Crowdfunding nuova frontiera delle sponsorizzazioni sportive

Il presidente della Cv Skating Riccardo Valentini è il primo in città ad usare il crowdfunding come nuova frontiera delle sponsorizzazioni sportive. Questa la richiesta apparsa sulla sua pagina Facebook: «Mercoledì 11 luglio sarà il mio compleanno. Quest’anno non chiedo a chi mi vuole bene un regalo per me: non ne ho bisogno. Ne hanno bisogno invece i ragazzi della Cv Skating, di cui ho l’onore di essere il presidente. Siamo stati promossi in serie A di hockey in line ed entro luglio devo formalizzare le procedure di iscrizione. Se fossi razionale, dovrei non iscrivere la squadra. La cassa dell’associazione al momento è vuota (come capita purtroppo spesso) e non ci sono soldi per partecipare ad un campionato costoso ed impegnativo come quello della serie A. Ovviamente ciò non accadrà: iscriverò comunque la squadra, anche pagando di tasca mia se necessario, perchè i sogni vanno vissuti e dopo la favola della promozione dello scorso anno dobbiamo scrivere un’altra bellissima pagina di questo libro che si chiama Cv Skating. Basta un piccolo pensiero, un piccolo aiuto: è un gesto di solidarietà verso un gruppo di ragazzi civitavecchiesi che si è meritata quest’avventura e deve avere la possibilità di viversela fino in fondo».

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Sedici istituti scolastici in rete per la legalità

