Cassonetti pieni: situazione alla normalità entro venerdì

CIVITAVECCHIA – Una serie di guasti in simultanea che hanno interessato diversi mezzi. Questo il problema alla base dei numerosi disagi lamentati dai cittadini per la presenza di cassonetti pieni in alcune zone della città. 

"Civitavecchia Servizi Pubblici ha comunque programmato un piano di turni straordinari allo scopo di riportare la situazione alla normalità nel più breve tempo possibile e limitare così i disagi – hanno spiegato dall'azienda – al momento ci sono tre compattatori per lo svuotamento dei cassonetti che vengono utilizzati, rispettivamente, su tre turni di lavoro. Non è stato pertanto possibile garantire lo svuotamento di tutti i cassonetti presenti in città. Per ovviare ai disagi, stiamo utilizzando mezzi adibiti normalmente alla raccolta della differenziata, al fine di garantire il rapido superamento di ogni disservizio. Il ritorno alla normalità è previsto entro giovedì, o al massimo venerdì prossimo quando i mezzi riparati torneranno nuovamente in strada, salvo imprevisti. Ci scusiamo con i cittadini per i disagi e li invitiamo a collaborare limitando al massimo il conferimento dei rifiuti nei cassonetti, o quantomeno ad utilizzare i contenitori nelle zone dove la situazione è meno critica".

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Fiumaretta: un outlet da 70 negozi

CIVITAVECCHIA – I tempi non sono certo stretti, avendo votato ieri una nuova variante urbanistica e considerando quanto accaduto negli ultimi tre anni. Ma se dovesse andare in porto, il progetto del polo di convergenza turistica a Fiumaretta non convince ancora del tutto politica e commercianti. 

La conferma si è avuta anche ieri mattina, nel corso del consiglio comunale. Dall'opposizione sono stati diversi i dubbi sollevati sul progetto, così come quelli messi in evidenza anche dal consigliere di maggioranza Rolando La Rosa, che ha espresso perplessità sull'impatto che una simile struttura potrebbe avere sul futuro del territorio. A partire ovviamente dall'outlet che, stralciata ormai l'ipotesi della realizzazione del mega albergo, resta il punto centrale del progetto. 

"Parliamo – ha spiegato il capogruppo della Svolta Massimiliano Grasso – di ben 17mila metri quadrati di commerciale in un'area avulsa dalla città: Fiumaretta metterà finalmente d'accordo i commercianti, oggi divisi tra chi preferisce lo snodo dei crocieristi a largo della Pace o al Forte Michelangelo. Hanno già sottolineato la contrarietà al progetto e saremo curiosi di vedere come si concluderanno le consultazioni tra amministrazione e associazione di categoria. Con una struttura del genere i turisti no verranno mai in città: quella delle crociere rischia quindi di trasformarsi da opportunità ad ennesima servitù". Come evidenziato poi da Rita Stella del Pd si è passati da 49 a 70 negozi che andranno ad ostacolare il commercio locale.

A rincarare la dose anche l'ex grillina Alessandra Riccetti, che ha posto l'accento anche sui parcheggi previsti, considerati spropositati se si tratterà davvero di una sorta di duty free, aperta soltanto ai passeggeri e non ai semplici cittadini. "Uno spazio di 6185 mq di parcheggi pubblici – ha spiegato – e 20 mila privati: non può non essere un progetto che va ad impattare sul territorio". 

Ma per l'assessore D'Antò non è così negativa la situazione. Tutt'altro. La realizzazione del welcome center, dove poter vendere e proporre pacchetti con tour cittadini, l'outlet, un parcheggio per la lunga sosta. "Un'offerta per migliorare il servizio di accoglienza – ha sottolineato – e perchè no, per garantire nuovi posti di lavoro. Un progetto da inserire in un contesto più ampio della "Civitavecchia turistica" che stiamo costruendo attraverso una serie di passaggi, dal nuovo piano del traffico, alle iniziative dedicate ai crocieristi come i concerti alla Cittadella, fino all'ampliamento della fascia turistica che arriverà a comprendere anche viale Matteotti. I commercianti non sono così negativi: sono tanti quelli che si sono informati per poter aprire un punto a Fiumaretta con le grandi firme". È stato il sindaco a dirsi dispiaciuto per l'abbandono, almeno per il momento, del progetto di realizzazione dell'albergo, "anche perché nel territorio – ha aggiunto – mancano circa 11mila posti letto. Quello di Fiumaretta, comunque – ha ribadito – deve essere visto non come una concorrenza ma come un'opportunità: ci siamo confrontati con l'associazione di categoria alla quale abbiamo spiegato che la parte commerciale del progetto è complementare all'offerta cittadina". 

