«Soddisfatti della scelta del pm»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Non avevo dubbi che il pm si sarebbe appellato anche perché allo stato dei fatti, è stata ridimensionata la sua richiesta di condanna. Ha lavorato molto su questo caso in modo scrupoloso ha motivato per ognuno degli imputati i presupposti che l’hanno condotta a quella richiesta. Non poteva certo tornare indietro. Mi sarebbe piaciuto che avesse chiesto di rivedere la posizione di Antonio Ciontoli circa la concessione delle attenuanti generiche, però purtroppo la legge questo lo impedisce. Sono soddisfatta lo stesso e vado avanti. Al contrario di prima che ritenevo scontato il fatto che tutti si facessero il carcere ora ci vado un po’ con i piedi di piombo.  Dopo le motivazioni della sentenza sarebbe stata una cosa vergognosa non appellarsi. Andiamo avanti». 
Queste le parole di Marina Conte, mamma di Marco Vannini alla notizia che il pm ha presentato ricorso in appello nei confronti dei familiari di Antonio Ciontoli e di Viola Giorgini. 
Papà Valerio: «Una bella notizia, veramente molto bella. Primo fra tutti perché hanno rimesso in campo Viola, la cui assoluzione è stata per noi la cosa più sconvolgente. Tirarla fuori, come se in quella casa non ci fosse stata la sera del delitto è inaccettabile. Anche se poco ma gli deve rimanere addosso la macchia di quello che ha fatto, anzi, di quello he non ha fatto perché se quella sera avesse alzato il telefono e chiamava i soccorsi Marco poteva essere vivo. Per cui ha piena responsabilità di quello che è successo. Circa la posizione dei familiari di Antonio Ciontoli, una cosa del genere non può fermarsi solo all’omicidio colposo. E’ la prima volta che succede almeno in Italia che venga condannata un’intera famiglia e molti si scandalizzano. Ma se loro insieme hanno commesso un delitto la legge è uguale per tutti. Se uno commette un omicidio deve andare in carcere. Sono tutti responsabili».
L’avvocato Celestino Gnazi, legale di mamma Marina:  «Il pm ha chiesto la conferma delle proprie richieste, e cioè l’omicidio volontario per i familiari di Antonio Ciontoli e l’omissione di soccorso per Viola Giorgini. Non ha chiesto l’appello nei confronti di Antonio Ciontoli. Ero convinto che il pubblico ministero avrebbe proposto appello perché la sentenza mentre nella parte in diritto è assolutamente, a nostro avviso perfetta, corrisponde alla nostra ricostruzione, assolutamente condivisibile, una vera e propria lezione sul dolo eventuale, nella parte in fatto, invece, è assolutamente contradditoria, nel momento in cui non riconosce il dolo in capo ai familiari di Ciontoli».
Per quanto riguarda il mancato appello nei confronti di Ciontoli? 
«Il pm non poteva proporre appello per la questione soltanto delle attenuanti generiche, perché le è vietato da una recente riforma del codice di procedura penale entrata in vigore da pochi mesi».
Che dice il codice? 
«Il pubblico ministero tra le altre cose non può fare appello quando riguarda soltanto la concessione delle attenuanti generiche. Per questo le è vietato. Altrimenti ero convinto che secondo me l’avrebbe certamente fatto perché Ciontoli, a nostro avviso, sicuramente non le meritava».

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San Giorgio, Mazzola: "Sbagliato e nefasto utilizzare la legge regionale 28/80"

TARQUINIA  – Dopo la conferenza di Moscherini sul problema San Giorgio,  interviene anche l’ex Sindaco Mauro Mazzola: “Applicare la legge 28/80  sarebbe dannoso e danneggerebbe chi non ha commesso abusi- dichiara l’ex sindaco Mazzola – Ancora una volta Tarquinia vede la sua politica stravolta da santoni che si lanciano in grandi promesse: prima Roma Vetus, , poi le navi da crociera che fanno le fermate come un treno locale. Ora tocca a San Giorgio applicare : la cosa che gli riesce meglio è accusare gli altri di non aver fatto nulla, ma ci sono gli atti che lo smentiscono ”. 

