Mamma Marina a ‘‘La vita in diretta Estate’’: «Nessuna condanna mi ridarà mio figlio»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Una sentenza vergognosa. Non ho più parole. Nessuna condanna mi farà tornare indietro mio figlio ma ciò che sta logorando giorno dopo giorno me e tutta la mia famiglia è non conoscere la verità. Mi aspettavo una sentenza esemplare. Ci deve essere un messaggio importante in questa società da dare ai giovani». Questo è il commento di mamma Marina, ospite, dopo il deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado, insieme all’avvocato Celestino Gnazi alla trasmissione ‘La vita in diretta Estate’ di lunedì scorso. 
Mamma Marina ripercorre quei momenti drammatici di quella terribile notte quando con una telefonata è stata avvertita dalla moglie di Antonio Ciontoli, Maria Pezzillo, «che Marco era caduto dalle scale» per poi scoprire solo al Pit la sconvolgente realtà. Cerca di trovare una spiegazione su quanto è accaduto quella notte: «Negli ultimi tempi mio figlio era stanco di questa famiglia perché lo opprimevano parecchio e tra l’altro non sono neanche convinta che abbia sparato il capofamiglia. Noi conosciamo solo il dopo, non il prima. Sappiamo solo che Marco era seduto e qualcuno gli ha sparato». 
Ed è a questo punto che Marina esterna una sua sensazione, una sua ipotesi: «Secondo me, c’è stata una discussione quella sera. Erano persone (i Ciontoli) che volevano sempre comandare, nel senso che lo volevano manovrare questo mio figlio. Lui, però, aveva la sua personalità e si era stancato anche se innamorato di Martina”. Marina conclude il suo intervento dicendo: “Sono stanca di stare zitta, di mandare giù tutto. A me hanno ammazzato un figlio. Sono tre anni che aspetto giustizia ma con questa sentenza hanno dato un altro schiaffo a me e alla mia famiglia. La giustizia deve prendere dei provvedimenti». 
Ospite della trasmissione anche il generale Luciano Garofano consulente della famiglia Vannini che punta il dito sull’articolata attività di depistaggio messa in atto dai Ciontoli dopo lo sparo:  «Il loro unico interesse era quello di depistare e far finta che le cose potessero andare in una direzione completamente diversa rispetto alla tragedia che poi è accaduta a Marco e fino all’ultimo hanno agito in quella direzione. Ed è pazzesco tutto questo, sapendo soprattutto che quello sparo non è partito per caso. E’ impossibile. Quello sparo  è partito perché il signor Ciontoli ha deciso deliberatamente di armare quella pistola e sparare. Quindi anche questo aspetto della sentenza ci coglie veramente molto molto tristi e davvero preoccupati». 
Tra gli ospiti l’avvocato Daniele Bocciolini: «La sentenza è sicuramente da alcuni punti di vista opinabile con riferimento alla ricostruzione. Cioè il padre di famiglia che esce, si sente un colpo di pistola, e lui dice che è partito un colpo per aria e dice al telefono che il ragazzo è stato ferito da un pettine a punta. Una ricostruzione assolutamente inverosimile anche per chi era secondo me a casa quel giorno. E’ impossibile parlare di colpa perché non c’è imprudenza, negligenza dal punto di vista della condotta, chi era  casa, a mio parere, sapeva o quantomeno poteva rendersi conto della situazione reale che si stava vivendo».
Il giornalista Andrea Biavardi: «Una vicenda così sconcertante non l’ho mai incontrata per una serie di motivi. Primo, perché questo ragazzo è a casa di persone che dovrebbero proteggerlo, a casa addirittura della famiglia di quella che potrebbe diventare sua moglie. Secondo, i magistrati che hanno emesso questa contestatissima sentenza di primo grado scrivono testuali parole: ‘’Antonio Ciontoli dopo aver sparato ha pensato a tutelare i propri interessi e non ha pensato alla salvezza del ferito’’. Credo che queste parole mettano fine a qualunque tipo di shock – qualora si sia voluto ipotizzare- Per tutelare i propri interessi ha fatto morire un ragazzo. Di fronte a questa cosa le chiacchere stanno in poco posto. A rendere ancora più sconcertante questa vicenda è, che dopo che è partito un colpo di arma da fuoco, non si chiamano i soccorsi. Quando vedo Marina, come adesso, non ho parole, perché prima di tutto ragiono da padre. Non ho parole di fronte a questa vicenda. Non sono stati attivati i soccorsi. Ma quale shock: si è pensato a tutelare i propri interessi. Non aggiungo altro». 

