«Quanti sono i cittadini che hanno firmato la petizione?»

LADISPOLI – L'opposizione scrive al Prefetto di Roma per chiedere di negare l'intitolazione della nuova piazza che sorgerà in zona Campo Sportivo allo storico segretario dell'MSI Giorgio Almirante e la Lega ''contrattacca'' chiedendo numeri certi. Quanti sono i ladispolani che hanno firmato la petizione promossa dal Comitato No Piazza Almirante da consegnare al Prefetto? «Abbiamo apprezzato, della lettera inviata dai gruppi consiliari di opposizione al Prefetto – ha dichairato il gruppo consiliare Lega Salvini Premier – la ricostruzione fedele dell'iter seguito per l'intitolazione della piazza a Giorgio Almirante. Analiticamente hanno ricordato, evidenziandolo, che è stata seguita la prassi e che abbiamo scrupolosamente rispettato quanto previsto dalla normativa. Abbiamo approvato una mozione in consiglio, per poi ''transitare'' in Commissione Toponomastica prima della delibera di Giunta: tutto limpidamente, in maniera democratica, senza nessuna forzatura». Ma i consiglieri della Lega puntano i riflettori anche su altri due dati «forse più importanti»: «Quello della nostra vittoria elettorale nel giugno 2017 – hanno sottolineato – e il numero dei cittadini residenti a Ladispoli che, rispondendo alla loro ''chiamata alle armi'', hanno sottoscritto la raccolta firme. E' chiaro che vincendo le elezioni, abbiamo ottenuto un mandato che ci permette di dare anche un indirizzo politico allee nostre scelte: come ricordato più volte, vediamo nella figura del politico Giorgio Almirante un modello. Non ultimo, sarebbe importante conoscere esattemente il numero dei ladispolani che hanno apposto la loro firma: quanti sono questi nostri concittadini? Perché sentiamo sempre parlare di maggioranza della cittadinanza contraria ma non veniamo informati sui numeri reali? È veramente così o assistiamo ad una ''prova di forza'' di chi, nonostante sia all'opposizione, vuole condizionare l'azione politico-amministrativa della maggioranza? Non è il ripetere come se fosse un mantra che la nostra è una ''storia sbagliata'' a certificare la nostra iniziativa come forzatura – non è agitando i soliti fantasmi – hanno proseguito dalla Lega – che si può sperare di piegare la volontà del consiglio comunale: la nostra non è stata una scelta sbagliata o imposta, ma semplicemente figlia di un normalissimo e altrettanto democratico iter burocratico».

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«Quanti sono i cittadini che hanno firmato la petizione?»

LADISPOLI – L'opposizione scrive al Prefetto di Roma per chiedere di negare l'intitolazione della nuova piazza che sorgerà in zona Campo Sportivo allo storico segretario dell'MSI Giorgio Almirante e la Lega ''contrattacca'' chiedendo numeri certi. Quanti sono i ladispolani che hanno firmato la petizione promossa dal Comitato No Piazza Almirante da consegnare al Prefetto? «Abbiamo apprezzato, della lettera inviata dai gruppi consiliari di opposizione al Prefetto – ha dichairato il gruppo consiliare Lega Salvini Premier – la ricostruzione fedele dell'iter seguito per l'intitolazione della piazza a Giorgio Almirante. Analiticamente hanno ricordato, evidenziandolo, che è stata seguita la prassi e che abbiamo scrupolosamente rispettato quanto previsto dalla normativa. Abbiamo approvato una mozione in consiglio, per poi ''transitare'' in Commissione Toponomastica prima della delibera di Giunta: tutto limpidamente, in maniera democratica, senza nessuna forzatura». Ma i consiglieri della Lega puntano i riflettori anche su altri due dati «forse più importanti»: «Quello della nostra vittoria elettorale nel giugno 2017 – hanno sottolineato – e il numero dei cittadini residenti a Ladispoli che, rispondendo alla loro ''chiamata alle armi'', hanno sottoscritto la raccolta firme. E' chiaro che vincendo le elezioni, abbiamo ottenuto un mandato che ci permette di dare anche un indirizzo politico allee nostre scelte: come ricordato più volte, vediamo nella figura del politico Giorgio Almirante un modello. Non ultimo, sarebbe importante conoscere esattemente il numero dei ladispolani che hanno apposto la loro firma: quanti sono questi nostri concittadini? Perché sentiamo sempre parlare di maggioranza della cittadinanza contraria ma non veniamo informati sui numeri reali? È veramente così o assistiamo ad una ''prova di forza'' di chi, nonostante sia all'opposizione, vuole condizionare l'azione politico-amministrativa della maggioranza? Non è il ripetere come se fosse un mantra che la nostra è una ''storia sbagliata'' a certificare la nostra iniziativa come forzatura – non è agitando i soliti fantasmi – hanno proseguito dalla Lega – che si può sperare di piegare la volontà del consiglio comunale: la nostra non è stata una scelta sbagliata o imposta, ma semplicemente figlia di un normalissimo e altrettanto democratico iter burocratico».