“Spiego un’altra volta perché si è presa la strada sbagliata per San Giorgio- continua Mazzola –  applicare la legge n.28 dell’80 sarebbe nefasto. Lo dico perché ho parlato con i tecnici sino alla noia. Chi  prova oggi a prendere scorciatoie o a cambiare strada rischia di fare un grosso danno ai lottisti di San Giorgio. Poi basta leggere la legge che, all’articolo 4 , specifica come sia applicabile laddove ricorra la rilevanza socio-economica dei singoli insediamenti, soprattutto con riferimento alla loro utilizzazione per usi di residenza stabile . Certo che non cita le seconde case”. 

“Inoltre, – continua Mazzola – in molti casi la perimetrazione della 28/80 finirebbe per danneggiare chi non ha commesso abusi, ma sembra che di questi nessuno si preoccupi. Volete sapere come si fermano le demolizioni? – domanda l’ex sindaco – Il percorso lo avevamo già avviato, accantonando a bilancio 40.000 euro, per dare incarico ad un consulente che avrebbe avviato un iter procedurale con il quale presentarsi in conferenza di servizi, alla presenza della Regione e degli uffici tecnici, e su quelle basi bloccare le demolizioni. L’affidarsi, in tal senso, alla 28/80 non dà garanzie: c’è anche un precedente di una sentenza del Consiglio di Stato che ha bocciato i ricorsi del Comune di Sabaudia”. 

“In conferenza stampa Moscherini si dice determinato a chiudere i consorzi – aggiunge Mazzola – Ma che sono suoi? Poi si rivolge al Segretario comunale come se fosse il tecnico responsabile dell’urbanistica. Infine, una nota politica sulla maggioranza: “Ma Catini e Serafini che fanno? Hanno un nuovo sindaco ma, presi a litigare tra loro, non se ne accorgono o fanno finta di non accorgersene? – conclude l’ex sindaco – Opposizione, forza! Non è tempo per andare in letargo. Se quanto dice il “nuovo” sindaco non vi convince, andate a parlare con i tecnici comunali, che per anni si sono impegnati a trovare soluzioni percorribili.”

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Cimitero nuovo, Ramazzotti: «La gara una farsa»

di TONI MORETTI

CERVETERI – Diceva un personaggio politico dal quale non smetteremo mai di imparare, logorato dal tempo, che non ha potuto mai dominare ma che spesso ha condizionato a suo piacimento, ma non certo dal potere, che a lui non è mai mancato, che: “A pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso ci si indovina”, e questa frase ci mette nella condizione di autoassolverci, quando si è cominciato a pensare male dell’operato del sindaco Pascucci e della sua amministrazione, stando ai risultati e a come questi sono ottenuti.  Lungi da noi l’idea che il pensare male possa significare l’addebito  di qualcosa di illegale. Il pensar male, per lo meno per quanto ci riguarda, è nell’esprimere alcune riserve nel suo credo e metodo di conduzione politica, avendo propagandato il suo disegno con ben altri principi, circa la necessità di trasparenza, di inclusione e di partecipazione all’azione amministrativa, con il coinvolgimento dei cittadini e delle forze di minoranza, nel rispetto dei rispettivi ruoli, per una democrazia tanto elogiata espressa da una Costituzione tanto amata. C’è chi ha cominciato a sospettare che ad  un uomo, costretto a far tutto da solo , perché circondato per poter resistere da opportunisti che “tengono famiglia” pronti a voltare gabbana di fronte ad ogni opportunità, da professionisti del mettere radici e di non mollarle, costi quel che costi in settori redditizi parlando del sociale in senso lato, sia diventato faticoso, gestire in senso ortodosso democrazia e Costituzione ed opta quindi per metodi più sbrigativi, concedendosi qualche strappo alla buona prassi confondendo le idee mettendo in luce il reparto bambole di pezza, vuote, che “sotto il vestito”, non hanno veramente niente. Ora riepiloghiamo, c’era un cimitero da fare, in cassa non c’era un soldo, la legge dava un’opportunità facendolo finanziare da un privato che lo avrebbe poi gestito in convenzione, la vicina Ladispoli ne aveva uno con queste caratteristiche, e lui non ha mai avuto rapporti con Ladispoli e i suoi amministratori, (una bugia questa che grida vendetta), si chiede una manifestazione di interesse per un project financing e guarda caso, l’interesse lo manifesta solo quella ditta confenzionando progetto, portando il terreno con metodi da privati, legati al massimo profitto con piccoli costi, se poi tratti col pubblico meglio zero, ma sei costretto a fare la gara, (che palle), capitolati da rispettrare, disciplinare da seguire con le opposizioni sempre in allerta e pronte a sabotare, fossero poi almeno preparate e competenti , ma perché tanto fastidio e prendersi tante noie? Vogliamo fare il cimitero? Facciamolo. 
A questo punto, fa peccato Ramazzotti, che vista come è andata la gara, cioè che è saltata per l’esclusione della sola concorrente che guarda caso era quella che aveva presentato il progetto, ma guarda un po’, che sfoga sulla su profilo facebook  il suo pensiero dicendo: «Oggi a Cerveteri tutti parlano del fatto che nessuno si è aggiudicata la gara per il cimitero privato nelle campagne delle due casette, come dissi in consiglio pura follia e atti che lasciano varie ombre. Chi esulta oggi non sa che essendo andata la gara deserta il proponente società  SARA  puó avere il giocattolo (che giocattolo) a trattativa privata. Tutto fatto ad arte, quando il bando (ben confezionato) impone alla ditta vincitrice di rimborsare circa 600mila euro alla ditta proponente (SARA), quale matto partecipa alla gara. Nessuno come volevasi dimostrare. Sono disgustato e penso che sarei stato meno arrabbiato se fossi stato ignorante (dal verbo ignorare.)».
Avrà senz’altro commesso peccato Lamberto Ramazzotti, che Dio lo perdoni, ma si ha la netta impressione che possa averci azzeccato.