 

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Rifiuti, Valter Lozza (Mad): "Nessun allarme"

CIVITAVECCHIA – "Si sta facendo dell’allarmismo gratuito". È il commento di Valter Lozza proprietario della Mad, società che gestisce la discarica di Fosso Crepacuore in questi giorni al centro della polemica dopo l’allarme scattato a seguito della determina regionale che individuava nella discarica di Civitavecchia uno dei siti per lo smaltimento dei rifiuti del trattamento Tmb di Aprilia. Si è parlato di mobilitazione contro i “rifiuti da Roma” ma per Lozza non c’è nessun allarme.

"Parliamo di circa 100mila metri cubi di capacità rimanenti per Fosso Crepacuore – ha spiegato – per Civitavecchia non cambia nulla perché, una volta conferiti, si esaurirà la metratura disponibile per la discarica e si farà il capping". Lozza ha spiegato che le cifre sono di poco differenti da quelle che Civitavecchia va a conferire a Viterbo, circa un mese dei rifiuti di Roma, e che non verranno necessariamente dalla capitale. Secondo il proprietario della Mad, quindi, non esiste alcun allarme rifiuti da Roma ma si tratterebbe solamente di un quantitativo limitato e che non andrebbe ad impattare sul territorio. "Si tratta di una quantità che Civitavecchia fa in circa un anno – ha continuato Lozza – tra l’altro i rifiuti che andranno nella discarica di Crepacuore sono trattati, quindi parliamo di un impatto ambientale minore, si sta facendo del facile allarmismo. Una volta che saranno consegnati questi 100mila metri cubi la capacità della discarica si esaurirà, non avremo una nuova Malagrotta. Al momento – ha sottolineato – la discarica è una ferita aperta nel territorio e va assolutamente chiusa e non lasciata in sospeso. Dopo questa operazione procederemo con il capping". Il capping non è altro che un’impermeabilizzazione dei rifiuti che impedisce all’acqua piovana di penetrare. Secondo Mad, quindi, non c’è allarme e parliamo di cifre simili a quelle portate da Civitavecchia a Viterbo. "Gli effetti benefici – ha concluso Lozza – superano di gran lunga i facili allarmismi".

Altra questione è il famoso concordato Hcs che è stato ripresentato la scorsa settimana. Mad, che da sola rappresenta circa il 40% dei creditori chirografari, non aveva votato per il primo piano, bocciato. Il motivo di maggiore contrasto con l’Amministrazione riguardava il pagamento del Post mortem, ovvero la somma inserita in bolletta per legge e necessaria per la gestione della discarica nei 30 anni successivi alla chiusura, importi che teoricamente avrebbero dovuto essere pagati integralmente in pre-deduzione dal concordato. Vedremo cosa prevede la seconda proposta nel piano presentato nei giorni scorsi. Nel concordato le cifre che riguardano Mad sono importanti, parliamo di circa 4 milioni, di cui 1,2 proprio per il Post mortem e 2,8 per altri servizi, tra cui il capping. Lozza, che ha già ‘‘salvato’’ Hcs dal fallimento ritirando ad ottobre l’istanza presentata lo scorso anno, rimane vago: "Mi auguro – ha commentato – che chi ha redato il nuovo concordato abbia preso in considerazione le questioni da noi sollevate".

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Si rinnova la flotta dei rimorchiatori

CIVITAVECCHIA – Una vera e propria festa, tra giochi d’acqua, musica e piroette del mezzo, accolto dagli applausi dei presenti. Un ingresso in grande stile nelle acque portuali, quello di ieri sera, per Laziale, entrato a far parte della flotta dei Rimorchiatori Laziali spa.

