Royal Caribbean: Se queste saranno le condizioni ce ne andremo

CIVITAVECCHIA- Royal Caribbean minaccia di fare i bagagli e andarsene. Il colosso dei mari ha avvisato la dirigenza dell’autorità portuale del reale rischio che ci sarà nei prossimi mesi.

Ogni mese, infatti, si tengono a Civitavecchia numerosi convegni sulla portualità e sulla ricerca di nuovi mercati. Favorire nuovi investimenti per creare occupazione ed indotto per il porto e per tutto il territorio. Al tempo stesso però i rischi che si corrono sono di perdere gli investimenti presenti. Come quello della Royal Caribbean International. La società ha scritto direttamente al presidente dell’Autorità Portuale di Majo attraverso il suo responsabile delle operazioni portuali per quanto riguarda Europa, Medioriente, Africa e India, Alessandro Carollo.

Motivo della lettera e dell’incontro che c’è stato nei giorni scorsi è la lentezza nell’approvvigionare le navi da crociera che sostano in porto.

Come anticipato quest’oggi da La Provincia molte delle navi presenti in porto si riforniscono di cibo e provviste nello stesso scalo locale portando indotto ed investimenti.

In particolare Carollo nella missiva scritta di suo pugno al presidente dell’Autorità Portuale chiede di far iniziare le operazioni doganali alle ore 7 e non dopo le 9 “come troppo spesso succede a causa dei ritardi causati dalla Dogana”.

Royal Caribbean esplicita poi quelli che sono i rischi reali: se la situazione non cambierà l’armatore sarà costretto a dirottare gli approvvigionamenti presso altri scali.

“Presidente la situazione è diventata molto seria – conclude la usa lettera Carollo -. Il nostro gruppo non è più in condizione di garantire continuo sviluppo ed incremento dello provviste a bordo, onde evitare che le provviste per le navi del nostro gruppo vengano interamente e definitivamente dirottate su altri porti più organizzati e flessibili con le navi da crociera Le chiediamo la massima collaborazione”.

La situazione non migliora tra l’altro neanche sotto il profilo merci. Sarebbe di pochi giorni fa una lettera mandata a praticamente tutti i dirigenti dell’autorità portuale in cui il direttore delle dogane Luca Turchi di Civitavecchia fa presente che, venuto a conoscenza del nuovo collegamento Valencia – Civitavecchia, non verrà comunque modificato l’orario di apertura dei varchi. Un fattore che influirà naturalmente su un collegamento che arriva di notte a Civitavecchia. Con parole molto dure Turchi spiega che la dogana non potrà adeguarsi a qualunque richiesta arrivi da armatori e privati.

In sintesi la dogana continua a lamentare una carenza di personale. Le società che lavorano nel porto cercano di aumentare o mantenere i loro volumi di traffici, ma in queste condizioni non è possibile smaltire il lavoro a livello doganale. Risultato finale sono le lamentele degli armatori e la minaccia di abbandonare gli investimenti. Un cane che si morde la coda nell’immobilismo delle istituzioni.

 

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CIVITAVECCHIA- Royal Caribbean minaccia di fare i bagagli e andarsene. Il colosso dei mari ha avvisato la dirigenza dell’autorità portuale del reale rischio che ci sarà nei prossimi mesi.

Ogni mese, infatti, si tengono a Civitavecchia numerosi convegni sulla portualità e sulla ricerca di nuovi mercati. Favorire nuovi investimenti per creare occupazione ed indotto per il porto e per tutto il territorio. Al tempo stesso però i rischi che si corrono sono di perdere gli investimenti presenti. Come quello della Royal Caribbean International. La società ha scritto direttamente al presidente dell’Autorità Portuale di Majo attraverso il suo responsabile delle operazioni portuali per quanto riguarda Europa, Medioriente, Africa e India, Alessandro Carollo.

Motivo della lettera e dell’incontro che c’è stato nei giorni scorsi è la lentezza nell’approvvigionare le navi da crociera che sostano in porto.

Come anticipato quest’oggi da La Provincia molte delle navi presenti in porto si riforniscono di cibo e provviste nello stesso scalo locale portando indotto ed investimenti.

In particolare Carollo nella missiva scritta di suo pugno al presidente dell’Autorità Portuale chiede di far iniziare le operazioni doganali alle ore 7 e non dopo le 9 “come troppo spesso succede a causa dei ritardi causati dalla Dogana”.

Royal Caribbean esplicita poi quelli che sono i rischi reali: se la situazione non cambierà l’armatore sarà costretto a dirottare gli approvvigionamenti presso altri scali.

