«Marcia indietro di chi arrogantemente pretende di comandare invece di governare»

LADISPOLI – Non si ferma il braccio di ferro tra amministrazione comunale e dirigenza scolastica della Corrado Melone. Braccio di ferro che rischia di trascinarsi anche dopo l'ottenimento da parte dell'amministrazione dei certificati Asl necessari ad aprire le porte della nuova mensa scolastica. Proprio ieri dopo lo scontro verbale, anche abbastanza acceso, tra amministrazione e alcuni genitori, con il dirigente scolastico dalla parte proprio dei genitori, e il monito lanciato dal sindaco Grando di tenere la politica fuori dalla scuola, ora a intervenire rispedendo al mittente le accuse di "politicizzazione" è proprio il dirigente scolastico Riccardo Agresti. «Accuse – ha detto Agresti – che avrebbe potuto benissimo fare anche l'ex sindaco Crescenzo Paliotta quando portai sul tavolo della sua scrivania una decina di arance marce servite a mensa ai bambini». 

Ma non finisce qui, per Agresti, la riapertura delle porte del Polifunzionale all'ora di pranzo, è una vittoria. Una vittoria ottenuta proprio dopo la protesta di ieri: «Confermo che la protesta dei genitori ha obbligato alla marcia indietro chi arrogantemente pretende di comandare invece di governare», ha scritto sul suo profilo Facebook dettando gli orari dei tre turni mensa per le classi dell'istituto comprensivo. 

Intanto, già nella tarda serata di ieri è arrivata la solidarietà nei confronti del sindaco Alessandro Grando, da parte del coordinatore locale di Noi con Salvini, Luca Quintavalle: «Condanniamo con fermezza l'aggressione verbale subita dal sindaco Alessandro Grando, vittima non tanto dell'ira di alcuni genitori ma di una velocissima escalation su alcune problematiche che affliggono uno dei quattro circoli didattici di Ladispoli. Siamo da sempre favorevoli ad un sano e costruttivo confronto e crediamo che alla nostra Comunità non servano capipopolo: invitiamo tutti ad un passo indietro affinchè si torni a lavorare per migliorare il futuro dei nostri figli. La propaganda politica dovrebbe rimaner fuori da certi ambienti: la scuola è innegabilmente uno di questi».

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Ztl in centro storico: parte la raccolta firme

CIVITAVECCHIA – Fatta slittare per il mancato completamento della segnaletica, si riaffaccia l’ipotesi della modifica della circolazione viaria in pieno centro storico. Se tutto andrà secondo programma, dal 1° ottobre dovrebbe entrare in vigore l’istituzione dell’area pedonale in via Stendhal e della zona a traffico limitato in via Granari (tra via Barberini e vicolo della Morte), via Monte Grappa (tra via Borghese e via dei Bastioni), vicolo della Morte (tra via Granari e via Monte Grappa), via Borghese (tra via Granari e via Monte Grappa).

Ma i residenti ed i commercianti della zona non ci stanno. Lo avevano già sottolineato nelle scorse settimane, quando si sono visti calare dall’alto la decisione del Pincio. Nessuna informazione preventiva, né tantomeno una concertazione con chi, in quella zona, vive e lavora da anni. E così sono pronti, a partire da domani, a raccogliere le firme contro questa iniziativa. Nel frattempo hanno protocollato una richiesta di incontro con il sindaco Cozzolino, per esporre tutti i dubbi e le perplessità. Commercianti e residenti sono certi di una cosa, infatti: questa decisione è un danno per quella zona, va a penalizzare ancora di più il mercato che già è in sofferenza e vanno ad ingolfare il già caotico traffico in strade come corso Marconi, tagliando di fatto i collegamenti tra la parte alta e quella bassa della città, costringendo le auto ad un giro contorto. Inoltre, l’applicazione della ztl nel centro storico è accompagnata dal divieto di sosta nel tratto interessato di via Monte Grappa, via Granari, via Borghese. “Parliamo di almeno 400 posti auto – hanno spiegato – e non c’è adeguato spazio alternativo per la sosta. Prima di prendere simili iniziative occorre pensare a queste cose”. Perché la possibilità di parcheggiare negli spazi riservati al “Settore 1” del parcheggio della ex caserma Stegher non sembrano bastare, con quell’area tra l’altro completamente abbandonata in questi anni. Se l’incontro e la raccolta firme non sortiranno l’effetto sperato, commercianti e residenti sono pronti anche a mettere in campo una iniziativa di protesta. “Una decisione del genere – hanno aggiunto – oltre ad essere un danno per tutti noi, va a decretare la sepoltura del mercato e delle attività della zona”.

