina sul Qn: «Dal 2014 la mia vita è cambiata. Ho conosciuto il dolore di chi viene accusato pur sapendo di essere innocente»

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Una nuova roulotte per il clochard Osvaldo

CERVETERI – Ieri mattina, nel quadro della riqualificazione dello spazio che circonda lo stabile conosciuto come ex mattatoio in via del Lavoratore, ad opera dei volontari della Protezione Civile di Cerveteri che farà dello stesso la propria sede si è provveduto ad una operazione tra le più delicate che dovevano affrontarsi. Nel progetto ideato da Renato Bisegni, responsabile della Prociv di Cerveteri , era previsto che fosse spostata di alcuni metri più a valle la “residenza” del nostro simpatico clochard Osvaldo Paoletti.  La Prociv  ha fatto in modo di recuperare una nuova roulotte seminuova, di attrezzare una piazzola dove sistemarla e farne la nuova residenza di Osvaldo. Conoscendo però il Paoletti, tipo stravagante e non molto propenso alle novità nonostante siano quasi sempre a suo vantaggio, si è ritenuto che a comunicargli la cosa,  fossero gli assistenti sociali del comune che si sono recati sul posto con la Polizia Locale e l’ambulanza dell’Assovoce nel caso fosse stata necessaria.  Ma tutto è stato tranquillo. Gli assistenti sociali che gli hanno parlato e il “trasloco”, diciamo così, è avvenuto tra una sigaretta ed una battuta.  Dice Bisegni: «Lo si è spostato qualche decina di metri più in giù su una piazzola creata appositamente  per lui dove potrà stare in santa pace e godere di una roulotte seminuova donata alla Protezione Civile da G.L. Danise, persona con un grande cuore e ricca di principi,   che da .mesi collabora con noi, per il controllo del Territorio e tutte le problematiche inerenti i temi di Protezione Civile, per una crescita reciproca ed una formazione sopra la media».

 

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Camera iperbarica, l'associazione Forno ringrazia il Consiglio

CIVITAVECCHIA – Una lettera per ingraziare tutti i consiglieri comunali che, all'unanimità, hanno votato l'ordine del giorno presentato da Alessandra Riccetti per la riattivazione della camera iperbarica. È quella che è stata inviata dall'associazione volontari "Francesco Forno" che per anni ha gestito la struttura.

"La camera iperbarica è perfettamente a norma e, a detta della società costruttrice, è la più moderna sotto tutti i punti di vista tra le oltre 80 camere iperbariche presenti in tutta Italia – ha ricordato il presidente Gianfranco Forno – nel Lazio, attualmente, è operativa solo la struttura iperbarica del Policlinico Umberto I di Roma. La struttura, che ci è stata consegnata il 3 maggio 2010, si trova in “area artigianale” del porto a meno di 100 metri dalla statale Aurelia, dopo il suo trasferimento dal sito originale. Alla definizione della sua apertura, come da progetto, l’area portuale in cui si trova verrà delimitata, con due accessi: uno in ambito portuale per l’ingresso dal porto e uno sulla via Aurelia, per l’ingresso ordinario dei pazienti. Avendo conosciuto direttamente il progetto originale dell’ampliamento del nostro ospedale, voglio ricordare che nel medesimo, nel reparto di rianimazione, era prevista una camera iperbarica. Al momento, poi, della realizzazione, nel 1997, della struttura di proprietà dell’Autorità Portuale, gestita dall’associazione dal febbraio 1998 al dicembre 2005, il progetto di ampliamento ospedaliero è stato modificato con la ovvia eliminazione di una struttura, comunque, esistente in città".