“Presidente la situazione è diventata molto seria – conclude la usa lettera Carollo -. Il nostro gruppo non è più in condizione di garantire continuo sviluppo ed incremento dello provviste a bordo, onde evitare che le provviste per le navi del nostro gruppo vengano interamente e definitivamente dirottate su altri porti più organizzati e flessibili con le navi da crociera Le chiediamo la massima collaborazione”.

La situazione non migliora tra l’altro neanche sotto il profilo merci. Sarebbe di pochi giorni fa una lettera mandata a praticamente tutti i dirigenti dell’autorità portuale in cui il direttore delle dogane Luca Turchi di Civitavecchia fa presente che, venuto a conoscenza del nuovo collegamento Valencia – Civitavecchia, non verrà comunque modificato l’orario di apertura dei varchi. Un fattore che influirà naturalmente su un collegamento che arriva di notte a Civitavecchia. Con parole molto dure Turchi spiega che la dogana non potrà adeguarsi a qualunque richiesta arrivi da armatori e privati.

In sintesi la dogana continua a lamentare una carenza di personale. Le società che lavorano nel porto cercano di aumentare o mantenere i loro volumi di traffici, ma in queste condizioni non è possibile smaltire il lavoro a livello doganale. Risultato finale sono le lamentele degli armatori e la minaccia di abbandonare gli investimenti. Un cane che si morde la coda nell’immobilismo delle istituzioni.

 

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Ogni mese, infatti, si tengono a Civitavecchia numerosi convegni sulla portualità e sulla ricerca di nuovi mercati. Favorire nuovi investimenti per creare occupazione ed indotto per il porto e per tutto il territorio. Al tempo stesso però i rischi che si corrono sono di perdere gli investimenti presenti. Come quello della Royal Caribbean International. La società ha scritto direttamente al presidente dell’Autorità Portuale di Majo attraverso il suo responsabile delle operazioni portuali per quanto riguarda Europa, Medioriente, Africa e India, Alessandro Carollo.

Motivo della lettera e dell’incontro che c’è stato nei giorni scorsi è la lentezza nell’approvvigionare le navi da crociera che sostano in porto.

Come anticipato quest’oggi da La Provincia molte delle navi presenti in porto si riforniscono di cibo e provviste nello stesso scalo locale portando indotto ed investimenti.

In particolare Carollo nella missiva scritta di suo pugno al presidente dell’Autorità Portuale chiede di far iniziare le operazioni doganali alle ore 7 e non dopo le 9 “come troppo spesso succede a causa dei ritardi causati dalla Dogana”.

Royal Caribbean esplicita poi quelli che sono i rischi reali: se la situazione non cambierà l’armatore sarà costretto a dirottare gli approvvigionamenti presso altri scali.

“Presidente la situazione è diventata molto seria – conclude la usa lettera Carollo -. Il nostro gruppo non è più in condizione di garantire continuo sviluppo ed incremento dello provviste a bordo, onde evitare che le provviste per le navi del nostro gruppo vengano interamente e definitivamente dirottate su altri porti più organizzati e flessibili con le navi da crociera Le chiediamo la massima collaborazione”.

La situazione non migliora tra l’altro neanche sotto il profilo merci. Sarebbe di pochi giorni fa una lettera mandata a praticamente tutti i dirigenti dell’autorità portuale in cui il direttore delle dogane Luca Turchi di Civitavecchia fa presente che, venuto a conoscenza del nuovo collegamento Valencia – Civitavecchia, non verrà comunque modificato l’orario di apertura dei varchi. Un fattore che influirà naturalmente su un collegamento che arriva di notte a Civitavecchia. Con parole molto dure Turchi spiega che la dogana non potrà adeguarsi a qualunque richiesta arrivi da armatori e privati.

In sintesi la dogana continua a lamentare una carenza di personale. Le società che lavorano nel porto cercano di aumentare o mantenere i loro volumi di traffici, ma in queste condizioni non è possibile smaltire il lavoro a livello doganale. Risultato finale sono le lamentele degli armatori e la minaccia di abbandonare gli investimenti. Un cane che si morde la coda nell’immobilismo delle istituzioni.

 

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Ogni mese, infatti, si tengono a Civitavecchia numerosi convegni sulla portualità e sulla ricerca di nuovi mercati. Favorire nuovi investimenti per creare occupazione ed indotto per il porto e per tutto il territorio. Al tempo stesso però i rischi che si corrono sono di perdere gli investimenti presenti. Come quello della Royal Caribbean International. La società ha scritto direttamente al presidente dell’Autorità Portuale di Majo attraverso il suo responsabile delle operazioni portuali per quanto riguarda Europa, Medioriente, Africa e India, Alessandro Carollo.

