Snc, inizia il tour ligure

di MARCO GRANDE

La serie A2 di pallanuoto si appresta a tornare in acqua nella giornata di domani  per il terzo turno del campionato; la Snc di Marco Pagliarini cerca il riscatto dopo la deludente sconfitta casalinga subita sabato scorso dal Como Nuoto, che di fatto annulla le note positive viste nel corso del primo match di  Ancona, in cui i rossocelesti avevano espugnato, a detta di molti esperti, uno dei campi più ostici del girone.
Tutto da rifare, dunque, per la società di Viale Lazio, attesa lle 14 nella piscina di Bogliasco dalla formazione della Sportiva Sturla, reduce dal convincente successo per 9 a 7 in casa del fanalino di coda Brescia Waterpolo.La compagine civitavecchiese con quella genovese, però, vantano gli stessi punti in classifica, ma registrano allo stesso tempo un diverso inizio di campionato, con i laziali vincenti all’esordio e con lo Sportivo Surla che ha subito la debacle interna contro il Torino proprio due settimane fa. Mister Pagliarini potrà contare sull’esperienza, ma soprattutto sulla vena realizzativa del suo pupillo nonché dell’ elemento più rappresentativo del gruppo, ovvero capitan Romiti. Il 35enne, mattatore indiiscusso nel match di Ancona e autore di una delle sette marcature dei suoi nella gara di sabato scorso, non ha di certo intenzione di fermarsi e vuole trascinare il team di patron D’Ottavio verso una vittoria che gli darebbe morale e fiducia nei propri mezzi. Dall’ altro lato, però, la formazione civitavecchiese dovrà cercare di marcare il più possibile Dainese, uno dei giocatori di maggior rilevanza, che ha già segnato per quattro volte. Chi ha contribuito per la causa rossoceleste nella partita contro la squadra lombarda è stato senza ombra di dubbio Marco Minisini (nella foto in alto): il 24enne ha espresso il suo parere circa questo inizio di campionato dalla doppia faccia della medaglia dei suoi compagni, i quali hanno conosciuto sia la gioia per la vittoria che il gusto amaro della sconfitta.
«Il match interno contro il Como è stato preso sotto gamba – esordisce l’attaccante –  e quest’anno non possiamo permetterci il lusso di affrontare le partite in questo modo, visto che concorriamo dopo tempo nel raggruppamento del Nord. Abbiamo affrontato il terzo quarto di gara da squadra spenta e quasi priva di motivazioni; solamente nel quarto parziale di gioco ci siamo svegliati, recuperando e portando il match sul 7 a 7».
Circa il goal  che lo ha sbloccato dal punto di vista realizzativo, invece, si dichiara contento ma specifica allo stesso tempo di non voler scendere in acqua tanto per la marcatura, quanto per l’obiettivo di mettere in condizione gli altri compagni di apparire più frequentemente sul tabellino dei marcatori. Poi passa a parlare della leadership della sua guida tecnica, esaltata e considerata un punto di riferimento per tutto il gruppo: «Lo stadio del nuoto può essere gremito di persone e registrare il tutto esaurito – afferma il 24enne- ma l’unica voce che ascolto insieme ai miei compagni è proprio quella del mister,l’unica in grado di farci estraniare da tutto il resto». Infine rivogle un pensiero agli immediati avversari da affrontare: «Non conosciamo lo Sturla – conclude – che, come tutte le squadre della Liguria, sarà agguerrita e tosta ma indipendentemente da questo ce la possiamo giocare contro qualsiasi avversario. Nessuno può mettere i piedi in testa a un gruppo come il nostro che ha tanta voglia di spaccare».
Parole chiare e concise, quelle di Minisini, che portano verso un unico denominatore comune: il riscatto. Solo il campo determinerà il verdetto di una partita il cui esito appare tutt’altro che scontato.

