Pas: il futuro appeso a un filo

CIVITAVECCHIA – È appeso alla decisione che sarà presa domani in destino della Pas, la Port Authority Security, società controllata al 100% dell’Autorità di Sistema Portuale il cui destino sembra essere minato da una serie di criticità, a partire da quelle economico finanziarie. Domani l’assemblea dei soci dovrà approvare il Poa del 2018 – programma organizzativo annuale che si sarebbe dovuto approvare a fine 2017 – dal quale dipende proprio la tenuta o meno della società che gestisce e si occupa di sicurezza all’interno degli scali del network. In ballo ci sono i milioni di euro inizialmente preventivati (si parla di 4,1 milioni) ma che potrebbero non arrivare nelle casse della Pas, anche alla luce di quanto certificato dagli uffici amministrativi di Molo Vespucci che a quanto pare avrebbero fatto i conti di fine anno e non avrebbero da versare più di circa 80mila euro, nelle casse della controllata che quindi, a dicembre, si troverebbe in sofferenza. 

Di questo si è parlato in questi giorni nel corso di un incontro tra i vertici della società e l’Ugl, mentre gli altri sindacati sono convocati per domani. «Questo Piano va approvato assolutamente – ha spiegato la responsabile sindacale Fabiana Attig – i lavoratori sono in stato di pre-agitazione anche se gli stipendi di dicembre dovrebbero essere garantiti. Dipenderà invece da come andrà la votazione di domani se verrà corrisposta la tredicesima». Attig ricorda poi come la stessa assemblea dei soci dovrà approvare anche quanto stabilito al capitolo 11 punto 4 del piano di criticità e linee guida sull’organizzazione della Pas – sul quale aveva lavorato lo scorso anno l’ex amministratore Saccone – «per rimodulare la convenzione tra la stessa Pas e l’Adsp – ha aggiunto Attig – per riequilibrare la sicurezza rispetto ai portatori di interesse. Così come è oggi è anacronistico e non possono esistere più istituti all’interno di un porto. Serve equilibrare la situazione». 

L’Ugl ha quindi confermato come Pas chiuderà non con un segno negativo di 9mila euro, come si pensava, ma con un attivo di un paio di migliaia di euro.  Ma questo non basta a rassicurare i lavoratori. 

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Port Mobility, i sindacati: situazione instabile

CIVITAVECCHIA – Ci sono altri lavoratori preoccupati per il proprio futuro all’interno del porto. A quelli della Port Authority Security – il cui stipendio di dicembre e tredicesima sarebbero a rischio – si aggiungono quelli di Port Mobility.

Ieri mattina, infatti, Filt Cgil, Ugl Mare e Fiadel hanno incontrato i vertici della società, a partire dall’amministratore delegato Edgardo Azzopardi e dal direttore generale Gina Amici, preoccupati per l’ennesimo allarme che interessa gli oltre 120 dipendenti della società che svolge servizi di interesse generale nei porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, occupandosi di gestione dei parcheggi e mobilità. Già in estate la questione era pronta ad esplodere, rientrata dopo la firma ad agosto da parte dell’Authority del decreto relativo al ‘‘Piano dei Servizi 2018’’ presentato da Port Mobility a dicembre 2017. «Siamo venuti a conoscenza – hanno spiegato Angelo Manicone e Alessandro Borgioni della Filt Cgil, Fabiana Attig di Ugl Mare e Mirko Giannino di Fiadel – di una situazione instabile dettata dai rapporti tra la società e l’Autorità di Sistema Portuale.

La Port Mobility ci ha espresso forti criticità rispetto al mancato completamento del piano dei servizi, così come concordato nell’agosto 2018». Di conseguenza, come spiegato dagli stessi vertici della società, questo problema e la sua mancata risoluzione potrebbero avere pesanti ripercussioni sull’operatività della società «ed avere hanno aggiunto i sindacati – un impatto occupazionale negativo.
A seguito di tale informativa abbiamo chiesto un incontro urgente all’Autorità di Sistema Portuale utile ad avere garanzie sulla continuità salariale e occupazionale dei lavoratori della Port Mobility».