“Per noi oggi è una giornata assolutamente da festeggiare – ha commentato Alessandro Russo, amministratore delegato della società che oggi conta circa 70 unità lavorative – un investimento importante per noi, in termini di sicurezza e di rispetto dell’ambiente”. Laziale infatti, grazie alle sue caratteristiche tecniche, potente ma dalle dimensioni compatte, garantisce una maggiore manovrabilità, potendo operare in spazi ristretti, con prontezza, rapidità ed efficienza anche in condizioni di emergenza, come spesso può accadere in porto. Grazie poi alla collaborazione con l’Adsp e, in particolare, con Port Utilities, la rete elettrica portuale è stata adeguata in modo tale da consentire alla flotta di rimorchiatori di connettersi direttamente alla rete elettrica portuale, minimizzando emissioni di gas di scarico ed inquinamento acustico durante le fasi di stand-by operativo all’ormeggio. “Un aspetto questo importante – ha commentato il presidente di Molo Vespucci Francesco Maria di Majo – che segue la strada tracciata dal nostro ente è che va verso un sempre maggiore efficientamento energetico”.

Laziale, uscito dai cantieri Sanmar Shipyard di Tuzla (Istanbul), entra far parte della flotta composta oggi da sei rimorchiatori, oltre alle bettoline. Va a sostituire un altro mezzo, andato in pensione, così come farà il prossimo rimorchiatore che arriverà entro la fine dell’anno. Per il gruppo Cafimar, da decenni presente in porto con la sua partecipata Rimorchiatori Laziali S.p.A., si tratta di un investimento complessivo di oltre 10 milioni di euro, segno evidente della volontà di mantenere saldo il legame con Civitavecchia, affrontando al meglio le nuove sfide, “ispirando sempre maggiore fiducia – ha aggiunto Russo – nei clienti e in tutti gli operatori portuali”.

Dopo il cambio di bandiera e la benedizione del vescovo, monsignor Luigi Marrucci, alla presenza delle autorità civili e militari, tra cui il vicecomandante generale del corpo delle Capitanerie di porto Antonio Basile, esponenti politici e rappresentanti del cluster marittimo, il rimorchiatore Laziale ha iniziato ufficialmente il suo lavoro. “Mezzi avanzati come questo – ha concluso il direttore marittimo del Lazio Vincenzo Leone – sono necessari in porto: siamo fieri di poter contare su una flotta così efficiente”.

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Si rinnova la flotta dei rimorchiatori

CIVITAVECCHIA – Una vera e propria festa, tra giochi d’acqua, musica e piroette del mezzo, accolto dagli applausi dei presenti. Un ingresso in grande stile nelle acque portuali, quello di ieri sera, per Laziale, entrato a far parte della flotta dei Rimorchiatori Laziali spa.

“Per noi oggi è una giornata assolutamente da festeggiare – ha commentato Alessandro Russo, amministratore delegato della società che oggi conta circa 70 unità lavorative – un investimento importante per noi, in termini di sicurezza e di rispetto dell’ambiente”. Laziale infatti, grazie alle sue caratteristiche tecniche, potente ma dalle dimensioni compatte, garantisce una maggiore manovrabilità, potendo operare in spazi ristretti, con prontezza, rapidità ed efficienza anche in condizioni di emergenza, come spesso può accadere in porto. Grazie poi alla collaborazione con l’Adsp e, in particolare, con Port Utilities, la rete elettrica portuale è stata adeguata in modo tale da consentire alla flotta di rimorchiatori di connettersi direttamente alla rete elettrica portuale, minimizzando emissioni di gas di scarico ed inquinamento acustico durante le fasi di stand-by operativo all’ormeggio. “Un aspetto questo importante – ha commentato il presidente di Molo Vespucci Francesco Maria di Majo – che segue la strada tracciata dal nostro ente è che va verso un sempre maggiore efficientamento energetico”.