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Omicidio Nica: oggi attesa la sentenza per Stefano Risi

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – Oggi davanti al gup del Tribunale di Civitavecchia Giuseppe Coniglio per Stefano Risi,  che ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato, che permette lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna, si prevede la discussione e a seguire la  sentenza per la morte di Daniele Nica. Il giovane cerveterano, 31enne all’epoca dei fatti,  è stato accusato di omicidio stradale per aver investito con la sua Mercedes classe B di colore nero causandone il decesso in conseguenza delle gravi lesioni riportate, il 16enne ladispolano Daniele Nica. Il tragico incidente è avvenuto sulla Statale Aurelia, nei pressi del noto locale Pinar, nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 luglio del 2016.  Udienza preliminare, invece, per l’altro imputato di omicidio stradale il 23enne di Ladispoli, Adam Galluccio, che conduceva  la Fiat Panda di colore rosso lasciata in sosta sull’Aurelia dalla quale era sceso Daniele, che ha chiesto di essere giudicato con il rito ordinario. Oggi, il gup, dovrà decidere su un eventuale rinvio a giudizio.  
Come noto, ad entrambi gli imputati la Procura ha riconosciuto la colpa consistita in «negligenza, imprudenza e imperizia, nonché nell’inosservanza delle norme di circolazione stradale» per la morte del giovane. In particolare, secondo l’accusa, Risi non avrebbe «regolato la velocità del veicolo con riguardo alle caratteristiche dello stesso e della strada, scarsamente illuminata e notoriamente frequentata, in quel tratto, per via della presenza nella vicinanze di un noto locale pubblico, e per non aver mantenuto un’andatura che consentisse di compiere tutte le manovre necessarie per evitare pericoli per la sicurezza delle persone», di quì l’investimento di Daniele e il decesso in conseguenza delle gravi lesioni riportate; mentre Galluccio, sempre secondo l’accusa, «per aver  oltrepassato le strisce longitudinali continue e aver sostato sulla banchina in prossimità della striscia continua che delimita la carreggiata, al fine di consentire al Nica di scendere dall’autovettura, in tal modo poneva in essere le condizioni perché il medesimo venisse investito dal Risi». 
Un fatto senz’altro di rilievo è che nel corso delle indagini difensive effettuate dalla parte civile nella fase preliminare, è stata acquisita e poi depositata una dichiarazione testimoniale di un giovane accorso subito sul luogo dell’incidente che avrebbe sentito Risi nell’immediatezza dei fatti dire che si era distratto perché gli era caduto il suo telefonino in macchina.  «E’ colpa mia mi sono distratto con il telefonino» avrebbe detto il giovane disperato. Questa testimonianza contrasta con quanto dichiarato dal Risi: «Notavo una fiat Panda di colore rosso ferma a bordo strada sulla mia stessa corsia di marcia. Nel mentre gli transitavo affianco, ho udito un colpo provenire dallo specchietto retrovisore destro della mia autovettura. Infatti guardando lo stesso specchietto, mi accorgevo che avevo urtato qualcosa».  Sostiene peraltro  «di non aver notato nessuno che stesse in piedi fuori dalla Fiat Panda». 
Oggi dopo due anni e mezzo terminerà la lunga attesa per avere giustizia da parte dei genitori di Daniele,  Katia Giordani e Marco Nica, ancora sconvolti per una perdita che ha creato un vuoto incolmabile. 
Rabbia, dolore e sconcerto nelle parole di mamma Katia che dice:  «Sono atterrita. Sentirsi dire che è stata una distrazione è un fatto inaccettabile. Ti distrugge l’anima. Quella distrazione non gli ha permesso di schivarlo, di scendere dalla macchina, di chiedere scusa e di finirla solo con un grande spavento. No. E’ morto. Mio figlio è morto e il responsabile deve essere punito. Chi  uccide non la può passare liscia. Ora la condanna a vita ce l’abbiamo noi. Loro no. Se non si viene puniti perché ci si distrae e si uccide, le vittime della strada aumenteranno. In questi 2 anni è mezzo ho conosciuto tante mamme che hanno perso i loro figli per causa di chi per distrazione, per alcool o per droga li ha uccisi. Io no, non ci sto e attendo fiduciosa». 
Mamma Katia si immedesima anche nella situazione della mamma di Marco Vannini dicendo: «Ho davanti ai miei occhi gli occhi di Marina icona della più grande delle ingiustizie. Terzo anno senza Marco  e gli assassini per tre Natali ancora fuori. Qualsiasi pena verrà data ai Ciontoli sarà poca, perché si sta parlando della vita di un figlio, che non ha valore» conclude sconsolata.