Motivo della lettera e dell’incontro che c’è stato nei giorni scorsi è la lentezza nell’approvvigionare le navi da crociera che sostano in porto.

Come anticipato quest’oggi da La Provincia molte delle navi presenti in porto si riforniscono di cibo e provviste nello stesso scalo locale portando indotto ed investimenti.

In particolare Carollo nella missiva scritta di suo pugno al presidente dell’Autorità Portuale chiede di far iniziare le operazioni doganali alle ore 7 e non dopo le 9 “come troppo spesso succede a causa dei ritardi causati dalla Dogana”.

Royal Caribbean esplicita poi quelli che sono i rischi reali: se la situazione non cambierà l’armatore sarà costretto a dirottare gli approvvigionamenti presso altri scali.

“Presidente la situazione è diventata molto seria – conclude la usa lettera Carollo -. Il nostro gruppo non è più in condizione di garantire continuo sviluppo ed incremento dello provviste a bordo, onde evitare che le provviste per le navi del nostro gruppo vengano interamente e definitivamente dirottate su altri porti più organizzati e flessibili con le navi da crociera Le chiediamo la massima collaborazione”.

La situazione non migliora tra l’altro neanche sotto il profilo merci. Sarebbe di pochi giorni fa una lettera mandata a praticamente tutti i dirigenti dell’autorità portuale in cui il direttore delle dogane Luca Turchi di Civitavecchia fa presente che, venuto a conoscenza del nuovo collegamento Valencia – Civitavecchia, non verrà comunque modificato l’orario di apertura dei varchi. Un fattore che influirà naturalmente su un collegamento che arriva di notte a Civitavecchia. Con parole molto dure Turchi spiega che la dogana non potrà adeguarsi a qualunque richiesta arrivi da armatori e privati.

In sintesi la dogana continua a lamentare una carenza di personale. Le società che lavorano nel porto cercano di aumentare o mantenere i loro volumi di traffici, ma in queste condizioni non è possibile smaltire il lavoro a livello doganale. Risultato finale sono le lamentele degli armatori e la minaccia di abbandonare gli investimenti. Un cane che si morde la coda nell’immobilismo delle istituzioni.

 

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Ogni mese, infatti, si tengono a Civitavecchia numerosi convegni sulla portualità e sulla ricerca di nuovi mercati. Favorire nuovi investimenti per creare occupazione ed indotto per il porto e per tutto il territorio. Al tempo stesso però i rischi che si corrono sono di perdere gli investimenti presenti. Come quello della Royal Caribbean International. La società ha scritto direttamente al presidente dell’Autorità Portuale di Majo attraverso il suo responsabile delle operazioni portuali per quanto riguarda Europa, Medioriente, Africa e India, Alessandro Carollo.

Motivo della lettera e dell’incontro che c’è stato nei giorni scorsi è la lentezza nell’approvvigionare le navi da crociera che sostano in porto.

Come anticipato quest’oggi da La Provincia molte delle navi presenti in porto si riforniscono di cibo e provviste nello stesso scalo locale portando indotto ed investimenti.

In particolare Carollo nella missiva scritta di suo pugno al presidente dell’Autorità Portuale chiede di far iniziare le operazioni doganali alle ore 7 e non dopo le 9 “come troppo spesso succede a causa dei ritardi causati dalla Dogana”.

Royal Caribbean esplicita poi quelli che sono i rischi reali: se la situazione non cambierà l’armatore sarà costretto a dirottare gli approvvigionamenti presso altri scali.

“Presidente la situazione è diventata molto seria – conclude la usa lettera Carollo -. Il nostro gruppo non è più in condizione di garantire continuo sviluppo ed incremento dello provviste a bordo, onde evitare che le provviste per le navi del nostro gruppo vengano interamente e definitivamente dirottate su altri porti più organizzati e flessibili con le navi da crociera Le chiediamo la massima collaborazione”.

La situazione non migliora tra l’altro neanche sotto il profilo merci. Sarebbe di pochi giorni fa una lettera mandata a praticamente tutti i dirigenti dell’autorità portuale in cui il direttore delle dogane Luca Turchi di Civitavecchia fa presente che, venuto a conoscenza del nuovo collegamento Valencia – Civitavecchia, non verrà comunque modificato l’orario di apertura dei varchi. Un fattore che influirà naturalmente su un collegamento che arriva di notte a Civitavecchia. Con parole molto dure Turchi spiega che la dogana non potrà adeguarsi a qualunque richiesta arrivi da armatori e privati.