TARQUINIA – Primo anniversario per la ‘‘Rete di scuole “Falcone”. Ben 16 scuole superiori dell’Alto Lazio che nel 2017 si sono unite nella Rete di scuole per la Legalità “Giovanni Falcone” lunedì hanno festeggiato il 1° anno di attività nel segno dell’educazione alla legalità e alla cittadinanza attiva. Capofila l’IIS Cardarelli di Tarquinia. Alla cerimonia erano presenti le autorità comunali e le forze dell’ordine. «Partendo da Civitavecchia e da molti comuni del viterbese, anche con l’ausilio di mezzi messi a disposizione dalla Rete, circa 200 studenti sono convenuti a Tarquinia, per un evento che è stato vissuto con gioia, con commozione e che ha mostrato una scuola in presa diretta sull’attualità, attiva e presente come risorsa di fronte ai grandi problemi del nostro paese», riferisce la coordinatrice del progetto professoressa Cinzia Brandi. A dare il benvenuto, la dirigente dell’IIS Cardarelli Laura Piroli: «Benvenuti alla prima festa della legalità della rete di Scuole “Giovanni Falcone”,  – ha detto la preside – siamo qui, perché il 23 maggio 1992 l’Italia si è fermata incredula, uno sgomento dovuto ad una crudeltà inammissibile. A Capaci  si uccise brutalmente, ma quel giorno fu anche il giorno della nascita della “consapevolezza’’. Ricordiamo oggi ciò che la Rete ha fatto e sta facendo: i campi di lavoro di Corleone, le conferenze con note personalità che contrastano il fenomeno mafioso, seminari con la presenza delle forze dell’ordine, incontri con i magistrati».  Al Cinema Etrusco, le rappresentanze di studenti e docenti si sono avvicendate sul palco, per condividere i progetti  e video e materiali prodotti. Tre eccezionali poi  testimonianze  di ospiti provenienti dalla Sicilia: Irene e Gioacchina Napoli, due delle tre sorelle imprenditrici agricole di Mezzojuso, che da 11 anni subiscono i soprusi e le vessazioni della cosiddetta Mafia dei Pascoli, che provoca la distruzione dei loro raccolti facendoli calpestare da cavalli o vacche, per indurre i proprietari a vendere il fondo agricolo. La vicenda di queste donne è apparsa sulle reti nazionali. La vicenda di queste donne, iniziata alla morte del loro padre, comincia a cambiare adesso che i mezzi di comunicazione, la stampa a livello nazionale ed internazionale e, soprattutto, la televisione (Le Iene, Non è l’arena di Massimo Giletti) si sono interessati del caso. Dal loro racconto, drammatico ma appassionato, emerge la dignità con cui si stanno opponendo al ricatto mafioso e la loro determinazione ad andare fino in fondo senza paure». L’altro ospite, Maurizio Pascucci, socio fondatore della “Coop. Lavoro e non solo” di Corleone che ha in gestione le terre confiscate ai mafiosi(meta dei campi di lavoro a cui partecipano da alcuni anni i ragazzi del Cardarelli e di altre scuole della zona); attuale Presidente dell’Ass. Fior di Corleone, consorzio di produttori che aderiscono ad un disciplinare molto rigoroso in termini di legalità del lavoro, della produzione, assistente parlamentare in commissione Antimafia e commissione Giustizia ha raccontato la dura lotta di chi ha trovato strade concrete e percorribili per sottrarre l’economia di un territorio, come il nostro a vocazione agricola e turistica, all’illegalità e all’acquiescenza al potere mafioso. La dirigente scolastica Laura Piroli ha poi voluto sottolineare: «Il 23 maggio 2016, all’Istituto “Vincenzo Cardarelli” di Tarquinia, la nostra scuola, è stato affidato il codice d’udienza