Poupart-Lafarge: «L’Italia? Sarà strategica nei software di bordo»

Il ceo di Alstom sui dubbi dell’Ue per la fusione con Siemens: «Creeremo valore»

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Treno crocieristi: l'idea non tramonta

CIVITAVECCHIA – Il treno dedicato ai crocieristi torna a essere una possibilità. Ad annunciarne la sua introduzione, con delle linee sperimentali è stato Nicola Passanisi, della segreteria dell’Assessorato regionale ai Trasporti intervenuto giovedì pomeriggio al convegno sui trasporti organizzato dal Partito democratico e a cui erano presenti oltre che il rappresentante della Pisana anche i consiglieri regionali Marietta Tidei ed Emiliano Minnucci, il consigliere metropolitano Federico Ascani e il portavoce dell’Osservatorio Regionale sui Trasporti Andrea Ricci. Durante il convegno, la consigliera regionale dei dem, Marietta Tidei, aveva espresso la necessità da parte della Regione di effettuare uno sforzo in più «per alleggerire i treni dedicati ai pendolari» che ogni giorno si spostano da Civitavecchia a Roma andando ad inserire dei nuovi collegamenti dedicati proprio ai turisti in arrivo al Porto. A cominciare proprio da treni diretti dalla città portuale alla Capitale e perché no anche a dei treni che colleghino lo scalo civitavecchiese con l’Aeroporto di Roma. E così Passanisi ha annunciato che da marzo 2019 a Civitavecchia approderanno le prime linee sperimentali dedicate proprio ai crocieristi. Una novità questa annunciata già nei mesi scorsi e che sarebbe dovuta entrare in vigore, sempre in via sperimentale dal 15 ottobre all’8 dicembre che prevedeva anche un trasbordo dei passeggeri delle navi, fino alla stazione di Civitavecchia, a bordo di autobus in partenza proprio dal porto. In stazione invece sarebbero dovuti essere presenti due coppie di treni Vivalto a sei carrozze con una capacità totale di 720 posti a sedere che avrebbero dovuto fare la spola tra Civitavecchia e la Capitale con arrivo a Roma Ostiense. Progetto che però era sfumato ancor prima di partire a causa di costi troppo alti. Ora a quanto pare, a detta di Passanisi il progetto è pronto a esser tirato fuori dal cassetto. Servizio che però non prevede il trasporto dei crocieristi dal porto alla stazione ferroviaria. Assenza questa definita dal rappresentante dell’Osservatorio Regionale dei Trasporti Andrea Ricci, «grave mutilazione» a cui va incontro l’iniziativa. Ricci ha infatti ricordato come negli anni passati erano stati già attivati dei treni dedicati ai crocieristi ma che alla fine, a causa dell’arrivo dei viaggiatori a piedi in stazione, e a una scarsa pubblicizzazione del servizio, la maggior parte di questi si riversavano comunque sui treni dei pendolari. «Confidiamo – ha detto Ricci – che le prevendite siano efficaci e che queste vadano a sopperire in modo organico all’assenza di un trasporto tra il porto e la stazione ferroviaria».

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L’Ultimo etrusco continuerà a vivere

