Sottoscritto il Manifesto di intenti del contratto del lago di Bolsena, del fiume Marta e della costa Tirrenica

TARQUINIA – L’11 dicembre presso la Provincia di Viterbo è stato accolto e firmato il manifesto di intenti del contratto del lago di Bolsena, del fiume Marta e della costa Tirrenica, dagli stakeholder presenti all’incontro. Il momento giusto per avviare in modo concreto un nuovo tavolo di lavoro con enti, istituzioni, associazioni e cittadini finalizzato all’avvio di un Contratto di fiume come forma di accordo volontario al fine di perseguire la tutela e corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione del territorio ed ecosistema fluviale, unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale delle aree intorno al fiume. L’avvio del contratto è iniziato nel 2017 da Bolsena, successivamente è stato individuato il club Unesco Tuscia e Viterbo come soggetto coordinatore del comitato promotore e come referente il comune di Grotte di Castro, si è aggiunto il comune di Tarquinia e poi quello di Tuscania fino ad arrivare ad oggi con la sottoscrizione dei numerosi stakeholder intervenuti volontariamente all’incontro. Nel manifesto di intenti i firmatari concordano:  di perseguire prioritariamente, attraverso il Contratto, i seguenti obiettivi specifici, alcuni dei quali fanno riferimento al miglioramento della qualità degli ecosistemi e dei corpi idrici tramite interventi materiali. Il miglioramento della capacità di depurazione delle acque provenienti da scarichi puntuali civili e industriali, con riferimento all’efficienza dei nodi (depuratori) e delle reti (infrastrutture fognarie); il ripristino e il potenziamento delle connessioni ecologiche per il miglioramento della qualità delle acque e della biodiversità; la riduzione dell’inquinamento diffuso causato dalle attività antropiche dei settori urbano, agricolo e zootecnico; la riduzione degli effetti di run-off dal sistema antropizzato, favorendo la ritenzione delle acque meteoriche e il loro rilascio lento.

“I contributi degli interventi sono stati fondamentali per la comprensione dei prossimi passaggi che seguiranno la firma del manifesto di intenti – spiegano dalla sezione Etruria di Italia Nostra – affinché il progetto diventi davvero reale. Soprattutto l’intervento di Cristiana Avenali, responsabile per la Regione Lazio del nuovo Ufficio di Scopo per i piccoli comuni e contratti di fiume, che ha dato notizie certe sulle tappe da raggiungere e i tempi necessari per il riconoscimento ufficiale del contratto. Ha chiarito anche il tema delle risorse a disposizione, a febbraio si aprirà il bando regionale sui contratti di fiume che serviranno ai primi due contratti di fiume che si saranno concretizzati nel frattempo, i più avanzati sono il contratto del Tevere e dell’Aniene. La certezza di oggi è che inizia il percorso del manifesto di intenti per il contratto di Lago, di fiume e di costa, ora bisognerà raggiungere gli step più avanzati che sono: l’analisi, il documento strategico, il programma di azioni, infine il progetto nel suo insieme che darà sostanza a tutto il lavoro svolto. La sezione Etruria è intervenuta alla discussione, ha lasciato agli atti alcuni contributi per il manifesto di intenti, sottolineando l’importanza del risanamento del Fiume Marta, di intervenire al più presto sui depuratori delle acque reflue che determinano le maggiori criticità al fiume Marta e conseguentemente al mare, procurando opacità e spesso anche, inevitabili divieti di balneazione”.

“Sarà importante ai fini della partecipazione dei cittadini il massimo impegno per la trasparenza e la pubblicità di tutti i lavori del tavolo istituito per il raggiungimento del progetto più concreto del contratto di fiume, con un sito web come già realizzato dai contratti di fiume già esistenti – afferma Marzia Marzoli presidente della sezione Etruria – Ringraziamo il dottor Luciano Dottarelli e la dottoressa Rossana Giannarini per l’impegno finora svolto per l’avvio del manifesto, a tutti gli intervenuti, sperando nell’impegno di tutti a non lasciare nel cassetto il progetto, poiché il Fiume Marta non può più aspettare”.

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Accoltellamento al mercato: si attendono le motivazioni

CIVITAVECCHIA – Una sentenza che ribalta del tutto la richiesta della pubblica accusa e che, sicuramente, farà discutere. È quella pronunciata ieri dal giudice Antonella Capri, presidente del collegio composto anche da Lucia Fuccio Sanzà e Guia Carlomagno, che ha assolto il 75enne civitavecchiese Antonio Capri, accusato di tentato omicidio. Il fatto non costituisce reato, nonostante i 12 anni chiesti dal pubblico ministero Roberto Savelli, da poter far scendere ad otto con l’applicazione delle attenuanti generiche.

L’episodio è quello relativo all’accoltellamento al mercato dell’aprile di due anni fa, in un tardo pomeriggio, a piazza Regina Margherita. L’uomo, difeso dall’avvocato Paolo Tagliaferri, era accusato di aver accoltellato all’addome Ennio Pezzuca, assistito dall’avvocato Fabrizio Lungarini, al termine di una lite. Certo, bisognerà attendere il deposito delle motivazioni, tra 90 giorni, ma sembra scontato che la strada tracciata sia quella della legittima difesa, percorsa tra l’altro fin da subito dall’imputato e dal suo avvocato, già in sede di convalida d’arresto, con Capri che, con volto tumefatto e zigomo spaccato, aveva parlato di un’aggressione subita fuori dal locale.