Alla base della problematica ci sarebbero circa 600mila euro in meno di ricavi rispetto agli anni passati, la gestione di largo della Pace in proroga da due anni ed una concessione che sembra essere messa in discussione da continue problematiche. Un braccio di ferro che rischia di ripercuotersi sui lavoratori. L’ultima questione sollevata, in ordine di tempo, è relativa al bando per l’affidamento del servizio tramite autobus dei passeggeri crocieristi all’interno del porto. L’Authority avrebbe diffidato Port Mobility invitandola a sospendere la gara che, secondo Molo Vespucci, dovrebbe spettare all’ente. Anche questo aspetto dovrà essere chiarito nell’incontro chiesto dai sindacati.

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Pas: lavoratori preoccupati

CIVITAVECCHIA – Le notizie che si rincorrono nelle ultime settimane non sono delle migliori. Lo spettro di una crisi sembra sempre essere dietro l’angolo. Ed i lavoratori sono preoccupati. Perché c’è incertezza, al momento, sul futuro della Pas, la Port Authority Security, la società controllata al 100% dall’Autorità di Sistema Portuale che si occupa della sicurezza all’interno dello scalo. 
Tanto che gli stessi sindacati sono decisi a fare il punto della situazione con i vertici della società e, di fatto, con la stessa Authority. Cgil, Cisl e Uil, già qualche giorno fa, avevano chiesto un incontro per discutere di una serie di questioni. Ma oggi quell’incontro si fa necessario. Perché in ballo c’è il futuro di circa 80 famiglie. 
«Apprendiamo solamente attraverso i mezzi di stampa – ha scritto Stefano Rosignoli della Uiltucs Roma e Lazio – della crisi della società Port Authority Security che, oltre a mettere a rischio le retribuzioni di dicembre e la 13^ mensilità, cela lo spettro della messa in liquidazione della stessa società». Motivo per il quale viene sollecitato un incontro «per avere informazioni – ha aggiunto – e per aprire un tavolo di confronto. In caso contrario mettereremo in atto tutte quelle iniziative sindacali e di legge a tutela dei diritti dei lavoratori». Perchè a quanto pare, infatti, gli uffici amministrativi di Molo Vespucci avrebbero certificato, dopo aver fatto i conti di fine anno, l’impossibilità di versare non più di 80mila euro nelle casse della controllata, e questo creerebbe un serio problema economico-finanziario per la società. Per il presidente Di Majo si tratta di «un allarme ingiustificato» ma le sue dichiarazioni non tranquillizzano del tutto i lavoraratori coinvolti. «Una giustificazione, la sua, che non garantisce le giuste certezze – ha aggiunto Rosignoli – in un anno abbiamo visto andare via tre amministatori delegati, probabilmente perché non riuscivano a lavorare come avrebbero voluto. Eppure siamo convinti che questa società è e debba rimanere un fiore al’occhiello». Giovedì si terrà un incontro ad hoc con l’attuale amministratore pro tempore Vincenzo Conte – già direttore tecnico e nominato da Di Majo in attesa dell’individuazione del nuovo amministratore – e si farà il punto della situazione, per capire che strada prendere. 
Nel frattempo lunedì gli stessi vertici della società si riuniranno anche con l’Ugl, «per capire – ha spiegato  Fabiana Attig – che tipo di futuro si prospetta per la società ed i lavoratori. La nostra posizione rimane sempre la stessa. Bisogna partire dalla necessità di fare della Pas l’unico punto di riferimento per la sicurezza portuale, l’unico soggetto del settore: non è più possibile avere, all’interno dello scalo, più istituti di vigilanza con la stessa finalità ma che operano con criteri diversi». Già a settembre la stessa Attig aveva sottolineato la necessità «di procedere ad una razionalizzazione dei costi, che sia oculata e scientifica». 
Poi ad inizio ottobre la questione del futuro della Pas era sbarcata anche in comitatodi gestione, dove si discuteva proprio il mantenimento in house della Pas. Una discussione rinviata, anche su richiesta del rappresentante del Pincio Giuseppe Lotto, il quale aveva chiesto di posticipare la votazione per poter verificare con più attenzione, e con una relazione più dettagliata a disposizione, l’effettivo stato economico della azienda stessa nell’ottica di perseguire la salvaguardia dei livelli occupazionali e non creare problemi ai lavoratori della società. La questione non è ancora tornata in Comitato di Gestione. Bisognerà capire ora che strada si va a delineare. 