TARQUINIA – Il mito continuerà a vivere: nella memoria dei tarquiniesi, ma anche e soprattutto attraverso le sue imponenti opere e presto anche nell’attività della Fondazione che la figlia Daniela si sta apprestando a creare.  Quello di oggi, nella gremita chiesa del Duomo di Tarquinia, è stato quindi  solo un arrivederci ad Omero Bordo. L’’’Ultimo degli Etruschi’’ – come convintamente lo ha voluto definire il critico d’arte Vittorio Sgarbi che con tanto di fascia tricolore da sindaco di Sutri, non ha voluto mancare all’appuntamento, improvviso, per rivolgere un pensiero ad “un grande amico” e ad un “grande artista” – continuerà infatti a far parlare di sé. Anche e forse più di prima, grazie pure alla penna nobile di Sgarbi che si è detto pronto a ripubblicare il libro di tanti anni fa che racconta la sua vita di Omero Bordo.
Morto nella sua casa di Tarquinia, nel cuore del centro storico, Omero Bordo è stato fino all’ultimo contornato dall’affetto della sua famiglia: la moglie Anna Lucia e le figlie Daniela e Katia. Da qualche tempo combatteva contro una malattia che lo affaticava nel fisico ma non nel spirito, sempre pronto attento e pieno di idee. A salutarlo ieri tanti tarquiniesi, rappresentanti di più o meno recenti cariche istituzionali. Persone che lo hanno amato e aiutato, anche nei momenti difficili che non sono mancati nella sua vita. La cerimonia, officiata da Don Rinaldo Copponi e da Don Roberto Fiorucci, ha lasciato spazio al termine del rito religioso, a tre interventi illustri: quello del giornalista Osvaldo Bevilacqua, del politico del territorio Gianni Moscherini e del critico d’arte Vittorio Sgarbi.
“Dovevo essere a Venezia per la presentazione di un libro. – ha raccontato Sgarbi –  Ma ho telefonato che non sarei andato. Mi sembrava più giusto essere qui per dire il mio pensiero su una persona che mi era cara sul piano istintivo e umano. Sono arrivato in tarda serata a Tarquinia e ho alloggiato in albergo. Un portiere gentilissimo mi ha dato il libro “Omero, l’ultimo degli Etruschi – La mia biografia”. Un’opera bella, che ho subito letto, nella quale Omero attraverso lo scritto del giornalista Cecchelin non nasconde nulla della sua vita. Sarà mio impegno – ha annunciato Sgarbi – come amico e uomo delle istituzioni, di ripubblicare questo libro per farlo conoscere al mondo, come merita”. Sgarbi ha letto alcuni passaggi del libro sottolineando, tra le altre cose, la dolcezza dell’uomo: l’amore e il legame profondo che Omero nutriva ad esempio per la figlia Daniela; e gli incontri nei suoi tanti viaggi-studio sulle tracce degli Etruschi.
Cariche di pathos le parole del giornalista Osvaldo Bevilacqua che, con la sua trasmissione Tv Sereno Variabile,  ha raccontato tante volte Omero Bordo e la sua arte di realizzare vasi etruschi con tecniche arcaiche che non ha mai completamente svelato. Bevilacqua ha voluto ricordare come grazie ad Omero abbia conosciuto la moglie Sandra (nipote dell’artista) con la quale ha costruito una famiglia. “Caro Omero, ti aspettavi così tanta gente? Una così grande partecipazione? – ha esclamato alla platea Bevilacqua – Omero è stato un grande artista, un genio nella sua semplicità. Il fatto che un critico, uno scrittore, un ricercatore così importante come Sgarbi sia qui, dimostra e testimonia che il valore di Omero è grande. Era un uomo molto semplice, ma un grande genio che ci ha avvicinato al mondo degli Etruschi. Io personalmente devo molto ad Omero, è stato fondamentale per la mia vita. E’ stato uno dei primi personaggi che ho voluto intervistare e conoscere per quello che ha rappresentato. Dal punto di vista umano e familiare lo debbo ringraziare perché attraverso di lui ho conosciuto mia moglie e costruito una famiglia, i miei figli, che lui adorava”. “Forse – ha aggiunto Bevilacqua – Omero Bordo è stato anche sottovalutato; forse qualcuno avrebbe potuto dargli ancora più risalto. Ma poi la vita gli ha dato grandi soddisfazione. Tante opere che si trovano al Louvre o altrove e che portano il suo nome ne sono la dimostrazione. Vi garantisco che Omero ci capiva tanto di Etruschi, ma veramente tanto; più di quanto si possa immaginare. Ci ho tenuto a far capire che in questo territorio ha vissuto un grandissimo artista”. 
Gianni Moscherini, che di Omero era pure grande amico, ha voluto ricordare due  incarichi importanti che gli affidò nel corso della sua carriera politico-amministrativa: prima da presidente dell’Autorità portuale di Civitavecchia, quando gli diede l’incarico di realizzare la maestosa statua in bronzo di Traiano all’ingresso del porto, di oltre due metri; poi da sindaco di Civitavecchia, quando chiese ad Omero di dedicare una statua al vescovo Carlo Chenis, che potesse stare in mezzo alla gente. “Omero – ha ricordato Moscherini – scelse di collocarla sul primo gradino della scalinata della cattedrale di Civitavecchia”. Moscherini ha ricordato anche il grande successo che ebbero i vasi etruschi di Omero che portò più volte alla fiera di Miami. 
 “Il negozio di Omero – ha anche detto Moscherini – non è un negozio normale. A me richiamava la bottega dell’arte di Firenze, del Rinascimento. Un luogo aperto al pubblico dove poter vivere e parlare della cultura etrusca”. Moscherini ha ricordato Omero anche per il grande amore per la sua famiglia, un amore fortemente ricambiato.