Bisognerà davvero capire cosa ne pensano i commercianti che finora, però, hanno mostrato non poche perplessità.      

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Furgone fa strage a Toronto, preso il killer

È di 10 morti e 15 feriti il bilancio dell'attacco con un furgone ieri pomeriggio a Toronto, mentre nella città canadese era in corso la riunione dei ministri degli Esteri del G7. L'autore della strage, arrestato, è stato identificato nel 25enne Alek Minassian, di origine armena e residente a Richmond Hills.

Chi è il killer di Toronto

La polizia ritiene si sia trattato di un attacco "deliberato", ma esclude collegamenti con il terrorismo internazionale, per cui si segue anche la pista dei disturbi mentali.

"Le azioni appaiono senza dubbio deliberate", ha detto il capo della polizia di Toronto, Mark Sanders, secondo cui Minassian non era noto alle autorità. "Non escludiamo nulla – ha poi aggiunto – Quello che dobbiamo fare è seguire quello che abbiamo perché l'indagine è appena iniziata".

Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha affermato che questo "attacco tragico e insensato" gli ha procurato "grande tristezza".

Si ritiene, comunque, che non ci siano rischi "per la sicurezza nazionale", come sostenuto dal ministro per la Sicurezza pubblica Ralph Goodale. Intanto, il ministro degli Esteri canadese Chrystia Freeland ha assicurato che i lavori del G7 a Toronto – con i responsabili delle diplomazie di Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Giappone e Stati Uniti – continueranno come previsto oggi. (Adnkronos)

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Processo Vannini, le precisazioni degli avvocati Miroli e Messina

LADISPOLI – «In merito alla trasmissione di venerdì 20 aprile arriva una  puntualizzazione a firma degli avvocati  Andrea Miroli  e Pietro Messina.
«Premesso – scrivono – che appare evidente che tutti coloro, che hanno espresso valutazioni ed opinioni sull’andamento del processo a carico di Antonio Ciontoli e dei suoi familiari, non hanno preso visione ovvero non hanno tenuto conto di tutta la complessa e corposa mole degli atti di indagine e del materiale istruttorio acquisito dalla Corte d’Assise, è doveroso ribadire che:
1 – Antonio Ciontoli pur essendo in forza all’AISE non ha mai avuto compiti operativi e, di conseguenza, non aveva armi in dotazione personale e solo raramente partecipava ad esercitazioni di tiro;
2 – Nessun teste ha mai affermato che nell’abitazione dei Ciontoli vi sia stata una lite o soltanto una discussione tra alcuni dei presenti; gli stessi genitori hanno potuto far riferimento soltanto ad alcune presunte e marginali divergenze tra i fidanzati sui progetti lavorativi di Marco, per cui risulta sorprendente sentire esprimere dubbi sul possibile coinvolgimento di Federico, basati sulla inedita  affermazione che i due «litigavano spesso», cosa non riscontrata e, comunque, in evidente contrasto con la circostanza certa delle ripetute telefonate intercorse tra il giovane ed i genitori fino a pochi minuti prima del tragico evento; ancora si è ripetuto in trasmissione che una vicina di casa avrebbe sentito Martina esclamare «lo vedi papà», ma non si è specificato quale fosse il tono usato in quel momento e, soprattutto, a chi fosse rivolto il richiamo della ragazza (Federico o Marco?);
3 – Le indagini nella abitazione dei Ciontoli sono state sufficienti ed adeguate per stabilire in maniera certa la dinamica dei fatti; è, comunque, plausibile che eventuali approfondimenti avrebbero ulteriormente avvalorato la versione fornita dagli imputati. In ogni caso i consulenti del PM hanno accertato che : a) la ferita sul braccio si è richiusa subito dopo il passaggio del proiettile, e ciò spiega l’assoluta scarsità delle tracce ematiche; b) la quantità delle tracce di polvere da sparo ritrovate sugli imputati ha consentito di affermare che nel bagno al momento dello sparo era presente il solo Antonio Ciontoli; c) la scena del crimine non ha subito alcuna alterazione, consentendo anche per tale verso di confermare la ricostruzione fatta dagli imputati; d) nessuno dei testimoni ha riconosciuto nel «rumore» avvertito attraverso le pareti delle abitazioni confinanti un «colpo di pistola» (uno dei vicini è militare di professione!) e, ciò, nonostante l’ora e l’ambiente completamente silenziosi; e) che Martina non fosse presente al momento dello sparo è stato dimostrato anche dalla diretta visione del passaggio delle intercettazioni ambientali, laddove la stessa, volendo indicare il punto in cui si era fermato il proiettile, ha appoggiato la punta delle sue dita sullo stomaco all’altezza del diaframma e non nella zona mammaria (ciò che conferma che i particolari dell’evento le sono stati raccontati da altri). Tutto quanto sopra detto e puntualizzato, in aggiunta agli altri elementi emersi nel corso del processo, non giustificano affatto le affermazioni fatte in trasmissione di residui dubbi sulla dinamica dei fatti e sulle responsabilità individuali. 
Rimane soltanto la pervicace ricerca di scenari diversi – concludono gli avvocati – e ancor più inquietanti che, da una parte, vuole alimentare l’attenzione mediatica per meri fini speculativi, e, dall’altra, asseconda il giusto risentimento dei genitori del povero Marco, indirizzandolo verso una richiesta di giustizia distorta e fortemente connotata da valutazioni di natura esclusivamente moralistiche, che alimentano le spinte giustizialiste espresse da chi prescinde in ogni caso dalla verità dei fatti in ossequio alle istanze moralizzatrici, che non possono appartenere ad uno stato di diritto».