Laziale, uscito dai cantieri Sanmar Shipyard di Tuzla (Istanbul), entra far parte della flotta composta oggi da sei rimorchiatori, oltre alle bettoline. Va a sostituire un altro mezzo, andato in pensione, così come farà il prossimo rimorchiatore che arriverà entro la fine dell’anno. Per il gruppo Cafimar, da decenni presente in porto con la sua partecipata Rimorchiatori Laziali S.p.A., si tratta di un investimento complessivo di oltre 10 milioni di euro, segno evidente della volontà di mantenere saldo il legame con Civitavecchia, affrontando al meglio le nuove sfide, “ispirando sempre maggiore fiducia – ha aggiunto Russo – nei clienti e in tutti gli operatori portuali”.

Dopo il cambio di bandiera e la benedizione del vescovo, monsignor Luigi Marrucci, alla presenza delle autorità civili e militari, tra cui il vicecomandante generale del corpo delle Capitanerie di porto Antonio Basile, esponenti politici e rappresentanti del cluster marittimo, il rimorchiatore Laziale ha iniziato ufficialmente il suo lavoro. “Mezzi avanzati come questo – ha concluso il direttore marittimo del Lazio Vincenzo Leone – sono necessari in porto: siamo fieri di poter contare su una flotta così efficiente”.

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Anche l'Italcementi nel fondo immobiliare

CIVITAVECCHIA – Inserire il compendio dell’ex Italcementi all’interno del fondo immobiliare. È questa l’intenzione dell’amministrazione comunale, come confermato dallo stesso sindaco Antonio Cozzolino, il quale confida di sciogliere a breve, nell’arco di un mese al massimo, la questione della costituzione del fondo da parte della Sgr. Un progetto sul quale, nonostante i dubbi iniziali, gli ostacoli, le difficoltà e le criticità manifestate, il Pincio continua a credere; anche se sono passati quattro anni ormai, senza che sia partito nulla, a partire proprio dalla riqualificazione di Fiumaretta, la prima delle sedici iniziative di riqualificazione indicate.

Oggi il Pincio vuole cercare di trovare nel fondo immobiliare la soluzione per la struttura industriale al centro della città, chiusa da anni ormai, ed abbandonata ad un destino per niente chiaro. I colloqui con i vertici della società al momento non hanno portato nulla di concreto. Dubbi e riserve sono stati espressi da chi, oggi, per poter intervenire in quel sito ha espresso la necessità di trovare un investitore, non essendo loro dei costruttori. Ma quale sia il progetto, come si potrebbe sviluppare e quali saranno le caratteristiche è ancora tutto da definire. Anche perché c’è da affrontare anche la questione legata alle Casermette, così come quella degli ex lavoratori.

L’unica cosa certa, e lo ha ribadito Cozzolino, è che non si vuole assolutamente percorrere la strada che aveva intrapreso l’ex sindaco Tidei. «Un quartiere di 300mila mc di volumetrie in pieno centro non serve a nessuno» ha più volte detto il primo cittadino parlando di un dimezzamento delle volumetrie. Lo scorso anno erano stati i consiglieri di minoranza Guerrini e Mecozzi, attraverso una mozione, a chiedere che venisse investito il consiglio comunale per condividere un’ipostesi progettuale o comunque una linea guida da proporre poi all’Italcementi. Ma a quanto pare la richiesta sembra essere caduta nel vuoto. Insomma, tra i ritardi della costituzione del fondo e un accordo ancora da definire con Italcementi, i tempi sembrano essere ancora piuttosto lunghi per poter definire quello che sarà il reale futuro dell’area.

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Tpl, i disagi di un utente

CIVITAVECCHIA – Crescono i dubbi sul Tpl e questa volta è proprio uno degli utenti a sollevarli. Una polemica che corre sui social con simpatizzanti e ammiratori dell’amministrazione a Cinque stelle che difendono a spada tratta l’operato pentastellato. L’importanza dell’arrivo di nuovi mezzi per il traporto pubblico urbano è innegabile ma magari, come fa notare il cittadino sarebbe stato più opportuno aspettare qualche giorno e testare i nuovi mezzi.

