Ciontoli: «Dio mio quanto odio.  Aiutaci»

LADISPOLI – C’è grande incredulità tra i membri del gruppo Giustizia e Libertà e tra tutti coloro che sono vicini alla famiglia di Marco Vannini per quanto espresso da Antonio Ciontoli sul proprio profilo facebook. 
Quanto scritto potrebbe essere interpretato dai più come una provocazione. Antonio Ciontoli, nelle sue parole, invoca Papa Francesco.
“Santo Padre grazie per la speranza di vita che mi doni, ma un grazie particolare perché le tue Sante iniziative hanno aperto il cuore a chi ne ha tanto bisogno…Amore non odio” e “Dio mio quanto odio. Aiutaci”.
Queste le frasi affidate da Antonio Ciontoli al proprio profilo social (riprese pubblicamente a livello nazionale dalla trasmissione Quarto Grado), prima e dopo la sentenza dello scorso18 aprile.  
Frasi che, senza dubbio, sono state recepite dalle tante persone vicine ai Vannini come la provocazione di un uomo che, comunque, è stato condannato in primo grado a 14 anni per omicidio volontario. La famiglia Ciontoli, ricordiamolo, si è sempre sentita vittima e si è sempre lamentata per l’odio che le è stato rivolto.
Sono passati quattro giorni dal 18 aprile, data in cui la corte d’assise ha pronunciato la sentenza con cui ha condannato Antonio Ciontoli a 14 anni, il resto della sua famiglia a 3 anni e assolto Viola Giorgini. In questi giorni sono state molteplici le interpretazioni della sentenza. Piena di enfasi quella del giornalista Carmelo Abbate a Quarto Grado:  “Una sentenza vigliacca, che manca di coraggio. Le sentenze si rispettano, ma in democrazia si possono criticare. Questa sentenza, a mio avviso, risolve la questione tra addetti ai lavori. 
Addetti ai lavori che risultano tutti vincitori: vince la difesa dei Ciontoli perchè Viola è stata assolta, i 3 membri della famiglia vedono derubricata l’accusa a omicidio colposo e Antonio Ciontoli si becca le attenuanti. Vince anche la difesa dei Vannini perchè l’avvocato Gnazi ha fatto un ottimo lavoro, portando a casa un successo notevole spostando la discussione da omissione di soccorso ad omicidio. Gli unici sconfitti sono mamma Marina e papà Valerio, perché la sentenza ‘se ne fotte di loro’ già nel momento in cui scinde due destini: quello dei familiari del Ciontoli considerati, alla fine, spettatori quasi incoscienti e quello di Antonio considerato l’artefice massimo. Ma se il sig. Ciontoli è l’artefice massimo allora la pena deve essere consona, dura. Invece ottiene le attenuanti. Perché è incensurato? In questo modo però, non si giudica il comportamento dell’imputato dopo il reato: ha mentito e depistato le indagini. E si becca le attenuanti? Per questo, a mio modo di vedere, è una sentenza vigliacca”.
Una vicenda che, come ovvio, è destinata a proseguire: i legali della famiglia Ciontoli hanno già fatto sapere che ricorreranno in appello per chiedere omicidio colposo per Antonio Ciontoli e l’assoluzione per il resto della famiglia. Stessa cosa potrebbe fare il PM Alessandra D’Amore per impugnare la sentenza di primo grado. 
Ora non resta che attendere le motivazioni della sentenza per farsi un’idea più chiara sul verdetto emesso dalla corte.

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Vannini, pronto il ricorso in appello