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Violenza sessuale: esclusa l’aggravante se vittima era già ubriaca

Posto che, ai sensi dell’art. 609-ter, comma 1, n. 2, c.p., il delitto di violenza sessuale è aggravato se commesso con l’uso di sostanze alcoliche, la…

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Pasquini:''Alfa non ha dichiarato la regolarità contributiva''

ALLUMIERE – Il sindaco Pasquini rispedisce al mittente ogni accusa per ciò che concerne la Cooperativa Alfa. In una nota il primo cittadino fa notare che «sulla qualificazione giuridica degli aspetti diffamatori ivi riversati sarà demandato all’autorità giudiziaria l’onere di pronunciarsi», mentre in merito agli aspetti tecnici precisa: «Il D.Lsvo 267 del 2000 detta i principi e le disposizioni in materia di ordinamento degli Enti Locali così come la normativa vigente disciplina le funzioni e le competenze dei dirigenti e funzionari nel loro campo di applicazione. Così come nello specifico, gli atti avviati, non sono di competenza politico amministrativa  bensì tecnica ed individuati dai funzionari comunali del settore finanziario-economico, tecnico e dal segretario comunale dei quali questa amministrazione ha massima fiducia e stima. Tenuto conto dell’art. 80 del nuovo codice dei contratti pubblici, un operatore economico viene escluso dalla procedura d’appalto se ha commesso violazioni gravi rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte, tasse o contributi previdenziali. La presentazione del Durc o della relativa dichiarazione sostitutiva è un requisito per la partecipazione alla gara d’appalto. Nel caso di specie Alfa ha omesso di dichiarare la regolarità contributiva ed una volta accertata l’insolvenza nei confronti dell’agenzia delle Entrate, il funzionario ha legittimamente proceduto alla rescissione contrattuale».

Il sindaco Pasquini poi sottolinea che: «Tutti, nessuno escluso, gli ex operai Alfa sono stati assunti dalle società aggiudicatarie degli appalti già gestiti dalla cooperativa Alfa».

Per quanto attiene l’applicabilità dell’art. 30 D.Lgs 50/2016: «le somme vantate da Alfa nei confronti del Comune di Allumiere – prosegue il sindaco di Allumiere – sono state oggetto di formale pignoramento da parte dell’Agenzia delle Entrate in data assai precedente a qualsiasi richiesta formulata ai sensi dell’art. 30 D.Lgs 50/2016 dai dipendenti Alfa. Tali somme sono sottratte alla libera disponibilità dell’amministrazione che ne sarebbe chiamata a rispondere in qualità di custode, con le responsabilità che ne conseguono, a far data dalla notifica dell’atto di pignoramento, che si ribadisce essere stato precedente alle richieste pervenute da parte degli operai Alfa. La notifica dell’atto di pignoramento da parte del’Agenzia delle Entrate impone l’immediato pagamento delle somme ivi indicate, da effettuarsi non oltre il 60° giorno dalla notifica dell’atto. Pertanto, un pagamento nei termini sopra indicati, non può che essere identificato come un mero atto dovuto da parte dell’amministrazione comunale».