di Giovanni Falcone, con l’intento di creare occasioni di riflessione sul tema della legalità e innescare azioni educative forti. Noi abbiamo voluto onorare la presenza del codice, proponendo ad altre scuole di realizzare qualcosa di concreto, che rimanesse nel tempo. È così che è nata, il 27 aprile del 2017 la ‘‘Rete di scuole per la legalità Giovanni Falcone” alla presenza di Attilio Bolzoni e Michele Prestipino. Un’idea semplice per un progetto ambizioso: lavorare insieme, per avere una maggiore incisività su tutti gli alunni del nostro territorio. Siamo diventati una realtà: siamo 16 istituti sia della provincia di Viterbo che di quella di Roma e ci siamo dati una struttura operativa snella ed efficace, coordinata magistralmente dalla proff.ssa Cinzia Brandi che con il suo entusiasmo da anni studia e propone nella nostra scuola e per la Rete attività di promozione della legalità, ricordiamo l’incontro con Tiberio Bentivoglio, tutte le volte che siamo andati a Roma, grazie anche all’Osservatorio per la Legalità della Regio Lazio, ricordiamo l’incontro con Tina Montinaro. Desidero sottolineare un altro aspetto, che ho desiderato inserire nel nostro statuto: ogni anno la direzione della rete passerà di scuola in scuola per garantire il pieno coinvolgimento di tutti e assicurarci la longevità dell’iniziativa. A settembre il Cardarelli passerà questo testimone ad un altro Istituto perché ogni scuola della Rete ha introdotto stabilmente l’educazione alla legalità nei Piani dell’Offerta Formativa, nella consapevolezza dell’importanza strategica che essa riveste per la formazione degli studenti». «Siamo stati onorati – continua Laura Piroli –  di avere con noi Maurizio Pascucci, socio fondatore della Coop. Lavoro e non solo di Corleone (dove facciamo i campi), che ha in gestione le terre confiscate ai mafiosi; ideatore del progetto Arci Toscana; attuale Presidente dell’Ass. Fior di Corleone, consorzio di produttori che aderiscono ad un disciplinare molto rigoroso in termini di legalità del lavoro, della produzione ,Assistente parlamentare in Commissione Antimafia e Commissione Giustizia”. La dirigente scolastica ha poi ringraziato: le autorità presenti, il consigliere regionale Silvia Blasi, il capitano della Finanza Antonio Petti, il vicequestore Zampaglione, il vicepresidente Comitato soci Coop “Etruria” Ivana Arcangeli, il consiglio di istituto del Cardarelli, il vicesindaco del Comune di Tarquinia Martina Tosoni «che ci testimoniano con la presenza la validità di questo ambizioso progetto». «Ringraziamo Gerome sia per la sua disponibilità che  per la sua partecipazione ad ogni iniziativa che la scuola gli propone – ha anche detto la preside –  Ringraziamo il comitato soci della coop di Tarquinia e il prof Gennaro Ambrosio che con la loro generosità hanno consentito l’allestimento del picnic. Un ringraziamento speciale a tutti gli studenti del Laboratorio della Legalità del Cardarelli, registi di questa manifestazione, loro, come tutti voi, sono dei portabandiera del “si può fare” e hanno lavorato tanto e a tutti i membri del CAG».  A conclusione, il picnic a cura del prof. Gennaro Ambrosio dell’ Ist. Alberghiero di Montalto con i prodotti dei soci “Etruria” di Unicoop Tirreno. Ringraziati tutti dirigenti scolastici, i DSGA, le segreterie e tutti i professori «che con il proprio lavoro: contatti, gestioni amministrative, rendicontazioni ed altro, rendono possibili simili manifestazioni».