Come è stato ricordato poi in consiglio, l’Autority avrebbe proposto il passaggio gratuito della struttura all’Asl, mediante una formale comunicazione, "che – ha aggiunto Forno – ad oggi, non risulta essere mai stata formulata. In Regione Lazio dalla fine di maggio esiste una Interrogazione urgente a risposta scritta, alla quale non è stata data ancora risposta. L'ampliamento della struttura che ospita la camera iperbarica, già dal novembre 2010 era previsto al momento in cui la Regione avesse concesso l’autorizzazione all’esercizio, negata nell’estate del 2012 dopo 20 mesi con due motivi pretestuosi. Il 4 ottobre scorso, dopo un incontro informale con il presidente dell'Autority, abbiamo presentato nuovamente una lettera ed alcuni documenti per la ripresa degli incontri tecnici con l'Autority (Ufficio Legale e Dirigente tecnico), interrotti nell'estate del 2016 – ha concluso Forno – con la nomina del Commissario dell'Autority, al termine del mandato di Pasqualino Monti".

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Prende forma il progetto ‘‘Sicurezza nelle emergenze’’

di TONI MORETTI

CERVETERI – Non c’è dubbio. Renato Bisegni, responsabile della Protezione Civile di Cerveteri, ha le idee chiare. In sordina e senza clamore, ha sviluppato un progetto articolato che vedrà Cerveteri come comune che farà scuola sullo sviluppo del concetto di protezione civile funzionale alle esigenza della popolazione, concetto che coltiva fin dalla tenera età coinvolgendo anche i più giovani con dei momenti di formazione che si avvicinano al desiderio ludico ma che impiantano nelle coscienze senso di responsabilità e di solidarietà. Bisegni,  vuole creare le condizioni affinchè nessuno faccia spallucce al cospetto del bisogno improvviso dell’altro e se l’alibi potrebbe essere un senso di inadeguatezza, o di insufficiente preparazione ad affrontare e gestire l’evento, egli, coi suoi volontari e con tutto ciò che può coinvolgere delle strutture qualificate messe a disposizione dallo stato, queste sicurezze le da offrendo formazione, costante e mai fine a se stessa. Il suo progetto in fase di decollo, per esempio, mercoledì ha visto il suo gruppo comunale a fianco  del 1° Reggimento dei Granatieri di Sardegna, per la formazione degli operatori. Gli stessi volontari che proprio in questi giorni, stanno ultimando i lavori di riqualificazione dello stabile in via del Lavatore dove aveva sede la banda musicale più conosciuto come ex Mattatoio che sarà il prossimo polo della formazione permanente della Protezione Civile di Cerveteri. Lo stabile, concesso dal comune, prevede l’inizio della sua funzionalità attraverso la riqualificazione, curata in ogni minimo particolare di tutta l’area adiacente curando ogni dettaglio il ripristino strutturale, sia il taglio dell’erba e la cura della vegetazione, la pulizia delle cunette per lo scarico delle acque piovane alle quali seguirà quella del fosso del Manganello per consentire una migliore affluenza delle acque in caso di piena. Saranno riqualificati gli orti Ceretani, il sentiero di Lawrence senza trascurare l’ampliamento e la pulizia della sede stradale antistante il centro. Ma meraviglia delle meraviglie, il progetto prevede la creazione di un parco giochi per i bambini di Cerveteri con la segreta aspirazione che la vicinanza alla sede della Protezione Civile possa sviluppare in loro il desiderio di volerne diventare parte integrante.  Che dire, lascia sbalorditi la perizia con la quale, con le forze del volontariato,  sia concepito un progetto, il primo che si ricordi a Cerveteri articolato e finalizzato a diverse funzioni sociali e non fine a se stesso. 

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Acqua pubblica, domani incontro in Regione

LADISPOLI – “L’amministrazione comunale di Ladispoli, capofila di 18 enti locali che gestiscono autonomamente il servizio idrico e non intendono passare sotto  Acea, domani sarà ricevuta in Regione Lazio per ribadire la propria posizione alla luce della nuova legge sull’acqua pubblica che il Governo si prepara ad approvare”.