LADISPOLI – “Ricorreremo in Appello”. Poche ma significative parole quelle pronunciate da Andrea Miroli, legale dei Ciontoli, all’indomani della sentenza sul caso Vannini. Il tribunale di Roma ha condannato in primo grado a 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale Antonio Ciontoli, a 3 la moglie Maria Pezzillo e i figli Federico e Martina assolvendo invece Viola Giorgini accusata di omissione di soccorso. “Chiederemo omicidio colposo per Antonio Ciontoli mente l’assoluzione per il resto dei familiari”, ha poi specificato Miroli. Nessun commento però sulla sentenza emessa dalla Corte di Assise di Roma anche se sia lo stesso Andrea Miroli che Pietro Messina hanno mostrato soddisfazione per l’assoluzione di Viola e la pena di 3 anni inflitta alla signora Pezzillo e ai figli Martina e Federico (il pm aveva chiesto 14 anni). Gli avvocati dei Ciontoli hanno sempre espresso delle perplessità su tutte le prove che udienza dopo udienza si sono sviluppate. “Nessuno ha mai preso in considerazione l’evento morte – aveva detto in precedenza Andrea Miroli – nessuno si poteva rendere conto della gravità delle lesioni, perché nessuno ha visto le lesioni interne del ragazzo. E’ questo per noi il nodo focale del processo”. 
Interviene anche l’avvocato dei Vannini: “Questa vicenda – sostiene Celestino Gnazi – ha sempre viaggiato su due binari destinati a non incontrarsi: quello tecnico e quello morale ed emotivo. Sotto il primo aspetto, dobbiamo ricordare che la Corte di Assise ha sentenziato che la vita di Marco Vannini è stata spazzata via da quattro assassini, uno dei quali avrebbe agito con dolo e tre con colpa. E’ stata una battaglia durissima, per nulla scontata. Ma non è questo il giorno delle osservazioni tecniche e ci torneremo quando saranno pubbliche le motivazioni. Oggi è il giorno della vicinanza e dell’affetto per i genitori di Marco, gli unici condannati all’ergastolo. La loro violenta reazione alla sentenza è comprensibile. Ciò che è davvero poco comprensibile è la mitezza delle pene inflitte ai condannati e, ripeto, è comprensibile la profonda delusione dei genitori nei confronti di una Corte che non ha saputo rendere la meritata giustizia ad essi ed al loro splendido ragazzo assassinato.  La nostra battaglia, naturalmente non finisce e saremo presenti in tutti i gradi di giudizio ad invocare e pretendere la giustizia che  Marco Vannini merita. Valuteremo ogni altra iniziativa. Voglio nuovamente ringraziare la Procura di Civitavecchia. Il percorso seguito dal PM Alessandra D’amore non era facile, ma lo ha fatto e la sostanza dell’impianto accusatoria è stata riconosciuta nella sua validità. Ora attendiamo le motivazioni della sentenza, ma le chiediamo sin da ora di impugnare la sentenza di primo grado e confidiamo che lo farà”.

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Usa, Gran Bretagna e Francia: missili sulla Siria

Dopo le minacce, Donald Trump passa ai fatti. A una settimana esatta dagli attacchi con gas chimici a Douma, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato di aver ordinato un raid contro il regime siriano condotto assieme a Francia e Gran Bretagna. "Poco fa ho ordinato alle forze armate statunitensi di lanciare attacchi in Siria" ha detto Trump alle 21 ora americana, le 3 in Italia. Il presidente americano ha annunciato "attacchi di precisioni" contro obiettivi in Siria collegati al programma di armi chimiche. In Italia, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è stato costantemente informato durante la notte degli sviluppi degli attacchi, mantenendosi in contatto con i ministri Esteri e Difesa e con i vertici militari.

GLI OBIETTIVI – Tre gli obiettivi colpiti nella notte e indicati dal capo degli Stati maggiori riuniti, il generale Joseph Dunford, durante un un briefing al Pentagono: un centro di ricerca a Damasco, un deposito di armi chimiche a ovest di Homs, un altro deposito e un centro di comando sempre nei pressi di Homs. "Questa volta, noi e i nostri alleati abbiamo colpito più duramente – ha affermato il segretario alla Difesa James Mattis, ricordando l'attacco dell'anno scorso alla base aerea siriana di Shayrat -. Evidentemente il regime di Assad non aveva colto il messaggio". Stavolta, ha proseguito Mattis, "abbiamo mandato un messaggio chiaro ad Assad ed ai suoi luogotenenti assassini". Il responsabile del Pentagono ha poi voluto sottolineare che "questi raid sono diretti contro il regime siriano: nel condurlo abbiamo fatto di tutto per evitare vittime civili e straniere".