«Non mi aspettavo una sentenza del genere – ha commentato l’avvocato Tagliaferri – ma ci credevamo, soprattutto perché abbiamo sempre chiarito quella che era la nostra posizione, emersa poi con il dibattimento. Il Tribunale, in maniera autorevole, ha accolto la nostra tesi, riconoscendo quanto professato, già nell’immediatezza dei fatti, dal mio assistito». Una sentenza, questa, che potrebbe pesare anche sugli altri due procedimenti aperti. Da un lato c’è un dibattimento in corso che, sullo stesso episodio, vede le parti invertite, con Capri vittima e Pezzuca accusato di lesioni grave. E poi ci sono due testimoni del primo processo la cui posizione è stata rimandata in Procura per valutare un’eventuale accusa di lesioni gravi.

«A questo punto c’è da chiedersi se la Procura vorrà presentare o meno appello – ha sottolineato l’avvocato Lungarini – le motivazioni saranno fondamentali per capire. Rispettiamo la sentenza, ma non ce l’aspettavamo.  Soprattutto perché non sono stati neanche rimandati gli atti alla Procura per il possesso dell’arma. Così sembra legittimo. Rimaniamo comunque perplessi, specie dall’atteggiamento delle Procura: c’è un’impostazione di fondo sbagliata, per questo caso era stato chiesto l’immediato, chiuse le indagini e poi se ne sono aperte altre». E oggi infatti ci si trova con due dibattimenti differenti sullo stesso episodio. Per ora c’è la prima sentenza, che assolve Capri, annullando anche la restrizione relativa al divieto di avvicinamento a Pezzuca.

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Pas: lavoratori preoccupati

CIVITAVECCHIA – Le notizie che si rincorrono nelle ultime settimane non sono delle migliori. Lo spettro di una crisi sembra sempre essere dietro l’angolo. Ed i lavoratori sono preoccupati. Perché c’è incertezza, al momento, sul futuro della Pas, la Port Authority Security, la società controllata al 100% dall’Autorità di Sistema Portuale che si occupa della sicurezza all’interno dello scalo. 
Tanto che gli stessi sindacati sono decisi a fare il punto della situazione con i vertici della società e, di fatto, con la stessa Authority. Cgil, Cisl e Uil, già qualche giorno fa, avevano chiesto un incontro per discutere di una serie di questioni. Ma oggi quell’incontro si fa necessario. Perché in ballo c’è il futuro di circa 80 famiglie. 
«Apprendiamo solamente attraverso i mezzi di stampa – ha scritto Stefano Rosignoli della Uiltucs Roma e Lazio – della crisi della società Port Authority Security che, oltre a mettere a rischio le retribuzioni di dicembre e la 13^ mensilità, cela lo spettro della messa in liquidazione della stessa società». Motivo per il quale viene sollecitato un incontro «per avere informazioni – ha aggiunto – e per aprire un tavolo di confronto. In caso contrario mettereremo in atto tutte quelle iniziative sindacali e di legge a tutela dei diritti dei lavoratori». Perchè a quanto pare, infatti, gli uffici amministrativi di Molo Vespucci avrebbero certificato, dopo aver fatto i conti di fine anno, l’impossibilità di versare non più di 80mila euro nelle casse della controllata, e questo creerebbe un serio problema economico-finanziario per la società. Per il presidente Di Majo si tratta di «un allarme ingiustificato» ma le sue dichiarazioni non tranquillizzano del tutto i lavoraratori coinvolti. «Una giustificazione, la sua, che non garantisce le giuste certezze – ha aggiunto Rosignoli – in un anno abbiamo visto andare via tre amministatori delegati, probabilmente perché non riuscivano a lavorare come avrebbero voluto. Eppure siamo convinti che questa società è e debba rimanere un fiore al’occhiello». Giovedì si terrà un incontro ad hoc con l’attuale amministratore pro tempore Vincenzo Conte – già direttore tecnico e nominato da Di Majo in attesa dell’individuazione del nuovo amministratore – e si farà il punto della situazione, per capire che strada prendere. 
Nel frattempo lunedì gli stessi vertici della società si riuniranno anche con l’Ugl, «per capire – ha spiegato  Fabiana Attig – che tipo di futuro si prospetta per la società ed i lavoratori. La nostra posizione rimane sempre la stessa. Bisogna partire dalla necessità di fare della Pas l’unico punto di riferimento per la sicurezza portuale, l’unico soggetto del settore: non è più possibile avere, all’interno dello scalo, più istituti di vigilanza con la stessa finalità ma che operano con criteri diversi». Già a settembre la stessa Attig aveva sottolineato la necessità «di procedere ad una razionalizzazione dei costi, che sia oculata e scientifica». 
Poi ad inizio ottobre la questione del futuro della Pas era sbarcata anche in comitatodi gestione, dove si discuteva proprio il mantenimento in house della Pas. Una discussione rinviata, anche su richiesta del rappresentante del Pincio Giuseppe Lotto, il quale aveva chiesto di posticipare la votazione per poter verificare con più attenzione, e con una relazione più dettagliata a disposizione, l’effettivo stato economico della azienda stessa nell’ottica di perseguire la salvaguardia dei livelli occupazionali e non creare problemi ai lavoratori della società. La questione non è ancora tornata in Comitato di Gestione. Bisognerà capire ora che strada si va a delineare. 