È stato poi Roberto Passerini, ex assessore e commerciante della vicina via Mazzini, con la sua attività che è un punto di riferimento per la zona, a sgombrare il campo dalle polemiche: “Qui non c’è nulla di politico – ha sottolineato – nessun partito coinvolto, solo residenti e commercianti che hanno visto piovere dall’alto una decisione che, qui entra in gioco la politica, sarebbe dovuta passare per una discussione in Consiglio comunale, considerato l’impatto sulla zona interessata”.

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«Al perdono non ci penso e non lo concederò mai»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Al perdono non ci penso e credo che non glielo concederò mai. Il perdono è un sentimento e nei confronti di quella gente non riesco a nutrire sentimenti. Ne sono indegni dopo i comportamenti tenuti nei confronti di mio figlio morente  verso il quale non ne hanno nutrito alcuno anteponendo i propri interessi alla possibilità di salvezza di Marco. Come può pretendere di avere il mio perdono dopo aver lasciato mio figlio agonizzante addirittura per terra, neanche sdraiato su un divano? No, non lo avrà mai. Ma non per questo io lo odio. L’odio è già un sentimento e loro non meritano neanche quello. Voglio soltanto, e penso di averne tutto il diritto, sapere la verità. Ma la verità vera, non quella processuale o quella di comodo che si sono inventati e ripetono tra tre anni e mezzo. Del resto non me ne frega niente».
Risponde così Marina Conte, mamma di Marco Vannini, il ventenne deceduto il 18 maggio 2015 dopo una drammatica agonia a seguito di un colpo di pistola partito dalla beretta calibro nove di Antonio Ciontoli,  condannato a 14 anni in primo grado per omicidio volontario e i suoi familiari a tre anni per omicidio colposo (la moglie Maria Pezzillo e i figli Federico e Martina, fidanzata di Marco), che ieri  chiede il perdono attraverso un’intervista rilasciata a Valentina Stella per il quotidiano ''Il Dubbio'', di Piero Sansonetti. Mamma Marina dice di non averla letta perché, sottolinea: «Leggere quello che loro dicono mi fa solo star male. Loro già hanno ferito tanto me e mio marito Valerio e soprattutto mio figlio che a vent’anni non c’è più. Forse sarò dura ma continuando con questa solfa, riescono sempre più a farmi schifo. Si devono vergognare. Per come si muovono e per come agiscono. Tutti i giornalisti che sono venuti a casa mia hanno invitato anche loro a parlare. Ma non hanno mai voluto farlo. E’ inutile che continuano a fare le vittime». 
Mamma Marina, come un fiume in piena parla in modo concitato, facendo trasparire dalla voce un profondo fastidio non tanto per l’argomento quanto per le persone di cui è, per certi versi, costretta a parlare.  All’affermazione di Ciontoli quando dice: «abbiamo scelto di non parlare con la stampa per rispettare la famiglia di Marco e anche il giusto processo»,  lasciando intendere che loro sono stati rispettosi anche dell’istituzione, Marina risponde: «Se avesse voluto rispettare la famiglia di Marco mi chiedo perché fuori dall’udienza ha comunque attaccato mio nipote dicendogli “ma non ti vergogni”? E poi perché  è stato denunciato? Se non voleva ferirmi non doveva fare niente di tutto questo. Lui e la sua famiglia sono delle persone malvagie. Punto. Chi ha fatto cattiverie sono soltanto loro. Hanno strappato la foto di Marco e poi dice «il mio amatissimo Marco»? Ma quando mai l’ha amato. Sono stanca di sentire queste cose. Se ha qualcosa da dire, la verità, deve andare dai giudici e dirla a loro. Potrebbe così liberarsi la coscienza, ammesso che l’abbia».
Ciontoli nell’intervista parla del clamore mediatico che ha creato questa vicenda e Marina replica: «Se si lamenta del fatto che c’è un processo mediatico non dipende da me.  Sarebbe bastato soccorrere tempestivamente mio figlio e salvarlo ed oggi non staremo a parlare di questo. Ma l’hanno lasciato morire. Ed ora vogliono fare le vittime? Le vittime di che? Anche Federico quando lo vedo in televisione non mi sembra poi tanto angosciato per la morte di Marco».  
Non ci sta mamma Marina anche quando Ciontoli dice di non essere «né un assassino, né un criminale, né un delinquente». «Ha un senso quello che lui dice? – si chiede mamma Marina – Lui padre di due figli dice di amare Marco come un figlio ma non ha fatto niente per salvarlo. Parliamoci chiaro, ad oggi per la giustizia italiana lui e i suoi familiari sono quattro assassini. Chi uccide una persona è un assassino. Per come la vedo io e per come mi hanno educato i miei genitori, anche chi uccide un cagnolino lo è». 