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La Società Storica presenta il 27° Bollettino: un viaggio nel tempo nella storia di Civitavecchia

CIVITAVECCHIA – Simone Gargiulli, frate Giuseppe De Leo, Enrico Ciancarini, Emanuele Seretti e Odoardo Toti: sono i cinque autori che hanno dato vita al 27° Bollettino della Società Storica Civitavecchiese, la cui presentazione è prevista per domani alle 18 presso il Convento dei Frati Cappuccini.

“Nell’anno 1751 fu stampata in Roma una Dissertazione Epistolare in forma di lettera da un Padre Capuccino nativo di Civitavecchia”. Con queste parole il marchese Antigono Frangipani, storico settecentesco della nostra città, menziona l’esistenza di una breve trattazione storica, otto pagine in tutto, dal titolo Aphoserii Osmini de Antiqua Centumcellarum Dignitate, et Episcopalibus Infulis. Dissertatio Epistolaris ad amicum “Sull’antica dignità e sulle insegne episcopali di Centumcellae. Dissertazione epistolare ad un amico, opera di Aphoserius Osminus”. Si tratta del primo tentativo, finora conosciuto, di stendere una storia della città e delle origini della diocesi di Civitavecchia. E da qui partono i cinque autori.

La Dissertazione Epistolare, secondo le informazioni rinvenute negli scritti del Frangipani e dell’allora medico di Civitavecchia Gaetano Torraca, fu stampata da un frate cappuccino nativo di Civitavecchia, tale Felice Caporali, sotto lo pseudonimo di Aphoserius Osminus. Dell’opera di frate Felice si perse però presto la memoria. La soppressione dei conventi, con le loro biblioteche e i loro archivi, prima sotto Napoleone negli anni 1798-1810 e poi di nuovo sotto Vittorio Emanuele II negli anni 1860-1873, procurò la perdita di molti documenti storici. Oggi di questo opuscolo, prima storia di Civitavecchia, rimangono solo tre copie conosciute in Italia (una nella Biblioteca Vaticana, le altre due ad Asti e a Cremona). La Società Storica Civitavecchiese ha recuperato il testo e lo ha studiato, dedicandovi l’intero Bollettino annuale. 

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"Non ne sapevo niente": viaggio nella Serbia del '95

CIVITAVECCHIA – Calafat, periferia sudovest della Romania appena uscita dalla dittatura Ceausescu, ai confini con una Serbia in guerra. È il 1995. Un mondo lontano, ma non così tanto da dover rimanere sconosciuto. Ed oggi, a raccontarlo, è Ernesto Berretti, civitavecchiese d’adozione, che per sette mesi ha vissuto questa esperienza, da Basco Blu della Ueo Danube Mission; e lo fa attraverso il suo primo romanzo, ‘‘Non ne sapevo niente’’.

Una raccolta di emozioni e riflessioni, un viaggio a ritroso nel tempo fino a quel 1995, riscoperto tramite alcuni personaggi creati per spiegare al lettore cosa c’era e come procedeva la vita fuori la base. «Ho conosciuto casualmente Diego Zandel, esperto dell’area balcanica – ha spiegato Berretti – e da una chiacchierata è nata l’idea del romanzo che m i ha dato la possibilità di aprire un cassetto dei ricordi». Dalle fotografie riviste alla stesura del libro è passato poco: tre mesi ed era pronto, perché evidentemente quei ricordi erano pronti per essere trascritti. L’appuntamento è per domani pomeriggio, alle 18, presso il nuovo sala Gassman di largo Italo Stegher.  