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Pas: lavoratori preoccupati

CIVITAVECCHIA – Le notizie che si rincorrono nelle ultime settimane non sono delle migliori. Lo spettro di una crisi sembra sempre essere dietro l’angolo. Ed i lavoratori sono preoccupati. Perché c’è incertezza, al momento, sul futuro della Pas, la Port Authority Security, la società controllata al 100% dall’Autorità di Sistema Portuale che si occupa della sicurezza all’interno dello scalo. 
Tanto che gli stessi sindacati sono decisi a fare il punto della situazione con i vertici della società e, di fatto, con la stessa Authority. Cgil, Cisl e Uil, già qualche giorno fa, avevano chiesto un incontro per discutere di una serie di questioni. Ma oggi quell’incontro si fa necessario. Perché in ballo c’è il futuro di circa 80 famiglie. 
«Apprendiamo solamente attraverso i mezzi di stampa – ha scritto Stefano Rosignoli della Uiltucs Roma e Lazio – della crisi della società Port Authority Security che, oltre a mettere a rischio le retribuzioni di dicembre e la 13^ mensilità, cela lo spettro della messa in liquidazione della stessa società». Motivo per il quale viene sollecitato un incontro «per avere informazioni – ha aggiunto – e per aprire un tavolo di confronto. In caso contrario mettereremo in atto tutte quelle iniziative sindacali e di legge a tutela dei diritti dei lavoratori». Perchè a quanto pare, infatti, gli uffici amministrativi di Molo Vespucci avrebbero certificato, dopo aver fatto i conti di fine anno, l’impossibilità di versare non più di 80mila euro nelle casse della controllata, e questo creerebbe un serio problema economico-finanziario per la società. Per il presidente Di Majo si tratta di «un allarme ingiustificato» ma le sue dichiarazioni non tranquillizzano del tutto i lavoraratori coinvolti. «Una giustificazione, la sua, che non garantisce le giuste certezze – ha aggiunto Rosignoli – in un anno abbiamo visto andare via tre amministatori delegati, probabilmente perché non riuscivano a lavorare come avrebbero voluto. Eppure siamo convinti che questa società è e debba rimanere un fiore al’occhiello». Giovedì si terrà un incontro ad hoc con l’attuale amministratore pro tempore Vincenzo Conte – già direttore tecnico e nominato da Di Majo in attesa dell’individuazione del nuovo amministratore – e si farà il punto della situazione, per capire che strada prendere. 
Nel frattempo lunedì gli stessi vertici della società si riuniranno anche con l’Ugl, «per capire – ha spiegato  Fabiana Attig – che tipo di futuro si prospetta per la società ed i lavoratori. La nostra posizione rimane sempre la stessa. Bisogna partire dalla necessità di fare della Pas l’unico punto di riferimento per la sicurezza portuale, l’unico soggetto del settore: non è più possibile avere, all’interno dello scalo, più istituti di vigilanza con la stessa finalità ma che operano con criteri diversi». Già a settembre la stessa Attig aveva sottolineato la necessità «di procedere ad una razionalizzazione dei costi, che sia oculata e scientifica». 
Poi ad inizio ottobre la questione del futuro della Pas era sbarcata anche in comitatodi gestione, dove si discuteva proprio il mantenimento in house della Pas. Una discussione rinviata, anche su richiesta del rappresentante del Pincio Giuseppe Lotto, il quale aveva chiesto di posticipare la votazione per poter verificare con più attenzione, e con una relazione più dettagliata a disposizione, l’effettivo stato economico della azienda stessa nell’ottica di perseguire la salvaguardia dei livelli occupazionali e non creare problemi ai lavoratori della società. La questione non è ancora tornata in Comitato di Gestione. Bisognerà capire ora che strada si va a delineare. 

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Terrazza Guglielmi: si cerca una soluzione

CIVITAVECCHIA – Pincio al lavoro per cercare di far partire prima possibile i lavori di riqualificazione della Terrazza Guglielmi, donata al Comune due anni fa con il progetto approvato in giunta lo scorso mese di giugno. In questi giorni è arrivata la Paesaggistica senza la quale, il Pincio, non avrebbe potuto avviare la pratica per il prestito di circa 400mila euro alla Cassa Depositi e Prestiti. Per dare inizio ai lavori, però, bisognerà demolire tutti gli abusi indicati dalla Soprintendenza. Si tratta di insegne alte, tende, canne fumarie, condizionatori ed antenne installati nel corso degli anni e tollerati, ma oggi da eliminare.

«I commercianti che operano sotto la terrazza – ha confermato l’assessore Alessandro Ceccarelli – sono quasi tutti ben disposti a far sparire gli abusi, non autorizzati, ma sono particolarmente tesi, e li capisco, circa la possibilità che qualcuno, vincitore di un bando estivo, possa installarsi sopra le loro teste e fare della concorrenza».