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Cpc, una giornata da dimenticare

Nella 29esima giornata del campionato Juniores regionali, girone A, la Cpc2005 cede 2-1 tra le mura amiche all’Astrea dopo una gara dalle poche emozioni e con un arbitraggio nettamente al di sotto della sufficienza. Per dirigere serve personalità e oggi se ne è vista ben poca, così come del senso di equità nella gestione della gara stessa. Tra l’errore sul gol non concesso e le espulsioni frettolose da entrambi i lati, che hanno pregiudicato una gara, qualcosa non quadra. All’infuori di questo partita sonnolenta che i ministeriali vincono sfruttando le poche occasioni concesse. La CPC2005 dopo un buon primo tempo, fatto di buone trame e palla a terra, decide invece di giocare la ripresa solo con il lancio alla ricerca di De Carli. Questo non la aiuta, anzi concede agli avversari il fianco per le ripartenze. Ora servirà fare risultato a Pianoacarano già mercoledì, altrimenti si prospetta l’ennesimo playout per salvare la categoria. Dalla parte dei portuali la salvezza anticipata, dall’altra la possibilità di rientrare in gioco per la salvezza diretta: questi gli stimoli all’avvio. Gallina opta per un 4-3-3 mettendo Gloria tra i pali, Cattaneo, Balestrieri, Catarinacci e Cherchi sulla linea difensiva. A coordinare le manovre China, con Capretti, Mastropietro e Lava a servire De Carli, falso nuove, e Memmoli. Pesano e non poco le assenze di De Logu e Lanari, fermati dell’influenza. Risponde l’Astrea con Cesarini Andrea tra i pali, Croce e Di Pietro davanti a lui, aiutati sulla linea difensiva da Mastrecchia e Cesarini Lorenzo. Davanti a tutti e a cercar la via del gol Putrino, coadiuvato a supporto da Picca e Pioli. Aureli!, Odorisio, e Porcu nella mezzeria di centrocampo a cercar la strada per l’area avversaria. Pronti e via con l’Astea che al primo affondo passa in vantaggio. Assist di Odorisio per Porcu che, lasciato solo in mezza all’area, beffa Gloria portando in vantaggio i suoi. Neanche il tempo di centrare che la CPC2005 ha la palla del pareggio, punizione di De Carli che Cesarini vede all’ultimo secondo ma respinge. La CPC2005 gioca ordinata e al 13’ arriverebbe anche al pari con Lava, assist di Mastropietro, ma Silvano vede un fuorigioco inesistente e annulla. La CPC2005 c’è e dieci minuti dopo ancora con Lava ha la palla del pareggio. Cross di Memmoli ma l’esterno portuale tira alto da pochi metri. Il gioco ora ristagna e con l’ammonizione di China quasi allo scadere, apparsa fuori luogo, si va nei spogliatoi. Ripresa che non decolla sul piano del gioco, con i ministeriali che amministrano il vantaggio, e i portuali che sembrano troppo lunghi per creare azioni degne di questo nome. Nel non gioco da entrambe le parti i portuali hanno intorno al ventesimo la palla del pareggio. Contropiede cinque con quattro che Mastropietro non capitalizza, il suo tiro dagli undici metri è lento e facile preda di Cesarini. Squadre allungate con il centrocampo terra dei soli rilanci in profondità. La gara prende un’altra fisionomia alla mezz’ora quando viene espulso Aureli dell’Astrea. Ora ci sarebbe un quarto d’ora in superiorità numerica, ma Silvano si erge a untore e pareggia il numero dei giocatori espellendo anche China, per lui presunte proteste. Al trentottesimo Odorisio chiude i giochi per la CPC2005, lancio in profondità con l’esterno che calcia approfittando dello scivolone di Gloria. Due a zero. Esce Cattaneo ed entra De Luca, Nicchia per Memmoli: CPC2005 alla ricerca del gol che riaprirebbe la gara. In pieno recupero Lava di testa dimezza lo svantaggio, assist di Mastropietro servito da Nocchia: ma è tardi.  Finisce così la gara con l’Astrea che ritorna a sperare la salvezza diretta, e la CPC2005 che deve fare assolutamente risultato a Pianiscarano nel recupero per uscirne fuori.
Escono sconfitti gli Allievi di mister Da Lozzo  in casa del Palocco. Secco il 6-1 subìto che non da adito a scusanti, seppur si sia cercato di limitare i danni una volta naufragati. Una salvezza conquistata domenica scorsa che viene “sporcata” da un passivo cosi ampio. Solo Del Gaudio riesce a non far apparire il parziale come un set tennistico. Domenica la chiusura in casa contro il Tuscia, sperando in un altro spirito.
I Giovanissimi guidati dal tecnico Smeraglia cedono 2-1 e regalano i primi tre punti di questa stagione al fanalino di coda Passoscuro. Fino ad oggi i verdi del Passoscuro avevano accumulato solo tre punti, frutto di altrettanti pareggi. Dopo un primo tempo dalle polveri bagnate lo spettacolo va in scena nella ripresa. Apre Kurimszki dopo meno di dieci minuti, approfittando di un errore difensivo  portuale. La CPC2005 non ci sta e schiaccia gli avversari nella propria area, ma lo fa in maniera sterile e farraginosa  fino al ventesimo. Ci pensa Bartoloni con una bordata da fuori area a portare i suoi al pareggio. Pregevole il calcio di punizione calciato, che Alessi non trattiene e vede rotolare in fondo alla rete. La CPC2005 ci crede e ha addirittura con Garofalo la palla del raddoppio, ma il penalty calciato dall’avanti portuale viene ben parato da Alessi. Tutto fa presagire a un risultato di parità ma non è cosi. La CPC2005 sull’ennesimo corner lascia campo aperto al contropiede, ne approfitta Acciaroli che insacca la sfera che vale i tre punti. Domenica chiusura in casa del Football Club Casalotti. 