Le parole sono del consigliere delegato alle Risorse Idriche e Ambientali, Filippo Moretti, che sarà ascoltato nella riunione congiunta delle Commissione regionali alla Tutela del territorio ed Agricoltura ed Ambiente, programmata per il 16 ottobre alla Pisana. L’audizione è stata accordata da una iniziativa nata di concerto con tutte le forze politiche rappresentate nel Consiglio comunale di Ladispoli ed è condivisa con le amministrazioni dei comuni interessati, anche esse appartenenti ad un ampio schieramento politico.

“Alla Regione Lazio – prosegue Moretti – che ringraziamo per aver accolto la nostra richiesta di audizione, confermeremo la nostra volontà di scongiurare che il servizio idrico delle nostre città venga forzosamente trasferito sotto la gestione d’ambito ATO1 ed ATO2. Siamo tra i pochi comuni compresi in questi ambiti che, autonomamente o attraverso società partecipate, ancora gestiscono in proprio il servizio idrico integrato, con buoni risultati in termini di prestazioni di servizi e di tariffe. La nostre carte dei servizi, infatti, sono estremamente concorrenziali e le tariffe sono notevolmente più basse rispetto a quelle dei nostri rispettivi gestori d’ambito. A Ladispoli da tempo siamo particolarmente attenti alla qualità dell’acqua e, seppure con grandi difficoltà, facciamo manutenzione sugli impianti e sulle reti, investendo per garantirci una disponibilità costante di acqua potabile anche in periodi nei quali moltissimi comuni del nostro comprensorio hanno conosciuto  il disagio del razionamento. Particolare attenzione prestiamo, inoltre, agli impianti di potabilizzazione e depurazione, per garantire la salute dei cittadini ed il rispetto dell’ambiente. Sono queste le argomentazioni che sottoporremo all’amministrazione regionale, ricordando come quello di Ladispoli sia un esempio virtuoso di gestione che abbiamo cercato di conservare ma che non è contemplato dalla legge vigente. Abbiamo richiesto la convocazione di questa audizione perchè appare paradossale che la Regione Lazio acceleri improvvisamente le procedure che ci obbligano a confluire negli ATO di competenza, proprio nel momento in cui nel documento programmatico del nuovo governo “Contratto per il governo del cambiamento”, al punto 2. Acqua Pubblica, si legge testualmente “È necessario investire sul servizio idrico integrato di natura pubblica applicando la volontà popolare espressa nel referendum del 2011, con particolare riferimento alla ristrutturazione della rete idrica, garantendo la qualità dell’acqua, le esigenze e la salute di ogni cittadino, anche attraverso la costituzione di società di servizi a livello locale per la gestione pubblica dell’acqua.” Una declaratoria che trova già piena rispondenza nei fatti in tutti quei comuni, come i nostri, che si oppongono al passaggio forzoso nei grandi ambiti di gestione. Lo scorso 23 marzo 2018 è stata presentata una nuova proposta di legge, la n. 52, “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque” firmata da numerosissimi parlamentari, rappresentanti di pressoché tutte le forze politiche, nella quale viene profondamente rivisto il criterio di Ambito Territoriale Ottimale ed i criteri che stabiliscono la libera adesione dei comuni. E’ da sottolineare che tale legge ha subito proprio in questi giorni un forte impulso affinchè venga presto valutata dalla commissione competente ed approdi in tempi brevi alla discussione in aula. Alla Regione Lazio chiederemo una moratoria  nell’applicazione dell’incomprensibile obbligo previsto dalla legge vigente che ci porterebbe sotto la gestione degli attuali ambiti, in attesa dell’approvazione delle preannunciate nuove disposizioni legislative. Sarebbe, infatti, paradossale che i nostri Comuni venissero obbligati ad una scelta devastante in termini economici e di servizi, con criteri opposti alla gestione dell’acqua pubblica, solo per adempiere ad una norma che è in procinto di essere profondamente cambiata”.

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Bargiacchi e Fava nuovi membri dell'organo di indirizzo della Fondazione Cariciv

CIVITAVECCHA. Nuovi innesti per l'organo direzionale della Fondazione Cariciv. Andrea Bargiacchi e Marco Fava sono i nuovi membri dell'organo di indirizzo dell'ente di origine bancaria. L'elezione è avvenuta ieri mattina dopo che il consorzio universitario Città di Civitavecchia ed i comuni del comprensorio avevano proposto i nomi dei due professionisti locali.