La Soprintendenza, infatti, consentirà di allestire qualche semplice installazione temporanea, così da far rivivere l’area nella bella stagione. Il Pincio sta quindi cercando di trovare una strada che tuteli i commercianti. Nel frattempo la stessa Soprintendenza ha chiesto qualche piccola modifica al progetto, al quale stanno lavorando gli uffici del Pincio. L’idea di Ceccarelli è quella poi di delocalizzare la cabina Enel sotto la terrazza e spostare i bagni pubblici sotto la passeggiata, migliorandone la fruibilità. Intanto si sta cercando una soluzione per rendere pienamente accessibile l’accesso alla terrazza. «Stiamo lavorando su questo aspetto – ha concluso Ceccarelli – ma non è semplice riuscire ad inserire una discesa per disabili. Anche per gli ascensori o montascale la questione non è facile, ma ce la mettiamo tutta per arrivare ad una possibile soluzione». 

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Vecchia, parla patron Ambrosi

di MATTEO CECCACCI

Nessuna cronaca, nessun tabellino e nessun diritto di critica. È giunto il momento del primo bilancio stagionale del presidente del settore giovanile nerazzurro-bianconero Stefano Ambrosi appena dopo due mesi dall’inizio dei campionati Elite e regionali. È vero, di solito i responsabili dei vivai fanno il punto della situazione a fine girone d’andata, ma patron Ambrosi dopo il contratto di gestione di giugno scorso ha deciso di chiarire l’attuale situazione. L’ex portiere della Ternana non ha perso tempo e a 360 gradi, a tutto tondo, ha spiegato nel minimo dettaglio tutte le situazioni, spiegando il motivo della fusione o meglio ancora del contratto di gestione, dicendo la sua sullo stadio Fattori e la colpa dell’amministrazione comunale, sul fermo del campionato a causa della decisione dell’Aia e della prima squadra.
«Ci tengo a dire – esordisce il presidente dell’agonistica Stefano Ambrosi – che è un contratto di gestione e non una fusione, ma un contratto di cinque anni che ancora devo firmare, ma è questione di giorni. Tutto è nato dall’ottimo rapporto che ho sempre avuto e che ho tuttora con il presidente del Civitavecchia Calcio 1920 Ivano Iacomelli, molto spesso ci sentivamo per organizzare delle cose insieme e vuoi per un motivo vuoi per un altro, alla fine abbiamo preso questa decisione. Premetto che lo scorso anno, dopo la situazione che si era venuta a creare con il Tamagnini, era giusto far riemergere e portare avanti per il buon nome della società il settore giovanile del Civitavecchia Calcio e così in un pomeriggio d’estate insieme ad Ivano abbiamo raggiunto l’accordo. Prendere in mano l’intera gestione non è stato affatto semplice, l’ho fatto per salvaguardare una situazione che stava andando sempre più in malora, anche se con i numeri già stavo a posto, perché il mio organico bianconero già contava circa 240 ragazzi, infatti l’apporto numerico non è che mi abbia fatto aumentare la situazione, ma allo stesso tempo mi dà molto lustro per le tante categorie che si sono venute a creare tra le mie e quelle nerazzurre. Ad oggi ne contiamo sei tra Elite e regionali, non considerando l’Under 19 Elite, ex Juniores, per il semplice fatto che la gestisce ancora Iacomelli insieme all’Eccellenza, ma che sarebbe la quarta categoria Elite. Ovviamente, essendo partiti in netto ritardo stiamo pagando dazio con alcune categorie, basti vedere i 2002, dove ho ereditato una compagine un po’ frammentata, dovuta al semplice fatto che avendo chiuso l’accordo a fine giugno, molti giocatori già avevano deciso di accasarsi in altre società. Fare l’Elite già non è facile, perché se hai un bacino d’utenza così ridotto, figuriamoci se puoi competere in un palcoscenico dove varie società addirittura la cominciano a preparare mesi prima. Abbiamo trovato tante difficoltà soprattutto per i risultati, non tanto per l’organizzazione, adesso stiamo tirando la cinghia, abbiamo fatto vari cambi in panchina, come nel 2002 da Pasquale Oliviero ad Adus Amici e nel 2004 da Patrizio Tossio a Dario Rasi. Stiamo cercando di migliorare, ma l’errore che non dobbiamo commettere è quello di non avere la presunzione di guardare il campionato dal punto di vista della classifica, o meglio, bisogna focalizzarci su quelle squadre che stanno lottando per la salvezza come noi, così da concentrarci su di loro e raggiungere il nostro obiettivo. Non nego assolutamente il fatto che non abbiamo le forze per confrontarci con le solite società storiche plurititolate di Roma dove non sto a fare i nomi, i gironi sono difficili, in particolar modo quelli Elite laziali che sono i più complicati d’Italia. Stiamo soffrendo col 2002 e 2005, ma sono molto fiducioso e speranzoso sul raggiungimento della salvezza, questo è fuori da ogni dubbio. Stiamo cercando di rinforzare gli organici grazie al mercato e agli svincoli di dicembre, ma la cosa che va analizzata è che avendo un settore giovanile così importante per le categorie che hai, va a tutti i costi cambiata la mentalità nella gestione, mi spiego: non può per nulla al mondo esistere la musica del ‘‘mio figlio gioca perché è amico di, è nipote di, è figlio di’’, questo non può esistere. Noi, infatti, stiamo cercando di aggiustare il tiro su questa situazione per dare un po’ di professionalità a questo settore perché secondo me lo merita. Ad oggi con i numeri alla mano siamo il settore giovanile più importante della città per due motivi: il primo perché abbiamo le categorie più importanti e continueremo ad averle per molti altri anni in confronto alle altre realtà civitavecchiesi, il secondo