"OLTRE 100 MISSILI" – Il ministero della Difesa russo, citato dalla Tass, ha reso noto che contro gli obiettivi siriani sono stati lanciati oltre 100 missili. "Il sistema di difesa aerea siriana è stato attivato, una parte considerevole dei missili cruise e aria-terra è stata abbattuta prima di raggiungere gli obiettivi". Tuttavia, nessuno dei missili lanciati da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna è entrato nella zona della difesa area russa dispiegata a Tartus e Hmeymim. La Russia, ha precisato il ministro della difesa russo, "non ha dovuto usare le sue difese per rispondere all'attacco" in Siria.

IL DISCORSO DI TRUMP – Nel suo discorso in tv, Trump ha parlato di una decisione presa in seguito all'attacco "spregevole e malvagio" a Douma e attribuito al regime siriano. "Non è stata l'azione di un uomo – ha sottolineato – ma il crimine di un mostro". "L'obiettivo di questa azione – ha sottolineato Trump, ricordando che "il massacro" di una settimana fa ha rappresentato "un'escalation significativa" nell'utilizzo di armi chimiche da parte "di un regime veramente terribile" – è di creare un forte deterrente contro la produzione, la diffusione e l'uso di armi chimiche".

Quindi si è rivolto direttamente a Russia e Iran, alleati del regime di Damasco, "maggiormente responsabili per il sostegno ed il finanziamento del regime criminale di Assad". A loro, "chiedo: quale tipo di nazione vuole essere associata all'uccisione di massa di uomini, donne e bambini innocenti? Le nazioni del mondo possono essere giudicate dagli amici che hanno. Nessun Paese può nel lungo periodo avere successo, promuovendo stati canaglia, tiranni brutali e dittatori assassini". Poi, indirizzandosi a Mosca Trump ha sottolineato: "la Russia deve decidere se continuare lungo questo sentiero buio".

"SUPERATA LA LINEA ROSSA" – Alle parole di Trump hanno fatto seguito quelle del presidente francese, Emmanuel Macron. Con l'attacco del 7 aprile scorso a Douma, ha rimarcato Macron, "la linea rossa fissata dalla Francia a maggio del 2017 è stata superata". Per questo, ha detto "ho ordinato alle Forze armate francesi di intervenire. In una nota diffusa nella notte, il presidente francese ha fatto sapere che "non si può tollerare la banalizzazione dell'impiego di armi chimiche, un pericolo immediato per il popolo siriano e per la nostra sicurezza collettiva".

Sulla stessa lunghezza d'onda la premier britannica Theresa May. "Non c'erano alternative praticabili all'uso della forza per degradare e dissuadere dal ricorso alle armi chimiche il regime siriano" ha detto May, giustificando la partecipazione ai raid. "Non stiamo intervenendo nella guerra civile, non si tratta del cambio di regime" ha precisato la premier inglese, che ha descritto i raid come "un attacco limitato e mirato". L'azione, ha aggiunto, "manderà un segnale chiaro a chiunque creda di poter usare le armi chimiche impunemente: non possiamo permettere che l'uso di armi chimiche sia normalizzato, in Siria, nelle strade del Regno Unito o dovunque nel mondo".

MOSCA E IRAN MINACCIANO CONSEGUENZE – Immediata la replica del Cremlino. Il presidente Putin ha parlato di "un atto di aggressione contro una nazione sovrana", mentre l'ambasciatore russo negli Stati Uniti Anatoly Anatov ha annunciato che l'attacco non resterà senza "conseguenze". "Insultare il presidente della Russia – ha rimarcato – è inaccettabile e inammissibile". "Tutta la responsabilità sta a Washington, Londra e Parigi – ha detto in una nota – Gli Stati Uniti, Paese che ha il più grande arsenale di armi chimiche, non ha il diritto morale di accusare altri Paesi".

Anche l'Iran ha avvertito che dopo i raid, che condanna "fortemente", ci saranno "conseguenze regionali". Secondo quanto si legge sul canale Telegram del portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, "gli Stati Uniti e i loro alleati, senza alcuna prova e prima anche di una presa di posizione dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), hanno condotto questa operazione militare contro la Siria e sono responsabili delle conseguenze regionali di questa azione avventurista".