«Per dovere di completezza – aggiunge Pasquini – si precisa che per quanto attiene i parametri orari interni alle società aggiudicatarie degli appalti, gli stessi non rientrano nelle competenze dell’amministrazione comunale. Per quanto concerne gli operai impegnati nell’igiene urbana che sono coinvolti in questa situazione, l’amministrazione comunale esprime solidarietà, stima e ringrazia per la collaborazione che stanno mettendo nell’espletamento del servizio nonostante le tante problematiche riscontrate e come già comunicato direttamente con gli stessi, stà mettendo in atto ogni forma di iniziativa a loro garanzia e tutela. Nessuna minaccia, alla luce di quanto sopra, potrà costringere l’amministrazione comunale ad operare al di fuori dei principi di legalità e trasparenza».

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Il porto di Civitavecchia al centro di un traffico di auto rubate

CIVITAVECCHIA – Il porto di Civitavecchia è al centro di un'inchiesta che ha portato all'arresto, tra Agerola, Santra Maria La Carità, Larciano (Pistoia) e Mosummano Terme (Pistoia) di cinque persone, tutte pregiudicate. L'indagine, portata avanti dalla Procura di Torre Annunziata di concerto con le autorità iberiche, ha permesso di sgominare un'associazione a delinquere finalizzata alla cessione di armi clandestine e alla ricettazione di auto rubate. Il tutto aggravato dal fatto di aver commesso i reati con il supporto e il contributo di una organizzazione criminale spagnola. 

In manette sono finiti Vincenzo Gentile, 36 anni; Luigi Milano, 31 anni; Liberato Spera, 55 anni (i primi due residenti ad Agerola, il terzo a Santa Maria La Carità); Rosario Bozzanga, 31 anni; e Biagio Melisi, 48 anni (entrambi toscani). Le misure cautelari sono state eseguite dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata, coadiuvati dai reparti territoriali di competenza dell'Arma. In Spagna, la Guardia Civil ha dato esecuzione ad un'altra misura cautelare nei confronti di dieci individui, tra cui anche alcuni italiani.

Le indagini, sviluppate dal giugno 2017, hanno portato alla luce il fiorente traffico di autovetture rubate dall'Italia verso la Spagna. Stando alle investigazioni, l'associazione era dedita alla ricettazione dei veicoli rubati che comunque avevano già il numero di telaio alterato ed i relativi documenti di circolazione contraffatti. In questo modo, le macchine potevano apparire identiche ad altri veicoli circolanti in Italia. Una volta "clonate", le auto venivano condotte presso il porto di Civitavecchia per essere trasferite in Spagna. Qui, grazie alla collaborazione di altri individui – italiani e spagnoli residenti a Cullera (in provincia di Valencia) -, i veicoli venivano "ripuliti" attraverso una nuova immatricolazione spagnola. Alcuni indagati, inoltre, sono stati scoperti a possedere una pistola calibro 7,65, semiautomatica, con matricola abrasa.

Grazie all'attività di coordinamento con le autoirtà spagnole, è stato possibile recuperare dieci vetture rubate in Italia.

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Far West sulla Tarquiniese

TARQUINIA – Far West ieri mattina a Tarquinia dove i carabinieri, dopo aver intercettato sulla Tarquiniese un’auto ricercata con a bordo tre ladri di appartamenti (si tratterebbe di tre cileni), hanno dato vita ad un inseguimento dai contorni drammatici.

Il fatto è accaduto intorno a mezzogiorno, quando è stata diramata la ricerca di ladri in fuga dopo aver commesso un furto a Montefiascone. I malviventi, vistisi braccati dai carabinieri che li hanno intercettati lungo la strada che da Tuscania porta a Tarquinia, sono fuggiti a gran velocità lungo la Tarquiniese, percorrendo la strada anche sulla corsia di marcia contraria.

Una follia pura che solo per fortuna non è sfociata in tragedia, poiché, fortunatamente, in quel  momento nessuno è passato lungo l’arteria in direzione Tuscania, altrimenti si sarebbe verificata una strage. 
Risvolti rocamboleschi nel corso dell’inseguimento, con la pattuglia dei Carabinieri che a fatica ha tentato di avvicinare l’auto, una Mercedes Classe A, fino a che i tre malviventi non sono finiti contro il guard-rail, non riuscendo a tenere la curva per via dell’alta velocità.