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Pas: lavoratori preoccupati

CIVITAVECCHIA – Le notizie che si rincorrono nelle ultime settimane non sono delle migliori. Lo spettro di una crisi sembra sempre essere dietro l’angolo. Ed i lavoratori sono preoccupati. Perché c’è incertezza, al momento, sul futuro della Pas, la Port Authority Security, la società controllata al 100% dall’Autorità di Sistema Portuale che si occupa della sicurezza all’interno dello scalo. 
Tanto che gli stessi sindacati sono decisi a fare il punto della situazione con i vertici della società e, di fatto, con la stessa Authority. Cgil, Cisl e Uil, già qualche giorno fa, avevano chiesto un incontro per discutere di una serie di questioni. Ma oggi quell’incontro si fa necessario. Perché in ballo c’è il futuro di circa 80 famiglie. 
«Apprendiamo solamente attraverso i mezzi di stampa – ha scritto Stefano Rosignoli della Uiltucs Roma e Lazio – della crisi della società Port Authority Security che, oltre a mettere a rischio le retribuzioni di dicembre e la 13^ mensilità, cela lo spettro della messa in liquidazione della stessa società». Motivo per il quale viene sollecitato un incontro «per avere informazioni – ha aggiunto – e per aprire un tavolo di confronto. In caso contrario mettereremo in atto tutte quelle iniziative sindacali e di legge a tutela dei diritti dei lavoratori». Perchè a quanto pare, infatti, gli uffici amministrativi di Molo Vespucci avrebbero certificato, dopo aver fatto i conti di fine anno, l’impossibilità di versare non più di 80mila euro nelle casse della controllata, e questo creerebbe un serio problema economico-finanziario per la società. Per il presidente Di Majo si tratta di «un allarme ingiustificato» ma le sue dichiarazioni non tranquillizzano del tutto i lavoraratori coinvolti. «Una giustificazione, la sua, che non garantisce le giuste certezze – ha aggiunto Rosignoli – in un anno abbiamo visto andare via tre amministatori delegati, probabilmente perché non riuscivano a lavorare come avrebbero voluto. Eppure siamo convinti che questa società è e debba rimanere un fiore al’occhiello». Giovedì si terrà un incontro ad hoc con l’attuale amministratore pro tempore Vincenzo Conte – già direttore tecnico e nominato da Di Majo in attesa dell’individuazione del nuovo amministratore – e si farà il punto della situazione, per capire che strada prendere. 
Nel frattempo lunedì gli stessi vertici della società si riuniranno anche con l’Ugl, «per capire – ha spiegato  Fabiana Attig – che tipo di futuro si prospetta per la società ed i lavoratori. La nostra posizione rimane sempre la stessa. Bisogna partire dalla necessità di fare della Pas l’unico punto di riferimento per la sicurezza portuale, l’unico soggetto del settore: non è più possibile avere, all’interno dello scalo, più istituti di vigilanza con la stessa finalità ma che operano con criteri diversi». Già a settembre la stessa Attig aveva sottolineato la necessità «di procedere ad una razionalizzazione dei costi, che sia oculata e scientifica». 
Poi ad inizio ottobre la questione del futuro della Pas era sbarcata anche in comitatodi gestione, dove si discuteva proprio il mantenimento in house della Pas. Una discussione rinviata, anche su richiesta del rappresentante del Pincio Giuseppe Lotto, il quale aveva chiesto di posticipare la votazione per poter verificare con più attenzione, e con una relazione più dettagliata a disposizione, l’effettivo stato economico della azienda stessa nell’ottica di perseguire la salvaguardia dei livelli occupazionali e non creare problemi ai lavoratori della società. La questione non è ancora tornata in Comitato di Gestione. Bisognerà capire ora che strada si va a delineare. 