LA REAZIONE DI DAMASCO – Le Forze armate siriane hanno confermato che sono stati colpiti obiettivi del regime. In un comunicato letto in tv da un generale dell'esercito delle Forze armate siriane si riferisce che il raid sul centro di ricerca di Barzeh, a nordest di Damasco, ha provocato danni materiali e che la difesa siriana è riuscita ad abbattere molti missili dopo aver risposto all'attacco con "grande efficienza". L'esercito ha inoltre confermato che alcuni missili hanno mancato l'obiettivo, finendo su una base militare nei pressi di Homs e ferendo tre civili.

Damasco ha condannato "nei termini più forti l'aggressione" di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna contro il territorio siriano. "La Repubblica araba siriana – afferma una fonte del ministero degli Esteri, citata dall'agenzia di stampa Sana – condanna nei termini più forti la brutale aggressione americana, francese e britannica contro la Siria, che rappresenta una palese violazione del diritto internazionale". (ADNkronos)

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Usa, Gran Bretagna e Francia attaccano la Siria

Dopo le minacce, Donald Trump passa ai fatti. A una settimana esatta dagli attacchi con gas chimici a Douma, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato di aver ordinato un raid contro il regime siriano condotto assieme a Francia e Gran Bretagna. "Poco fa ho ordinato alle forze armate statunitensi di lanciare attacchi in Siria" ha detto Trump alle 21 ora americana, le 3 in Italia. Il presidente americano ha annunciato "attacchi di precisioni" contro obiettivi in Siria collegati al programma di armi chimiche. In Italia, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è stato costantemente informato durante la notte degli sviluppi degli attacchi, mantenendosi in contatto con i ministri Esteri e Difesa e con i vertici militari.

GLI OBIETTIVI – Tre gli obiettivi colpiti nella notte e indicati dal capo degli Stati maggiori riuniti, il generale Joseph Dunford, durante un un briefing al Pentagono: un centro di ricerca a Damasco, un deposito di armi chimiche a ovest di Homs, un altro deposito e un centro di comando sempre nei pressi di Homs. "Questa volta, noi e i nostri alleati abbiamo colpito più duramente – ha affermato il segretario alla Difesa James Mattis, ricordando l'attacco dell'anno scorso alla base aerea siriana di Shayrat -. Evidentemente il regime di Assad non aveva colto il messaggio". Stavolta, ha proseguito Mattis, "abbiamo mandato un messaggio chiaro ad Assad ed ai suoi luogotenenti assassini". Il responsabile del Pentagono ha poi voluto sottolineare che "questi raid sono diretti contro il regime siriano: nel condurlo abbiamo fatto di tutto per evitare vittime civili e straniere".

"OLTRE 100 MISSILI" – Il ministero della Difesa russo, citato dalla Tass, ha reso noto che contro gli obiettivi siriani sono stati lanciati oltre 100 missili. "Il sistema di difesa aerea siriana è stato attivato, una parte considerevole dei missili cruise e aria-terra è stata abbattuta prima di raggiungere gli obiettivi". Tuttavia, nessuno dei missili lanciati da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna è entrato nella zona della difesa area russa dispiegata a Tartus e Hmeymim. La Russia, ha precisato il ministro della difesa russo, "non ha dovuto usare le sue difese per rispondere all'attacco" in Siria.

IL DISCORSO DI TRUMP – Nel suo discorso in tv, Trump ha parlato di una decisione presa in seguito all'attacco "spregevole e malvagio" a Douma e attribuito al regime siriano. "Non è stata l'azione di un uomo – ha sottolineato – ma il crimine di un mostro". "L'obiettivo di questa azione – ha sottolineato Trump, ricordando che "il massacro" di una settimana fa ha rappresentato "un'escalation significativa" nell'utilizzo di armi chimiche da parte "di un regime veramente terribile" – è di creare un forte deterrente contro la produzione, la diffusione e l'uso di armi chimiche".