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Bambin Gesù, si lavora su soluzioni alternative

SANTA MARINELLA – Pur non essendo direttamente coinvolta nella scelta che faranno i vertici del Bambin Gesù circa una eventuale chiusura della sede locale dell’ospedale pediatrico, l’amministrazione comunale ha in serbo alcune soluzioni per cercare di non creare problemi alla cittadinanza. A spiegare quali saranno i passi che la giunta Tidei farà, qualora il Vaticano dovesse chiudere il portone del Bambin Gesù, è l’assessore ai servizi sociali e alla sanità. “La nostra amministrazione – dice Renzo Barbazza – si sta prodigando per evitare la probabile chiusura dei servizi sanitari offerti fino ad oggi dal Bambin Gesu. I due incontri, che di recente sono stati effettuati con i vertici della struttura, hanno avuto il significato di verificare la fondatezza delle voci che, da molto tempo, si rincorrono in tal senso e la risposta che ci è stata data è di conferma a questa volontà di continuare il depotenziamento delle attività fino alla loro dismissione nell'arco di tre anni. Da parte nostra, è stata espressa una forte contrarietà a questa decisione, con la sottolineatura dell'importanza storica che l’ospedale rappresenta per la città e per tutto il comprensorio. Considerando, tuttavia, che si tratta di una realtà sanitaria privata, pur convenzionata, sulle cui scelte aziendali ne il Comune ne la Regione ne la Asl possono intervenire sul piano decisionale, la nostra amministrazione, nel caso in cui non si riesca a scongiurare tale eventualità, sta cercando di individuare soluzioni alternative che consentano comunque di mantenere a Santa Marinella gli stessi servizi offerti fino dal Bambin Gesu'”. Barbazza infatti propone di potenziare la struttura qualora venisse chiusa, con un posto di primo soccorso, non solo pediatrico, che non è mai stato istituito, e che richiede spazi idonei per poter funzionare adeguatamente, e che l'attuale ambulatorio di via Valdambrini non è in grado di poter fornire. “Ed anche la specialistica ambulatoriale – continua l’assessore – potrebbe essere potenziata, grazie ai numerosi spazi esistenti nella struttura del lungomare Marconi. Questa soluzione, ripeto, è secondaria e alternativa alla eventualità che i vertici del Bambin Gesu' intendano non recedere dal loro intento e la nostra amministrazione, di concerto con la Asl, ha il dovere di pensare di provvedere affinché i servizi sanitari attualmente garantiti alla città vengano mantenuti e incrementati, potendo contare su una dislocazione più centrale e accessibile per l'utenza locale, territoriale e regionale. Anche in termini di sicurezza stradale e maggiore individuabilità logistica, oltre che di utilizzazione di spazi e locali già pronti. Riteniamo che anche in questo modo si possa salvare e difendere la sanità pubblica della nostra città, senza demagogia e strumentalizzazioni politiche finalizzate solo a seminare confusione e mancanza di verità”. Anche perché c’è da sottolineare che il progressivo depotenziamento del Bambin Gesù e' in atto da molti anni. “Il pericolo della possibile chiusura della struttura esiste da almeno una decina di anni – conclude Renzo Barbazza – con uno smantellamento progressivo di servizi ed il loro spostamento a Palidoro. Ma noi accogliamo favorevolmente questo coinvolgimento, perché siamo convinti che tutta la città, maggioranza ed opposizione comprese, debbano unirsi e trovare una soluzione, non solo opponendoci alla chiusura, ma anche, qualora questa fosse inevitabile, individuando soluzioni alternative altrettanto valide e funzionali per la nostra città”.

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Minniti si ritira: «Lo faccio per il Pd». Tensioni con Renzi, che replica: «Non faccio il burattinaio del congresso»

L’ex ministro non sarà alle primarie: «Con grande sofferenza, ma con altrettanto senso di responsabilità». L’ex premier duro: «Non chiedetemi di star dietro alle divisioni del Pd, non le capisco. Mi preoccupo per il Paese, che è più importante anche del Pd»

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Cestistica: venti tra tecnici e dirigenti abilitati al primo soccorso

Grazie al fondamentale contributo di Enel, anche quest’anno tutti i tecnici e gli operatori che si trovano all’interno del PalaRiccucci hanno ottenuto la certificazione Blsd per il primo soccorso attraverso il corso condotto dal Comitato Locale della Croce Rossa Italiana. Al momento sono venti i tecnici e i dirigenti della Cestistica Civitavecchia abilitati al primo soccorso. Vale la pena di ricordare che, sempre grazie al contributo di Enel, la Cestistica Civitavecchia è all’avanguardia per quanto attiene la salute e la sicurezza all’interno della sua palestra. È stata la prima ad avere a disposizione un defibrillatore e a formare tutti i suoi tecnici per assicurarne il corretto uso in caso malaugurato di emergenza. È inoltre l’unica società del campionato di serie C Gold che ha un’ambulanza della CRI in palestra con medico e operatori durante le partite interne della prima squadra. Non solo, sempre grazie alla vicinanza e alla sensibilità di Enel, conduce per tutto l’anno un lavoro a tutela della salute dei suoi ragazzi che vengono seguiti e valutati da un laureato in scienze motorie per mettere eventualmente in evidenza eventuali anomalie posturali e non solo. Non c’è, quindi, solo l’aspetto tenico o agonistico dietro l’attività di una società sportiva dilettantistica. Altrettanto importante è la tutela della salute dei ragazzi che frequentano la palestra.