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Ladispoli, la stazione della morte

LADISPOLI – Suicidio o tragico investimento? Ipotesi al vaglio degli investigatori che continuano ad indagare dopo l’ennesima tragedia sui binari alla stazione di Ladispoli. Anche questa volta gli agenti della Polfer di Civitavecchia chiamati a ricostruire la dinamica dell’impatto. Molti gli interrogativi dopo la terza vittima che si conta in appena due settimane. Se nel primo caso è quasi certo l’attraversamento selvaggio di un ragazzo indiano di 26 anni mentre sopraggiungeva un Frecciabianca che lo ha centrato in pieno (a confermarlo anche diversi testimoni uno dei quali ferito dopo essere stato raggiunto da alcune parti del corpo del giovane), restano gli interrogativi sull’investimento di martedì scorso e di quello avvenuto la notte tra sabato e domenica. (Agg. 23/04 ore 17,22 segue)

IL DRAMMA DELLA DISPERAZIONE. Nel caso di martedì gli agenti della polizia ferroviaria hanno rinvenuto sulle rotaie anche i due cani della vittima, un senza fissa dimora originario dell’Albania. L’uomo era stato colpito da un treno regionale in transito per cause ancora in corso di accertamento. E il dramma di sabato notte? Difficile al momento stabilirlo con precisione. Probabilmente si tratta di un altro clochard quello investito in pieno da un treni merci. Se così fosse si potrebbero addebitare i fatti alla disperazione, all’alcol magari, di persone che vivono ai margini della società e che popolano edifici abbandonati a ridosso delle ferrovie. (AGG. 23/04 ore 19) 

CINQUE VITTIME IN DUE ANNI. Sotto al cavalcaferrovia di Ladispoli di via Sironi, ad esempio, una trentina di senzatetto da anni si è insediato all’interno di un magazzino non più in uso. Sia di giorno che di notte gli sbandati, in prevalenza dell’Est europa, non esitano a camminare sulle rotaie, dopo aver bucato le recinzioni dei binari, per uscire da quel “tugurio” per raggiungere la Caritas. Fatto sta che si tratta della quinta vittima in due anni sulla Roma-Civitavecchia tra le stazioni di Ladispoli e Palidoro. E i pendolari continuano comunque a rischiare attraversando ogni giorno le rotaie in modo selvaggio. (AGG. 23/04 ORE 21,16)

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La Vecchia continua a collezionare pareggi