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Caso Pas, Di Majo: allarmismo ingiustificato

CIVITAVECCHIA – "Un allarmismo ingiustificato". Si è espresso così il presidente dell'Adsp del Mar Tirreno centro settentrionale Francesco Maria di Majo in riferimento al caso Pas, la società partecipata al 100% dall'Authority i cui dipendenti rischiano di non vedere corrisposti lo stipendio di dicembre e la tredicesima per via del problemi economico-finanziari che potrebbero investire ulteriormente la società. E questo alla luce di quanto certificato dagli uffici amministrativi di Molo Vespucci che a quanto pare avrebbero fatto i conti di fine anno e non avrebbero da versare più di circa 80mila euro, nelle casse della controllata. 

"Una notizia priva di fondamento – ha aggiunto – non abbiamo avuto problemi a pagare gli stipendi fino ad oggi, sempre pagati. In realtà noi paghiamo i servizi resi dalla società che, a suo volta, provvede al pagamento degli stipendi". E per quanto riguarda invece la decisione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di inviare a giorni i propri ispettori a Molo Vespucci, Di Majo non sembra essere più di tanto preoccupato. "Ispezioni regolari, svolte anche in altre Authority – ha aggiunto il presidente dell'ente – non è ancora iniziata, vediamo cosa vorranno accertare: dalla nota inviata riguarda tutti gli aspetti legati a concessioni demaniali ed opere, saremo a disposiszione per fornire tutti i dati e le informazioni possibili". 

Questo quanto dichiarato a margine della conferenza stampa che si è volta a Roma, quando è stato siglato il Contratto di Prestito per la realizzazione di Opere di Grande Infrastrutturazione nei Porti di Roma e del Lazio tra la Banca Europea degli Investimenti e l'Autorità di Sistema Portuale. Si tratta di un prestito di 195 milioni di euro dedicato in particolare all’ampliamento del porto di Civitavecchia e alla creazione di un nuovo hub portuale commerciale a Fiumicino. (SEGUE)

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Di Majo indagato e il MIT manda l'ispezione

CIVITAVECCHIA – Francesco Maria Di Majo nell’occhio del ciclone: da ieri si è infatti appreso che è indagato e sotto ispezione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
La bufera, ancora una volta, parte dalla Pas, la Port Authority Security, società  controllata al 100% dall’Autorità di Sistema Portuale. 
E questa volta sarebbe proprio il presidente dell’ente, Francesco Maria Di Majo, ad essere chiamato in causa direttamente dalla Procura. 
Questo a seguito di un esposto presentato nelle scorse settimane da un professionista locale, che aveva partecipato all’avviso di selezione pubblica per titoli, per ricoprire l’incarico di amministratore unico, sia nel 2017 che quest’anno. 
Nell’esposto, finito sui tavoli della magistratura nei primi giorni di ottobre, venivano messe nero su bianco presunte illegittimità, criticità e vizi proprio nella procedura del bando. Ed il nome del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale Francesco Maria Di Majo è quello ricorrente nell’esposto. 
Tanto che, proprio in questi giorni, il fascicolo preso in carico dal sostituto procuratore Alessandro Gentile sarebbe passato da ‘‘contro ignoti’’ a ‘‘noti’’, con il presidente Di Majo iscritto nel registro degli indagati. Per lui l’accusa di abuso d’ufficio proprio per la gestione del procedimento relativo alla nomina dell’amministratore unico. 
Intanto la società continua a non vedere certo il proprio futuro, anche alla luce di quanto certificato dagli uffici amministrativi di Molo Vespucci che a quanto pare avrebbero fatto i conti di fine anno e non avrebbero da versare più di circa 80mila euro, nelle casse della controllata che quindi, a dicembre, si troverebbe in sofferenza economico-finanziaria. Al punto da non poter pagare stipendi e tredicesime. Chi e come riuscirà a sbrogliare questa matassa, soprattutto per tutelare i lavoratori il cui destino sembra essere giorno dopo giorno appeso ad un filo? 
Difficile dirlo. Soprattutto perché da ieri il vertice dell’Adsp ha un problema di non poco conto da affrontare.  