Le due nomine si sono rese necessarie dopo che Bruno Ricci, proposto dall'ex sindaco Bacheca, si era dimesso per candidarsi a sindaco della Perla del Tirreno e dopo che l'avvocato Luca Marconi, proposto dal consorzio universitario dell'allora presidente Cacciaglia, si è dovuto dimettere per entrare nel cda.

Per quanto riguarda i profili dei nuovi entrati: Fava è un commercialista molto conosciuto a Santa Marinella che lavora da molti anni in tutto il comprensorio. Bargiacchi invece è un consulente finanziario e imprenditore di Tolfa, già presidente dell'università agraria del paese collinare.

I due nuovi membri sono stati eletti praticamente all'unanimità dell'organo di indirizzo (unico astenuto è stato l'avvocato D'Amico che collaborando da anni con il commercialista di Santa Marinella ha preferito astenersi per correttezza sul suo nome).

Tutto l'organo di indirizzo andrà comunque a scadenza il prossimo anno quando verrà data nuovamente voce ai soci dell'ente per la nomina dei nuovi organi.

Soddisfatta la presidente della Fondazione Cariciv Gabriella Sarracco ha augurato buon lavoro ai due nuovi dirigenti.

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PalaMercuri, ecco il bando: 15 anni di gestione e 120mila euro di lavori

Nella giornata di ieri è stato pubblicato il bando di gara relativo all’affidamento in concessione della gestione dell’impianto sportivo comunale denominato “Campo Pattinaggio località Fiumaretta’’, conosciuto anche come PalaMercuri. Le offerte dovranno essere presentate entro il 6 novembre nelle modalità previste dal bando, pubblicato al seguente link: http://www.civitavecchia.gov.it/concessione-gestione-dellimpianto-sportivo-comunale-denominato-campo-pattinaggio-loc-fiumaretta/. Il concessionario avrà 15 anni di gestione e dovrà farsi carico di circa 120mila euro di lavori, come stimato nella relazione tecnica.

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''Marco sei sempre nei nostri cuori''