A quel punto la fuga dei tre è proseguita a piedi con uno di loro che ha tentato di gettarsi dal ponte che sovrasta il fiume Marta  ma è stato prontamente acciuffato da uno dei carabinieri intervenuti.

Per la ricerca dell’altro gettatosi dal ponte è stato necessario l’intervento dell’elicottero dei  Forestali che ha aperto la visuale sul canneto che costeggia il fiume Marta, permettendo di acciuffare anche il secondo. Entrambi sono stati arrestati e medicati presso l’ospedale cittadino.

Un terzo è ancora ricercato: potrebbe essersi nascosto tra le campagne tarquiniesi.  Alla caccia dei fuggiaschi hanno partecipato diverse squadre dei carabinieri, di Tuscania, Tarquinia e Montalto di Castro. Interessata anche la Polizia. E’ ancora caccia al terzo uomo. La macchina è stata ritrovata piena di refurtiva come gioielli, denaro, computer e altro.
 

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«Cristallizzate quelle verità che gli imputati hanno sempre negato»

CERVETERI – Ecco il commento dell’avvocato Celestino Gnazi, legale di mamma Marina, alla sentenza della Corte di Assise, che «contrariamente a quanto affermato dai difensori degli imputati – scrive Gnazi – ha cristallizzato in modo evidente quelle verità che le parti civili da sempre avevano fortemente sostenuto e che gli imputati avevano sempre negato contro l’evidenza, contro la ragionevolezza e contro la decenza. Quello che si deve dire, dunque, è che la Corte ha spazzato via le menzogne profuse, oltre che da Antonio Ciontoli, da tutti i suoi familiari”. “E – continua Gnazi -poiché le “chiacchiere” ci sono sempre piaciute poco, questi sono i fatti (processualmente accertati, ovviamente) affermati dalla Corte: 1- A nessuno dei familiari di Ciontoli Antonio “poteva realmente sfuggire che un colpo di pistola era stato esploso” (p. 29 della Sentenza): ricordate quando gli imputati negavano, contro l’evidenza, di essersi accorti che era stato esploso un colpo di pistola? 2- La “ferita sanguinante era presente ed era stata necessariamente vista dagli imputati” (p. 29): ricordate quando gli imputati negavano, contro la ragionevolezza, di non aver visto sangue? 3- Il povero Marco Vannini “urlava e non erano lamenti ad alta voce… si trattava di vere e proprie grida” pp. 29-30): ricordate quando gli imputati negavano, contro la decenza, di non aver udito grida e che curavano Marco con acqua e zucchero? Affermazioni assolutamente indecorose e rese in un contesto che invece, come afferma la Corte, “le oggettive condizioni del ferito erano tali da dover destare la massima preoccupazione”. 4- Il povero Marco – come dice la Corte necessariamente uniformandosi ai Periti- poteva essere agevolmente salvato se soccorso tempestivamente. Vi ricordate quando sostenevano che Marco aveva possibilità minime di sopravvivenza e solo se operato entro mezz’ora dal ferimento? Questi sono i dati essenziali, che hanno indotto la Corte ad affermare che la morte di Marco è ascrivibile alla responsabilità di quattro assassini. Tuttavia, questa è solo la prima tappa di una battaglia che, seppur difficilissima, ha consentito di far emergere gran parte – ma solo parte – della verità. Le parti civili, infatti, non possono accettare che la Corte, ancorché abbia evidenziato le gravissime responsabilità anche dei familiari di Antonio Ciontoli, abbiano, per loro, escluso – contraddittoriamente e con il travisamento di alcune circostanze – il dolo.  Ma questa è materia di appello ed abbiamo la ferma convinzione che la Procura di Civitavecchia lo proponga anche per non lasciare incompiuto l’egregio lavoro della dr.ssa Alessandra D’amore, che ebbe ad iniziare un percorso difficile ma che le evidenze dibattimentali hanno indubbiamente premiato. Deve anche essere ricordato, d’altra parte, che nella Sentenza della Corte vi è anche un’autentica lezione di diritto in una difficile materia come il dolo eventuale, in perfetta aderenza, peraltro, a quanto sostenuto sia dall’accusa che dalle parti civili.
Certo, vi sono anche aspetti della Sentenza che appaiono poco o per nulla convincenti: si pensi alla inconcepibile decisione di concedere le attenuanti generiche, con motivazioni prive di ogni pregio sostanziale e giuridico e frutto esclusivo di un malinteso e dannoso pietismo. Inconcepibile sol che si pensi che il povero Marco è stato lasciato agonizzare tra sofferenze atroci, anche nella palese consapevolezza della assoluta gravità delle sue condizioni. Una circostanza che, essa sola, avrebbe dovuto indurre la Corte, al contrario, ad applicare l’aggravante, in ipotesi di omicidio colposo, della previsione dell’evento. Frutto di un palese e grossolano equivoco il credito dato a Martina Ciontoli quando, dopo aver confessato, nelle intercettazioni, di essere stata presente al momento della sparo, si giustificava di avere appreso tali circostanze dal padre. Ebbene, la Corte, nel dare credito ai presunti racconti del padre, li colloca “nei giorni successivi” (p.10) quando la confessione intercettata di Martina risale a poche ore dopo il fatto! Incredibile, ma è così. Ripetiamo, in ogni caso, che questi e numerosi altri aspetti saranno, si ritiene, oggetto di appello da parte della Procura.