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Città in lutto: si è spento il cavalier Franco Rosati

CIVITAVECCHIA – Il mondo culturale e dell'associazionismo piange la scomparsa, improvvisa, del cavalier Franco Rosati. A dare la triste notizia il Centro Incontri Culturali, del quale è stato ideatore e presidente.

"Una personalità di spicco nel panorama culturale cittadino, commediografo, poeta, prosatore, fondatore e presidente dell’associazione – hanno spiegato dal Cic – Franco Rosati è stato promotore e protagonista di numerose iniziative volte a mantenere desta la cultura nella nostra città, in svariati campi: dalla lirica alla pittura alla poesia promuovendo mostre, conferenze, dibattiti e corsi di formazione oltre a premi nazionali di poesia in lingua e in vernacolo tra cui il Festival della Poesia dialettale giunto alla sua XVIII edizione e il concorso di poesia “Giacomo Leopardi” rivolto alle scuole del territorio, attività cui si è speso fino all’ultimo momento. Scrittore eclettico e ufficialmente affermato ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti tra i quali il titolo di Ufficiale al ruolo d’onore dell’Aeronautica Militare, il premio alla Cultura del del Consiglio dei Ministri ed il titolo di Cavaliere al merito della Repubblica. Lascia un vuoto profondo in tutti coloro che l’hanno conosciuto e stimato.Tutta l’Associazione partecipa al grave lutto della famiglia".

I funerali si svolgeranno domani mattina.  

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Marco Lodadio a Trigoria ospite dell’As Roma

Una gradita sorpresa per il campione iridato Marco Lodadio.
Il portacolori della As Gin Civitavecchia, che ai Mondiali di  Doha ha conquistato la medaglia di bronzo agli anelli, è stato ospite dell’AS Roma nel centro sportivo Fulvio Bernardini di Trigoria. 
Il club giallorosso ha regalato una maglia personalizzata all’aviere dell’Aeronautica Militare che ha conosciuto l’ex capitano Francesco Totti, mister Eusebio Di Francesco e la squadra capitolina.
Una grande emozione per Lodadio, che si è fatto immortalare con il ‘‘pupone’’, un’istuzione nel mondo dello sport italiano e non solo; d’altronde tra campioni ci s’intende.

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L’Ultimo etrusco continuerà a vivere