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Marco sei sempre nei nostri cuori». Con queste parole, tra gli applausi delle persone presenti si è conclusa sabato pomeriggio la cerimonia per il posizionamento in via Alcide De Gasperi a Ladispoli, nei pressi di casa Ciontoli, della targa commemorativa in ricordo di Marco Vannini tanto voluta da mamma Marina e papà Valerio. «Chi diceva di amarti ti ha lasciato morire ma nessuno farà mai morire il nostro amore per te. Mamma e papà». Queste le parole incise sulla targa, posizionata all’interno di un’aiuola recintata per lui. Parole che illuminate dai raggi del sole a momenti brillavano come se fossero scolpite in oro. Tanta soddisfazione traspariva negli occhi dei genitori dai volti questa volta sorridenti. E si, mamma Marina per la prima volta si è presentata volutamente trasformata nell’aspetto: sorridente e con un filo di trucco negli occhi quasi volesse trasmettere a Marco la soddisfazione del raggiungimento di un primo risultato reale frutto della sua ostinazione e della sua lotta alla ricerca di verità e giustizia. E’ contenta.
«La targa io e mio marito Valerio l’abbiamo voluta per Marco – dice mamma Marina – e lui doveva vedere la serenità nei nostri occhi. Per noi è stato come fare qualcosa per nostro figlio. Quando mi è stato detto che è stata strappata la foto di mio figlio dai Ciontoli mi sono sentita oltraggiata e ho avuto la sensazione come se Marco fosse  rimasto mortificato. Per cui abbiamo voluto fare una cosa per lui bella a vedersi. E per questo ci siamo impegnati anima e corpo per poter dare un giorno di serenità a nostro figlio. Tutta l’attenzione su Marco è incentrata sul processo e su quanto emerge a livello processuale, questa targa, invece, è un modo dove io posso dare qualcosa a lui. In quella targa c’è tutto l’amore per nostro figlio».
Per mamma Marina è stato quindi un momento molto diverso dalle sue partecipazioni alle udienze o alle trasmissioni televisive. Un momento intimo con quell’unico figlio strappato alla vita appena ventenne come testimoniano le pietre, venti appunto, posizionate intorno all’aiuola a lui dedicata.  
«Nonostante l’ora e il derby in corso, tante le persone presenti che hanno voluto dimostrare il loro affetto la loro solidarietà che nutrono per noi» dice mamma Marina avvicinata, abbracciata e accarezzata da tanti amici, conoscenti e persone sconosciute che hanno partecipato. «In particolare – continua – mi hanno colpito due persone. Un uomo che veniva da Nepi,  peraltro era lì da diverso tempo che aspettava perché non aveva compreso bene l’ora della cerimonia e non voleva perderla, e poi una signora anziana, che aveva più di novant’anni, che veniva da Roma.  Stava seduta su una sedia e aveva difficoltà ad alzarsi. Allora mi si è avvicinata la figlia per chiedermi di andare dalla mamma. L’anziana come mi ha visto è scoppiata a piangere, nonostante non avesse  mai conosciuto mio figlio. Mi ha chiesto un ricordo di Marco ed io le ho dato la sua foto che porto sempre con me e lei la mette dentro al petto dicendo: ora lo porto nel mio cuore».  Vedere l’anziana piangere è stato un momento molto forte per mamma Marina perché gli ha ricordato la perdita di suo padre che è vento a mancare qualche anno fa  travolto dal dolore per la morte del nipote.  
«Signora siamo con lei», «signora continui la sua battaglia», «Noi siamo con lei», «Lei ci da tanto coraggio per andare avanti», «Marco è come un figlio per noi» dicevano a mamma Marina che aggiunge:  «Alcune  persone addirittura piangevano e tutte stavano lì per aiutarci e sostenerci. Questo è per me e la mia famiglia importante.  Quando mi abbracciavano era come se fosse mio figlio a farlo e mi dicesse: mamma sto qua, stai tranquilla. Sono con te e papà. E questo mi dà la forza di non mollare».  
Nonostante la targa sia stata tanto voluta mamma Marina non sa se ci andrà spesso in quel luogo: «Non ci vado quasi mai laggiù. Vedere quella casa mi fa star male e quella targa è il simbolo della tragedia in quella via. Non so se ci andrò». 
In disparte, seduta su una sedia, assiste alla cerimonia, col volto segnato dal tempo e dal dolore, nonna Gina, la mamma ottantaduenne di Marina che cerca con la sua presenza, quasi fosse un ombra, di proteggere la figlia. Ogni tanto si asciuga con un fazzoletto le lacrime che non riesce a trattenere. «Marco era bello come il sole», ripete più volte piangendo. «Lo avete conosciuto?» chiede alle tante persone che le si avvicinano, che le accarezzano con amorevolezza quel volto nel quale traspare tutta la sua angoscia per quella perdita inconsolabile.  Nonna Gina dice che: «Ai figli le si vuole bene, ai nipoti ancora di più. Arrivare alla mia età dopo tante sofferenze, adesso che potevo star bene, vedere i miei figli e i miei nipoti sistemati avrei preferito morire piuttosto che vivere questo grosso dolore insopportabile che mi sta annientando».
Papà Valerio: «E’ stato emozionante svelare la targa. Non vedevo l’ora che arrivasse questo momento. Sono molto soddisfatto soprattutto della presenza del sindaco Grando che ha partecipato con gioia alla cerimonia e ha a cuore la vicenda di mio figlio. Mi ha fatto molto piacere sapere che domenica c’è stato un via vai di persone che si sono fermate a vedere la targa. Tutto questo è molto bello».  