Quindi si è rivolto direttamente a Russia e Iran, alleati del regime di Damasco, "maggiormente responsabili per il sostegno ed il finanziamento del regime criminale di Assad". A loro, "chiedo: quale tipo di nazione vuole essere associata all'uccisione di massa di uomini, donne e bambini innocenti? Le nazioni del mondo possono essere giudicate dagli amici che hanno. Nessun Paese può nel lungo periodo avere successo, promuovendo stati canaglia, tiranni brutali e dittatori assassini". Poi, indirizzandosi a Mosca Trump ha sottolineato: "la Russia deve decidere se continuare lungo questo sentiero buio".

"SUPERATA LA LINEA ROSSA" – Alle parole di Trump hanno fatto seguito quelle del presidente francese, Emmanuel Macron. Con l'attacco del 7 aprile scorso a Douma, ha rimarcato Macron, "la linea rossa fissata dalla Francia a maggio del 2017 è stata superata". Per questo, ha detto "ho ordinato alle Forze armate francesi di intervenire. In una nota diffusa nella notte, il presidente francese ha fatto sapere che "non si può tollerare la banalizzazione dell'impiego di armi chimiche, un pericolo immediato per il popolo siriano e per la nostra sicurezza collettiva".

Sulla stessa lunghezza d'onda la premier britannica Theresa May. "Non c'erano alternative praticabili all'uso della forza per degradare e dissuadere dal ricorso alle armi chimiche il regime siriano" ha detto May, giustificando la partecipazione ai raid. "Non stiamo intervenendo nella guerra civile, non si tratta del cambio di regime" ha precisato la premier inglese, che ha descritto i raid come "un attacco limitato e mirato". L'azione, ha aggiunto, "manderà un segnale chiaro a chiunque creda di poter usare le armi chimiche impunemente: non possiamo permettere che l'uso di armi chimiche sia normalizzato, in Siria, nelle strade del Regno Unito o dovunque nel mondo".

MOSCA E IRAN MINACCIANO CONSEGUENZE – Immediata la replica del Cremlino. Il presidente Putin ha parlato di "un atto di aggressione contro una nazione sovrana", mentre l'ambasciatore russo negli Stati Uniti Anatoly Anatov ha annunciato che l'attacco non resterà senza "conseguenze". "Insultare il presidente della Russia – ha rimarcato – è inaccettabile e inammissibile". "Tutta la responsabilità sta a Washington, Londra e Parigi – ha detto in una nota – Gli Stati Uniti, Paese che ha il più grande arsenale di armi chimiche, non ha il diritto morale di accusare altri Paesi".

Anche l'Iran ha avvertito che dopo i raid, che condanna "fortemente", ci saranno "conseguenze regionali". Secondo quanto si legge sul canale Telegram del portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, "gli Stati Uniti e i loro alleati, senza alcuna prova e prima anche di una presa di posizione dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), hanno condotto questa operazione militare contro la Siria e sono responsabili delle conseguenze regionali di questa azione avventurista".

LA REAZIONE DI DAMASCO – Le Forze armate siriane hanno confermato che sono stati colpiti obiettivi del regime. In un comunicato letto in tv da un generale dell'esercito delle Forze armate siriane si riferisce che il raid sul centro di ricerca di Barzeh, a nordest di Damasco, ha provocato danni materiali e che la difesa siriana è riuscita ad abbattere molti missili dopo aver risposto all'attacco con "grande efficienza". L'esercito ha inoltre confermato che alcuni missili hanno mancato l'obiettivo, finendo su una base militare nei pressi di Homs e ferendo tre civili.

Damasco ha condannato "nei termini più forti l'aggressione" di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna contro il territorio siriano. "La Repubblica araba siriana – afferma una fonte del ministero degli Esteri, citata dall'agenzia di stampa Sana – condanna nei termini più forti la brutale aggressione americana, francese e britannica contro la Siria, che rappresenta una palese violazione del diritto internazionale". (ADNkronos)

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

San Liborio, quartiere dormitorio

CIVITAVECCHIA – San Liborio, quel pezzo di terra abbandonato. Tra autobus in perenne ritardo, strade colabrodo, illuminazione assente e degrado prosegue la vita in uno dei quartieri cittadini più popolosi. Un’area periferica che stenta a collegarsi con il resto di Civitavecchia. Primo dei problemi il trasporto pubblico cittadino. San Liborio è collegato al centro grazie alla linea B, gestita dalla Csp. Quattordici corse giornaliere nei feriali con l’ultimo autobus che parte dalla stazione ferroviaria alle 19,50. Tempi di percorrenza ignoti e fermate prive del minimo agio. Costo del biglietto: un euro (due a bordo). Non giriamoci intorno, prendere l’autobus regolarmente a Civitavecchia è un incubo. Specie se si hanno tempistiche da rispettare o impegni.