Il mito di Omero oggi continua a vivere oltre i 75 anni nei quali l’artista ha costruito  un personaggio che si è presentato al mondo – attraverso interviste rilasciate a televisioni e giornali – in tutta la sua semplicità ma anche nella sua grande competenza e conoscenza, formatasi più che sui libri, proprio ‘’sul campo’’ in senso stretto, quando già 15enne si sentì travolto dalla passione per gli Etruschi e divenne un ineguagliabile scavatore clandestino. Un ‘’errore di gioventù’’ disse più tardi, quando a 20 anni passò dalla parte della legge, divenendo invece collaboratore della Soprintendenza  dalla quale ottenne il permesso di scavo grazie al sovrintendente  Mario Moretti. Fu così  che scoprì la Tomba delle Pantere, tra le più importanti della necropoli di Tarquinia, e poi molte altre persistenze di notevole importanza, come pure diversi frammenti dell’Ara della Regina.  Da lì in poi una escalation di attività, viaggi ed incontri che lo vedono ormai consacrato come l’indiscusso “ultimo Etrusco’’. Erano gli inizi degli anni 70 quando Omero Bordo iniziava la ricerca dell’impasto arcaico, la produzione di ceramica e poco dopo la produzione di opere in bronzo e più tardi la lavorazione dei preziosi etruschi, in particolare dell’oro. Prolifico il  decennio di lavoro al fianco del grande amico e pittore cileno Sebastian Matta, dando vita alla scuola Etrusculudens, ricca di produzioni ceramiche di altissimo valore. Nel 1995 inizia a coronare  il sogno della sua vita con la costruzione di Etruscopolis, un vero  viaggio nel tempo. Numerose sue opere si trovano esposte nei più importanti musei del mondo. Innumerevoli i premi e le onorificenze: il San Valentino d’oro, la laurea honoris causa a Boston per la facoltà di Etruscologia, il premio Europa con il regista Zeffirelli. Le sue opere sono esposte nei musei di tutto il mondo.
 

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Giulivi (Lega): "Bordo, l’ultimo degli Etruschi che ha fatto conoscere la nostra città nel mondo"

TARQUINIA – Cordoglio e dolore per la morte di Omero Bordo. Questo il sentimento mio e di tutto il nostro movimento che si stringe al dolore dei familiari ed in particolare della figlia Daniela che continuerà a tenere alto il suo nome. Un artista, un maestro. Dalla vita discussa e travagliata". Così dichiara Alessandro Giulivi coordinatore della Lega Lazio a Tarquinia a poche ore dalla notizia della morte dell'Ultimo degli Etruschi. "Tre grandi amori: – ricorda Giulivi – gli etruschi, Tarquinia e la famiglia. Le sue opere si possono ammirare ovunque anche nei più grandi e prestigiosi musei del mondo. Un’arte, la sua, che lo ha reso unico anche nei segreti estremi degli impasti che utilizzava per riprodurre opere straordinarie. Lo vogliamo ricordare con quel vocione e con quel suo fare che lo ha reso un personaggio unico e inimitabile. Tarquinia perde l’uomo ma conserverà la sua straordinaria storia e abilità. Sono convinto che a salutare lui ci saranno in tanti, anche loro, i suoi amati Etruschi".

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� morto Omero Bordo: addio all'Ultimo Etrusco

TARQUINIA – Addio all'Ultimo etrusco. È morto all'età di 75 anni nella sua casa al centro storico di Tarquinia Omero Bordo, l'etrusco doc, l'artista che ha vissuto la sua vita convinto che la discendenza dei suoi antichi conterranei fosse stata un suo diritto esclusivo. Con alle spalle un passato di tombarolo, quando da ragazzino scavava coccetti, vasi e bronzi, Omero Bordo abbandonó quegli "errori di gioventù", per diventare un vero e proprio imprenditore dell'archeologia, riproducendo oggetti che gli Etruschi realizzavano migliaia di anni fa.  