Mamma Marina interviene sul punto in cui Ciontoli dice che: «Sin dall’inizio abbiamo provato a parlare con loro, abbiamo provato in vari modi ad avvicinarci a loro, tant’è che Martina nei giorni successivi è andata fuori casa loro, implorandoli di darle la possibilità di poterli abbracciare, senza riuscirci. Hanno comprensibilmente chiuso tutte le porte. A quel punto, abbiamo capito che forse il silenzio era il modo migliore per rispettarli».
«Non è vero – replica  mamma Marina – che noi abbiamo messo una barriera con loro. Nell’immediatezza del fatto ero sconvolta per quanto successo. Era morto mio figlio in un modo così violento e drammatico e tante cose non riuscivo a capirle. Mi ero come sconnessa da tutto e dal mondo. Non si capiva poi quello che era successo. Ma non avevamo chiuso i ponti con nessuno. Martina ha continuato a dialogare con mio nipote Alessandro per giorni e fino a quando lo stesso non si è reso conto che continuava a riferirgli una serie di bugie, tanto che alla fine le ha detto di non disturbarlo più. La verità stava iniziando ad emergere. Martina ha tentato di mettersi in contatto anche con me. Ma in quei primi giorni stavo tanto male, chiusa nel mio dolore lancinante, che non volevo vedere nessuno e neanche lei. Volevo vivere il mio dolore da sola. Così mio nipote gli ha detto di andare a casa sua per parlare con lui. Ma lei ha rifiutato. “Da te non ci vengo” è stata la sua risposta. Se avessi voluto chiudere le porte da subito non avrei certo permesso che Martina stesse in chiesa per i funerali. Io e mio marito eravamo distrutti dal dolore e se veramente anche loro vivevano la nostra stessa situazione avrebbero cercato un contatto con noi e ci potevano essere tanti modi per incontrarci. Loro con me vogliono fare solo le vittime. Ad oggi dopo tutto quello che ho vissuto, dopo tutte le menzogne che ho sentito, perché del prima non posso sapere niente visto che in quella casa non c’ero ma del dopo so tutto. Dall’arrivo al Pit io so tutto. L’ho vissuto in prima persona. E già dall’inizio hanno mentito.  Però col tempo ci sarà giustizia per Marco, e ci sarà anche una giustizia divina dalla quale nessuno potrà mai sfuggire. Una mamma non si da mai per vinta perché vorrà sempre sapere la verità. E questo è stato il mio incubo fin dal primo momento. Loro oramai si sono costruiti la loro verità, preparata e studiata con i loro legali».
Infine, un ultimo commento di mamma Marina quando Ciontoli afferma «Marco per me e mia moglie era come un figlio ed era il ragazzo che mia figlia Martina amava, e che sempre ameremo. Marco manca tantissimo anche a noi. Ma questo Marina e Valerio lo sanno benissimo come sanno benissimo che noi li continueremo ad amare».  
«Andiamo a vedere se è vero che loro amavano Marco – dice mamma Marina con un filo di voce –  Va ricordato che mio figlio ha urlato e urlato  e i vicini hanno dichiarato di aver sentito urla disumane. Tutti loro erano consapevoli che era partito un colpo d’arma da fuoco e Maria Pezzillo, invece, che ha disdetto la prima chiamata al 118 non mi sembra poi che lo amava così tanto visto che lo ha lasciato morire.  Non dimentico certo quando arrivata al Pit, si avvicina a me e accendendosi una sigaretta mi ha detto che il marito, per quanto successo, avrebbe perso il posto di lavoro. Quindi questo grande amore per mio figlio non lo vedo. Secondo me sono persone anaffettive. Per quanto riguarda il capofamiglia l’abbiamo sentita tutti, non solo io, la chiamata al 118 quando, con una tranquillità e una lucidità unica, diceva “venite c’è un ragazzo che sta male e si è ferito con un pettine a punta”. Dove sta questo amore? Dove sta? L’amore è solo verso loro stessi che fino ad oggi hanno solo pensato esclusivamente a ‘’pararsi il culo’’, come dice Viola (fidanzata di Federico e presente anche lei in casa quella maledetta sera), l’uno con l’altro. Loro stanno male perché vivono male. Era una famiglia che viveva di immagine. Purtroppo con quello che è successo la loro immagine è crollata. Quindi stanno male solo per questo, non per mio figlio. Ogni volta che hanno parlato di Marco, anche nel corso del processo, hanno sempre detto la “cosa” , il “ragazzo” e raramente hanno pronunciato il suo nome. Questo per dire di che vogliamo parlare? Loro non hanno mai fatto niente per lui. Antonio Ciontoli non è una vittima. Alla prima occasione ti salta addosso. Cosa c’entrava aggredire mio nipote? Che voleva da lui?. O quando  sempre Antonio, mentre stava sul divanetto,  parlando al telefono con il fratello, come registrato dalle intercettazioni ambientali nella caserma di Civitavecchia poche ore dopo il fatto, paragonavano la morte di mio figlio al furto di una Ferrari. O Federico quando diceva “ne abbiamo passate tante e passeremo pure questa”, cioè, come se è morto il gattino dentro casa. Di quale amore stiamo parlando?» conclude Marina.