Un’ultima osservazione sulla posizione di Viola Giorgini: il suo comportamento, riteniamo, non si è affatto differenziato da quello degli altri familiari, come è pacificamente emerso in dibattimento e come, per questo, la Corte avrebbe dovuto dichiarare, diversamente qualificando la contestazione di mera omissione di soccorso. Ricordiamo a noi stessi, tuttavia, che la Corte ha assolto da quell’accusa la Giorgini dubitando (a nostro avviso, del tutto erroneamente) sulla sussistenza del dolo, ma ne ha chiaramente affermato la illegittimità della condotta, sicché, fermo restando – si ritiene – l’appello della Procura anche nei suoi confronti, rimane ferma la sua responsabilità sotto l’aspetto civilistico per non aver posto in essere le doverose condotte atte a soccorrere Marco. Tenuto conto delle motivazioni, sostanzialmente di carattere economico, che hanno caratterizzato i comportamenti degli imputati, le parti civili certamente non desisteranno dal pretendere l’affermazione della responsabilità di tutti i protagonisti in ogni sede. Ed anche questa sarà per tutti – Viola Giorgini compresa – una punizione per essi assai dolorosa.    
Sono necessarie, da ultimo, alcune osservazioni di altra natura. Molti hanno ritenuto che le pene inflitte siano eccessivamente miti. Sono d’accordo, ma solo parzialmente e nei limiti in cui si è sommariamente detto sopra.  Non sarò molto simpatico, ma sono costretto a ricordare che, all’inizio, la percezione di questa vicenda era caratterizzata, sotto il profilo della responsabilità penale, da ipotesi di omicidio colposo commesso da Antonio Ciontoli per aver sparato e di omissione di soccorso per gli altri. Reati puniti con pene che in talune situazioni (e questa, in particolare) si rivelano indubbiamente risibili. Ebbene (in disparte l’egregio, più importante e certamente più “discreto” lavoro della Procura) io ricordo di essermi immediatamente esposto affermando la fondatezza della ipotesi di omicidio volontario sotto il profilo del dolo eventuale, collegato ai comportamenti dei presenti successivo alla sparo. Ciò molto prima delle conferme dibattimentali. Ma non trovai nessuno (soprattutto tra i cosiddetti “soloni”) a condividere questa ipotesi. Ricordo, invece, che gli atteggiamenti di sufficienza (anche se progressivamente scomparsi) erano largamente predominanti. E’ una ipotesi, come noto, ampiamente condivisa dalla Corte. E questo è il dato più importante. Così riepilogati i fatti storici, non posso condividere le critiche esacerbate e generalizzate nei confronti della Sentenza della Corte soprattutto quando si danno per scontate situazioni niente affatto scontate, quasi offendendo chi ha contribuito, in modo lungimirante e faticoso, alla loro realizzazione. Sono doverose maggiori umiltà, serietà e soprattutto la capacità di distinguere. Occorre, infatti, distinguere la individuazione delle responsabilità penali ed il loro trattamento sanzionatorio. Sono due cose diverse e solo per la prima è stato determinante il lavoro delle parti civili e, prima ancora, della Procura. E, con il loro lavoro, sono stati individuati – in primo grado e ferma la presunzione di innocenza – degli assassini. Questo è il dato. Sul trattamento sanzionatorio (sulle pene) esistono, non da oggi, le leggi da applicare. Sono le nostre leggi, sono quelle che fissano il minimo ed il massimo delle pene. E’ ovvio che comprendo e giustifico Marina e gli altri familiari di Marco, quando rilevano la eccessiva mitezza delle pene irrogate. A fronte di un episodio come questo, tanto singolare quanto tragico, come si può dar loro torto?  Ma se si vuole usare questa sentenza per sostenere, in modo generico e qualunquistico, che l’Italia è il paese di bengodi per i delinquenti, non mi sta bene. Capisco che può essere un tema di discussione, non lo nego. Ma chi protesta in modo esacerbato, per essere più credibile, comprenda ed apprezzi il lavoro di chi ha contribuito in modo determinante ad individuare i delinquenti ed all’affermazione della loro responsabilità».