Dipinse tombe etrusche come fossero originali, dimostrando al mondo intero la sua abile arte che gli ha regalato grande fama nazionale ed internazionale per la riproduzione fedele di metodi e tecniche sconosciute e mai completamente rivelate.

 Ospite di trasmissioni in tv e autore di libri, Omero Bordo è colui che scoprì la tomba delle Pantere, risalente al settimo secolo avanti cristo, forse la prima tomba mai realizzata a Tarquinia; e alcuni frammenti del frontone dell'Ara della Regina.

"Non sapevo che quel gioco da bambino, diventato mestiere e passione, fosse reato", ha sempre raccontato Omero durante le sue interviste ormai da artista famoso.

Fondatore del noto Etruscoludens, laboratorio ceramico di Tarquinia dove tanti ragazzi hanno imparato e sperimentato la lavorazione della creta con tanto di tornio e forno di cottura, Omero Bordo lascia a Tarquinia una delle sue ultime maestose fatiche: Etruscopolis, il suo grande sogno, un museo privato che riproduce i manufatti artistici dell'antico popolo italico.

"Andavo a visitare le tombe già scoperte e mi accorgevo che nessuno sapeva spiegare realmente la loro storia -raccontó Omero -. Da qui decisi di realizzare un luogo dove si potesse comprendere visivamente come veniva deposto un morto etrusco nella tomba, come venivano sistemati gli oggetti, i vasi, gli ori". Ben 15mila metri quadri scavati sotto terra, nella pietra in macco,  per rappresentare l'intera civiltà di un popolo che ha ispirato tutta la vita di Omero Bordo , regalandogli gioie e dolori.

 Etruscopolis sorge in una cava originale a 50 metri di profondità nell'area alta di Tarquinia, a poca distanza dalla Necropoli. Qui sono state fedelmente ricostruite sette tombe dipinte complete di corpi e corredo funebre, il plastico dell'antica città di Tarquinia, l'abitazione italica, una rappresentazione del lavoro di estrazione, la preparazione del corpo del defunto prima di essere deposto nella tomba. Un'ampia area è stata adibita a museo, con vasi e bronzi di varie epoche. Ad Etruscopolis tra i tanti che vi hanno fatto visita spicca anche il nome di Arafat.

Omero ha rappresentato un'icona in tutto il mondo: di lui si ricordano l'invito di una prestigiosa Università di Los Angeles, nel 2003 a Roma fu insignito con il registra Zeffirelli del Premio Europa. Ha anche proposto al prestigioso Metropolitan Museum di New York di acquistare i suoi vasi perché lui stesso diceva: "Sono un'autentica opera d'arte etrusca contemporanea".

Nella sua terra ottenne, tra le altre cose, anche il riconoscimento ufficiale di un importante organismo culturale che suggellò definitivamente la riconciliazione di fatto con la sua Tarquinia. Con la scrittura del libro "Omero: la mia vita con gli Etruschi", finalmente la figura inquieta e chiacchierata del tombarolo lasciò il posto all'artista con un percorso coraggioso, comune a tutta l'arte, fatto di riproduzioni, falsificazioni e passione che hanno avuto il potere dirompente di tramandare la storia di un popolo altrimenti troppo sconosciuto.

 Prima la sua opera e poi la sua fama hanno fatto presto il giro del mondo dove Omero ha esposto vasi e bronzi e raccontato l'arte etrusca, conquistando pagine e pagine di giornali, tra i quali anche il New York Times. Omero Bordo è stato anche l'autore di Traiano, maestosa opera in bronzo realizzata per il porto di Civitavecchia. Tanti i riconoscimenti e le benemerenze, compresa quella dell'Università Agraria di Tarquinia che in tempi più recenti gli ha riconosciuto i meriti archeologici e artistici conseguiti in Italia e all'estero.