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Vecchia, parla patron Ambrosi

di MATTEO CECCACCI

Nessuna cronaca, nessun tabellino e nessun diritto di critica. È giunto il momento del primo bilancio stagionale del presidente del settore giovanile nerazzurro-bianconero Stefano Ambrosi appena dopo due mesi dall’inizio dei campionati Elite e regionali. È vero, di solito i responsabili dei vivai fanno il punto della situazione a fine girone d’andata, ma patron Ambrosi dopo il contratto di gestione di giugno scorso ha deciso di chiarire l’attuale situazione. L’ex portiere della Ternana non ha perso tempo e a 360 gradi, a tutto tondo, ha spiegato nel minimo dettaglio tutte le situazioni, spiegando il motivo della fusione o meglio ancora del contratto di gestione, dicendo la sua sullo stadio Fattori e la colpa dell’amministrazione comunale, sul fermo del campionato a causa della decisione dell’Aia e della prima squadra.
«Ci tengo a dire – esordisce il presidente dell’agonistica Stefano Ambrosi – che è un contratto di gestione e non una fusione, ma un contratto di cinque anni che ancora devo firmare, ma è questione di giorni. Tutto è nato dall’ottimo rapporto che ho sempre avuto e che ho tuttora con il presidente del Civitavecchia Calcio 1920 Ivano Iacomelli, molto spesso ci sentivamo per organizzare delle cose insieme e vuoi per un motivo vuoi per un altro, alla fine abbiamo preso questa decisione. Premetto che lo scorso anno, dopo la situazione che si era venuta a creare con il Tamagnini, era giusto far riemergere e portare avanti per il buon nome della società il settore giovanile del Civitavecchia Calcio e così in un pomeriggio d’estate insieme ad Ivano abbiamo raggiunto l’accordo. Prendere in mano l’intera gestione non è stato affatto semplice, l’ho fatto per salvaguardare una situazione che stava andando sempre più in malora, anche se con i numeri già stavo a posto, perché il mio organico bianconero già contava circa 240 ragazzi, infatti l’apporto numerico non è che mi abbia fatto aumentare la situazione, ma allo stesso tempo mi dà molto lustro per le tante categorie che si sono venute a creare tra le mie e quelle nerazzurre. Ad oggi ne contiamo sei tra Elite e regionali, non considerando l’Under 19 Elite, ex Juniores, per il semplice fatto che la gestisce ancora Iacomelli insieme all’Eccellenza, ma che sarebbe la quarta categoria Elite. Ovviamente, essendo partiti in netto ritardo stiamo pagando dazio con alcune categorie, basti vedere i 2002, dove ho ereditato una compagine un po’ frammentata, dovuta al semplice fatto che avendo chiuso l’accordo a fine giugno, molti giocatori già avevano deciso di accasarsi in altre società. Fare l’Elite già non è facile, perché se hai un bacino d’utenza così ridotto, figuriamoci se puoi competere in un palcoscenico dove varie società addirittura la cominciano a preparare mesi prima. Abbiamo trovato tante difficoltà soprattutto per i risultati, non tanto per l’organizzazione, adesso stiamo tirando la cinghia, abbiamo fatto vari cambi in panchina, come nel 2002 da Pasquale Oliviero ad Adus Amici e nel 2004 da Patrizio Tossio a Dario Rasi. Stiamo cercando di migliorare, ma l’errore che non dobbiamo commettere è quello di non avere la presunzione di guardare il campionato dal punto di vista della classifica, o meglio, bisogna focalizzarci su quelle squadre che stanno lottando per la salvezza come noi, così da concentrarci su di loro e raggiungere il nostro obiettivo. Non nego assolutamente il fatto che non abbiamo le forze per confrontarci con le solite società storiche plurititolate di Roma dove non sto a fare i nomi, i gironi sono difficili, in particolar modo quelli Elite laziali che sono i più complicati d’Italia. Stiamo soffrendo col 2002 e 2005, ma sono molto fiducioso e speranzoso sul raggiungimento della salvezza, questo è fuori da ogni dubbio. Stiamo cercando di rinforzare gli organici grazie al mercato e agli svincoli di dicembre, ma la cosa che va analizzata è che avendo un settore giovanile così importante per le categorie che hai, va a tutti i costi cambiata la mentalità nella gestione, mi spiego: non può per nulla al mondo esistere la musica del ‘‘mio figlio gioca perché è amico di, è nipote di, è figlio di’’, questo non può esistere. Noi, infatti, stiamo cercando di aggiustare il tiro su questa situazione per dare un po’ di professionalità a questo settore perché secondo me lo merita. Ad oggi con i numeri alla mano siamo il settore giovanile più importante della città per due motivi: il primo perché abbiamo le categorie più importanti e continueremo ad averle per molti altri anni in confronto alle altre realtà civitavecchiesi, il secondo è perché portiamo lo stemma della città a differenza degli altri che sono solo realtà locali. Comunque ci stiamo già organizzando per il prossimo anno sulla programmazione futura. Ripeto che sull’Elite senza ombra di dubbio abbiamo sbagliato qualcosa sui risultati, ma non siamo stati neanche fortunati, come ricorsi persi, decisioni arbitrali errate e tanto altro. Il rischio, comunque, è di perdere le categorie Elite con il 2002 e 2005, ma fatto sta che se dovesse accadere il prossimo anno faremo un regionale a vincere. I 2004 sono una corazzata, sapevo che avrebbero fatto un