è perché portiamo lo stemma della città a differenza degli altri che sono solo realtà locali. Comunque ci stiamo già organizzando per il prossimo anno sulla programmazione futura. Ripeto che sull’Elite senza ombra di dubbio abbiamo sbagliato qualcosa sui risultati, ma non siamo stati neanche fortunati, come ricorsi persi, decisioni arbitrali errate e tanto altro. Il rischio, comunque, è di perdere le categorie Elite con il 2002 e 2005, ma fatto sta che se dovesse accadere il prossimo anno faremo un regionale a vincere. I 2004 sono una corazzata, sapevo che avrebbero fatto un bell’inizio di campionato, perché una rosa che lo scorso anno ha vinto il titolo regionale, rinforzata quest’anno da cinque ottimi elementi del Civitavecchia non poteva fare altrimenti. Con i 2005 bisogna stargli molto vicino, purtroppo facendo un campionato ex Giovanissimi fascia B incontri club professionistici come Roma e Lazio e quando ti capitano i biancocelesti allenati da Tommaso Rocchi c’è poco da fare, è proprio il materiale umano che è diverso. Comunque l’obiettivo è mantenere tutte le categorie Elite, ci mancherebbe altro, per me i 2004 a fine anno raggiungeranno una salvezza tranquilla, mentre con i 2002 e 2005 stiamo a rischio, ma cercheremo di fare il più possibile. C’è da dire anche che l’agonistica viene da una gestione dello scorso anno complicata con dinamiche veramente difficili e stiamo pagando quello che è stato lo scorso anno, ovvero aver raggiunto l’accordo a giugno e in un mese non puoi programmare tutto, in particolar modo l’Elite. Questo è un anno di partenza su cui stiamo cercando di gettare le basi per la prossima stagione. Riguardo le categorie Regionali – continua il numero uno nerazzurro bianconero – ho cercato di mettere tutti allenatori che hanno pochissimi rapporti con i genitori, o meglio ancora, nessuna conoscenza e che hanno giocato a calcio ad alti livelli. Io a differenza di altre società non ho sponsorizzazioni, ma ci autofinanziamo con le quote della scuola calcio e non abbiamo nessuna entrata di supporto, perché credo che sia giusto così. L’unico problema ce l’abbiamo con l’Under 15 di Michele Romano, ma c’è una classifica molto corta quindi la salvezza può essere raggiunta facilmente e io sono tranquillo, così come i ragazzi di Zampollini e Savino che stanno dimostrando di poter competere nei propri campionati. Dal mio punto di vista tutte e tre le categorie si salveranno senza problemi. Nella Scuola Calcio – prosegue entusiasta – abbiamo 165 iscritti che vanno dal 2006 al 2012/2013 e siamo i più grossi di tutti anche perché insieme all’agonistica contiamo più di 300 elementi in totale. Lo scorso weekend abbiamo iniziato i campionati Federali che ricordo che non hanno classifica e non sono arbitrati. Abbiamo fatto un’ottima programmazione tecnica per quanto riguarda la scuola calcio, io come responsabile tecnico e Nello Savino nelle vesti di direttore generale facciamo dei breafing mensili con tutti gli allenatori per monitorare tutte le programmazioni tecniche per controllare che vengano rispettate. Fondamentale per noi è preparare i gruppi della scuola calcio ad approdare nell’agonistica nei campionati regionali ed Elite, ma ciò non significa che non possiamo iniziare a fare una piccola selezione omogenea che io reputo scorretta, infatti noi cominciamo a farla nel periodo primaverile dal 2009 in su, ed è giusto e importante che dal 2006 fino a questa età crescono individualmente, giocano tanto e si divertono il più possibile. Voglio ricordare anche che la Federazione con la Carta dei Diritti tutela tutti gli iscritti alla scuola calcio e che quindi la piccola selezione va fatta con le molle. Sono comunque abbastanza soddisfatto dell’andamento di tutta la struttura che si è venuta a creare, l’ambiente è rimasto famigliare come quando avevo solamente la Leocon dove si è aggiunto il lustro delle categorie del Civitavecchia Calcio e agli ottimi allenatori che avevo io della Leocon ho avuto la possibilità di poter inserire dei tecnici altrettanto bravi che venivano dalla Vecchia. Riguardo i tornei stiamo organizzando la Christmas Cup nel periodo natalizio, poi un torneo pasquale e uno di fine anno. Per lunedì, invece, sto organizzando in collaborazione con Daniele Bencini, ds del vivaio dielleffino, un raduno che ci è stato richiesto da vari procuratori del professionismo per le categorie 2002 2003 e 2004. Tornando all’agonistica devo dire che ho già avuto alcune segnalazioni per vari ragazzi del 2002, 2003 e 2004 da parte di club professionistici e per fine anno penso che qualcosa di importante potrà realizzarsi. Il mio intento alla fine è questo, quello di dare la possibilità a chi dimostra durante il campionato di fare bene di confrontarsi con realtà importanti grazie alle mie conoscenze che ancora oggi porto avanti, in modo particolare con Ternana, Pescara e Frosinone».
Ambrosi, poi, dopo aver analizzato le sue sei squadre ha voluto dire la sua sulla Vecchia e sullo stadio Fattori scaricando la colpa all’amministrazione pentastellata.