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«Con la fondazione Marco continuerà a vivere»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Sto al cimitero, davanti alla lapide di mio figlio e non so ancora come farò a dirgli che il mazzo di fiori  che gli avevo promesso come simbolo di giustizia non c’è perché questo passo avanti non c’è stato, non l’ho visto, non l’ho avvertito. Per me oggi è tutto fuori luogo. Sto qui, lo guardo ma non riesco a parlargli. Mi sento vuota. Sento il vuoto. Il niente. Il mio cuore si è inaridito con la sua morte e sta con lui, qui sulla terra ne è rimasto ben poco perché è come se me lo avessero strappato. Ieri questa sensazione si è acuita. Non so come dirglielo che ho lottato tanto per potergli raccontare di quel segnale che non c’è stato. Che la giustizia esiste, che l’ha avuta e invece non posso perché per me è come se l’hanno ucciso un’altra volta. Mi sento come inasprita». 
Queste le parole che dice con la voce rotta dal pianto Marina Conte, la mamma di Marco Vannini, il giorno dopo la sentenza di primo grado che ha mitigato le richieste di condanna del pubblico ministero nei confronti della famiglia Ciontoli. Abbiamo tutti visto quell’esplosione incontenibile di sdegno di Marina in aula dopo la lettura del verdetto. 
«Sto male, molto peggio di ieri – continua Marina –  Sono come sotto un treno. Comunque io non mollo e spero che il pubblico ministero faccia il ricorso in appello. Confido in lei perché noi, come parte civile, non lo possiamo fare. Questo è quello che prevede la legge. Noi in quel processo sembriamo degli ospiti indesiderati. Sono ancora molto sconcertata per quello che è successo, della sentenza che c’è stata. Ieri ero arrabbiata ed oggi sono ancora più arrabbiata di ieri. Sono sempre stata una donna dignitosa e ho sempre confidato nella giustizia. E, invece, ieri, secondo me, la giustizia per Marco non c’è stata. E’ inaccettabile». 
E lì davanti alla tomba del figlio che Marina rivendica il suo ruolo di vittima: «I legali dei Ciontoli, parlano dei loro assistiti come persone vittime della pressione mediatica, e quindi  non più liberi di andare a comprare neanche il pane.  Ma la vittima sono io e lo rimarrò per sempre. Io non potrò essere più chiamata mamma. Non potrò mai vedere e gioire per la laurea di mio figlio. Non potrò essere mai chiamata nonna  Ma anche i comportamenti a latere fanno riflettere. Non hanno mai avuto un attimo di esitazione nella durezza che è apparsa evidente nei confronti di Marco. Mai una volta in cimitero a trovare mio figlio. Mai fatto niente per lui dimostrando anche così di pensare solo a se stessi».  
«Al di là di tutte le speculazioni che si sono sviluppate sulla pressione mediatica intorno a questo processo – spiega mamma Marina – non c’è mai stata da parte mia la volontà di trasformarlo in un processo di ‘’piazza’’ né tantomeno di negare i legittimi diritti di chicchessia. Il fatto è che non posso rinunciare al conforto che mi arriva spontaneo da tutte quelle mamme d’Italia che si immedesimano nella mia condizione. Da tutti quei papà che si immedesimano nella condizione di mio marito Valerio. Da tutti quei giovani che vedono in Marco un simbolo per una giustizia bramata e che trovano incompiuta. Nella trasmissione televisiva ‘‘Chi l’ha visto?’’, per esempio, nella quale ero ospite, le linee dei telefoni non funzionavano più da quanto erano intasate per i messaggi di solidarietà arrivati per me e Valerio. A Ladispoli il comitato dei commercianti ha fatto in forma di protesta per la sentenza  il manifesto con la scritta ‘’Io sono Marco, noninmionome’’, che è stato affisso nella porta di ingresso dei negozi. E questo non dipende dalla famiglia Vannini. E’ un gesto di solidarietà spontaneo della gente comune. Ritengo che chiedere verità sia la dimostrazione del rispetto che nutro nei confronti di una giustizia giusta, perché soltanto attraverso la ricerca della verità questa arriva al suo compimento come previsto da ogni società civile».  
Marina si entusiasma quando parla del progetto che ha in mente di realizzare. «Dopo che è successo il fattaccio ho capito a mie spese a quanti problemi e difficoltà si va incontro in un processo e  al grande sforzo economico per sostenerlo. Per questo trasmetterò la mia esperienza e la metterò a disposizione  attraverso una fondazione a nome di mio  figlio denominata ‘’Giustizia e Verità per Marco’’, dove lui continuerà a vivere e a dare giustizia a tante persone come lui che hanno subito una morte così crudele». 
Papà Valerio, al cimitero con la moglie, dice: «Non c’è la faccio a stare più di cinque minuti davanti alla lapide di mio figlio. Non riesco a sopportare l’idea che lui stia lì dentro. Un ragazzo così pieno di vita, come fai ad immaginarlo dentro ad un loculo? Così sorridente e gioioso, come fai ad immaginarlo dentro ad un loculo? Vengo al cimitero per rispetto ma ci sto poco, esco fuori e aspetto mia moglie. Oggi sento un vuoto immenso dentro. Non ce l’ha faccio. Non riesco a guardare neanche la sua  foto sulla lapide. E’ come se mi sentissi in colpa io per non essere riuscito a dargli quel minino di giustizia che attende da tre anni. Però questa è la sentenza di primo grado e spero che si vada avanti e si faccia l’appello. Non riesco ad accettare che abbiano derubricato il reato per i familiari del Ciontoli. E’ assurdo. Viola addirittura assolta perché il fatto non costituisce reato. Ma che stiamo dicendo?  Sono tante, tantissime le persone che ci sostengono. Si immedesimano nella nostra situazione e trovano inconcepibile che un’intera famiglia non abbia dato un briciolo di valore alla vita umana. Sono contento del loro sostegno perché ci danno forza e coraggio».