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha infatti deciso di inviare i suoi ispettori a Molo Vespucci. Un arrivo imminente da parte dei tecnici di piazzale di Porta Pia. Evidentemente gli esposti presentati, le vertenze sorte tra le banchine dello scalo, alcune in parte risolte altre ancora in alto mare, i contenziosi con diverse società, i rapporti tesi con Palazzo del Pincio, le interrogazioni parlamentari hanno pesato sulla decisione del ministro Toninelli di sottoporre a controllo la gestione dell’ente targata Francesco Maria di Majo, arrivato a metà del suo mandato.

L’ispezione, preannunciata ieri a Molo Vespucci dalla direzione generale porti del Ministero, inizierà nei prossimi giorni e dal suo esito dipenderà il destino della presidenza di Di Majo.

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Porto: Rampelli interroga il Ministro

CIVITAVECCHIA – Dopo quella relativa al caso Cfft-Rtc, il parlamentare di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli ha presentato una nuova interrogazione a risposta scritta indirizzata al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli. Questa volta al centro del documento c’è la gestione portuale targata Di Majo. Anzi, il vicepresidente della Camera chiede proprio al Ministro se non ritenga “necessario e urgente adottare le iniziative di competenza per provvedere alla revoca dell'incarico di presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centro-Settentrionale all'avvocato Francesco Maria Di Majo”. E si chiede quali siano i titoli che hanno motivato l’affidamento dell’incarico all’attuale numero uno dell’ente e se questi siano stati opportunamente valutati. Perché questa volta a finire nel mirino è direttamente il presidente Di Majo, dal momento che “dal suo insediamento, avvenuto nel novembre del 2016, il porto di Civitavecchia è precipitato in una crisi occupazionale e dei traffici senza precedenti”.

L’onorevole Rampelli ha elencato una serie di problemi e criticità, a partire proprio dalla vertenza legata allo scarico dei container, con richieste di risarcimento danni milionarie annunciate da entrambi i soggetti in causa. E poi la questione TotalErg, con il presidente Di Majo “che non è riuscito ad assolvere l'espresso mandato ricevuto dal proprio comitato di gestione per chiudere una trattativa con Totalerg spa e Raffineria di Roma Spa, e ha portato il bilancio dell'ente – si legge – al rischio di default tecnico, fatto che, ad avviso dell'interrogante, impedirà all'Autorità di sistema portuale di accedere al mutuo Bei di 195 milioni di euro destinato allo sviluppo del network”.