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Collisione tra due navi al porto: indaga la Capitaneria

CIVITAVECCHIA – La Capitaneria di porto sta indagando su quanto accaduto domenica mattina, poco prima delle 8, tra la banchina 13 Sud e la banchina 23. 
Due navi sono venute a collissione, senza per fortuna gravi conseguenza e, soprattutto, senza far registrare feriti. 
Ma Msc Orchestra stava infatti eseguendo le operazioni di ormeggio alla banchina 13 Sud quando, per cause che andranno verificate attraverso le indagini della Guardia Costiera, ha urtato la nave da carico Ziad Junior, ferma in banchina 23. 
Per fortuna, essendo in fase di manovra, la collisione è avvenuta senza troppa forza, con le fiancata sinistra della nave da crociera che si è appoggiata all’aletta sinistra della nave cargo, la sovrastruttura, senza andare a coinvolgere lo scafo vero e proprio. 
Lievi i danni alla Msc Orchestra, mentre la Ziad Junior ha subito le conseguenze maggiori, ma non eccessive. È stata sottoposta a lavori di sistemazione in banchina. 
Attimi di paura a bordo della nave da crociera, ma soprattutto a bordo della imbarcazione da carico colpita. Il personale a bordo, secondo i primi racconti, alla vista del gigante del mare che si avvicinava pericolosamente alla loro nave, è letteralmente scappato lasciando l’imbarcazione, per evitare conseguenze peggiori. 
La Capitaneria è subito intervenuta sul posto, inviando a bordo delle due navi il proprio personale ispettivo per verificare l’idoneità alla navigazione. Sono state quindi acquisite le immagini registrate dagli apparati di bordo e sono state ascoltate le persone presenti in quel momento a bordo delle due navi. La Msc è poi ripartita senza problemi, mentre la Ziad Junior è stata sottoposta a riparazioni. 

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La denuncia: ''Prelievo bancomat impossibile''

SANTA MARINELLA – “Una locale agenzia bancaria di via Aurelia – ha pensato bene di rendere, e garantire, una più sicura operazione di prelievo bancomat sistemando, davanti alla plancia, una barriera metallica di notevole dimensione”. La denuncia è di un utente che chiede il ripristino della situazione iniziale.  “Se lo scopo era quello, come si diceva, di garantire la riservatezza proteggendo l’operatore da invasivi sguardi estranei, – prosegue l’utente – si può affermare che esso sia stato conseguito ed anche troppo, ma, nel contempo, si è resa assai difficile, faticosa, talora impossibile l’operazione stessa di prelievo. La fascia metallica, una vera blinda, per come è collocata, impedisce, specialmente a chi non è sufficientemente alto, di digitare il pin e di ritirare il contante. Con l’installazione di detta barriera si è, infatti, ridotto assai lo spazio di manovra per cui si rende necessario giostrare, col braccio e con la mano, non più in comoda posizione orizzontale ma in verticale col bordo della blinda che ostacola i movimenti, come si è verificato con una persona di ridotta altezza che non è riuscita nell’intento pur contorcendosi ed alzandosi sulle punte dei piedi. Situazione comica? No, indegna. E allora, non sarebbe opportuno, e ragionevole o l’abbassamento della fascia o meglio ancora la sua rimozione, riportando il meccanismo allo stato precedente?” 

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Scene apocalittiche con raffica di alberi caduti

TARQUINIA – Giornata apocalittica sul litorale viterbese dove il maltempo, segnato da forti raffiche di vento e pioggia, ha creato disagi in tutto il territorio. Incessante il lavoro degli uomini della Polizia locale guidata dal comandante Mauro Bagnaia e della Protezione civile, sia comunale sia Aeopc, che notte e giorno hanno vigilato su tutto il territorio. Le criticità maggiori sono state causate dalla caduta di alberi in diverse zone. Nel pomeriggio sono caduti alberi sulla Litoranea, al Lido, lungo le strade provinciali, a Montarozzi, lungo la strada della  vecchia stazione e sull’Aurelia bis. e anche all’interno de giardino delle scuole. In centro invece sono caduti diversi cornicioni. Crolli di intonaci inoltre nella sede della Asl, in località Il Piano, dove è stato necessario l’intervento dei Vigili del fuoco.