«Sul Fattori – spiega a tal proposito – le responsabilità ce l’ha l’amministrazione comunale che è l’unica indiziata di ciò che riguarda la situazione calcistica del Civitavecchia Calcio perché per quanto sia il Comune dovrebbe sempre garantire, non dico a tutto il settore giovanile anche perché tutta la cantera si allena in una struttura privata, ma almeno dalla Juniores in poi dovrebbe dare una propria casa all’interno della città per svolgere uno dei campionati più importanti e questo è gravemente mancante, gravemente mancante come tutti gli sbagli commessi, a partire dal disinteresse totale dello stadio Fattori, voglio dire, non è che parte da quest’anno, non si può pensare che il Fattori per sette anni ha dovuto avere la deroga anno per anno dalla Federazione per rifare un manto, che oggi per rifarlo costa 350 mila euro e per un Comune come Civitavecchia fare un investimento su un impianto sportivo per mantenere la propria squadra in città stiamo parlando di una cosa irrisoria. Loro oggi hanno la gravissima responsabilità di aver sgretolato un collage sportivo che fine a poco fa c’era. Per quanto mi riguarda a mister Rocchetti, visto che stiamo entrando nella fase invernale, ho dato massima disponibilità per svolgere gli allenamenti presso il mio impianto se ci dovessero essere problemi da qui a marzo nel recarsi ad Allumiere. Oggi come oggi, da gestore del  settore giovanile del Civitavecchia Calcio, mi rendo conto, cosa che prima non capivo, che non c’è l’amore che ci dovrebbe essere per questa maglia, mi spiego: non da parte di tutti gli addetti i lavori, ma sono pochissimi che gioiscono se le cose vanno bene, qui sembra che sono più contenti se il Civitavecchia si affossa perché magari ce l’hanno con un dirigente o un altro e questa è una cosa sgradevole e qui mi rifaccio anche ad altre società. Secondo me il simbolo Civitavecchia Calcio dovrebbe acquistare un’importanza collettiva, dovrebbe essere un piacere per tutti quanti far parte del Civitavecchia Calcio 1920. Io quando ero ragazzo e militavo nei dilettanti, prima di approdare nel professionismo, se avessi giocato con la squadra della mia città avrei dato tutto, invece oggi si vedono ragazzi che preferiscono fare un campionato provinciale piuttosto che un Elite».
Il presidente, ovviamente, non si è lasciato scappare il pensiero sulla decisione dell’Associazione Italiana Arbitri, che ha portato a non giocare i campionati lo scorso fine settimana a causa dell’aggressione nei confronti di Bernardini di Ciampino.
«Secondo me – commenta – non è assolutamente giusta la decisione che hanno preso, perché in questo modo non si tutelano i direttori gara, per quanto un arbitro possa sbagliare si deve capire che innanzitutto è un coetaneo dei calciatori e che può sbagliare una valutazione come il numero dieci può sbagliare un rigore e un portiere una parata, ma la gente dovrebbe capire che per quanto sono tanti gli interessi che ci stanno in mezzo, sono cose comunque sia ristrette in una partita di calcio giovanile, invece qui si sta perdendo il lume della ragione tra i genitori che stanno fuori e insultano gli arbitri, addirittura gli allenatori come se capiscono di tattica e di tecnica. Dico la verità, noi siamo realtà insignificanti pure se facciamo l’Elite, basti pensare a qualche anno fa quando squadre che oggi militano in Serie C, hanno speso più di 500 mila euro per il settore giovanile e questo ti fa rendere conto che non sei niente. Noi bisogna capire che non ci stiamo giocando la Champions League, si, è importante mantenere l’Elite, il regionale, fare tornei e tanto altro, ma lo scopo reale di un settore giovanile è quello di far crescere i ragazzi e i due tre validi elementi che hai piazzarli nel professionismo, poi se lo riesci a fare mantenendo tutte le categorie Elite è un conto, se non riesci a farlo e lo fai tramite regionale è un altro conto, ma è questo lo scopo. Poi qui subentra il fatto dei genitori, perché oggi come oggi ci sta un’esasperazione incredibile, io ho fatto ventiquattro anni di calcio di cui venti di professionismo e sono arrivato anche ad alti livelli, ma alcuni atteggiamenti che vedo, anche nella scuola calcio, a volte mi fanno accapponare la pelle perché sono proprio fuori luogo e quindi ecco che vanno a creare delle tensioni che poi sfociano in quello che è accaduto domenica 11 a San Basilio al povero Bernardini di Ciampino. Secondo me, però, la Federazione quando accadono queste cose non deve generalizzare, ma punire la squadra, ovvero: dove è accaduto, chi è stato, come si chiama la società? Perfetto, radiata dal campionato, ma non tanto per punire, ma per dare un segnale forte a tutti, purtroppo questo la Federazione non lo fa mai. Secondo me solo così possono migliorare le cose e allora lì sì che ci penseranno dieci volte prima di aggredire un arbitro, ma dal mio punto di vista il segnale che doveva dare l’Aia era tutt’altro e questo di fatto non farà cambiare la situazione. Il calcio è uno dei pochi sport che fa credere a tutti di poter dare un’opinione quando invece c’è bisogno di avere una grandissima specializzazione calcistica per poter parlare di tattica o di tecnica ma siccome tanti si vedono tre partite e pensano di essere il nuovo Mourinho e allora questo porta tutti i genitori e molti addetti ai lavori a giudicare in maniera facile e a volte errata moltissime situazioni e questo non fa nient’altro che aggravare il livello di tensioni nervose i ragazzi che arrivano al campo esasperati. Voglio fare – conclude il presidente Stefano Ambrosi – un grande e grosso in bocca al lupo a Ivano Iacomelli per il proseguio della stagione per quanto riguarda la prima squadra, gli auguro quanto prima di uscire da questa fase negativa, perché sono a conoscenza dei sacrifici che sta facendo per portare avanti tutta la squadra».
Un bilancio, dunque, quello di Ambrosi che fa capire a tutti la serietà del settore giovanile del Civitavecchia Calcio 1920 che vuole assolutamente riemergere e tornare protagonista.
I cent’anni del club sono vicini e chissà cosa bisognerà aspettarsi.