bell’inizio di campionato, perché una rosa che lo scorso anno ha vinto il titolo regionale, rinforzata quest’anno da cinque ottimi elementi del Civitavecchia non poteva fare altrimenti. Con i 2005 bisogna stargli molto vicino, purtroppo facendo un campionato ex Giovanissimi fascia B incontri club professionistici come Roma e Lazio e quando ti capitano i biancocelesti allenati da Tommaso Rocchi c’è poco da fare, è proprio il materiale umano che è diverso. Comunque l’obiettivo è mantenere tutte le categorie Elite, ci mancherebbe altro, per me i 2004 a fine anno raggiungeranno una salvezza tranquilla, mentre con i 2002 e 2005 stiamo a rischio, ma cercheremo di fare il più possibile. C’è da dire anche che l’agonistica viene da una gestione dello scorso anno complicata con dinamiche veramente difficili e stiamo pagando quello che è stato lo scorso anno, ovvero aver raggiunto l’accordo a giugno e in un mese non puoi programmare tutto, in particolar modo l’Elite. Questo è un anno di partenza su cui stiamo cercando di gettare le basi per la prossima stagione. Riguardo le categorie Regionali – continua il numero uno nerazzurro bianconero – ho cercato di mettere tutti allenatori che hanno pochissimi rapporti con i genitori, o meglio ancora, nessuna conoscenza e che hanno giocato a calcio ad alti livelli. Io a differenza di altre società non ho sponsorizzazioni, ma ci autofinanziamo con le quote della scuola calcio e non abbiamo nessuna entrata di supporto, perché credo che sia giusto così. L’unico problema ce l’abbiamo con l’Under 15 di Michele Romano, ma c’è una classifica molto corta quindi la salvezza può essere raggiunta facilmente e io sono tranquillo, così come i ragazzi di Zampollini e Savino che stanno dimostrando di poter competere nei propri campionati. Dal mio punto di vista tutte e tre le categorie si salveranno senza problemi. Nella Scuola Calcio – prosegue entusiasta – abbiamo 165 iscritti che vanno dal 2006 al 2012/2013 e siamo i più grossi di tutti anche perché insieme all’agonistica contiamo più di 300 elementi in totale. Lo scorso weekend abbiamo iniziato i campionati Federali che ricordo che non hanno classifica e non sono arbitrati. Abbiamo fatto un’ottima programmazione tecnica per quanto riguarda la scuola calcio, io come responsabile tecnico e Nello Savino nelle vesti di direttore generale facciamo dei breafing mensili con tutti gli allenatori per monitorare tutte le programmazioni tecniche per controllare che vengano rispettate. Fondamentale per noi è preparare i gruppi della scuola calcio ad approdare nell’agonistica nei campionati regionali ed Elite, ma ciò non significa che non possiamo iniziare a fare una piccola selezione omogenea che io reputo scorretta, infatti noi cominciamo a farla nel periodo primaverile dal 2009 in su, ed è giusto e importante che dal 2006 fino a questa età crescono individualmente, giocano tanto e si divertono il più possibile. Voglio ricordare anche che la Federazione con la Carta dei Diritti tutela tutti gli iscritti alla scuola calcio e che quindi la piccola selezione va fatta con le molle. Sono comunque abbastanza soddisfatto dell’andamento di tutta la struttura che si è venuta a creare, l’ambiente è rimasto famigliare come quando avevo solamente la Leocon dove si è aggiunto il lustro delle categorie del Civitavecchia Calcio e agli ottimi allenatori che avevo io della Leocon ho avuto la possibilità di poter inserire dei tecnici altrettanto bravi che venivano dalla Vecchia. Riguardo i tornei stiamo organizzando la Christmas Cup nel periodo natalizio, poi un torneo pasquale e uno di fine anno. Per lunedì, invece, sto organizzando in collaborazione con Daniele Bencini, ds del vivaio dielleffino, un raduno che ci è stato richiesto da vari procuratori del professionismo per le categorie 2002 2003 e 2004. Tornando all’agonistica devo dire che ho già avuto alcune segnalazioni per vari ragazzi del 2002, 2003 e 2004 da parte di club professionistici e per fine anno penso che qualcosa di importante potrà realizzarsi. Il mio intento alla fine è questo, quello di dare la possibilità a chi dimostra durante il campionato di fare bene di confrontarsi con realtà importanti grazie alle mie conoscenze che ancora oggi porto avanti, in modo particolare con Ternana, Pescara e Frosinone».
Ambrosi, poi, dopo aver analizzato le sue sei squadre ha voluto dire la sua sulla Vecchia e sullo stadio Fattori scaricando la colpa all’amministrazione pentastellata.
«Sul Fattori – spiega a tal proposito – le responsabilità ce l’ha l’amministrazione comunale che è l’unica indiziata di ciò che riguarda la situazione calcistica del Civitavecchia Calcio perché per quanto sia il Comune dovrebbe sempre garantire, non dico a tutto il settore giovanile anche perché tutta la cantera si allena in una struttura privata, ma almeno dalla Juniores in poi dovrebbe dare una propria casa all’interno della città per svolgere uno dei campionati più importanti e questo è gravemente mancante, gravemente mancante come tutti gli sbagli commessi, a partire dal disinteresse totale dello stadio Fattori, voglio dire, non è che parte da quest’anno, non si può pensare che il Fattori per sette anni ha dovuto avere la deroga anno per anno dalla Federazione per rifare un manto, che oggi per