Proprio ieri l’autobus partito dalla stazione (unico orario disponibile con cui regolarsi) alle 11 e 10 è arrivato a San Liborio alta alle 11 e 57. Un disagio evidente e palese, nonostante il costo del biglietto non sia certo irrisorio. Si parla di ridurre l’inquinamento in città, di favorire l’utilizzo di biciclette, tra l’altro si sta ancora aspettando per quelle elettriche, si sogna di un viale chiuso al traffico per abbassare lo smog e non si potenzia il tpl cittadino. Intanto tra un post e l’altro si annuncia la cancellazione della c barrata. Poi si pubblicano foto di sfalci e di pulizia delle strade sui social, con tanto di condivisione a catena in perfetto stile grillino come a voler dimostrare che il lavoro viene fatto. Intanto però San Liborio è immersa nel degrado. Le strade sono indecenti, come via Nuova di San Liborio con tombini rialzati, buche, voragini e ammaloramenti ovunque. Nemmeno un metro di asfalto decente. Per non parlare poi del tratto finale della strada immerso nel buio praticamente da sempre, nonostante i molti palazzi costruiti e l’alta densità abitativa della zona.

San Liborio è relegato e condannato ad essere un quartiere dormitorio con tutti i disagi del caso, soprattutto per anziani e chi un mezzo proprio non ce l’ha. Però si chiede ai civitavecchiesi di essere più “civili”. Sacrosanto, dovrebbe essere dovere di ogni cittadino non sporcare e rispettare le regole. Ma si può chiedere l’aiuto della cittadinanza quando si offre qualcosa, qualcosa per cui i civitavecchiesi pagano e anche caro. Si può chiedere quando si è un grado di offrire un futuro ad una città che invece sta morendo lentamente, tra un risanamento di bilancio e un proclama. Tra un “a breve” e “stiamo lavorando” Civitavecchia si sta spegnendo immersa nell’apatia e nell’arroganza di una nuova casta dal profilo settaico che punta il dito, guarda indietro, grida alla corruzione e si dimentica dei morti e dei feriti lasciati da una politica fatta di ignavia. Di un circolo privato che si applaude e si da pacche sulle spalle mentre i giovani restano senza lavoro, mentre le vertenze si accavallano e il futuro è sempre più grigio.