 

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Il sogno diventa realtà: il campo di Due Casette intitolato a Davide Mataloni

È giunta l’ora, dopo anni di lavoro, enormi sforzi e tanto amore messo in campo, finalmente venerdì aprirà l’impianto sportivo comunale “Daniele Mataloni”. La struttura, situata in località Due Casette e da quasi vent’anni in disuso, è stata presa in gestione dalla DM84 Cerveteri, società di calcio nata nel 2006 per volere della famiglia Mataloni e degli amici di Daniele. Imponente l’investimento effettuato che ha portato l’impianto da una situazione di totale abbandono ad essere un fiore all’occhiello dell’impiantistica sportiva locale. Rifacimento completo delle strutture, creazione di un ingresso con zona ludica per bambini e campo da bocce circondato dal verde, campo di allenamento in terra e campo da gioco in erba naturale sono alla base della nascita di un polo sportivo che punta a diventare riferimento per tanti ragazzi e non solo. L’impianto sarà la casa della DM84 che in questa stagione militerà nel campionato di prima categoria e che per il prossimo anno sportivo sta progettando l’apertura di scuola calcio e settore giovanile, ma sarà anche un luogo di ritrovo e ricreazione per chiunque voglia partecipare attivamente alla vita e alle attività della struttura.
Tutto questo consegnando per sempre al posto il nome di Daniele Mataloni. «Dopo dodici anni – spiega il papà di Daniele e presidente della DM84 Pierino – di lotte e fatiche fisiche ed economiche, venerdì si avvererà per la mia famiglia, per tutta la DM84 e per le tantissime persone che ci vogliono bene e che in questi anni ci hanno aiutato e sostenuto un sogno bellissimo dal nome campo sportivo comunale Daniele Mataloni. Questo non mi ridarà certo indietro mio figlio ma terrà intatto il suo ricordo nel cuore e nella mente di tutti aiutando me e la mia famiglia a sopravvivere un po’ meglio.
In questa avventura ho avuto molte persone accanto e questo mi riempie d’orgoglio perché vuol dire che io, Daniele, mia figlia Cristina e mia moglie siamo persone semplici e ben volute da molti.
Mi sento di ringraziare tutti gli amici di Daniele con i quali da subito ho intrapreso questo percorso che ha portato prima alla nascita della DM e adesso al completamento dei lavori e all’apertura del campo intitolato a Daniele; grazie a tutti coloro che negli anni hanno fatto parte della grande famiglia DM a tutti i livelli (giocatori, allenatori, dirigenti, tifosi e simpatizzanti), grazie alla mia famiglia con un pensiero speciale per mio fratello Pino recentemente scomparso, grazie alle mie cognate ed ai miei cognati sempre presenti ed ai tanti amici che mi hanno aiutato sia fisicamente che economicamente per far sì che questo sogno si realizzasse.
Grazie soprattutto a mio figlio Daniele che ha dato a tutti noi la forza».
“Sarà una giornata di grande festa e un sogno che si realizza per gli affetti e i tanti amici che hanno conosciuto il nostro giovane concittadino Daniele Mataloni, scomparso nel 2005 ma la cui memoria è rimasta sempre viva nel cuore di tutti – dichiara il Sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci – l’inaugurazione del campo sportivo a lui dedicato rappresenterà un punto di riferimento per i tanti sportivi e per le famiglie della nostra città e del territorio tutto, oltre che a rappresentare la casa di una delle realtà più importanti di Cerveteri come la DM84. Un luogo dove lo sport e il ricordo del giovane Daniele saranno sempre i protagonisti assoluti».
Appuntamento, quindi, vernerdì alle 18 per l’inaugurazione ufficiale dell’impianto con il sindaco e le autorità, seguirà la partita inaugurale tra i giocatori della DM84 delle stagioni 2006/2007 e 2007/2008 (le prime due, indimenticabili e vittoriose stagioni della squadra) e tra una selezione di amici di Daniele e giocatori della DM di tutte le altre stagioni.
A seguire rinfresco per tutti, musica e tante sorprese. Sono inviati a partecipare tutti coloro che voglioni intervenire.
 

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