«Nella tarda mattinata dell’8 giugno sono salito per la prima volta su uno dei nuovi autobus.  Purtroppo – racconta l’utente del Tpl – ho trovato delle spiacevoli ed incredibili sorprese che non pensavo assolutamente di vedere. Sui tre indicatori luminosi posti anteriormente, lateralmente e posteriormente, compariva il numero 68 anziché la lettera della Linea, nel mio caso la F, appoggiato sul parabrezza c’era solo un vecchio cartello che lasciava, bene o male, capire di quale Linea si trattasse. Anche la macchina obliteratrice non funzionante. Perché non si è avuto il coraggio di dire alla cittadinanza ‘‘cari cittadini, il Tpl è al collasso e per rianimarlo attiveremo subito i 5 bus nuovi appena arrivati. Purtroppo alcune funzioni non sono ancora attive’’. Questo linguaggio chiaro e rispettoso – conclude – sarebbe stato molto più apprezzato dei toni trionfalistici e propagandisti, tipici della vecchia politica ma non di chi si vuole accreditare come il nuovo».

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Spiagge libere a Santa Marinella, Federbalneari chiede al commissario di ritirare il bando

SANTA MARINELLA – Sul bando delle spiagge libere di Santa Marinella Federbalneari Litorale Nord ha confermato che si passerà dalle parole ai fatti se non sarà ritirato il bando pubblico per l’assegnazione delle spiagge libere.

"Il criterio di assegnazione le spiagge libere secondo i dettami del Regolamento Regionale n.19\2016 non è condivisibile sotto il profilo turistico poiché si rischia di incidere pesantemente ed in “modo assolutamente goffo” sulla qualità del servizio erogato ai cittadini residenti ed ai turisti che trascorrono numerosi le loro vacanze sulle località di Santa Marinella e Santa Severa – spiegano dall'associazione – questo bando così tardivo rischierebbe di generare uno scompenso sui servizi turistici erogati e sugli equilibri imprenditoriali e turistici del territorio che si sono consolidati e rafforzati nel tempo. I concessionari hanno sempre offerto la massima attenzione e collaborazione a difesa delle spiagge libere mantenendole pulite anche d’inverno e attivando il servizio di salvamento anche al di fuori delle normali autorizzazioni ma sempre nell’interesse generale di garantire elevati livelli di sicurezza ai bagnanti". 

Secondo Federbalneari il ritardo con il quale è stato predisposto il bando non è funzionale al turismo e rischia di creare una serie di difficoltà strutturali e funzionali che non garantirebbero un servizio adeguato a due anni dalla scadenza ormai certa delle concessioni demaniali ponendo nel caos un sistema turistico ben integrato sul territorio e che oggi funziona come un orologio ad esclusivo vantaggio del turismo di Santa Marinella e Santa Severa e così pure del suo considerevole indotto. 

"Per soffermarci agli aspetti demaniali lo strumento della convenzione – hanno aggiunto – è di fatto riconducibile ad un mero servizio e non da alcun diritto ad occupare la spiaggia libera poiché occorrerebbe in realtà un titolo concessorio ed a seguire una serie di autorizzazioni di natura paesaggistica, doganale, urbanistica e demaniale che porterebbero l’impresa legittimamente vincitrice del bando ad ottenere le varie autorizzazioni forse a settembre con il rischio di non riuscire ad esercitare l’attività in modo corretto secondo le modalità progettuali approvate. Siamo inoltre a rivendicare la totale assenza della concorrenza poiché metterebbe dinanzi il concessionario che ha riqualificato ed investito sulla concessione ad eventuali vincitori di bandi stagionali “a rischio di approssimazione” che la costa non potrebbe permettersi e senza aver mai avviato un effettivo percorso imprenditoriale con il rischio di erogare un cattivo servizio turistico in realtà evidente frutto di una mancata tutela della concorrenza a danno di chi opera sulla costa da anni ormai preservando in primis l’interesse generale. A questo si aggiunge un tardivo servizio di assistenza bagnanti per le spiagge libere che si colmerebbe appena le imprese diverrebbero vincitrici di bando".