 

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Pd: ''Fioravanti si dimetta''

LADISPOLI – "Il Sindaco chieda le dimissioni di Fioravanti". La richiesta arriva dal Partito democratico di Ladispoli dopo la vicenda giudiziaria che vede coinvolto il consigliere e delegato all'urbanistica e al project financing Fioravanti. "Il Consigliere Fioravanti sarebbe imputato dalla procura di Civitavecchia a seguito di una truffa in danno a un commerciante effettuata mediante la falsificazione dei bollettini postali per il pagamento delle tasse dovute all’amministrazione comunale per il rilascio di un permesso. Fatto ancor più grave è che il Consigliere con la richiesta di messa in prova abbia di fatto ammesso le sue responsabilità per evitare la condanna, ritenuta cosi probabile da spingere la difesa ad avvalersi di uno degli strumenti alternativi di estinzione del reato previsto dal nostro ordinamento". Per i dem dunque "le responsabilità del Consigliere Fioravanti appaiono quindi chiare e prive di ogni dubbio, come appare chiaro che il consigliere il quale ricopre anche la delega per l’edilizia pubblica e il project financing, oltre alla truffa ai danni di un commerciante abbia commesso anche un danno erariale all’amministrazione comunale ed alla cittadinanza da lui stesso rappresentata. Alla luce dei fatti è quindi inequivocabile l’incompatibilità tra il Consigliere e l’incarico a lui affidato dall’amministrazione del Sindaco Grando per temi che sono affini a quelli per cui ha richiesto la messa in prova ai servizi sociali". Da qui la richiesta del Partito democratico di "dimissioni immediate" di Fioravanti "dalla carica di consigliere e da tutte le deleghe a lui affidate per l’acclarata e manifesta incompatibilità con il suo ruolo l quale va detto deve essere esercitato con disciplina ed onore come prevede la nostra Costituzione. Chiediamo inoltre che si proceda immediatamente ad una verifica delle domande di concessione richieste dal Consigliere al fine di scongiurare ulteriori danni alle case erariali. Per questi motivi, il Circolo del Partito Democratico chiede al Sindaco Grando – concludono i dem – il quale rappresenta l'amministrazione comunale che è parte offesa nello stesso reato, di procedere alla richiesta immediata di dimissioni in considerazione dell'evidente danno erariale ed in difesa dei diritti dei cittadini che onestamente versano le tasse e hanno diritto ad un amministrazione imparziale. Augurandoci che nel corso dei controlli non emergano ulteriori fatti simili in danno alla cittadinanza".

"CASO FIORAVANTI", IL MOVIMENTO CIVICO LADISPOLI CITTA': "IL SINDACO COSA INTENDE FARE?"Ad intervenire sulla vicenda è anche il Movimento civico Ladispoli Città che parla di "notizie inquietanti" e che mostrano "uno stato di cose preoccupante". "Il livello morale – spiegano – si sta spingendo così oltre da rendere la cosa pubblicau una sorta di 'comica', in cui però, non c'è proprio niente da ridere. La richiesta di messa in prova ai servizi sociali, avanzata dagli avvocati dell’imputato Fioravanti (consigliere comunale eletto nelle liste di Noi con Salvini e passato poi al gruppo Noi con Ladispoli), oltre ad evocare un caso alla 'berlsusconi de noantri', rivela un’esplicita ammissione di colpevolezza sulla quale, pur rimanendo garantisti, non possiamo sorvolare. In termini di opportunità e in termini di necessità della città. Come riconosciuto da tutta la stampa, noi abbiamo fatto parte di un’amministrazione attraversata da alcuni procedimenti giudiziari, quasi tutti archiviati prima di trasformarsi in processi e nessuno dei quali giunto neanche alla fase dibattimentale. Certo, la chiusura senza processo o condanna di una vicenda giudiziaria mediaticamente rilevante ha sempre meno presa sui lettori ma, ciò che stupisce, è la facilità con cui molti degli attuali amministratori abbiano cercato in passato di 'sbattere il mostro in prima pagina'. Gli stessi che, oggi – proseguono dal Movimento civico Ladispoli Città – fanno registrare un assordante silenzio su questa ed altre vicende che, per la gravità amministrativa o morale che le connotano, sono state già oggetto di articoli e uscite pubbliche del nostro gruppo".