C’è poi il problema legato ai rapporti tesi tra Pincio ed Authority, con l’ente portuale che “ha interrotto ogni rapporto con il Comune di Civitavecchia, appellando la sentenza del Tar – scrive Rampelli – che dava ragione all'ente locale sulla validità dell'accordo stipulato dal presidente Monti. È in atto la distruzione progressiva della Port Authority Security srl (PAS): la nomina dell'attuale amministratore unico della Pas è al vaglio della procura della Repubblica di Civitavecchia perché sulla procedura di selezione è stato presentato un esposto che contesta la partecipazione del presidente Di Majo alla commissione di valutazione, nonostante la sua incompatibilità, da lui smentita, in quanto alle selezioni partecipavano un dipendente dell'Adsp e uno della Pas. Sul bilancio della società – si legge ancora – pesano consulenze ed incarichi assegnati sotto la presidenza di Di Majo per centinaia di migliaia di euro, nonché i costi del direttore tecnico, il dottor Conte, assunto nel febbraio 2018 con uno stipendio di oltre 200 mila euro annui, e sul cui curriculum sono state rilevate criticità, e ora nominato anche amministratore unico della Pas con quella che appare all'interrogante una palese ed inaccettabile duplicazione di ruoli. Sarebbero state inoltre rilevate criticità sotto la presidenza Di Majo in merito all'affidamento di consulenze ed incarichi legali. L'opacità che, a giudizio dell'interrogante, sta connotando la gestione amministrativa dell'Adsp durante il mandato del presidente Di Majo, il default tecnico dell'ente e l'incremento del contenzioso amministrativo, non possono – secondo l’onorevole Rampelli – non configurare elementi di valutazione in ordine alla idoneità dell'Avvocato Di Majo a ricoprire l'incarico di presidente dell'Adsp”.

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Adsp in missione a Singapore

CIVITAVECCHIA – L'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale ha partecipato all'importante missione, svoltasi a Singapore, organizzata dal “The International Propeller Clubs” con il coordinamento dell'Ambasciata d'Italia nella città-Stato del sud-est asiatico.

Quest'anno l'evento prevedeva una nutrita partecipazione: rappresentanti di ben nove Autorità di Sistema Portuale, del Propeller Club nazionale, di SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, Presidenti di Associazioni del Cluster marittimo e logistico italiano, professionisti, nonché rappresentanti del mondo accademico ed universitario nazionale.

A rappresentare l'Adsp per conto del presidente Francesco Maria di Majo è stato l'avvocato Maurizio D'Amico, funzionario dell'ente; su invito del presidente, alla missione ha partecipato anche l'ingegner Matteo Africano, componente del Comitato di Gestione dell’AdSP designato dalla Città Metropolitana di Roma Capitale e profondo conoscitore delle dinamiche economiche e produttive di Singapore

Fitti gli appuntamenti della missione, durante la quale i rappresentanti dell’AdSP hanno incontrato  i membri della Singapore Logistics Association (SLA) e il Presidente della Camera di Commercio Internazionale di Singapore; i vertici della National University of Singapore (NUS), sede della Conferenza intitolata "Belt & Road Initiative: a vision from Italian and Singapore Maritime Clusters", in cui è intervenuto come relatore l'avvocato D'Amico; il CEO della Maritime and Porth Authority of Singapore (MPA) e il Group Chief Executive Officer del PSA International, uno dei maggiori operatori portuali al mondo, con successiva visita al terminal; rappresentanti dell'International Bunker Industry Association (IBIA) di Singapore; rappresentanti della Banca Intesa San Paolo presso la sua sede a Singapore, in cui si è svolto il seminario intitolato "The new challenges of Maritime Economy: a focus Mediterranean area and Far East"; il Vice Presidente della Singapore Stock Exchange; il Presidente della Singapore Shipping Association e  il Direttore Esecutivo della Singapore Maritime Foundation; i rappresentanti della Camera della Camera di Commercio italiana a Singapore.

Il supporto fornito dall'Ambasciatore Raffaele Langella è stato suggellato da un cocktail offerto alla delegazione nella sua residenza di Cornwall Garden.