TARQUINIA – Il mito continuerà a vivere: nella memoria dei tarquiniesi, ma anche e soprattutto attraverso le sue imponenti opere e presto anche nell’attività della Fondazione che la figlia Daniela si sta apprestando a creare.  Quello di oggi, nella gremita chiesa del Duomo di Tarquinia, è stato quindi  solo un arrivederci ad Omero Bordo. L’’’Ultimo degli Etruschi’’ – come convintamente lo ha voluto definire il critico d’arte Vittorio Sgarbi che con tanto di fascia tricolore da sindaco di Sutri, non ha voluto mancare all’appuntamento, improvviso, per rivolgere un pensiero ad “un grande amico” e ad un “grande artista” – continuerà infatti a far parlare di sé. Anche e forse più di prima, grazie pure alla penna nobile di Sgarbi che si è detto pronto a ripubblicare il libro di tanti anni fa che racconta la sua vita di Omero Bordo.
Morto nella sua casa di Tarquinia, nel cuore del centro storico, Omero Bordo è stato fino all’ultimo contornato dall’affetto della sua famiglia: la moglie Anna Lucia e le figlie Daniela e Katia. Da qualche tempo combatteva contro una malattia che lo affaticava nel fisico ma non nel spirito, sempre pronto attento e pieno di idee. A salutarlo ieri tanti tarquiniesi, rappresentanti di più o meno recenti cariche istituzionali. Persone che lo hanno amato e aiutato, anche nei momenti difficili che non sono mancati nella sua vita. La cerimonia, officiata da Don Rinaldo Copponi e da Don Roberto Fiorucci, ha lasciato spazio al termine del rito religioso, a tre interventi illustri: quello del giornalista Osvaldo Bevilacqua, del politico del territorio Gianni Moscherini e del critico d’arte Vittorio Sgarbi.
“Dovevo essere a Venezia per la presentazione di un libro. – ha raccontato Sgarbi –  Ma ho telefonato che non sarei andato. Mi sembrava più giusto essere qui per dire il mio pensiero su una persona che mi era cara sul piano istintivo e umano. Sono arrivato in tarda serata a Tarquinia e ho alloggiato in albergo. Un portiere gentilissimo mi ha dato il libro “Omero, l’ultimo degli Etruschi – La mia biografia”. Un’opera bella, che ho subito letto, nella quale Omero attraverso lo scritto del giornalista Cecchelin non nasconde nulla della sua vita. Sarà mio impegno – ha annunciato Sgarbi – come amico e uomo delle istituzioni, di ripubblicare questo libro per farlo conoscere al mondo, come merita”. Sgarbi ha letto alcuni passaggi del libro sottolineando, tra le altre cose, la dolcezza dell’uomo: l’amore e il legame profondo che Omero nutriva ad esempio per la figlia Daniela; e gli incontri nei suoi tanti viaggi-studio sulle tracce degli Etruschi.
Cariche di pathos le parole del giornalista Osvaldo Bevilacqua che, con la sua trasmissione Tv Sereno Variabile,  ha raccontato tante volte Omero Bordo e la sua arte di realizzare vasi etruschi con tecniche arcaiche che non ha mai completamente svelato. Bevilacqua ha voluto ricordare come grazie ad Omero abbia conosciuto la moglie Sandra (nipote dell’artista) con la quale ha costruito una famiglia. “Caro Omero, ti aspettavi così tanta gente? Una così grande partecipazione? – ha esclamato alla platea Bevilacqua – Omero è stato un grande artista, un genio nella sua semplicità. Il fatto che un critico, uno scrittore, un ricercatore così importante come Sgarbi sia qui, dimostra e testimonia che il valore di Omero è grande. Era un uomo molto semplice, ma un grande genio che ci ha avvicinato al mondo degli Etruschi. Io personalmente devo molto ad Omero, è stato fondamentale per la mia vita. E’ stato uno dei primi personaggi che ho voluto intervistare e conoscere per quello che ha rappresentato. Dal punto di vista umano e familiare lo debbo ringraziare perché attraverso di lui ho conosciuto mia moglie e costruito una famiglia, i miei figli, che lui adorava”. “Forse – ha aggiunto Bevilacqua – Omero Bordo è stato anche sottovalutato; forse qualcuno avrebbe potuto dargli ancora più risalto. Ma poi la vita gli ha dato grandi soddisfazione. Tante opere che si trovano al Louvre o altrove e che portano il suo nome ne sono la dimostrazione. Vi garantisco che Omero ci capiva tanto di Etruschi, ma veramente tanto; più di quanto si possa immaginare. Ci ho tenuto a far capire che in questo territorio ha vissuto un grandissimo artista”. 
Gianni Moscherini, che di Omero era pure grande amico, ha voluto ricordare due  incarichi importanti che gli affidò nel corso della sua carriera politico-amministrativa: prima da presidente dell’Autorità portuale di Civitavecchia, quando gli diede l’incarico di realizzare la maestosa statua in bronzo di Traiano all’ingresso del porto, di oltre due metri; poi da sindaco di Civitavecchia, quando chiese ad Omero di dedicare una statua al vescovo Carlo Chenis, che potesse stare in mezzo alla gente. “Omero – ha ricordato Moscherini – scelse di collocarla sul primo gradino della scalinata della cattedrale di Civitavecchia”. Moscherini ha ricordato anche il grande successo che ebbero i vasi etruschi di Omero che portò più volte alla fiera di Miami. 
 “Il negozio di Omero – ha anche detto Moscherini – non è un negozio normale. A me richiamava la bottega dell’arte di Firenze, del Rinascimento. Un luogo aperto al pubblico dove poter vivere e parlare della cultura etrusca”. Moscherini ha ricordato Omero anche per il grande amore per la sua famiglia, un amore fortemente ricambiato.