rifarlo costa 350 mila euro e per un Comune come Civitavecchia fare un investimento su un impianto sportivo per mantenere la propria squadra in città stiamo parlando di una cosa irrisoria. Loro oggi hanno la gravissima responsabilità di aver sgretolato un collage sportivo che fine a poco fa c’era. Per quanto mi riguarda a mister Rocchetti, visto che stiamo entrando nella fase invernale, ho dato massima disponibilità per svolgere gli allenamenti presso il mio impianto se ci dovessero essere problemi da qui a marzo nel recarsi ad Allumiere. Oggi come oggi, da gestore del  settore giovanile del Civitavecchia Calcio, mi rendo conto, cosa che prima non capivo, che non c’è l’amore che ci dovrebbe essere per questa maglia, mi spiego: non da parte di tutti gli addetti i lavori, ma sono pochissimi che gioiscono se le cose vanno bene, qui sembra che sono più contenti se il Civitavecchia si affossa perché magari ce l’hanno con un dirigente o un altro e questa è una cosa sgradevole e qui mi rifaccio anche ad altre società. Secondo me il simbolo Civitavecchia Calcio dovrebbe acquistare un’importanza collettiva, dovrebbe essere un piacere per tutti quanti far parte del Civitavecchia Calcio 1920. Io quando ero ragazzo e militavo nei dilettanti, prima di approdare nel professionismo, se avessi giocato con la squadra della mia città avrei dato tutto, invece oggi si vedono ragazzi che preferiscono fare un campionato provinciale piuttosto che un Elite».
Il presidente, ovviamente, non si è lasciato scappare il pensiero sulla decisione dell’Associazione Italiana Arbitri, che ha portato a non giocare i campionati lo scorso fine settimana a causa dell’aggressione nei confronti di Bernardini di Ciampino.
«Secondo me – commenta – non è assolutamente giusta la decisione che hanno preso, perché in questo modo non si tutelano i direttori gara, per quanto un arbitro possa sbagliare si deve capire che innanzitutto è un coetaneo dei calciatori e che può sbagliare una valutazione come il numero dieci può sbagliare un rigore e un portiere una parata, ma la gente dovrebbe capire che per quanto sono tanti gli interessi che ci stanno in mezzo, sono cose comunque sia ristrette in una partita di calcio giovanile, invece qui si sta perdendo il lume della ragione tra i genitori che stanno fuori e insultano gli arbitri, addirittura gli allenatori come se capiscono di tattica e di tecnica. Dico la verità, noi siamo realtà insignificanti pure se facciamo l’Elite, basti pensare a qualche anno fa quando squadre che oggi militano in Serie C, hanno speso più di 500 mila euro per il settore giovanile e questo ti fa rendere conto che non sei niente. Noi bisogna capire che non ci stiamo giocando la Champions League, si, è importante mantenere l’Elite, il regionale, fare tornei e tanto altro, ma lo scopo reale di un settore giovanile è quello di far crescere i ragazzi e i due tre validi elementi che hai piazzarli nel professionismo, poi se lo riesci a fare mantenendo tutte le categorie Elite è un conto, se non riesci a farlo e lo fai tramite regionale è un altro conto, ma è questo lo scopo. Poi qui subentra il fatto dei genitori, perché oggi come oggi ci sta un’esasperazione incredibile, io ho fatto ventiquattro anni di calcio di cui venti di professionismo e sono arrivato anche ad alti livelli, ma alcuni atteggiamenti che vedo, anche nella scuola calcio, a volte mi fanno accapponare la pelle perché sono proprio fuori luogo e quindi ecco che vanno a creare delle tensioni che poi sfociano in quello che è accaduto domenica 11 a San Basilio al povero Bernardini di Ciampino. Secondo me, però, la Federazione quando accadono queste cose non deve generalizzare, ma punire la squadra, ovvero: dove è accaduto, chi è stato, come si chiama la società? Perfetto, radiata dal campionato, ma non tanto per punire, ma per dare un segnale forte a tutti, purtroppo questo la Federazione non lo fa mai. Secondo me solo così possono migliorare le cose e allora lì sì che ci penseranno dieci volte prima di aggredire un arbitro, ma dal mio punto di vista il segnale che doveva dare l’Aia era tutt’altro e questo di fatto non farà cambiare la situazione. Il calcio è uno dei pochi sport che fa credere a tutti di poter dare un’opinione quando invece c’è bisogno di avere una grandissima specializzazione calcistica per poter parlare di tattica o di tecnica ma siccome tanti si vedono tre partite e pensano di essere il nuovo Mourinho e allora questo porta tutti i genitori e molti addetti ai lavori a giudicare in maniera facile e a volte errata moltissime situazioni e questo non fa nient’altro che aggravare il livello di tensioni nervose i ragazzi che arrivano al campo esasperati. Voglio fare – conclude il presidente Stefano Ambrosi – un grande e grosso in bocca al lupo a Ivano Iacomelli per il proseguio della stagione per quanto riguarda la prima squadra, gli auguro quanto prima di uscire da questa fase negativa, perché sono a conoscenza dei sacrifici che sta facendo per portare avanti tutta la squadra».
Un bilancio, dunque, quello di Ambrosi che fa capire a tutti la serietà del settore giovanile del Civitavecchia Calcio 1920 che vuole assolutamente riemergere e tornare protagonista.
I cent’anni del club sono vicini e chissà cosa bisognerà aspettarsi.