In sintesi la dogana continua a lamentare una carenza di personale. Le società che lavorano nel porto cercano di aumentare o mantenere i loro volumi di traffici, ma in queste condizioni non è possibile smaltire il lavoro a livello doganale. Risultato finale sono le lamentele degli armatori e la minaccia di abbandonare gli investimenti. Un cane che si morde la coda nell’immobilismo delle istituzioni.

 

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Ogni mese, infatti, si tengono a Civitavecchia numerosi convegni sulla portualità e sulla ricerca di nuovi mercati. Favorire nuovi investimenti per creare occupazione ed indotto per il porto e per tutto il territorio. Al tempo stesso però i rischi che si corrono sono di perdere gli investimenti presenti. Come quello della Royal Caribbean International. La società ha scritto direttamente al presidente dell’Autorità Portuale di Majo attraverso il suo responsabile delle operazioni portuali per quanto riguarda Europa, Medioriente, Africa e India, Alessandro Carollo.

Motivo della lettera e dell’incontro che c’è stato nei giorni scorsi è la lentezza nell’approvvigionare le navi da crociera che sostano in porto.

Come anticipato quest’oggi da La Provincia molte delle navi presenti in porto si riforniscono di cibo e provviste nello stesso scalo locale portando indotto ed investimenti.

In particolare Carollo nella missiva scritta di suo pugno al presidente dell’Autorità Portuale chiede di far iniziare le operazioni doganali alle ore 7 e non dopo le 9 “come troppo spesso succede a causa dei ritardi causati dalla Dogana”.

Royal Caribbean esplicita poi quelli che sono i rischi reali: se la situazione non cambierà l’armatore sarà costretto a dirottare gli approvvigionamenti presso altri scali.

“Presidente la situazione è diventata molto seria – conclude la usa lettera Carollo -. Il nostro gruppo non è più in condizione di garantire continuo sviluppo ed incremento dello provviste a bordo, onde evitare che le provviste per le navi del nostro gruppo vengano interamente e definitivamente dirottate su altri porti più organizzati e flessibili con le navi da crociera Le chiediamo la massima collaborazione”.

La situazione non migliora tra l’altro neanche sotto il profilo merci. Sarebbe di pochi giorni fa una lettera mandata a praticamente tutti i dirigenti dell’autorità portuale in cui il direttore delle dogane Luca Turchi di Civitavecchia fa presente che, venuto a conoscenza del nuovo collegamento Valencia – Civitavecchia, non verrà comunque modificato l’orario di apertura dei varchi. Un fattore che influirà naturalmente su un collegamento che arriva di notte a Civitavecchia. Con parole molto dure Turchi spiega che la dogana non potrà adeguarsi a qualunque richiesta arrivi da armatori e privati.

In sintesi la dogana continua a lamentare una carenza di personale. Le società che lavorano nel porto cercano di aumentare o mantenere i loro volumi di traffici, ma in queste condizioni non è possibile smaltire il lavoro a livello doganale. Risultato finale sono le lamentele degli armatori e la minaccia di abbandonare gli investimenti. Un cane che si morde la coda nell’immobilismo delle istituzioni.

 

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Motivo della lettera e dell’incontro che c’è stato nei giorni scorsi è la lentezza nell’approvvigionare le navi da crociera che sostano in porto.

Come anticipato quest’oggi da La Provincia molte delle navi presenti in porto si riforniscono di cibo e provviste nello stesso scalo locale portando indotto ed investimenti.

In particolare Carollo nella missiva scritta di suo pugno al presidente dell’Autorità Portuale chiede di far iniziare le operazioni doganali alle ore 7 e non dopo le 9 “come troppo spesso succede a causa dei ritardi causati dalla Dogana”.

Royal Caribbean esplicita poi quelli che sono i rischi reali: se la situazione non cambierà l’armatore sarà costretto a dirottare gli approvvigionamenti presso altri scali.

“Presidente la situazione è diventata molto seria – conclude la usa lettera Carollo -. Il nostro gruppo non è più in condizione di garantire continuo sviluppo ed incremento dello provviste a bordo, onde evitare che le provviste per le navi del nostro gruppo vengano interamente e definitivamente dirottate su altri porti più organizzati e flessibili con le navi da crociera Le chiediamo la massima collaborazione”.