 

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Porto: security senza amministratore

CIVITAVECCHIA – È scaduto giovedì alle 12 l’avviso di selezione pubblica per titoli finalizzato alla nomina dell’amministratore unico della Port Authority Security. 
Si tratta di scegliere chi dovrà andare a occupare il posto di Umberto Saccone; al momento a ricoprire quel ruolo ci pensa il collegio dei revisori, in attesa della nomina del nuovo amministratore. 
Non si conoscono però i tempi, perché nessuna notizia è apparsa sui siti ufficiali di Pas o di Molo Vespucci. 
Sembrerebbe che siano state disposte delle integrazioni al bando e conseguentemente sia stata prorogata la scadenza per la presentazione delle domande; ma è tutto da confermare.
Quello che è certo è che però, anche a causa proprio dell’assenza di un amministratore unico, difficilmente la Pas potrà chiudere il proprio bilancio entro la data del 30 aprile. 
E questo vuole dire che anche l’Autorità di Sistema Portuale, socio unico della Port Authority Security, non potrà provvedere, nella seduta di fine aprile, ad approvare il proprio consuntivo 2017. 
Anzi, gli stessi vertici della Pas avrebbero chiesto una proroga di 120 giorni per l’approvazione del bilancio, per attendere la chiusura dell’audit da parte della società MMP ed associati a cui è stata richiesta la consulenza e dell’accertamento in corso da parte dell’Agenzia delle Entrate per l’anno 2015. 
Bisognerà capire se siano vere o meno le voci di una presunta perdita della società che porterebbe seri problemi anche alla stessa Autorità di Sistema portuale, già alle prese con alcune questioni spinose in termini economici.
 Nel caso in cui venissero confermati le perdite ed i conti in rosso per oltre 300 mila euro, Molo Vespucci non avrebbe la possibilità di risolvere il problema, attraverso una ricapitalizzazione. 
Ed il rischio sarebbe quello, per la Pas, di dover portare i libri in Tribunale. Una grana non di poco conto, con un effetto domino non indifferente. 
Ma bisognerà attendere la chiusura del bilancio per capire quali saranno i futuri scenari che si apriranno.
 Anche se, a quanto pare, dalla società tranquillizzano, parlando di conti in regola.
 E a maggior ragione, allora, risulterebbe difficile comprendere il perché di una richiesta di proroga così lunga – con l’audit che si sarebbe potuto anticipare – ed i motivi del clima di tensione che si respirerebbe a Molo Vespucci.

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Diffondono foto osé di coetanea: sono minori ma pagano i genitori

Nel 2013 una ragazza di 14 anni denunciò di essere apparsa su Facebook e sui telefonini di amici. Il giudice: 100 mila euro di risarcimento per «carenza educativa»

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Don Augusto Baldini: “Non si gioca con le immagini sacre''

TARQUINIA – Dalla ragazzata del saluto romano con la fascia tricolore – con una foto scattata nella stanza del vicesindaco, per opera del trentenne tarquiniese Jacopo Bonini -, ad azzardati fotomontaggi con la statua del Cristo Risorto che indignano l’associazione dei Fratelli del Cristo Risorto che, senza mezzi termini, mette sotto accusa un blog che ha ‘‘ironizzato’’ sulla vicenda.

Il caos è servito nella città etrusca dove, ormai, non si parla d’altro. 
Nasce così un nuovo caso, nel caso politico, che sembra veramente sfuggire alla sua reale dimensione, quella della bravata, abilmente colta dalle forze politiche di opposizione, per assumere i contorni di basso profilo, che certamente non fanno bene alla verità, alla città e ai cittadini. Mentre le forze d’opposizione stigmatizzano il gesto del 30enne, la vicenda – sulla quale la Polizia di Tarquinia ha avviato un’indagine per volere dello stesso sindaco Pietro Mencarini -, sembra essere precipitata, così almeno appare al presidente dell’associazione Fratelli Cristo Risorto, Don Augusto Baldini, che si vede costretto ad intervenire.
La fotografia ‘’incriminata’’, che ritrae il giovane (in un primo momento oscurato in volto nel post di facebook del consigliere comunale di opposizione Anselmo Ranucci), è diventata ormai di dominio pubblico, dopo essere stata fatta circolare ad arte da qualcuno che l’avrebbe ‘’trafugata’’ da una chat di wathsapp. Un blog, nel riportare gli aggiornamenti sulla notizia che vede in primo piano il dibattito politico, ha ‘‘giocato’’ con quella fotografia, realizzando un fotomontaggio tra l’immagine di Bonini mentre fa il ‘’saluto romano’’ e la statua del Cristo Risorto. Subito scoppia la polemica. L’indignazione da parte dell’intera associazione che organizza la processione del Cristo Risorto è stata immediata e con essa la presa di posizione di Don Augusto Baldini.