E il movimento civico chiama in causa il primo cittadino: "Cosa intende fare il Sindaco di fronte a fatti di così grave entità? Vuole soprassedere sul #casoFioravanti come ha fatto con il #casoFalasca, esponendo ulteriormente la sua coalizione all’ennesima brutta figura, marcando una inaffidabilità e una sfiducia che iniziano a diffondersi largamente anche nell’opinione pubblica? Oppure ritiene, come noi, che il Comune di Ladispoli sia parte lesa all’interno di questa vicenda e deciderà quindi per la costituzione in parte civile all’interno del procedimento che interessa il consigliere Fioravanti? 
Inoltre, il Sindaco ritiene – così come crediamo noi – che si renda necessaria una verifica su tutti gli atti che Fioravanti (da professionista e da amministratore con delega proprio al medesimo settore) ha – e ha avuto – con il Comune stesso?  L’accusa, come apprendiamo dalla stampa, è di truffa e contraffazione e, riportando la questione sul terreno della pubblica amministrazione, in caso di condanna definitiva, si configurerebbe una reale sottrazione di risorse pubbliche. Dopo essere stati abituati alla celerità di risposta del Sindaco Grando su stampa e social riguardo alcune questioni – come ad esempio le difficoltà della formazione dell’ultimo governo (con novanta giorni di stallo), dobbiamo ritenere il suo silenzio su questa vicenda come un chiaro segnale? Il Sindaco definisce tutto quel che sta accadendo come normale amministrazione? Noi crediamo che questa storia – proseguono ancora – così come le precedenti, rischi di far deflagrare la città, rendendo molto pesante l’azione sempre meno credibile di questa amministrazione; togliendo reali prospettive di crescita a Ladispoli. Mentre continuiamo con costanza e umiltà a costruire l’alternativa a questo caos, rimaniamo in paziente attesa di una risposta alle vecchie e alle nuove domande. Ma il tempo della demagogia e dei racconti falsi, caro Sindaco Grando, è giunto al termine. Indipendentemente dalla sua volontà".

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Truffa, consigliere comunale a processo

LADISPOLI – "Quel professionista si è preso i miei soldi e ha prodotto bollettini falsi". Questa l'accusa con la quale un commerciante ladispolano si è rivolto ai Carabinieri per denunciare quanto commesso da un noto professionista del territorio e consigliere comunale di maggioranza: il consigliere Marco Antonio Fioravanti (delegato all'edilizia e al project financing) che ora dovrà difendersi in tribunale dall'accusa di truffa e contraffazione di firma. Il giudice ha infatti chiesto la messa in prova ai servizi sociali per il consigliere comunale. Secondo quanto emerso il commerciante avrebbe sborsato circa 5 mila euro dandoli al consigliere geometra affinché procedesse a pagare le tasse comunali relative a dei lavori da avviare nel locale. Il professionista per certificare l'avvenuto pagamento delle tasse avrebbe fornito al cliente dei bollettini con timbro postale ritenuto "falso" dall'accusa. E in un primo momento sembra essere tutto in regola, fino a quando gli uomini della Polizia locale si presentano nel locale definendo l'opera "abusiva". Il commerciante allora si presenta agli uffici di palazzo Falcone esibendo i bollettini di pagando ma che non risultavano pervenuti alla tesoreria di palazzo Falcone. A considerare il bollettino falso sarebbe stato anche un impiegato della Posta. 

E così lo scorso pomeriggio il giudice si è riunito in Camera di Consiglio per valutare la richiesta della difesa che consiste nella "messa in prova ai servizi sociali" per l'imputato. L'udienza dove si entrerà nel merito di quest'aspetto è slittata al 7 dicembre prossimo. 

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