Secondo la classifica dei 110 porti mondiali stilata da Alphaliner relativa al traffico di container realizzato nel 2017, Singapore è al secondo posto, con  un traffico di circa 33,67 milioni di TEU, superato soltanto da Shangai, con 40,23 milioni di TEU. Merita di essere sottolineato che uno dei fattori che ha contribuito al successo economico-finanziario di Singapore è sicuramente la lunga esperienza in tema di zone franche e di zone economiche speciali. Attualmente la città-Stato dispone di 9 "free trade zones" (FTZ), attraverso le quali le aziende possono importare, vendere o esportare merci senza pagare dazi doganali, accise o imposte su beni e servizi. Le FTZ di Singapore consentono alle società di immagazzinare temporaneamente le loro merci fino a quando non vengono caricate su una nave o un aereo senza sdoganamento.

Due delle più grandi zone franche di Singapore sono il porto di Jurong e l'aeroporto di Changi. Il porto di Jurong può ospitare fino a 15.000 imbarcazioni all'anno e rappresenta uno dei porti polivalenti più grandi del mondo con strutture che includono un gran numero di magazzini e uno dei più grandi terminal di cemento al mondo.

L'aeroporto di Changi è dedicato alle aziende che trasportano merci via aerea e la zona franca collegata all'aeroporto ospita sia magazzini per lo stoccaggio di merci, sia uffici per le aziende di Singapore che vi operano.

La partecipazione dell'Autorità di Sistema Portuale alla missione a Singapore, ha rappresentato un'ottima occasione di confronto e di interrelazione con il cluster portuale, marittimo e logistico di uno dei principali poli finanziari ed economici internazionali, nonché sede di uno dei più importanti hub portuali al mondo e, conseguentemente, di verifica di opportunità per la creazione di relazioni commerciali con il Far East. 

Il Presidente dell’AdSP ha delegato l'avv. Maurizio D'Amico, in rappresentanza dell’Ente, tenuto conto della sua esperienza sulle Zone Economiche Speciali rispetto alle quali, recentemente, la Regione Lazio ha adottato una delibera per avviare la procedura di costituzione di una Zona Logistica Semplificata nelle aree portuali e retroportuali di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta.

In virtù della sua esperienza nel settore logistico-portuale maturata, in particolare, proprio a Singapore e della sua conoscenza della realtà industriale ed economica dell’Asia Pacifica,  la partecipazione dell'ing. Matteo Africano, componente del Comitato di Gestione dell’AdSP designato dalla sindaca della Città Metropolitana di Roma Capitale Virginia Raggi, ha rappresentato, infine, un importante valore aggiunto alla missione. 

Con la partecipazione dell'AdSP all'evento, il Presidente di Majo conferma la volontà di perseguire anche un approccio marcatamente internazionale per concretizzare le prospettive strategiche di sviluppo del network portuale laziale.

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Adsp in missione a Singapore

CIVITAVECCHIA – L'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale ha partecipato all'importante missione, svoltasi a Singapore, organizzata dal “The International Propeller Clubs” con il coordinamento dell'Ambasciata d'Italia nella città-Stato del sud-est asiatico.

Quest'anno l'evento prevedeva una nutrita partecipazione: rappresentanti di ben nove Autorità di Sistema Portuale, del Propeller Club nazionale, di SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, Presidenti di Associazioni del Cluster marittimo e logistico italiano, professionisti, nonché rappresentanti del mondo accademico ed universitario nazionale.

A rappresentare l'Adsp per conto del presidente Francesco Maria di Majo è stato l'avvocato Maurizio D'Amico, funzionario dell'ente; su invito del presidente, alla missione ha partecipato anche l'ingegner Matteo Africano, componente del Comitato di Gestione dell’AdSP designato dalla Città Metropolitana di Roma Capitale e profondo conoscitore delle dinamiche economiche e produttive di Singapore