 

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Dimissioni Mencarini, il M5S: ''Un insuccesso annunciato''

TARQUINIA – «Le dimissioni di un sindaco sono sempre cosa grave e il danno che certificano è enorme. Tarquinia per un anno ha girato a vuoto e oggi si ritrova senza guida politica».
Il Movimento Cinque stelle di Tarquinia commenta senza risparmiarsi la decisione del primo cittadino. «Il fallimento politico di Mencarini inoltre, spegne le speranze e la fiducia di tutti quei cittadini che, democraticamente, le avevano riposte in quella persona e nella squadra che avrebbe dovuto sostenerlo ma così non è stato. – afferma  il consigliere Ernesto Cesarini – Le dichiarazioni del primo cittadino parlano di una decisione presa per “motivazioni esclusivamente politiche” e di una “maggioranza continuamente fatta ostaggio dalle volubili volontà di gruppi di consiglieri”. Tutto questo a poco più di un solo anno di mandato. Affermazioni gravi che rendono bene l’idea dello spirito con cui la maggioranza ha finora tirato a campare, nascosta dietro feste e corse ad indossare quella fascia tricolore, che mai come in questo anno è diventata oggetto da foto ricordo e per “ragazzinate” che hanno però raggiunto la stampa nazionale, gettando per giorni nella vergogna Tarquinia».
«A chi s’interessa del destino di Tarquinia – aggiunge il grillino – appare chiaro che questo è il risultato di una coalizione che sulla carta avrebbe dovuto rinnovare la politica della nostra città e rilanciarla a livello economico, turistico e ambientale. Invece siamo testimoni di un flop, e che flop».
«Un anno fa mettevamo in guardia i cittadini dalle accozzaglie di liste, messe insieme soltanto per racimolare voti. Una scelta che dimostra tutti i suoi limiti dopo un solo anno di vita di questa amministrazione, che non ha certo brillato per rinnovamento. A farne le spese, ancora una volta, tutta la città di Tarquinia, che verrà sottoposta a commissariamento fino alla prossima primavera». «Ci auguriamo – conclude Cesarini – che questa esperienza serva da lezione per quello che saranno gli scenari futuri. Tarquinia si merita un cambiamento vero e per cambiare c’è bisogno di coraggio e di persone coraggiose e umili, quando serve. Noi, ovviamente dopo il passaggio di rito in consiglio comunale dove ancora tutto può accadere, continueremo a lavorare anche in vista delle prossime elezioni, dove saremo presenti con il nostro simbolo, una grande e solida squadra, e proposte per un vero cambiamento, certi in una ripartenza dell’economia di Tarquinia, ferma al palo ormai da anni».

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Dimissioni Mencarini, Palmini (Pd): "La toppa peggio del buco"

TARQUINIA – «La toppa è peggio del buco. Prendete esempio dal Sindaco cosa vuol dire dignità: il comunicato dei gruppi della maggioranza che chiedono al sindaco di ripensarci è patetico, vergognoso e conferma che chi amministrava questa città era ed è senza dignità. Le motivazioni del Sindaco Mencarini sono chiare, cristalline altro che strumentalizzate da avvoltoi e sciacalli”. Nuovo affondo del segretario del Partito democratico Armando Palmini che torna a rimarcare le parole del sindaco ‘’Lascio non per motivi di salute come qualcuno della mia maggioranza vorrebbe far credere, ma per motivi politici. Sono stanco dei ricatti continui che subisco da un anno a questa parte dai gruppi della mia stessa maggioranza’’. Avete capito bene cosa ha scritto il vostro Sindaco. Inutile adesso elaborare comunicati congiunti strappalacrime dove dite al” Babbo” non lo facciamo più, non ci cacciare, diventiamo buoni, votiamo tutto quello che vuoi. Cosa non si fa per un mese di stipendio in più, per trattenere la parte più nobile del corpo umano ancora per un pò di tempo sul comodo strapuntino dove i cittadini vi hanno messo e mai più vi ci metteranno. Senza dignità, come a quei bambini a cui la maestra gli toglie i giocattoli e piangenti la supplicano di non farlo più». 
«Vi siete dimenticati già come vi ha definiti? – aggiunge Palmini – Gruppi di potere a caccia di voti, sempre pronti ad azzannarvi, condizionando perennemente l’attività amministrativa per soli scopi personali. Non vi basta come vi ha definito e quello che state facendo all’Agraria dove addirittura il gruppo Serafini è passato all’opposizione? Non sappiamo chi ha scritto quel comunicato pietoso ,privo di dignità e di vergogna. Ma chi l’ha scritto doveva essere veramente nel panico, altrimenti un comunicato del genere non ha giustificazioni. Cari consiglieri di maggioranza, lo sappiamo cosa vi passa per la mente: che i cittadini hanno la memoria corta e tra qualche mese sarà tutto dimenticato. Ricordate che potranno avere qualche volta la memoria corta ma i cittadini nun’so’ fess e con il popolo, a forza di pigliarlo in giro “ ce se sbatte er muso”. Perché statene certi, che quello che ha scritto di voi il Sindaco Mencarini non lo dimenticherà nessuno, come i cittadini non dimenticheranno il vostro pietoso, indegno e vergognoso comunicato di ammissione di colpa».