Disagi per la viabilità con tanti alberi a terra contemporaneamente che hanno dato gran lavoro ai volontari della Protezione civile e ai Vigili urbani coordinati dal comandante Bagnaia. Alle Saline strada interrotta per la caduta di un pino caduto pericolosamente sui fili della corrente. Necessaria la richiesta di intervento ai tecnici dell’Enel.  Sulla Litoranea sono caduti due alberi di Eucaliptus che hanno bloccato la strada per il tempo necessario alla Protezione civile, Polizia locale e Vigili del fuoco, di liberare con tempestività la carreggiata. Preziosissimo il contributo dei frontisti che con i trattori e mezzi propri, hanno contribuito alla rimozione di rami e alberi.

Sull’Aurelia bis, nel tratto tra Tarquinia e Monte Romano, all’altezza dell’acquedotto romano, si sono ribaltati tre mezzi pesanti a causa delle forti raffiche di vento. Due camion si sono accasciati lateralmente sul bordo della carreggiata, mentre un terzo si è ribaltato in mezzo alla strada, bloccando il passaggio alle auto.

Tanti i suppellettili e oggetti vari che nel pomeriggio sono precipitati da balconi e terrazze finendo  in mezzo alla strada in varie zone della città.

Sul litorale il mare in tempesta ha invaso le spiagge, con l’acqua che ha raggiunto le strutture balneari. Diverse le ruspe attivate dagli operatori per mettere in sicurezza gli stabilimenti dal passaggio dell’acqua. Interventi anche a Montalto di Castro dove ieri pomeriggio un albero è caduto su un’auto in sosta in via Gramsci, per fortuna non facendo registrare alcun ferito. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della locale stazione.

Tra stamattina e stanotte a Tarquinia sono caduti alberi lungo la provinciale Porto Clementino e sulla Litoranea, lungo le due direzioni sia verso Civitavecchia sia verso Marina Velca.  In centro i vigili urbani hanno transennato l’area per via del cedimento di parte della grondaia del palazzo comunale. Piegato anche un palo dell’illuminazione della corrente in via Ferri. Resta costante il monitoraggio della situazione: «Siamo in costante comunicazione con il commissario prefettizio Ranieri – ha spiegato il comandante Bagnaia –  Siamo tutti fuori per monitorare il territorio. Abbiamo anche controllato i fiumi Marta e Mignone che sono dentro i parametri e al momento non destano alcuna preoccupazione». Oggi gli studenti di Tarquinia e Montalto di Castro, come nel resto del comprensorio, sono rimasti a casa. Domani invece, stando alle ultime indicazioni, le attività didattiche nei due comuni dovrebbero riprendere regolarmente.

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Grave dopo il volo da oltre 15 metri

CIVITAVECCHIA – Un volo di circa 15 metri. Ed un rumore assordante. 
«Sembrava fosse venuto giù un palazzo per il boato sentito» ha detto una signora affacciata alla finestra. 
«Ero appena rientrato da lavoro, ho sentito un rumore fortissimo» ha raccontato preoccupato un ragazzo, subito sceso in strada per capire cosa fosse accaduto. E appena arrivato all’altezza del civico 105 di via Calisse si è reso conto di quanto effettivamente successo. 
Una gru semovente, forse a causa di una forte folata di vento, si è ribaltata. Un operaio, N.B. di 53 anni, di nazionalità romena e dipendente di una ditta civitavecchiese, era al lavoro all’interno del cestello della piattaforma aerea: cestello che è venuto giù, schiantandosi a terra. 
Un volo di oltre 15 metri, attutito probabilmente alla fine da un cartello stradale che lo ha rallentato: l’operaio, rimasto all’interno del cestello, ha sbattuto violentemente la testa a terra. 
I residenti ed i passanti che in quel momento, attorno alle 12.30, si trovavano in zona sono subito accorsi sul posto: considerato il volo, la situazione sembrava piuttosto critica per il 53enne. 