Il mito di Omero oggi continua a vivere oltre i 75 anni nei quali l’artista ha costruito  un personaggio che si è presentato al mondo – attraverso interviste rilasciate a televisioni e giornali – in tutta la sua semplicità ma anche nella sua grande competenza e conoscenza, formatasi più che sui libri, proprio ‘’sul campo’’ in senso stretto, quando già 15enne si sentì travolto dalla passione per gli Etruschi e divenne un ineguagliabile scavatore clandestino. Un ‘’errore di gioventù’’ disse più tardi, quando a 20 anni passò dalla parte della legge, divenendo invece collaboratore della Soprintendenza  dalla quale ottenne il permesso di scavo grazie al sovrintendente  Mario Moretti. Fu così  che scoprì la Tomba delle Pantere, tra le più importanti della necropoli di Tarquinia, e poi molte altre persistenze di notevole importanza, come pure diversi frammenti dell’Ara della Regina.  Da lì in poi una escalation di attività, viaggi ed incontri che lo vedono ormai consacrato come l’indiscusso “ultimo Etrusco’’. Erano gli inizi degli anni 70 quando Omero Bordo iniziava la ricerca dell’impasto arcaico, la produzione di ceramica e poco dopo la produzione di opere in bronzo e più tardi la lavorazione dei preziosi etruschi, in particolare dell’oro. Prolifico il  decennio di lavoro al fianco del grande amico e pittore cileno Sebastian Matta, dando vita alla scuola Etrusculudens, ricca di produzioni ceramiche di altissimo valore. Nel 1995 inizia a coronare  il sogno della sua vita con la costruzione di Etruscopolis, un vero  viaggio nel tempo. Numerose sue opere si trovano esposte nei più importanti musei del mondo. Innumerevoli i premi e le onorificenze: il San Valentino d’oro, la laurea honoris causa a Boston per la facoltà di Etruscologia, il premio Europa con il regista Zeffirelli. Le sue opere sono esposte nei musei di tutto il mondo.
 

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Consip, Tiziano Renzi compra una pagina di giornale: «Oggi dico basta, vendo tutto e faccio il nonno»

Il padre dell’ex premier dopo la richiesta di archiviazione acquista una pagina sul Qn: «Dal 2014 la mia vita è cambiata. Ho conosciuto il dolore di chi viene accusato pur sapendo di essere innocente»

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Una nuova roulotte per il clochard Osvaldo

CERVETERI – Ieri mattina, nel quadro della riqualificazione dello spazio che circonda lo stabile conosciuto come ex mattatoio in via del Lavoratore, ad opera dei volontari della Protezione Civile di Cerveteri che farà dello stesso la propria sede si è provveduto ad una operazione tra le più delicate che dovevano affrontarsi. Nel progetto ideato da Renato Bisegni, responsabile della Prociv di Cerveteri , era previsto che fosse spostata di alcuni metri più a valle la “residenza” del nostro simpatico clochard Osvaldo Paoletti.  La Prociv  ha fatto in modo di recuperare una nuova roulotte seminuova, di attrezzare una piazzola dove sistemarla e farne la nuova residenza di Osvaldo. Conoscendo però il Paoletti, tipo stravagante e non molto propenso alle novità nonostante siano quasi sempre a suo vantaggio, si è ritenuto che a comunicargli la cosa,  fossero gli assistenti sociali del comune che si sono recati sul posto con la Polizia Locale e l’ambulanza dell’Assovoce nel caso fosse stata necessaria.  Ma tutto è stato tranquillo. Gli assistenti sociali che gli hanno parlato e il “trasloco”, diciamo così, è avvenuto tra una sigaretta ed una battuta.  Dice Bisegni: «Lo si è spostato qualche decina di metri più in giù su una piazzola creata appositamente  per lui dove potrà stare in santa pace e godere di una roulotte seminuova donata alla Protezione Civile da G.L. Danise, persona con un grande cuore e ricca di principi,   che da .mesi collabora con noi, per il controllo del Territorio e tutte le problematiche inerenti i temi di Protezione Civile, per una crescita reciproca ed una formazione sopra la media».

 

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