Federbalneari esprime quindi il proprio sconcerto per non essere stata coinvolta in questa progettualità "che si poteva condividere sin da subito come peraltro già avvenuto in altri comuni limitrofi in rete di imprese a vantaggio del comune e della collettività puntando esclusivamente su salvamento e pulizia delle spiagge libere. Si evidenzia dunque in sintesi – hanno sottolineato – la completa inadeguatezza di questa gestione commissariale e di conseguenza la gestione del demanio marittimo nel considerare il turismo e dunque la costa come mero elemento a corredo, quando sarebbe invece utile considerarla prioritariamente per il benessere e per l’immagine di un territorio così importante sotto il profilo culturale e turistico quale è quello rappresentato dalle realtà costiere di Santa Marinella e Santa Severa". 

Federbalneari Litorale Nord propone una gestione delle spiagge libere garantendo in rete i necessari servizi di pulizia e salvamento "ed è pertanto replicabile sin da subito anche sulla realtà di Santa Marinella senza alcun esborso di denaro pubblico e ad esclusivo vantaggio della collettività ma questo bando pubblico – hanno concluso – dovrà essere ritirato entro e non oltre venerdì poiché in contrasto con la tutela della concorrenza e con l’evidente rischio di abbassare drasticamente la qualità dei servizi turistici da erogare a cittadini residenti e turisti e peraltro tardiva a stagione già avviata che il territorio di Santa Marinella ed i suoi cittadini non possono permettersi".

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"Il Miracolo", Ammaniti si difende: "Nessun riferimento ai Gregori"

CIVITAVECCHIA – "I fatti e i personaggi narrati nella serie tv sono assolutamente immaginari e frutto della fantasia degli autori. Qualsiasi riferimento a persone vissute o viventi e a fatti realmente accaduti è stata puramente casuale, così come nelle mie interviste e dichiarazioni non ho mai inteso riferirmi ad alcuna persona". Rompe il silenzio lo scrittore Niccolò Ammaniti, all'indomani della denuncia per diffamazione ricevuta da parte di Fabio Gregori, proprietario della statuina della Madonna che nel 1995 lacrimò sangue per quattordici volte: statuina oggi custodina all'interno della chiesa di Pantano.

Un ampio servizio in merito è pubblicato sull'ultimo numero del settimanale "Oggi", che riprende la querelle sorta attorno alla serie tv "Il miracolo" firmata dallo stesso Ammaniti per Sky. Ammaniti, che secondo Gregori ha rispolverato la teoria della messa in scena trascurando l'esito dell'inchiesta che si era chiusa nel 2001 con l'archiviazione del caso, ha pubblicamente ammesso di essersi ispirato alla madonnina di Civitavecchia per la sceneggiatura e la regia della serie televisiva, ma nega di essersi mai riferito a persone, né tantomeno a Gregori: "Ci siamo accostati all'argomento – si legge nelle pagine del settimanale – cercando di avere sempre la massima attenzione e rispetto di ogni sensibilità, dal momento che i miracoli o la fede stessa possono suscitare, tanto nei credenti, quanto nelle persone non credenti, dubbi, domande e approcci intellettuali diversi". 

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A Cerveteri, torna il festival della giovane cultura Russa