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Acqua, settimana bollente

LADISPOLI – Settimana calda quella iniziata per la città ladispolana e l'amministrazione Grando. La Giunta non intende infatti arretrare di un millimetro nella sua posizione di difesa dell'acqua pubblica. Soprattutto ora che in Parlamento è stata avviata la discussione che porterà all'approvazione della nuova legge sull'acqua pubblica. Ed è proprio dal Parlamento che si parte. Questo pomeriggio l'amministrazione di centrodestra sarà accolta alla Commissione VIII (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei Deputati per esprimere la propria opinione su quello che dovrebbe essere il destino del servizio idrico. Occasione quella che si prospetta per l'amministrazione Grando di tornare a ribadire la contrarietà al passaggio ad Acea Ato2 che purtroppo, a causa dell'ultimatum dell'assessore regionale ai Lavori Pubblici Mauro Alessandri, si fa sempre più vicino (il 3 dicembre scade l'ultimatum). Già in passato il delegato al servizio idrico Filippo Moretti ha più volte ribadito la volontà della città di Ladispoli di continuare a gestire in house il servizio. Anzi, in una possibile rivisitazione dei bacini di ambito territoriali, con i Comuni chiamati a ''mettersi in proprio'' per la gestione ''acqua'', Ladispoli potrebbe essere il Comune capofila in questa missione, avendo, all'interno dei suoi confini territoriali, un sistema idrico ''finito'': dalla captazione, alla depurazione, fino ad arrivare alla distribuzione. Ovviamente quello di oggi è solo un colloquio informale in vista della discussione in Parlamento della nuova legge sull'acqua ma che potrebbe comunque giovare per la situazione in cui al momento si trovano il Comune di Ladispoli e altri Comuni che ad oggi hanno rifiutato di aderire all'Ato1 (come nel caso di Montalto di Castro) e all'Ato2.
Ma se quello di oggi è solo un colloquio informale non si può dire altrettanto per l'incontro di domani in Regione dove torneranno a riunirsi le Commissioni Tutela del territorio e Agricoltura e Ambiente chiamate ad approvare il documento redatto di concerto con le amministrazioni comunali interessate, per chiedere una moratoria al passaggio all'Ambito Territoriale di riferimento. Erano stati proprio i consiglieri regionali delle due commissioni, in un primo incontro a dirsi d'accordo nel poter presentare alla Giunta Zingaretti un documento unitario con la quale si chiedeva di sospendere fino all'approvazione della legge da parte del Governo, la richiesta di passaggio all'Ato. Una battaglia che aveva visto mettere da parte i colori politici per la tutela di un bene imprescindibile, come lo può essere quello dell'acqua. In primis si ricorderanno anche le parole di diversi esponenti, regionali e comunali del Partito democratico (dello stesso schieramento della Giunta Zingaretti) che avevano dato in più occasioni il loro sostegno all'amministrazione comunale per la tutela del servizio idrico cittadino. Gli stessi dem avevano già in passato, durante gli incontri precedenti dato il loro supporto all'iniziativa portata avanti dalle amministrazioni comunali. Ora bisognerà capire se anche domani, all'atto della votazione (come peraltro auspicano le amministrazioni comunali coinvolte) questa posizione di sostegno sarà mantenuta votando sì al documento presentato e che successivamente dovrà essere sottoposto all'attenzione della Giunta Zingaretti.

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«Vanno tutelati tutti i lavoratori»