VIDEO 1 –  VIDEO 2

Ma all’arrivo del 118 – sul posto insieme ai  Vigili del fuoco, polizia, polizia locale, ispettori della Asl Rm4 e carabinieri che stanno coordinando le indagini – l’uomo era comunque cosciente. Le sue condizioni sono subito apparse gravi, tanto che è stato caricato in ambulanza ed affidato alle cure dei sanitari. Ma una volta arrivato al San Paolo, è stato trasferito immediatamente a bordo dell’eliambulanza, per essere portato al policlinico Gemelli di Roma. Per lui un trauma cranico e la prognosi riservata; i medici lo hanno sedato per capire se oltre al trauma cranico possa avere delle emorragie interne.   
Stando alle prime ricostruzioni, l’operaio stava lavorando all’ultimo piano della palazzina, ad un’altezza di oltre 15 metri, nell’ambito della ristrutturazione della facciata dell’edificio. Il cantiere era aperto già da diversi giorni. A quanto pare il 53enne, al momento dell’incidente, indossava tutti i dispositivi individuali di sicurezza previsti. Il caschetto giallo di protezione, ad esempio, è stato trovato a qualche metro di distanza, sbalzato dietro un’auto in sosta proprio a seguito della caduta. Via Calisse, nel tratto compreso tra viale Baccelli e via Adua, è stata interdetta al traffico per diverse ore, per consentire agli inquirenti di eseguire tutti i rilievi del caso e soprattutto poi ai Vigili del fuoco di procedere alla messa in sicurezza dell’area e alla rimozione della gru. Proprio questo non è stato un lavoro semplice per gli uomini della Bonifazi, impegnati nelle operazioni di recupero con due autogru che hanno lavorato in contemporanea: una proprio dei Vigili del fuoco e l’altra dell’impresa Grandi Sollevamenti di Civitavecchia, intervenuta sul posto in ausilio dei pompieri. 
Il mezzo è stato chiaramente sottoposto a sequestro da parte della autorità giudiziaria che ha aperto un’inchiesta sull’incidente, con le indagini affidate ai carabinieri della Stazione di Civitavecchia Principale, diretti dal comandante Giuliano Mangoni. Già nella giornata di ieri sono stati ascoltati i primi testimoni. Sul posto si sono raccolte le dichiarazioni anche del titolare della ditta per la quale il 53enne lavora da oltre 15 anni. 
Bisognerà capire i motivi per i quali una gru di quelle dimensioni si sia ribaltata,  con il braccio completamente piegato ed il cestello schiacciato a terra. Ai carabinieri, una volta acquisite anche le relazioni dei tecnici della Asl e dei Vigili del fuoco, spettarà ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente, e quindi chiarire se i problemi di stabilità siano stati dovuti a qualche procedura sbagliata, e quindi se vi siano o meno responsabilità, o se veramente  possa essere stato il vento a far precipitare l’operaio al suolo. 
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco Antonio Cozzolino che, una volta appreso dell’incidente, ha espresso vicinanza alla famiglia dell’operaio, augurandogli una pronta guarigione. 

VIDEO 1 – VIDEO 2

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Incidente bus, Cotral: ''Nessun guasto ai freni''

CERVETERI – «Nessun guasto ai freni», quanto precisa il Cotral in un comunicato in merito all’incidente, per fortuna senza feriti, avvenuto martedì mattina a Piazza Aldo Moro, quando un autobus in sosta ha iniziato la sua corsa  privo di conducente, senza controllo lungo via delle Mura Castellane, procurando ingenti danni alle strutture e ad una decina di auto. 
L’azienda specifica che: «La causa non è stata un guasto ai freni. Gli esiti dei test effettuati sul freno a mano e sull’intero sistema frenante effettuati immediatamente dopo l’incidente e, successivamente, presso l’officina di manutenzione di Nettuno, non hanno evidenziato alcun guasto tecnico. L’impianto dei freni è risultato dunque perfettamente funzionante. Rimane da verificare, attraverso le immagini delle telecamere di videosorveglianza installate a bordo del bus, la modalità dell’errore dell’operatore di esercizio». 
L’ipotesi è quindi di un errore o di una distrazione dell’autista, una donna, che scesa dal mezzo stava ferma sulla piazza e accortasi di quando stava accadendo si è messa a correre nel vano tentativo di raggiungerlo. La donna sotto shock ha avuto un malore tanto che è stata portata per controlli all’ospedale. Si verrà a capo della vicenda dopo la conclusione dell’inchiesta interna come da prassi.

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