CERVETERI – «Torna a Cerveteri il Festival della Giovane Cultura Russa. Giovani musicisti, ballerini, pittori e scultori di talento: studenti di varie scuole musicali, coreografiche e artistiche si esibiranno in un esplodere di canti ed esibizioni tipiche della tradizione e del folklore russo. Un format già proposto in anni passati in città e che ha riscosso un successo al di sopra di ogni più lontana previsione». Lo annuncia l’assessora alla cultura Federica Battafarano che prosegue: «Uno spettacolo davvero suggestivo, per tutte le età e con ingresso libero per tutti. Lo spettacolo offerto dal Festival è qualcosa che non si ha tutti i giorni l’occasione di vedere: un invito rivolto specialmente ai nostri giovani, che assisteranno a qualcosa di assolutamente originale. Gli artisti selezionati dalla Fondazione della Cultura Russa sono tutti giovani professionisti che si esibiscono in tutto il mondo. Siamo felici che anche quest’anno una delle tappe del tour italiano del Festival si svolgano a Cerveteri, città della cultura, prima di spostarsi verso Roma e poi in Toscana e in Veneto». «Una bella iniziativa che siamo felici di poter nuovamente inserire nell’offerta culturale della nostra città – ha concluso l’assessora Battafarano – un ringraziamento doveroso va ovviamente a chi da anni segue nel nostro territorio il progetto e l’unione con la Cultura Russa, ovvero l’imprenditore di Cerveteri Ugo Ricci, che quest’anno ha visto la partecipazione di un’altra realtà attivissima nel territorio come l’Associazione Nuova Generazione Etrusca del Presidente Domenico Stella, conosciuto da tutti come ‘Nico’».
«Ringrazio l’Amministrazione comunale che anche quest’anno nel credere nell’importanza di questi rapporti culturali con la Federazione Russa che quest’anno avranno come obiettivo la firma di un protocollo d’intesa sui rapporti di scambi culturali tra l’arte, la cultura della Federazione Russa e il Comune di Cerveteri – ha dichiarato Ugo Ricci, promotore dell’iniziativa – ringrazio altresì l’associazione Nuova Generazione Etrusca, Amici X Cerveteri e tutti gli esercenti del Centro Storico che hanno sostenuto questa iniziativa».
L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto del Ministero della cultura della Russia “L’Accademia delle arti ambulante in Italia”. Gli organizzatori del progetto sono: Il Ministero della cultura della Federazione Russa, il Ministero degli esteri della Federazione Russa, il Centro festival cinematografici e programmi internazionali, il Gruppo della visione strategica “Russia-Mondo islamico”, con la partecipazione dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia.

 

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Terme, Fausto Sensi punta su Civitavecchia

CIVITAVECCHIA – “L’interesse c’è, eccome”. Il patron delle Terme dei Papi di Viterbo, Fausto Sensi, sta lavorando per far rifiorire anche a Civitavecchia – dopo i tentativi andati a vuoti nel corso dei decenni – il termalismo. 

E lo sta facendo dopo aver acquisito all’asta (con curatore fallimentare di questa parte del procedimento relativo alle Terme Taurine il professor Adolfo di Majo il quale nominò custode giudiziario Ivan Magrì ndr) il terreno che era di proprietà della Matrofini, quello dove si trova il Casale dei Bagni per circa 800mila euro, abbandonato ormai da anni. 

“Bisogna procedere un passo alla volta – conferma Sensi, sottolineando l’attenzione nei confronti di una ricchezza che Civitavecchia finora non è riuscita a sfruttare – attraverso fasi consequenziali in grado di far raggiungere al meglio l’obiettivo”. 

Proprio in queste settimane si stanno perfezionando gli atti tra Regione e Comune per l’avvio del procedimento inerente il permesso di ricerca di acqua termominerale per le future “Terme Imperiali”, questa per ora la denominazione indicata. 

«Una ricerca d’acqua – ha aggiunto Sensi – da effettuarsi senza creare problemi alle aree circostanti, in particolare alle terme già esistenti della Ficoncella». 

Perché il numero uno del termalismo locale è convinto che solo con una sinergia sul territorio è possibile vincere questa sfida. 

«Il fatto che i terreni si trovino accanto alle terme di Traiano, un sito storico ed archeologico importantissimo – ha spiegato – ha fatto sì che il nostro interesse fosse ancora maggiore; rilanciando il settore termale, infatti, si può rivitalizzare il sito rendendo l’area, insieme alla Ficoncella assolutamente da salvaguardare, un punto ineguagliabile sul territorio. Quello che vogliamo fare, infatti, è aggiungere qualcosa di migliorativo all’esistente: e lo possiamo fare proprio in virtù di una location unica a cui dare la corretta valorizzazione e creando le giuste sinergie». 

Se da un lato la società è quindi in procinto di procedere con le verifiche sulla qualità e quantità dell’acqua termominerale a disposizione, dall’altro i tecnici sono al lavoro per redigere un progetto armonico e dettagliato da presentare all’amministrazione comunale. 

Nel frattempo rimane in ballo anche la gestione futura del sito archeologico delle Terme Taurine, con Soprintendenza e Comune che vogliono estromettere la Pro Loco e ricorrere ad una procedura di evidenza pubblica. 

Un nodo tutto da sciogliere, ancora, con il ricorso al Tar presentato dalla Pro Loco. 

E con i destini dei due siti che potrebbero incontrarsi.

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