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Vecchia: scontro cruciale

di GIAMMARCO MORGI

La salvezza del Civitavecchia Calcio 1920 passerà dal rettangolo del Fattori dove alle 11, nel match valevole per la 29esima giornata del campionato di Eccellenza laziale girone A, arriveranno i rivali diretti del Monte Grotte Celoni; formazione formazione a pari merito con i nerazzurri in undicesima posizione a quota 33 lunghezze. Un match decisivo, dunque, per l’undici di mister Ugo Fronti che, piazzato sulla decima casella della graduatoria con 33 punti all’attivo proprio come i rivali di giornata, dovrà cercare a tutti i costi di centrare l’intera posta in palio per accorciare ancora sulla salvezza diretta e aumentare la distanza dalle inseguitrici in fondo alla classifica. A complicare le cose con il Monte Grotte Celoni dell’ex di turno Giuffrida, ci saranno ancora alcune assenze importanti con gli under Gaudenzi, Fatarella, Cedeno e Forieri ancora fermi ai box per infortunio; oltre che al centrocampista Befani, per il quale lo stop si prolungato ancora dopo gli ultimi accertamenti. Unico rientro a disposizione è quello del giovane Marras, che nonostante sia un centrale di difesa dovrà giocare dovrà essere adattato a centrocampista esterno.
«Il Monte Grotte Celoni – spiega il tecnico del Civitavecchia Calcio 1920 mister Ugo Fronti – è una squadra in salute dopo le ultime tre vittorie, che sta lottando per la salvezza e quindi, in senso agonistico ovviamente, sarà uno scontro all’ultimo sangue. Con una vittoria potremmo accorciare ancora le distanze sulla salvezza e iniziare al meglio quella che dovrà inevitabilmente essere una vera e propria volata per mantenere la categoria. In questi frangenti la spunta sempre la squadra che ha più voglia ed è maggiormente determinata. Perciò non possiamo permetterci cali di tensione e servirà rimanere concentrati perché nulla può essere ancora dato per scontato».
«Una di quelle partite – commenta il capitano nerazzurro Roberto Gimmelli – che sarebbe quasi un’ipoteca sulla salvezza. Quantomeno comunque non dobbiamo perdere, anche se nelle ultime partite abbiamo pareggiato spesso, anche un punto servirebbe a mantenere il trend positivo ed evitare di perdere terreno dalle inseguitrici. L’approccio sarà fondamentale, trovare una buona partenza può spesso rivelarsi decisivo. Inoltre a fine campionato le gare vengono decise dagli episodi e volte siamo riusciti a sfruttarli, mentre in altre occasioni ci hanno condannato. Il risultato quindi è sempre figlio di ciò che si esprime in campo e per questo servirà dobbiamo pensare prima di tutto a mettere in scena una bella prestazione, fatta di attenzione e determinazione; poi se vinceremo vorrà dire che ce lo saremo meritato».
A dirigere la gara il signor Di Mario di Ciampino.

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

''Sì al carcere per Lula''

La Corte Suprema del Brasile ha respinto il ricorso presentato dall'ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, che chiedeva di rimanere fuori dal carcere fino alle elezioni di ottobre. La decisione della Corte rende praticamente impossibile per Lula la partecipazione al voto, che secondo i sondaggi lo vedrebbe vincitore. L'ex presidente, condannato per corruzione, potrebbe iniziare a scontare già da oggi la pena detentiva.

I legali di Lula hanno sostenuto davanti alla Corte che l'ex presidente non debba essere incarcerato fino a quando non si esaurirà l'iter di tutti gli appelli presentati contro la condanna per corruzione. I giudici hanno respinto di misura questi argomenti, con sei voti contro cinque. Per rendere esecutiva la condanna è ora necessario un passaggio tecnico del tribunale di Porto Alegre e il conseguente ordine di arresto da parte della procura dello stato di Parana.

Lula, 72 anni, è stato condannato a luglio dello scorso anno per corruzione e riciclaggio in relazione ai lavori di ristrutturazione di un attico che intendeva acquistare. I lavori vennero pagati da un'azienda che aspirava ad avere appalti dal gigante petrolifero pubblico Petrobras.

Il caso è collegato al gigantesco scandalo Lava Jeto, che ha visto coinvolta la Petrobras e ha portato all'arresto di decine di politici e imprenditori. L'inchiesta ha visto coinvolto l'attuale presidente Michel Temer. La Corte di Appello di Porto Alegre a gennaio ha confermato la condanna di primo grado, aumentando la pena detentiva da nove anni e sei mesi a 12 anni e un mese. (Adnkronos)

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Saluto romano con fascia tricolore: ancora polemiche