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Chiara Bordi, la tarquiniese con la gamba amputata, finalista a Miss Italia

TARQUINIA – Chiara Bordi vola a Milano. La tarquiniese appena diciottenne è tra le trenta finaliste dell’edizione 2018 di Miss Italia. Con la fascia di Miss Etruria, ottenuta alle selezioni della scorsa settimana a Montalto di Castro, Chiara Bordi ha superato ieri, a Jesolo, le selezioni della commissione tecnica che le consentono il 16 e 17 settembre di prendere parte alle serate finali del concorso che si terranno Milano e saranno trasmesse in televisione su La7.

Capelli e occhi scuri, sorriso smagliante e misure da modella per un metro e 75 di altezza, Chiara Bordi va in canoa, fa windsurf, si arrampica sui muri di roccia, si dedica all’attività di sub e corre sui rollerblade. Studentessa al secondo anno di liceo classico, sulle passerelle di Miss Italia sfila con una protesi alla gamba sinistra.  Il 5 luglio di cinque anni fa, quando aveva appena tredici anni , ha subito un’amputazione fino a sotto il ginocchio, in conseguenza di un incidente stradale in motorino costatole un lungo ricovero al Gemelli a Roma e tre interventi per amputare la gamba.

Dopo un periodo di scoramento, Chiara peró ha deciso di reagire, ricominciando a vivere ancora più intensamente di prima, grazie anche al fondamentale sostegno di mamma Emanuela e papà Sebastiano e della sorella Francesca che la segue e la sostiene in ogni percorso. Al concorso di Miss Italia Chiara si è presentata bussando alla porta di Patrizia Mirigliani in pantaloncini e t shirt. La patronne della gara l’ha accolta subito con entusiasmo: «Questa ragazza è il simbolo della speranza è della rinascita. La nostra è una bellezza senza confini – ha detto Patrizia Mirigliani ai media – e la disabilità in questo caso è sinonimo di una femminilità ferita e riscattata. Chiara è il simbolo della forza di chi ama la vita e vuol rinascere dopo un periodo drammatico».

La ragazza sfila dall’età 15 anni, ma sulle passerelle di Miss Italia vuole portare il suo “messaggio di resilienza”, come già cerca di fare negli incontri con i ragazzi delle scuole, portando avanti il progetto SuperAbile insieme a Lorenzo Costantini, un giovane di 26 anni senza un arto inferiore per un incidente sul lavoro. L’aspirante miss ha scelto di raccontare il coraggio agli studenti  per dare un preciso messaggio ai giovani che è quello di difendere sempre la vita, “concedendole sempre un’opportunità”. “Nei primi mesi non riuscivo nemmeno a guardarmi allo specchio – racconta Chiara – non è facile avere quasi paura di una parte del proprio corpo». 