Fitti gli appuntamenti della missione, durante la quale i rappresentanti dell’AdSP hanno incontrato  i membri della Singapore Logistics Association (SLA) e il Presidente della Camera di Commercio Internazionale di Singapore; i vertici della National University of Singapore (NUS), sede della Conferenza intitolata "Belt & Road Initiative: a vision from Italian and Singapore Maritime Clusters", in cui è intervenuto come relatore l'avvocato D'Amico; il CEO della Maritime and Porth Authority of Singapore (MPA) e il Group Chief Executive Officer del PSA International, uno dei maggiori operatori portuali al mondo, con successiva visita al terminal; rappresentanti dell'International Bunker Industry Association (IBIA) di Singapore; rappresentanti della Banca Intesa San Paolo presso la sua sede a Singapore, in cui si è svolto il seminario intitolato "The new challenges of Maritime Economy: a focus Mediterranean area and Far East"; il Vice Presidente della Singapore Stock Exchange; il Presidente della Singapore Shipping Association e  il Direttore Esecutivo della Singapore Maritime Foundation; i rappresentanti della Camera della Camera di Commercio italiana a Singapore.

Il supporto fornito dall'Ambasciatore Raffaele Langella è stato suggellato da un cocktail offerto alla delegazione nella sua residenza di Cornwall Garden.

Secondo la classifica dei 110 porti mondiali stilata da Alphaliner relativa al traffico di container realizzato nel 2017, Singapore è al secondo posto, con  un traffico di circa 33,67 milioni di TEU, superato soltanto da Shangai, con 40,23 milioni di TEU. Merita di essere sottolineato che uno dei fattori che ha contribuito al successo economico-finanziario di Singapore è sicuramente la lunga esperienza in tema di zone franche e di zone economiche speciali. Attualmente la città-Stato dispone di 9 "free trade zones" (FTZ), attraverso le quali le aziende possono importare, vendere o esportare merci senza pagare dazi doganali, accise o imposte su beni e servizi. Le FTZ di Singapore consentono alle società di immagazzinare temporaneamente le loro merci fino a quando non vengono caricate su una nave o un aereo senza sdoganamento.

Due delle più grandi zone franche di Singapore sono il porto di Jurong e l'aeroporto di Changi. Il porto di Jurong può ospitare fino a 15.000 imbarcazioni all'anno e rappresenta uno dei porti polivalenti più grandi del mondo con strutture che includono un gran numero di magazzini e uno dei più grandi terminal di cemento al mondo.

L'aeroporto di Changi è dedicato alle aziende che trasportano merci via aerea e la zona franca collegata all'aeroporto ospita sia magazzini per lo stoccaggio di merci, sia uffici per le aziende di Singapore che vi operano.

La partecipazione dell'Autorità di Sistema Portuale alla missione a Singapore, ha rappresentato un'ottima occasione di confronto e di interrelazione con il cluster portuale, marittimo e logistico di uno dei principali poli finanziari ed economici internazionali, nonché sede di uno dei più importanti hub portuali al mondo e, conseguentemente, di verifica di opportunità per la creazione di relazioni commerciali con il Far East. 

Il Presidente dell’AdSP ha delegato l'avv. Maurizio D'Amico, in rappresentanza dell’Ente, tenuto conto della sua esperienza sulle Zone Economiche Speciali rispetto alle quali, recentemente, la Regione Lazio ha adottato una delibera per avviare la procedura di costituzione di una Zona Logistica Semplificata nelle aree portuali e retroportuali di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta.

In virtù della sua esperienza nel settore logistico-portuale maturata, in particolare, proprio a Singapore e della sua conoscenza della realtà industriale ed economica dell’Asia Pacifica,  la partecipazione dell'ing. Matteo Africano, componente del Comitato di Gestione dell’AdSP designato dalla sindaca della Città Metropolitana di Roma Capitale Virginia Raggi, ha rappresentato, infine, un importante valore aggiunto alla missione. 

Con la partecipazione dell'AdSP all'evento, il Presidente di Majo conferma la volontà di perseguire anche un approccio marcatamente internazionale per concretizzare le prospettive strategiche di sviluppo del network portuale laziale.

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