TARQUINIA – Non accenna a scemare la polemica partita sabato pomeriggio, poche ore prima della pasqua sul saluto romano con la fascia tricolore effettuato da un tarquiniese, Jacopo Bonini, mentre si trovava nella stanza del vicesindaco. Una bravata risalente a gennaio, della quale c’è testimonianza fotografica (una fotografia privata), fatta circolare, probabilmente ad arte, a poche ore dalle cerimonie pasquali. La fotografia, postata su una chat di gruppo, è giunta fino alle mani della politica cittadina, con una pioggia di critiche da parte delle forze di opposizione che sembra non arrestarsi. Il primo a rendere pubblica la fotografia, ma con il volto oscurato, è stato il consigliere comunale d’opposizione Anselmo Ranucci che ha condannato il gesto postando un commento sabato pomeriggio sul proprio profilo facebook:  “Ora basta – ha scritto Ranucci – Il Comune non è un luogo per bivacchi, ne per fotografie vergognose al limite della decenza. Ho oscurato il viso perché non è importante sapere chi ha inscenato questa pagliacciata ma chi l’ha fatto entrare e gli ha concesso la fascia tricolore. Stavolta il sindaco deve cacciare immediatamente chi ha permesso nelle stanze comunali questa foto delirante, offensiva e vergognosa. Dopo il bivacco, questa è l’ennesima offesa da parte di chi è troppo piccolo per cose così serie. A seguire il Pd di Tarquinia: «Qualcuno ha scambiato la stanza del vicesindaco per la Casa del Fascio…Conoscendo il sindaco Pietro Mencarini crediamo non condivida tanta grettezza e superficialità e gli chiediamo di prendere  provvedimenti nei confronti del vicesindaco e di fare chiarezza nelle sedi opportune». Ieri anche il consigliere regionale del Pd Enrico Panunzi: «È intollerabile quello che è avvenuto – ha detto Panunzi – il fatto denota assoluta assenza di rispetto verso le istituzioni e totale mancanza di conoscenza di un periodo quello fascista, tra i più drammatici della storia italiana contemporanea, m>i auguro che quanto prima sia fatta luce». Sulla vicenda c’è un’indagine in corso, intanto appare strumentale il gesto e il relativo scatto fotografico,  certamente inopportuno, ma fatto circolare ad arte per colpire, forse, il vicesindaco Catini, ignaro della bravata.

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Il giorno dei penitenti

CIVITAVECCHIA – Tutto pronto in città per la tradizionale processione del Cristo Morto di stasera organizzata come ogni anno dall’Arciconfraternita del Gonfalone. Come sempre la chiesa della Stella e la processione del Cristo Morto sono rappresentazione e cuore pulsante della civitavecchiesità; questo corteo religioso è infatti una delle tradizioni più amate e radicate da sempre; è un evento che unisce sacro e profano e che non solo richiama gente di ogni dove ma unisce tutti i civitavecchiesi che in massa si riversano per le strade. Oltre 800 i civitavecchiesi che prenderanno parte attiva alla tradizionale processione che come di consueto partirà alle 20.30 e attraverserà le principali vie della città. Più di 200 saranno i penitenti; tra le novità la coltre nera sarà nel primo quadro e sarà trasportata dai ‘‘Trasportatori di Santa Fermina’’. Undici coem sempre i quadri; due le bande che accompagneranno musicalmente la processione. «Il calore che abbiamo sentito ci ha dato la carica per affrontare i cambiamenti organizzativi necessari; grazie ai civitavecchiesi, alle forze dell’ordine e alle associazioni di volontariato che ci permettono di rendere questa manifestazione un gioiello nel cuore della città. Quest’anno la processione è di ogni civitavecchiese; è un pezzo della storia di tutti ed una tradizione che ci accomuna. Una storia di libertà pensando ai nostri progenitori che potevano liberare un ‘‘condannato destinato alle galere’’. Una tradizione che ci rende fieri e lo dimostra la folla enorme che accompagna la fede dei penitenti e che in silenzio ascolta il rumore delle catene». Il percorso che la processione seguirà è stato variato per ragioni di ordine pubblico e sicurezza: si partirà da via Trieste altezza via Giusti (i penitenti usciranno e rientreranno dalla chiesa della Stella); si proseguirà lungo via Trieste, via Stendhal, corso Marconi, piazza Vittorio Emanuele, largo Cavour, largo Plebiscito, corso Centocelle, via Buonarroti, via Santa Fermina (aggiunta in un secondo momento senza considerare eventuali disagi che potrebbero verificare a chi ha lasciato l’auto in sosta) , viale Baccelli, largo D’Ardia, corso Centocelle, largo Plebiscito, largo Cavour, piazza Vittorio Emanuele, corso Marconi, via Stendhal; il corteo terminerà in via Trieste. (Rom. Mos.)

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###

Lavoratore può ottenere il risarcimento anche se mancano i presupposti del mobbing

Il datore di lavoro che non ha mobbizzato il dipendente pu� essere condannato al risarcimento del…

Leggi articolo completo

###BANNER_ADS###