Impatta a reti inviolate il Civitavecchia Calcio 1920 che, nel match valevole per la 31^ giornata del campionato di Eccellenza laziale girone A, tornano a casa con un punto in tasca dopo lo 0-0 maturato sul rettangolo di Vignanello contro i locali della Polisportiva Monti Cimini; formazione che resta ultima in classifica ma ora con 26 lunghezze all'attivo. (Agg. 23/4 ore 11.28 SEGUE)

LA CRONACA DEL MATCH DEL CIVITAVECCHIA CALCIO – Una partita arida di emozioni quella giocata dalle due formazioni che, giunti a questo punto del campionato, hanno preferito concedere più attenzione alla fase difensiva piuttosto che a quella offensiva, per evitare di subire reti che avrebbero potuto pesare molto sulla salvezza di entrambe, producendo così una gara dai ritmi non eccessivamente alti che si è chiusa con un 0-0 buono più che altro a mettere un punto in cascina e rimescolare ancora un po' le carte in classifica. I civitavecchiesi, che avevano anche diverse assenze importanti, trovano un altro pareggio che gli permette di mantenrsi ancora fuori dalla zona playout, rimanendo sull'undicesima casella della gradautoria e salendo ora a quota 35 lunghezze; eppure ora l'Atletico Vescovio ha raggiunto i nerazzurri in classifica e la zona rossa per il Civitavecchia è distante un solo punto. La prossima giornata del campionato vedrà i nerazzurri opposti all'Unipomezia, attuale quarta forza del torneo, sul rettangolo amico del Fattori; in un match che risulta essere l'ennesimo esame per la squadra diretta da mister Ugo Fronti. (Agg. 23/4 ore 12.03 SEGUE)

I COMMENTI DEL DIFENSORE NERAZZURRO ALESSIO TRECCARICHI – «Non ci sono state – dichiara il difensore nerazzurro Alessio Treccarichi – molte occasioni da entrambe le parti. Loro dovevano vincere, mentre noi più passava il tempo e più cercavamo di mantenere il pareggio. Purtroppo succede che in acluni momenti una squadra possa non brillare, ma non per questo ci abbattiamo. Non sarà semplice mercoledì contro l’Unipomezia perché secondo me ad ora sono  la squadra che vanta la forma migliore, ma comunque vogliamo vincere». (Agg. 23/4 ore 19.28)

Gi. Mor.

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Sartorelli travolta dalla Roma Volley

Sconfitta netta per la Serramenti Sartorelli Asp in serie C maschile. Domenica pomeriggio nella capitale, i rossoblu sono stati travolti dalla Roma Volley dell’ex allenatore e giocatore Fabio Cristini per 3-0. A pesare l’approccio da dimenticare di Stefanini e compagni, che hanno perso i primi due set per 25-22 e 25-15. 
Più combattuto il terzo, con i rossoblu che non sono però riusciti a riaprire la partita per provare ad allungarla fino al tie break. Si tratta comunque di un ko indolore per la truppa di Franco Accardo, che resta in zona salvezza diretta a +5 dai playout. Ai civitavecchiesi basterà conquistare un solo punto nelle ultime due gare stagionali per festeggiare la permanenza in categoria.

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Port Mobility, confermato lo sciopero del 27

CIVITAVECCHIA – Venerdì prossimo, 27 aprile, i dipendenti di Port Mobility incroceranno le braccia per 24 ore. Confermata, dunque, dopo la proclamazione dello stato di agitazione da parte di Filt Cgil, Ugl Mare e Porti, Fit Cisl, la giornata di sciopero.

L'azienda aveva comunicato l'«impossibilità del pagamento delle spettanze stipendiali di tutti i dipendenti, a partire dal mese corrente, a causa della mancata emissione del Cig (Codice identificato di gara da parte dell’Adsp». E a nulla è servito che il giorno stesso il presidente dell'Adsp Di Majo abbia fatto sapere di aver firmato, da Gaeta, il decreto per sbloccare la situazione. Anche perché i tempi necessari per l'effettivo pagamento delle competenze della società di servizi di interesse generale faranno sì che ormai il pagamento degli stipendi tardi con ogni probabilità comunque di alcuni giorni. E in ogni caso, come rimarcato già da Alessandro Borgioni e Fabiana Attig, il vertice dell'Adsp continua a rimanere nell'inerzia più assoluta: «a tutt’oggi – si legge nella nota dei sindacati – ancora non ha approvato il piano tariffario 2018, depositato dalla Port Mobility nel dicembre 2017, ponendola in condizione di assoluta incertezza rispetto la propria organizzazione economica aziendale e occupazionale. Vista anche – continuano le sigle – la mancata attribuzione del codice identificativo, iter questo che non consente alla Port mobility di emettere fattura per i servizi resi». 