CERVETERI – I consiglieri per “passione”, Salvatore Orsomando. Di Forza Italia e Aldo  De Angelis capom Gruppo della lista “Legalità e Trasparenza”, venuti a conoscenza del dramma dei lavoratori dipendenti della società di servizi del Polo Museale che hanno ricevuto la lettera di licenziamento per una questione molto confusa e ancora non uff cializzata dai protagonisti, intervengono come è ormai loro consuetudine chiamando in causa l’amministrazione comunale aff nchè intervenga in difesa dell’occupazione e salvaguardare i posti di lavoro in pericolo. “Non sappiamo se sarà un Natale amaro o no – scrivono – per i dipendenti coinvolti, ai quali sin da ora diamo tutta la nostra solidarietà e sostegno, certo è che si tratta di un vero e proprio dramma che vede come “incolpevoli e inermi attori” famiglie numerose e persone mono reddito. Mai come questa volta è importante il  ruolo dell’amministrazione di Cerveteri, maggioranza e opposizione che sian o, e ci si aspetta che tutti i consiglieri comunali prendano a cuore le situazioni delle ultime ore proprio perché i problemi delle persone, il rischio della perdita di un posto di lavoro, non hanno colore politico. Noi crediamo e sosteniamo, perché ne siamo fermamente convinti che il lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione e per questo bisogna mettere in campo ogni azione perché sia rispettato e la nostra attività di consiglieri, specialmente in queste situazioni, deve essere importante e incidere sulla vita della città, non lo dimentichiamo. In queste  ore – concludono – abbiamo già presentato una mozione propositiva all’Amministrazione Comunale e al Sindaco quale impulso politico e contributo amministrativo alla problematica dei lavoratori in essere, l’abbiamo accompagnata anche da un’interrogazione scritta, non per attaccare l’attuale governo locale, ma per cercare di comprendere chiaramente quali future azioni si vogliono intraprendere e quali soluzioni sono state già prese in considerazione a questa inaspettata quanto drammatica vicenda, perché, almeno per NOI, questo licenziamento è scandaloso e faremo tutto il possibile per ricercare una serie di soluzioni che lo evitino a prescindere dagli orientamenti politici di ognuno. Nelfrattempo abbiamo attivato i nostri referenti regionali e governativi e invitiamo tutti i consiglieri comunali, nel caso ciò non fosse già stato fatto di fare altrettanto in supporto a queste famiglie”.

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Ladispoli, vittoria al fotofinish

La serie D torna al “Sale” dopo la batosta subìta in terra di Sardegna, dove probabilmente il mirto è andato di traverso ai ragazzi di Pietro Bosco. Avversario della 13ma giornata è la Lupa Roma che, non più tardi di due anni fa, militava in serie C e che a poche ore da questa sfida si è vista penalizzata di due punti in graduatoria (più 3.000 euro di ammenda e 6 mesi alla precedente Amm.ce e legale del club), per una questione di emolumenti non corrisposti ad alcuni vecchi tesserati. Match dai ritmi soporiferi per i primi 20′, nei quali non accade assolutamente nulla. La prima emozione degna di nota coincide invece con il goal che consente alla Lupa Roma di passare, mettendo la freccia al 28’: cross di Fé (scuola Lazio, con esperienze in C ad Arezzo e Viterbo, ndr) dalla sinistra e mancino vincente nel cuore dell’area da parte dell’attaccante ospite Tocci (2001). Il Ladispoli, apparso decisamente confuso e poco mobile, perviene al pareggio dopo sei giri di lancette, grazie all’incredibile senso del goal del bomber Cardella, un calciatore che a 24 anni meriterebbe una chance importante fra i professionisti: l’attaccante duetta con Andrea Sganga e supera Maltemi con un delizioso “tocco sotto” a scavalcare il portiere in uscita. Rete davvero importante per il morale e per la partita dei ragazzi di Bosco (36′). Da brividi ed elevata commozione l’esultanza dell’attaccante, che lancia in tribuna una t-shirt con sopra scritto “Tanti auguri papà“; oggi infatti è il compleanno del papà di Federico, al quale anche noi facciamo tantissimi auguri di cuore, dedicandogli video e articolo. Trascorrono appena sessanta secondi e gli ospiti di R. Priora sfiorano il nuovo sorpasso: l’ex Aprilia, Chieti, Nocerina (fra le altre) Scibilia mette al centro un cioccolatino per Tocci, ma questa volta il centravanti della squadra di Amelia non colpisce in maniera convinta di testa favorendo l’intervento di Alessio Salvato, che si ritrova pertanto il pallone comodo fra le braccia. Grosso pericolo corso dai ragazzi di Ladispoli, che chiudono la prima frazione in attacco, ma il tiro di Bertino dal limite al 39′ non sortisce gli effetti sperati. Si va così al riposo ed a bere un thé caldo (viste le rigide temperature che iniziano a far capolino in questa prima parte di autunno) sul punteggio di 1-1. Un primo tempo che non può soddisfare a pieno il tecnico dei rossoblu; per vincere contro una squadra di terribili giovani come la Lupa, probabilmente serve mettere in campo qualcosa in più. La prima emozione della seconda metà di gara cade all’11’ quando Cardella ci prova da fuori, su assist di un onnipresente De Fato; conclusione potente ma altrettanto strozzata, che termina facilmente fra le braccia di Maltemi. Peccato, sarebbe stata una buonissima opportunità per riportarsi avanti. Ma per il cambio di parziale bisogna, in fondo, attendere solo 120”: e’ infatti al 13’ che lo stesso cannoniere ladispolano trova lo spazio ed il giro giusto nel cuore dell’area, per superare ancora una volta il giovane estremo difensore ’98 della Lupa, su servizio di Andrea Sganga. L’errore della squadra di Bosco sta ora nel farsi schiacciare troppo nella propria area di rigore da una formazione avversaria che, tuttavia, non riesce a rendersi mai veramente pericolosa dalle parti di Alessio Salvato. Il Ladispoli ci prova su palla inattiva con lo specialista Cardella, ma questa volta Maltemi non si fa sorprendere (30′). Un minuto più tardi è invece Zucchi ad andare al tiro, su assist di Bertino; palla oltre il montante trasversale della porta avversaria, ma comunque buona l’intenzione del bravissimo talento ’99 dei rossoblu (31′). La gara cambia volto un minuto più tardi; Cardella lanciatissimo verso la porta avversaria viene atterrato da Romeo, che rimedia così il cartellino rosso diretto per fallo da ultimo uomo e “guadagna” la doccia anticipata. Ci si aspetterebbe a questo punto un Ladispoli cinico nel chiudere i conti, ed invece ti ritrovi la Lupa a spingere al massimo, costringendo tutta la squadra di Bosco a stare dietro la linea del pallone. E’ proprio vero (come diceva un vecchio saggio del pallone come Nils Liedholm, ndr) che “si gioca meglio in dieci che in undici“, anche se la squadra di Amelia ha fatto girare la testa al Ladispoli anche in parità numerica, senza naturalmente mai incidere sotto porta. Ma proprio quando oramai sembrava fatta, nonostante tutta la sofferenza di una squadra che non sembra avere più grosse idee da proporre in campo, arriva la doccia fredda del pareggio castellano: eurogoal di Di Giovanni (in prestito dalla Juventus) e 2-2 al 42′ del secondo tempo. Ma il cambio di uno stanchissimo Cardella con la freschezza della freccia tirrenica ’97 Pagliuca dà la svolta al match, consegnando al 3’ di recupero un goal-vittoria che fa esplodere di felicità il “Sale”, su assist ancora di un Andrea Sganga monumentale questo pomeriggio. L’ex enfant-prodige di Savio e Perconti realizza dunque una rete importantissima per sè stesso e per il Ladispoli, che potrebbe anche decidere ora di puntare su di lui con un numero maggiore di minuti impiegati, rispetto agli scampoli di partita fin qui giocati. E’ una rete, questa, che sa anche molto di liberazione personale per il ragazzo, reduce da un periodo non facilissimo. Bravo Manuel, complimenti campione!. Nel finale, fra il 50′ ed il 51′ c’è ancora spazio per una conclusione debole di Camilli e per un colpo di testa di Maltemi salito per sfruttare un ultimo tiro dalla bandierina a favore della Lupa, ma non c’è più tempo: al triplice fischio può partire la festa e l’esultanza dei ragazzi di casa, che finalmente possono gioire per un successo davvero importantissimo in ottica classifica.