“Ho odiato la vita,- racconta Chiara sui social ricordando il giorno dell’incidente – ho maledetto il destino,quella sera,quel momento,ho sperato di tornare indietro o partire anche solo un secondo dopo,ho chiesto a Dio o chissà cos'altro perché fosse successo proprio a me,mi sono fatta centinaia di domande riguardo al futuro,ho visto il mio corpo quasi distrutto e preferivo voltare lo sguardo altrove piuttosto che guardarmi le gambe.Ho dovuto guardare sfumarsi nella mia testa i sogni e le certezze che avevo,ho visto persone soffrire per me e ho sofferto per loro,ho provato sensi di colpa e quasi il desiderio di morire…poi ho desiderato con tutta me stessa di tornare ad una vita normale,sono rinata ed insieme a me sono rinati tutti i sogni,le aspettative e la voglia di vivere,ho rivisto le mie gambe camminare,stavolta con una protesi ma a mio parere molto più belle di prima,ho visto le cicatrici chiudersi e il mio corpo si è arricchito di segni,pieni di ricordi e di orgoglio.Mi sono riempita di forza e ho affrontato la vita col mio nuovo corpo,e soprattutto con la mia nuova testa.Ho fatto scalate,ho preso il brevetto da sub,ho provato sport che prima neanche immaginavo,sfilo e faccio servizi fotografici in tutta Italia e a Londra,racconto la mia storia nelle scuole con SuperAbile,e vedo ogni volta centinaia di faccette incuriosite e interessate a quello che dico.Ma la cosa che mi rende più orgogliosa di me stessa è guardare come sono arrivata in quell'ospedale la notte del 5/07/2013,e confrontarla con la me del 5/07/2018,di nuovo in piedi e che guardo queste foto ora che quel tunnel che mi sembrava così infinito è ormai un capitolo chiuso nel migliore dei modi.Non nascondo che c'è un velo di tristezza in questo giorno,perché ricorda tante cose e i ricordi a volte sono così forti che sembra di rivivere certi momenti,ma è il giorno della mia rinascita, dell'inizio di una seconda vita.Ora,a distanza di 5 anni,mi rendo conto  che quel giorno mi ha aperto migliaia di strade,una più bella dell'altra.Certo ci sono difficoltà che altri non hanno,che a volte mi fanno salire il sangue al cervello.Ci vuole una buona dose di forza di volontà per affrontare la vita di tutti i giorni,ma,in fin dei conti,a me le sfide sono sempre piaciute”.

Non è la prima volta che sotto i riflettori di Miss Italia finiscono bellezze del territorio. La biondissima metalmeccanica Tamara Bendotti superó le selezioni approdando fino alla finale, tra l’esultanza dei tarquiniesi che nonostante la mancata fascia finale la accolsero in città come una regina. Tre anni fa invece toccó a Montalto di Castro che esultó dopo aver visto incoronata Miss Italia la statuaria Alice Sabatini. Stavolta però Tarquinia e il comprensorio hanno un motivo ancora più forte per tifare la bellezza di Chiara, una bellezza a 360 gradi che emana forza e speranza e che viene da dentro.

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Madonna delle Grazie, si rinnova la tradizione

CIVITAVECCHIA – L’Arciconfraternita del Gonfalone come ogni anno vive la Festa della Madonna delle Grazie. Una festa che nei secoli ha intrecciato la storia della Chiesa della Stella e dell’Arciconfraternita del Gonfalone con la storia della città. "Siamo in un tempo che vede il mondo e Civitavecchia toccata da mille problemi – ha spiegato il priore David Trotti – e per questo lo scorso anno abbiamo ripristinato una tradizione antica che vede la processione dell’8 settembre passare ai bordi di quel mare che ha sempre caratterizzato la nostra vita, e che oggi è un luogo su cui è posta l’attenzione delle persone e del mondo. Abbiamo dunque deciso insieme a Don Cono parroco della Cattedrale, che ringraziamo per il supporto e gli stimoli che ci continua a dare, di portare ogni anno, la Statua della Madonna delle Grazie custodita nella Chiesa della Stella, attraverso le vie di Civitavecchia e le Calate del Porto".

Così dopo la solenne celebrazione eucaristica che si celebrerà il giorno 8 settembre alle 18 in Cattedrale e che sarà presieduta da monsignor Ermes Giovanni Viale, amministratore della congregazione vaticana per l’Evangelizzazione dei Popoli o De Propaganda Fide, si svolgerà la processione che avvolgerà tutto il centro storico. "Viaggeremo dentro la storia della nostra città – ha aggiunto Trotti – e pregheremo tutti insieme perché Maria protegga e spanda le sue Grazie su Civitavecchia".

Il percorso ripercorrerà parte degli antichi confini di Civitas Vetula e partendo dalla Chiesa Cattedrale attraverserà largo Cavour, largo Plebiscito, via Zara, via Diaz, piazza degli Eroi, viale Garibaldi, poi entrerà nel porto percorrendo la Calata Cesare Laurenti, la Calata Principe Tommaso e la Calata della Rocca, arriverà a piazza Calamatta, e attraverso via Colle dell'Ulivo e via Pietro Manzi riporterà Maria SS. Delle Grazie nella sua casa a piazza Leandra: la Chiesa della Stella. Saranno le consorelle a percorrere l’ultima parte del percorso ed a riportare l’immagine della Madre Celeste in quella che è la sua dimora abituale.