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Acqua, settimana bollente

LADISPOLI – Settimana calda quella iniziata per la città ladispolana e l'amministrazione Grando. La Giunta non intende infatti arretrare di un millimetro nella sua posizione di difesa dell'acqua pubblica. Soprattutto ora che in Parlamento è stata avviata la discussione che porterà all'approvazione della nuova legge sull'acqua pubblica. Ed è proprio dal Parlamento che si parte. Questo pomeriggio l'amministrazione di centrodestra sarà accolta alla Commissione VIII (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei Deputati per esprimere la propria opinione su quello che dovrebbe essere il destino del servizio idrico. Occasione quella che si prospetta per l'amministrazione Grando di tornare a ribadire la contrarietà al passaggio ad Acea Ato2 che purtroppo, a causa dell'ultimatum dell'assessore regionale ai Lavori Pubblici Mauro Alessandri, si fa sempre più vicino (il 3 dicembre scade l'ultimatum). Già in passato il delegato al servizio idrico Filippo Moretti ha più volte ribadito la volontà della città di Ladispoli di continuare a gestire in house il servizio. Anzi, in una possibile rivisitazione dei bacini di ambito territoriali, con i Comuni chiamati a ''mettersi in proprio'' per la gestione ''acqua'', Ladispoli potrebbe essere il Comune capofila in questa missione, avendo, all'interno dei suoi confini territoriali, un sistema idrico ''finito'': dalla captazione, alla depurazione, fino ad arrivare alla distribuzione. Ovviamente quello di oggi è solo un colloquio informale in vista della discussione in Parlamento della nuova legge sull'acqua ma che potrebbe comunque giovare per la situazione in cui al momento si trovano il Comune di Ladispoli e altri Comuni che ad oggi hanno rifiutato di aderire all'Ato1 (come nel caso di Montalto di Castro) e all'Ato2.
Ma se quello di oggi è solo un colloquio informale non si può dire altrettanto per l'incontro di domani in Regione dove torneranno a riunirsi le Commissioni Tutela del territorio e Agricoltura e Ambiente chiamate ad approvare il documento redatto di concerto con le amministrazioni comunali interessate, per chiedere una moratoria al passaggio all'Ambito Territoriale di riferimento. Erano stati proprio i consiglieri regionali delle due commissioni, in un primo incontro a dirsi d'accordo nel poter presentare alla Giunta Zingaretti un documento unitario con la quale si chiedeva di sospendere fino all'approvazione della legge da parte del Governo, la richiesta di passaggio all'Ato. Una battaglia che aveva visto mettere da parte i colori politici per la tutela di un bene imprescindibile, come lo può essere quello dell'acqua. In primis si ricorderanno anche le parole di diversi esponenti, regionali e comunali del Partito democratico (dello stesso schieramento della Giunta Zingaretti) che avevano dato in più occasioni il loro sostegno all'amministrazione comunale per la tutela del servizio idrico cittadino. Gli stessi dem avevano già in passato, durante gli incontri precedenti dato il loro supporto all'iniziativa portata avanti dalle amministrazioni comunali. Ora bisognerà capire se anche domani, all'atto della votazione (come peraltro auspicano le amministrazioni comunali coinvolte) questa posizione di sostegno sarà mantenuta votando sì al documento presentato e che successivamente dovrà essere sottoposto all'attenzione della Giunta Zingaretti.