«Dobbiamo avere la conoscenza della firma del documento – ha spiegato Borgioni – per fare chiarezza.  Quello che ci chiediamo è per qualche ragione da gennaio ad oggi l’ente ancora non abbia firmato, c’è qualche problema? Qualcuno – ha tuonato – ce lo deve spiegare. Cerchiamo di trovare soluzione al problema complessivo. Il porto – ha concluso Borgioni – ha bisogno di programmazione, non è così che si gestiscono le cose».

Dello stesso avviso Fabiana Attig, responsabile di zona della Ugl, che conferma lo stato di agitazione. «Rimarco la poca sensibilità dell’Adsp sulle criticità del porto. La mancata assegnazione del Cig a Port mobility è la dimostrazione dell’inerzia dell’ente. Stiamo parlando – ha sottolineato Attig – di una società che svolge servizi essenziali nel porto, serve più attenzione. I lavoratori non possono fare la spesa dell’inerzia dell’Authority. Non faremo passi indietro finché l’Adsp non ci convocherà». L’Ugl  ha chiesto da circa un mese e mezzo l’istituzione di un tavolo per le criticità del porto, senza risultato.

«Gli stipendi di Port Mobility arriveranno con notevole ritardo. È un qualcosa – ha concluso Attig – che non si era mai verificato e rappresenta un forte disagio per i lavoratori».  

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''Tanti progetti per il presente e il futuro di  Allumiere''

ALLUMIERE –  «Ancora progetti per il presente ed il futuro della nostra comunità. I buoni progetti vengono condivisi ed approvati all’unanimità oltre gli schieramenti politici: ottimo lavoro». Ad esprimersi così il sindaco di Allumiere, Antonio Pasquini dopo che è stato approvato all’unanimità nel consiglio comunale di giovedì il project financing per il progetto di efficientamenro energetico comprensivo di fornitura elettrica. «Tra le linee programmatiche generali dell’amministrazione comunale di Allumiere vi sono iniziative rivolte all’utilizzo di energie pulite, alla tutela delle emissioni, nonché alla riduzione dell’inquinamento luminoso e atmosferico e, quindi ambientale – spiega il sindaco Pasquini – la nostra amministrazione ha avviato una politica di razionalizzazione delle energie comuni, attuando una serie di interventi e misure volte a realizzare un piano di efficientamento finalizzato al contenimento e riduzione dei costi di gestione degli impianti di pubblica illuminazione, oltre che alla loro messa in sicurezza normativa. Usufruendo di finanziamenti ministeriali e regionali nel corso degli anni ha attuato interventi di efficientamento negli edifici scolastici sul territorio comunale. L’attività di programmazione amministrativa del Comune di Allumiere è volta ad eseguire interventi in pubblica utilità e risulta in linea anche con le politiche nazionali e regionali in tema di risparmio energetico e di razionalizzazione ed ammodernamento delle fonti di illuminazione in ambienti pubblici; attualmente sono presenti e stimati nel territorio comunale circa 730 punti di illuminazione pubblica e circa 450 punti di illuminazione negli edifici scolastici di proprietà comunale. La rete della pubblica illuminazione risulta in gestione al Comune di Allumiere che assicura il servizio di erogazione della stessa attraverso la fornitura energetica da parte di ENEL nonché attraverso la manutenzione ordinaria/straordinaria sui punti luce stradali e di spazi urbani comunali. Quindi  riteniamo necessario dare corso ad interventi di efficientamento della pubblica illuminazione comunale che, in via definitiva, producano una diminuzione della spesa corrente attualmente sostenuta dall’Ente con riferimento a tale servizio. Stante l’indisponibilità di risorse necessarie da parte del nostro Comune, ravvisiamo l’esigenza di avvalerci di meccanismi di ricorso al sistema di partenariato pubblico – privato con la previsione dell’attivazione di procedure di project-financing». Quindi con l’appricazikbe unanime della delibera si procederà con modalità tecnologiche innovative alla realizzazione di un programma di efficientamento della rete di illuminazione pubblica esistente comprensivo della gestione del servizio di pubblica illuminazione e di fornitura ed erogazione dell’energia elettrica; il tutto finalizzato a conseguire una riduzione dei livelli di spesa corrente rispetto a quelli attualmente sostenuti dal Comune. Le procedure dovranno comunque prevedere la valorizzazione del patrimonio pubblico infrastrutturale con nuove opere “compensative” o con interventi di riqualificazione urbana e di valorizzazione del patrimonio immobiliare comunale; sarà quindi demandato il responsabile del settore tecnico l’adozione di ogni atto, adempimento, e/o procedura necessari ed opportuni al fine di dare integrale esecuzione con riferimento alle motivazioni indicate nel presente atto deliberativo, con particolare riguardo al partenariato pubblico/privato e alla procedura di project financing. «Siamo felici per questo ulteriore passo in avanti. Il project è stato approvato all’unanimità».