"Vogliamo con questo “pellegrinaggio”, ogni anno – ha ribadito Trotti – affidare la città a Maria perchè vegli sulle vite e sulle azioni di tutti i civitavecchiesi. Proseguiremo in questo simbolico viaggio di affidamento e supplica a Maria domenica 9 settembre, giorno in cui la Chiesa della Stella sarà aperta dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 20; ed i confratelli e le consorelle del Gonfalone a testimonianza della loro “Chiamata” e della loro missione saranno in preghiera costante e invocheranno la protezione di Colei che attraverso la preghiera ha ottenuto l’intervento del Suo Figliolo nelle nozze di Cana. Sappiamo come confrati infatti che la Preghiera è uno strumento potentissimo di Grazie che risponde alla frase evangelica: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto”. Non sarà, speriamo, semplicemente una Chiesa di mattoni aperta ma siamo certi diverrà un cuore pulsante ed orante all’interno della Città. Sogniamo, infatti, che come in passato quando i marinai ed i civitavecchiesi si recavano presso di Lei per pregare per la loro vita, le loro famiglie e la loro città quel giorno ogni Civitavecchiese possa visitarla e raggiungerla per lasciare la sua preghiera o la sua “speranza”: per questo all’interno della Chiesa della Stella ai piedi della Statua della Madonna delle Grazie protettrice di Civitavecchia, durante il tempo della preghiera, sarà posta un’urna in cui credenti e non credenti se vorranno potranno inserire un foglietto di carta con una preghiera od una speranza per la loro città. Per questo come figli di un Francescano, San Bonaventura, ci appelliamo a tutti gli uomini di Buona Volontà che vivono nella nostra città: se credenti per utilizzare il potere della fede e donare alla città la forza della preghiera; quella forza che produce la vera conversione che è quella della coscienza; se non credenti perché attraverso la “forza” del loro cuore possano unirsi a noi nella certezza che la potenza della buona volontà può arricchire e cambiare la nostra città. Alle 20 l’urna, con i “cuori” dei Civitavecchiesi verrà deposta nella cripta della Chiesa e resterà lì fino al prossimo 8 Settembre 2019: in un luogo che è testimonianza della nostra storia e delle nostre radici nella speranza che divenga un’energia vitale per tutto il prossimo anno. Siamo infatti certi, e questa è la nostra fede – ha concluso Trotti – che tutti insieme possiamo cambiare il mondo attraverso la preghiera e arricchire di Grazie la nostra città perché la certezza del Risorto ci dice che “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” e che attraverso Maria Civitavecchia riceverà “pace e bene”.

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Emergenza loculi, ''I 5 stelle non lasciano in pace nemmeno i morti''

CIVITAVECCHIA – “Questa Giunta è riuscita nell’impresa di non lasciare in pace nemmeno i morti”. La battuta di una anziana visitatrice del Cimitero vecchio, riassume, nel più crudo ma efficace dei modi, i commenti di numerosi cittadini dopo la notizia – apparsa qualche giorno fa – relativa alla volontà di Cozzolino di procedere alla requisizione di alcuni loculi, “applicando – per carità – il regolamento di polizia mortuaria del Comune di Civitavecchia”, come lo ha subito difeso qualche pasionaria attivista del movimento.

Il Comune, infatti, negli ultimi quattro anni e mezzo, nonostante i ripetuti proclami, non è riuscito a costruire nemmeno un nuovo loculo e la situazione, già critica, è divenuta ingestibile. Di qui, la decisione disperata del Sindaco che, dopo aver esaurito quelli inutilizzati da “requisire” a via Braccianese Claudia, dove nemmeno l’entrata in funzione a pieno ritmo del crematorio ha “mitigato” l’emergenza, tenterà di individuare alcune decine di loculi pressoché abbandonati, presso il cimitero vecchio, per dare almeno una degna sepoltura ai defunti. Si spera di arrivare così ad aprile-maggio e scaricare anche questo problema alla prossima amministrazione.

Per la verità, ormai da tre o quattro anni, i grillini si erano detti certi della imminente costruzione di nuovi loculi da parte della società comunale. Ma alle parole, come al solito, non sono seguiti i fatti.

Già a partire dal 2015, Micchi (HCS) dichiarava che la costruzione dei nuovi loculi sarebbe stata curata dalla “imminente” new co. La HCS, in fase di liquidazione, non poteva certo occuparsene. Il passaggio alla new co., prospettato a fine 2014, è avvenuto alla fine del 2017 (tre anni più tardi). Da quel momento, è subentrata CSP, ma la musica è rimasta la stessa.