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Outlet a Fiumaretta: un progetto fuori da ogni logica

CIVITAVECCHIA – "L'amministrazione 5 stelle ha il coraggio di andare avanti con l'outlet a Fiumaretta ignorando tutte le esigenze e le necessità del commercio e del turismo cittadino. Non stento a credere che in futuro, proprio nel settore del commercio e nella gestione del turismo, questa sarà ricordata come la peggiore amministrazione di sempre". Dopo il duro intervento in consiglio comunale di giovedì scorso, il consigliere comunale della Svolta Daniele Perello torna sul progetto del centro commerciale a Fiumaretta, definendolo "fuori da ogni logica" e sottolineando la necessità di progettare un'idea congiunta tra istituzioni politiche e portuali.   

"Comprendo il punto di vista del Sindaco che giustifica la creazione di quest’opera poiché in un futuro, non ben specificato – ha spiegato Perello – bisognerà gestire i turisti portuali lontano dallo scalo, come avviene negli aeroporti. Condivido l’idea di trovare e percorrere strade alternative essendo evidente che largo della Pace non è strutturalmente adatto, ma lo ritengo demagogico farlo solamente ora dopo anni di immobilismo. Fiumaretta è un luogo lontano dalla città. Arrivando lì i turisti sarebbero lontani dal centro e dalle attività commerciali, che oggi sono dei piccoli eroi che combattono tutti i giorni cercando di rimanere aperti".

Un modo questo, secondo Perello, in contrasto con la necessità di incentivare il commercio cittadino e far scoprire turisticamente Civitavecchia a tutti coloro che passano di qui. "A qualcuno sembra più logico e giusto prendere i turisti e portarli lontano dal cuore della città – ha aggiunto – il Sindaco ci dice che questo è quello che chiedono i privati e gli armatori. Personalmente io parto dal presupposto che entrambe le categorie dovrebbero entrare in una logica differente di collaborazione con la politica e la città e non avvallando richieste a senso unico. Perché l’amministrazione si apre così ai privati consentendone la creazione di questa opera inutile ed invece si oppone al project financing per rivalorizzare i parchi cittadini? A pensar male si fa peccato. La politica ha il compito di pensare strategicamente a come sarà il porto tra 10 anni e cosa fare ora per combattere il caos creato dall'abusivismo, come poter rilasciare licenze taxi stagionali, cosa che non avviene da parte di questa amministrazione, e come poter rivalutare la nostra città, scacciando – ha concluso Perello – il disagio che ha portato ad arricchirsi dell’affluenza turistica solo quelle agenzie e tour operator che puntano a portare i crocieristi fuori da Civitavecchia". 

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Cerveteri, il Pd cerca se stesso

di TONI MORETTI

CERVETERI – Il Partito Democratico, difficile capire cosa ne è rimasto, anche a Cerveteri scalda i motori per quelle che domenica prossima saranno le primarie per eleggere il nuovo segretario regionale. Voci dicono che sperano di fare in tempo ad indirle perché il lavorio fatto di preparazione di bilance e bilancini operati dietro le quinte, frutto sempre come è tradizione di compromessi non sempre graditi al palato di alcuni e di salti della quaglia dell’ultima ora, sembra che a qualcuno nella regione siano risultati tanto indigesti da aver già ricorso alla commissione di garanzia nazionale. Per poter svolgere quindi questa “democratica gara”, bisognerà ancora attendere il risultato di un solido compromesso finale che soddisfi tutte le ambizioni di quei “Capi Bastone” che investendo risorse esistenti per i più scaltri e in promesse per simpatici “consumalingue boccaloni”, stanno girando la regione da nord a sud per tenere saldi i gruppi di “muovi gregge” capaci di transumare più pecore possibili verso appetibili finti nuovi prati. Finti perché le sementi sono sempre le stesse. Le primarie, si sa alle quali possono partecipare anche i non iscritti al partito e che eleggeranno in forma diretta il futuro segretario regionale del partito, si è deciso, sembra che su questo si sia trovato un accordo, di farle in luoghi che non sono i circoli locali. Il senso di novità è così più visibile se mai dovesse essercene bisogno. A Cerveteri non ci sin è preoccupati poi tanto di dare una dignitosa sistemazione al circolo e non si parla certo della rinfrescata ai muri ma del ripristino della legittimazione delle carice, ancora oggetto di contesa tra un gruppo arroccato all’interno che tenta di fare il tempo come gli pare, con un consigliere comunale all’opposizione nonostante si sappia che un assessore e lo stesso vicesindaco lavorano alla Regione Lazio presso figure che fanno riferimento a quello che sulla carta è il più quotato dei candidati alla segreteria regionale che non vuole vincere ma vuole stravincere. A Bruno Astorre. Infatti, Senatore della Repubblica che ancora regge a sostenere a livello nazionale Nicola Zingaretti il quale è in qualche modo “inciuciato” anche il sindaco Pascucci, si contrappone Juri Marini, il consigliere PD che sta all’opposizione sostenendo il deputato Claudio Mancini. E non si è parlato delle posizioni di padri e figlie. Ma si, in fondo chi si vuole togliere lo sfizio di votare o di votare contro qualcuno se lo può togliere domenica prossima con solo due euro.

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