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Tidei: ''I progetti in cantiere sono molti e su tutti i campi''

S. MARINELLA – «Le note stampa dei precursori di Fratelli D’Italia, di Fare Rete e addirittura dell’ex sindaco di Amatrice Pirozzi, onestamente, mi riempiono di orgoglio. Dopo dieci anni di sonno e torpore, torna la democrazia e la possibilità di esprimersi politicamente, segno tangibile di una città che si risveglia, che si è rimessa in moto e che torna a sognare e sperare un futuro migliore». Questo il commento del sindaco Pietro Tidei agli attacchi che gli sono giunti da vari esponenti politici dell’opposizione. “Mi meraviglia invece – continua il primo cittadino – che movimenti politici, gruppi web e via dicendo, si ricordano solo oggi di tutte quelle cose che non vanno e che non funzionano. Chi ha portato il Comune in dissesto? Non certo una giunta insediata da pochi mesi. Chi ha ridotto il Comune all’osso, al punto tale di costringere i dipendenti a portarsi da casa carta igienica e sapone?  Mi sarei aspettato che tutti questi movimenti facessero un sit-in sotto le case dei colpevoli che, probabilmente, grazie al lavoro degli organi preposti, sicuramente pagheranno e di tasca loro. In ordine ai presunti atti giudiziari mandati al macero, vorrei dire chiaramente che si tratta di una ennesima fake news. Le cartelle Equitalia al macero, non sono state notificate dalla stessa Equitalia e non sarebbero quindi in nessun modo impugnabili. La lotta all’evasione intrapresa da questa amministrazione non riguarda dunque in alcun modo le carte oggetto del provvedimento. Il luogo individuato alla conservazione è lo stesso utilizzato dal servizio comunale competente gestito da un responsabile del servizio che segue da oltre dieci anni. Se ci sono state negligenze riconducibili ad una cattiva gestione, ci saranno provvedimenti al riguardo. Ai nostri cittadini posso dire che la mia amministrazione ha completamente ristrutturato la pianta organica comunale, favorendo una rotazione dei responsabili e dei dipendenti, per rinfrescare questa macchina probabilmente parcheggiata ai box, per anni di gestione clientelare e fatiscente. Come ho detto in tantissime occasioni, noi ci stiamo impegnando molto ed i nostri dipendenti devono fare altrettanto». 
«Mi dispiace deludere quei fabbricatori di fake news – conclude Tidei -ma i progetti in cantiere sono molti e su tutti i campi, il lavoro dei primi mesi sta portando i suoi frutti e la gente se ne è accorta. La cartina al tornasole del risultato del nostro lavoro incessante è la partecipazione della città a tutte le iniziative di solidarietà, di pulizia, di attività all’aria aperta e la voglia di ogni singolo cittadino a collaborare. Siamo, credo, l’unico Comune in Italia dissestato, che ad oggi non ha speso neanche un euro garantendo seppur con difficoltà tutti i servizi alla collettività».

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