Nell’autunno 2017, De Leva dichiarava, infatti, di aver raggiunto l’accordo con l’amministrazione, per la costruzione dei 300 loculi. Ma anche qui, un anno è passato e dei loculi nemmeno l’ombra. Nel frattempo, le ridottissime risorse, stanziate con il contratto di servizio a CSP, hanno determinato un’altra infinita lista di guai: il crollo del muro perimetrale del cimitero nuovo; continui crolli al cimitero vecchio; disordine e sporcizia ovunque. Unica iniziativa sulla quale l’amministrazione è stata rapidissima, manco a dirlo: il forno crematorio, privato, che, già da mesi, come detto funziona a pieno ritmo.

La situazione – insomma – è al collasso e ormai, nei 7/8 mesi che mancano alla amministrazione, è difficile aspettarsi che si recuperi quello che non è stato fatto nei quattro anni e mezzo precedenti. I cittadini sono ormai esausti e nemmeno reagiscono più dinnanzi a tanta e tale sciatteria.

Sul punto è intervenuto il candidato Sindaco del centrodestra, Massimiliano Grasso: “Criticare la Giunta Cozzolino è ormai come sparare sulla croce rossa. Tra qualche mese occorrerà ricominciare tutto da capo. Bisogna restituire dignità ai nostri cimiteri e seguire le soluzioni innovative che lo scenario nazionale ci offre. Requisire loculi nella speranza che nessuno li rivendichi non è certo la strada. Requisirli poi al cimitero vecchio, che dovrebbe invece essere lentamente orientato verso la completa “musealizzazione” è iniziativa esattamente contraria a quello di cui c’è bisogno. Appena insediati – promette Grasso – porremo in essere le soluzioni ideali, anche con il coinvolgimento di privati nella realizzazione di opere a valenza pubblica quali l’ampliamento e la riqualificazione dei cimiteri. Altre risorse saranno poi recuperate attraverso una semplice modifica al regolamento comunale che stanno adottando moltissimi comuni. Le concessioni “perpetue” che insistono ormai da due secoli (al cimitero vecchio) saranno trasformate in “concessioni di lunga durata”, sottoposte, quindi, a rinnovo al massimo ogni trent’anni. Con il piccolo contributo di chi – di fatto – non ha mai pagato la concessione, riusciremo così ad integrare le risorse comunali ed a riqualificare completamente i cimiteri cittadini, trasformandoli in luoghi di vero e proprio culto e rispetto per i nostri defunti. La situazione – conclude il capogruppo de La Svolta –  attuale sarà solo un brutto ricordo”.

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Sagra dell’Uva ed Etruria Eco Festival: fuori i conti

di TONI MORETTI

CERVETERI – Monta sottotraccia l’attività di indagine di chi sarebbe interessato a svelare eventuali anomalie, percepite e riferite anche da alcuni protagonisti, sulla gestione nuova della sagra dell’Uva e di Etruria Eco Festival, per la prima volta insieme, dove nell’organizzazione è entrata in prima persona l’amministrazione con quattro dei suoi assessori e cioè quello del commercio e attività produttive Luciano Ridolfi, Riccardo Ferri, per le politiche e il rilancio dell’agricoltura, Lorenzo Croci per lo sviluppo e il marketing del territorio e per finire e per finire. L’assessore che più assessore non si può, la omnipresente, ombra del sindaco, e di tutto quello che fa, quella che n on si perde una puntata della telenovela cerveterana, credendo, con molta convinzione, che ogni settore, anzi che in ogni settore della vita amministrativa e sociale, possa entrarci di diritto lei, Federica Battafarano, assessora alla cultura. Orbene, ognuno di detti assessori hanno gestito in prima persona branche e settori di competenza in quella che si è rivelato un grande successo di stagione, ma nonostante il successo, c’è qualcuno che è determinato a fare le pulci, aspettando una rendicondazione fiscalmente ineccepibile supportata da mandati idonei che inibiscano confusionari forfettarismi e passaggi di danaro ad manum, come spesso si è portati a fare in certi casi per questioni di tempo e di semplificazione. Azione, per arrivare poi a stabilire, quanto questa festa è venuta realmente a costare e quanto è costato l’apporto pubblico e quindi ai cittadini. Potrebbe sembrare il tutto inutile ed inopportuna tanta meticolosità, ma a nostro avviso va anche a vantaggio di un’amministrazione che in favore della città ha ritenuto di cambiare legittimamente formula al più atteso evento estivo che dimostri di aver conseguito il successo raggiunto  operando nel massimo della trasparenza, concetto pilastro della sua azione politica e amministrativa. Soltanto dopo, si potranno avanzare disamine politiche che in quel contesto verranno giudicate.

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