La situazione non migliora tra l’altro neanche sotto il profilo merci. Sarebbe di pochi giorni fa una lettera mandata a praticamente tutti i dirigenti dell’autorità portuale in cui il direttore delle dogane Luca Turchi di Civitavecchia fa presente che, venuto a conoscenza del nuovo collegamento Valencia – Civitavecchia, non verrà comunque modificato l’orario di apertura dei varchi. Un fattore che influirà naturalmente su un collegamento che arriva di notte a Civitavecchia. Con parole molto dure Turchi spiega che la dogana non potrà adeguarsi a qualunque richiesta arrivi da armatori e privati.

In sintesi la dogana continua a lamentare una carenza di personale. Le società che lavorano nel porto cercano di aumentare o mantenere i loro volumi di traffici, ma in queste condizioni non è possibile smaltire il lavoro a livello doganale. Risultato finale sono le lamentele degli armatori e la minaccia di abbandonare gli investimenti. Un cane che si morde la coda nell’immobilismo delle istituzioni.

 

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Ogni mese, infatti, si tengono a Civitavecchia numerosi convegni sulla portualità e sulla ricerca di nuovi mercati. Favorire nuovi investimenti per creare occupazione ed indotto per il porto e per tutto il territorio. Al tempo stesso però i rischi che si corrono sono di perdere gli investimenti presenti. Come quello della Royal Caribbean International. La società ha scritto direttamente al presidente dell’Autorità Portuale di Majo attraverso il suo responsabile delle operazioni portuali per quanto riguarda Europa, Medioriente, Africa e India, Alessandro Carollo.

Motivo della lettera e dell’incontro che c’è stato nei giorni scorsi è la lentezza nell’approvvigionare le navi da crociera che sostano in porto.

Come anticipato quest’oggi da La Provincia molte delle navi presenti in porto si riforniscono di cibo e provviste nello stesso scalo locale portando indotto ed investimenti.

In particolare Carollo nella missiva scritta di suo pugno al presidente dell’Autorità Portuale chiede di far iniziare le operazioni doganali alle ore 7 e non dopo le 9 “come troppo spesso succede a causa dei ritardi causati dalla Dogana”.

Royal Caribbean esplicita poi quelli che sono i rischi reali: se la situazione non cambierà l’armatore sarà costretto a dirottare gli approvvigionamenti presso altri scali.

“Presidente la situazione è diventata molto seria – conclude la usa lettera Carollo -. Il nostro gruppo non è più in condizione di garantire continuo sviluppo ed incremento dello provviste a bordo, onde evitare che le provviste per le navi del nostro gruppo vengano interamente e definitivamente dirottate su altri porti più organizzati e flessibili con le navi da crociera Le chiediamo la massima collaborazione”.

La situazione non migliora tra l’altro neanche sotto il profilo merci. Sarebbe di pochi giorni fa una lettera mandata a praticamente tutti i dirigenti dell’autorità portuale in cui il direttore delle dogane Luca Turchi di Civitavecchia fa presente che, venuto a conoscenza del nuovo collegamento Valencia – Civitavecchia, non verrà comunque modificato l’orario di apertura dei varchi. Un fattore che influirà naturalmente su un collegamento che arriva di notte a Civitavecchia. Con parole molto dure Turchi spiega che la dogana non potrà adeguarsi a qualunque richiesta arrivi da armatori e privati.

In sintesi la dogana continua a lamentare una carenza di personale. Le società che lavorano nel porto cercano di aumentare o mantenere i loro volumi di traffici, ma in queste condizioni non è possibile smaltire il lavoro a livello doganale. Risultato finale sono le lamentele degli armatori e la minaccia di abbandonare gli investimenti. Un cane che si morde la coda nell’immobilismo delle istituzioni.

 

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In particolare Carollo nella missiva scritta di suo pugno al presidente dell’Autorità Portuale chiede di far iniziare le operazioni doganali alle ore 7 e non dopo le 9 “come troppo spesso succede a causa dei ritardi causati dalla Dogana”.

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“Presidente la situazione è diventata molto seria – conclude la usa lettera Carollo -. Il nostro gruppo non è più in condizione di garantire continuo sviluppo ed incremento dello provviste a bordo, onde evitare che le provviste per le navi del nostro gruppo vengano interamente e definitivamente dirottate su altri porti più organizzati e flessibili con le navi da crociera Le chiediamo la massima collaborazione”.

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In sintesi la dogana continua a lamentare una carenza di personale. Le società che lavorano nel porto cercano di aumentare o mantenere i loro volumi di traffici, ma in queste condizioni non è possibile smaltire il lavoro a livello doganale. Risultato finale sono le lamentele degli armatori e la minaccia di abbandonare gli investimenti. Un cane che si morde la coda nell’immobilismo delle istituzioni.

 

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