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Ciontoli: «Dio mio quanto odio.  Aiutaci»

LADISPOLI – C’è grande incredulità tra i membri del gruppo Giustizia e Libertà e tra tutti coloro che sono vicini alla famiglia di Marco Vannini per quanto espresso da Antonio Ciontoli sul proprio profilo facebook. 
Quanto scritto potrebbe essere interpretato dai più come una provocazione. Antonio Ciontoli, nelle sue parole, invoca Papa Francesco.
“Santo Padre grazie per la speranza di vita che mi doni, ma un grazie particolare perché le tue Sante iniziative hanno aperto il cuore a chi ne ha tanto bisogno…Amore non odio” e “Dio mio quanto odio. Aiutaci”.
Queste le frasi affidate da Antonio Ciontoli al proprio profilo social (riprese pubblicamente a livello nazionale dalla trasmissione Quarto Grado), prima e dopo la sentenza dello scorso18 aprile.  
Frasi che, senza dubbio, sono state recepite dalle tante persone vicine ai Vannini come la provocazione di un uomo che, comunque, è stato condannato in primo grado a 14 anni per omicidio volontario. La famiglia Ciontoli, ricordiamolo, si è sempre sentita vittima e si è sempre lamentata per l’odio che le è stato rivolto.
Sono passati quattro giorni dal 18 aprile, data in cui la corte d’assise ha pronunciato la sentenza con cui ha condannato Antonio Ciontoli a 14 anni, il resto della sua famiglia a 3 anni e assolto Viola Giorgini. In questi giorni sono state molteplici le interpretazioni della sentenza. Piena di enfasi quella del giornalista Carmelo Abbate a Quarto Grado:  “Una sentenza vigliacca, che manca di coraggio. Le sentenze si rispettano, ma in democrazia si possono criticare. Questa sentenza, a mio avviso, risolve la questione tra addetti ai lavori. 
Addetti ai lavori che risultano tutti vincitori: vince la difesa dei Ciontoli perchè Viola è stata assolta, i 3 membri della famiglia vedono derubricata l’accusa a omicidio colposo e Antonio Ciontoli si becca le attenuanti. Vince anche la difesa dei Vannini perchè l’avvocato Gnazi ha fatto un ottimo lavoro, portando a casa un successo notevole spostando la discussione da omissione di soccorso ad omicidio. Gli unici sconfitti sono mamma Marina e papà Valerio, perché la sentenza ‘se ne fotte di loro’ già nel momento in cui scinde due destini: quello dei familiari del Ciontoli considerati, alla fine, spettatori quasi incoscienti e quello di Antonio considerato l’artefice massimo. Ma se il sig. Ciontoli è l’artefice massimo allora la pena deve essere consona, dura. Invece ottiene le attenuanti. Perché è incensurato? In questo modo però, non si giudica il comportamento dell’imputato dopo il reato: ha mentito e depistato le indagini. E si becca le attenuanti? Per questo, a mio modo di vedere, è una sentenza vigliacca”.
Una vicenda che, come ovvio, è destinata a proseguire: i legali della famiglia Ciontoli hanno già fatto sapere che ricorreranno in appello per chiedere omicidio colposo per Antonio Ciontoli e l’assoluzione per il resto della famiglia. Stessa cosa potrebbe fare il PM Alessandra D’Amore per impugnare la sentenza di primo grado. 
Ora non resta che attendere le motivazioni della sentenza per farsi un’idea più chiara sul verdetto emesso dalla corte.

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