«In riferimento all’immagine apparsa su alcuni quotidiani on line – afferma il presidente dell’associazione – e raffigurante la raggiera della statua lignea, della bandiera posta al lato della stessa, con la sostituzione dell’immagine del  Cristo Risorto con quella di un cittadino indossante la fascia tricolore mentre ostenta un ‘’saluto romano’’, – l’associazione Fratelli del Cristo Risorto esprime grande rammarico per la rappresentazione blasfema di un’immagine sacra, così cara alla popolazione tarquiniese, per la quale la statua medesima sintetizza un secolare sentimento popolare di aggregazione, partecipazione e devozione».

«Viene, quindi, stigmatizzata, con grande disappunto, – aggiunge Don Augusto – l’iniziativa di coinvolgimento e strumentalizzazione dell’immagine sacra per una contesa di tipo politico ed amministrativo, assolutamente estranea ad ogni finalità dell’associazione»

. «Con quanto sopra,- conclude Don Augusto – l’associazione ritiene di dover interpretare il sentimento diffuso della popolazione riguardo ai propri simboli civici e religiosi».

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Don Augusto Baldini: “Grande rammarico per la rappresentazione blasfema di un’immagine sacra”

TARQUINIA – Anche il presidente dell’Associazione Cristo Risorto, Don Augusto Baldini, è costretto ad intervenire sulla scia delle polemiche legate al saluto romano con fascia tricolore effettuato da un trentenne di Tarquinia, Jacopo Bonini, nella stanza del vicesindaco. La fotografia che ritrae il giovane, in un primo momento oscurata in un post su facebook del consigliere comunale di opposizione Anselmo Ranucci è diventata di dominio pubblico, dopo essere stata fatta circolare ad arte, da qualcuno che l’avrebbe trafugata da un gruppo chat di wathsapp. Un blog ha però azzardato un fotomontaggio di quella immagine di Bonini col saluto romano e la statua del Cristo Risorto, suscitando  l’indignazione da parte dell’intera associazione omonima e la presa di posizione di Don Augusto Baldini: “In riferimento all’immagine apparsa su alcuni quotidiani on line e raffigurante la raggiera della statua lignea, della bandiera posta al lato della stessa, con la sostituzione dell’immagine del  Cristo Risorto con quella di un cittadino indossante la fascia tricolore mentre ostenta un ‘’saluto romano’’, – si legge in una nota di Don Augusto Baldini – l’associazione Fratelli del Cristo Risorto esprime grande rammarico per la rappresentazione blasfema di un’immagine sacra, così cara alla popolazione tarquiniese, per la quale la statua medesima sintetizza un secolare sentimento popolare di aggregazione, partecipazione e devozione”.

“Viene, quindi, stigmatizzata, con grande disappunto, – aggiunge Don Augusto – l’iniziativa di coinvolgimento e strumentalizzazione dell’immagine sacra per una contesa di tipo politico ed amministrativo, assolutamente estranea ad ogni finalità dell’associazione. Con quanto sopra, l’associazione ritiene di dover interpretare il sentimento diffuso della popolazione riguardo ai propri simboli civici e religiosi”.

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Saluto romano con fascia tricolore, il M5S chiede le dimissioni di Catini

TARQUINIA – Il Movimento Cinque stelle di Tarquinia chiede le dimissioni del vicesindaco Manuel Catini a seguito della vicenda legata al saluto romano con la fascia tricolore effettuato da Jacopo Bonini nella stanza del vicesindaco con la fotografia che ha fatto il giro degli ambienti politici suscitando una valanga di polemiche.

"Quelli della mia età, nati pochi anni dopo la II guerra mondiale, – afferma il consigliere grillino Ernesto Cesarini – hanno respirato l’antifascismo che permea la nostra Costituzione, che articolo dopo articolo parla di un popolo consapevole dell’errore commesso a delegare tutto e con un certo iniziale entusiasmo nelle mani di un uomo solo al comando, da cui tutto il potere emanava, salvo poi rendersi complice di nefandezze e corresponsabile di una lunga e tragica guerra e delle sue distruzioni. Tutto questo l’ho conosciuto dal racconto vivido di mio padre e di mia madre: dagli ebrei nascosti in casa alla tessera del pane, dai bombardamenti alle ingiustizie subite da mio nonno per non essere iscritto al partito fascista.      L’antifascismo però non può essere urlato ma affermato, giorno per giorno, soprattutto trattando i cittadini, tutti, con giustizia e correttezza. Ma non basta; la sacralità dell’antifascismo deve essere anche testimoniata ad ogni occasione, rimuovendo qualunque ambiguità possa nascere da accondiscendenze e ammiccamenti".

"La foto recentemente apparsa sui social, – aggiunge –  ripresa dalla stampa locale, e che ritrae una persona intenta a fare un saluto fascista nella stanza del vice-sindaco del Comune di Tarquinia deve interrogarci e, soprattutto, deve interrogare chi ha responsabilità istituzionali ed ha l’onere di testimoniare costantemente l’antifascismo di cui è depositario per mandato costituzionale".

"Pur comprendendo la delicata situazione che il sindaco sta attraversando – conclude Cesarini –  e che, suo malgrado, lo obbliga a delegare oltre misura, non possiamo far altro che prendere atto dell’evidente inadeguatezza di chi riveste le sue veci, il vicesindaco Manuel Catini.  Pertanto, considerata la gravità dell’accaduto, sintomatico di un profondo disprezzo delle istituzioni democratiche, a nome del M5S di Tarquinia chiedo  al sindaco Mencarini di rimuovere  il vicesindaco,  evitando ulteriori futuri  imbarazzi alla nostra città."

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Carambola sulla A12: in prognosi riservata due donne e un bambino

TOLFA – Incidente stradale ieri mattina sull’autostrada A12. Intorno alle ore 12.15 il tratto dell’autostrada al km 41 è stato teatro di uno spettacolare incidente stradale che ha visto una automobile, per cause ancora al vaglio degli inquirenti, carambolare e uscire di strada. 
A causa del sinistro, sono rimaste ferite tre persone: due donne e un bambino.  
L’incidente al momento pare avvenuto in maniera autonoma e si è verificato nei pressi della corsia di immissione dall’entrata in autostrada a Santa Severa. 
Sul posto sono prontamente accorsi i poliziotti della polizia stradale di Ladispoli (sottosezione Roma Ovest) e i Vigili del fuoco della caserma Bonifazi di Civitavecchia. Ancora sconosciuta la dinamica dell’incidente: un’autovettura, una Citroen Picasso, è uscita fuori strada; l’auto nell’urto ha oltrepassato la cunetta in cemento e, dopo essersi cappottata più volte, è tornata sulla corsia dell’autostrada.
A bordo dell’auto due sorelle di circa 45 anni residenti entrambe a Civitavecchia e con loro c’era anche un bambino di circa 10/11 anni; tutti e tre sono di nazionalità italiana.  
L’intervento dei vigili del fuoco è stato necessario per estrarre una delle due donne rimasta incastrata fra i sedili. 
La guidatrice (B. C. le sue iniziali) è apparsa subito in condizioni gravi e, quindi, per lei è stato necessario l’intervento dell’eliambulanza Pegaso 21 che l’ha trasportata presso il pronto soccorso del Policlinico ‘‘Agostino Gemelli’’ di Roma. 
Il bambino è stato invece trasportato con un’ambulanza del 118 presso il pronto soccorso dell’ospedale pediatrico ‘‘Bambino Gesù’’ di Palidoro. 
L’altra passeggera (N. C. le sue iniziali) che viaggiava a bordo dell’auto, invece, è stata soccorsa dal personale dell’ambulanza del 118 ed è stata poi trasportata presso il pronto soccorso dell’ospedale San Paolo di Civitavecchia. Per tutti e tre la prognosi è riservata. 
A causa del grave sinistro si sono registrati molti problemi di viabilità: dapprima è stata chiusa la carreggiata sud per permettere i soccorsi e per effettuare i rilievi del caso; poi è stata chiusa anche la carreggiata nord per dar modo all’eliambulanza di atterrare e caricare la guidatrice dell’automobile rimasta vittima più grave dell’incidente. 
La polizia stradale ha lavorato per ripristinare il prima possibile la viabilità. 
Un carro soccorso al termine delle operazioni è giunto per portare via la macchina rimasta coinvolta nell’incidente. 
Ottimo il lavoro sinergico della polizia stradale di Ladispoli e dei vigili del fuoco di Civitavecchia che hanno operato al meglio.

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