Ladispoli, il Pd chiede una commissione consiliare sull'uso del Polifunzionale

LADISPOLI – Una commissione consiliare sul problema dell'uso del polifunzionale. La richiesta arriva dal Partito democratico di Ladispoli. "Uno dei settori più delicati ed importanti della pubblica Amministrazione è quello della Scuola : perché li si formano le nuove generazioni, perché c'è la cultura di base, perché ci sono operatori impegnati con passione. E perché alla Scuola ogni giorno le famiglie affidano i propri figli. L'inizio delle lezioni in alcune scuole a Ladispoli – scrivono i dem – è stato purtroppo quanto di più lontano si potesse immaginare dal rispetto e l'attenzione che gli amministratori dovrebbero avere verso questo delicato settore. La scelta, mai discussa in alcuna sede, di togliere il Polifunzionale dal suo uso originario di mensa, ha provocato la legittima protesta dei genitori che hanno sottolineato l'assoluta inadeguatezza della proposta alternativa dell'Amministrazione. Alla protesta il Sindaco ha risposto con la grave accusa rivolta ai genitori di essere "strumentalizzati politicamente" dal Dirigente scolastico. E come se non bastasse il Sindaco ha detto esplicitamente che avrebbe portato il suo attacco al Dirigente fino agli "Organi superiori". Ignorando che esiste l'autonomia Scolastica e la libertà di insegnamento. Il Sindaco è il rappresentante di tutti i cittadini e ha l'obbligo di trovare soluzioni, non può minacciare o accusare genitori che chiedono solo sistemazioni sicure per i propri figli. Chiediamo che sia convocata una Commissione Consiliare sul problema dell'uso del Polifunzionale e che la struttura rimanga destinata all'uso per la quale è stata progettata e pagata anche dalle rette versate finora dalle famiglie".
 

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Appalto pulizie, Attig: ''Gravi irregolarità a danno dei lavoratori''

CIVITAVECCHIA – “I lavoratori messi a rischio epidemiologico, da parte di una sedicente referente di cantiere della Scala Enterprise. Assunta a 20 ore settimanali a Napoli come semplice addetta alle pulizie, ma stranamente timbra il cartellino presso il comune di Civitavecchia come ogni lavoratore, con la sola differenza che anziché fare 20 ore settimanali ne fa 40”.

Lo dichiara il responsabile confederale Ugl Civitavecchia – sede Utl di Roma – Fabiana Attig che torna ad intervenire sulla problematica vicenda legata all’appalto pulizie. Ennesimo grido dall’allarme del sindacato che spiega di non “aver mai ricevuto alcuna comunicazione da parte della Scala Enterprese di un trasferimento di cantiere di una dipendente dalla Regione Campania al comune di Civitavecchia. Né tanto meno – continua dura – ha fatto alcuna trattativa per l’incremento delle ore di questa lavoratrice, che tutto fa tranne che lavorare come addetta alle pulizie. Impartisce ordini di servizio – tuona – dispone del personale a suo uso e consumo violando tutte le regole e le norme contrattuali come quando ha obbligato alcuni lavoratori a svolgere compiti non rientranti nell’appalto”.

Grave quanto segnalato dal sindacato che spiega come tra i lavori svolti ci sarebbe “la rimozione di notevoli quantità di guano di piccione nei locali della Fiumaretta, sotto gli occhi anche del Rup che immaginiamo abbia ignorato anche il conseguente smaltimento, avvenuto senza le dovute attrezzature e la profilassi che si conviene, in quanto rifiuto speciale. Non soltanto – continua dura Attig – fatto ancor più grave è che la Scala Enterprise, sempre attraverso la sua referente di cantiere, molto in sintonia con gli uffici comunali, utilizza personale e ore dell’appalto del comune di Civitavecchia per altri lavori extra, come ad esempio per la pulizia e lo sgrosso di plessi Scolastici non appartenenti all’appalto stesso, nonostante il Sindaco, il Rup e il delegato al lavoro siano stati prontamente messi a conoscenza già da diversi mesi. Visto il silenzio assordante L’Ugl denuncia pubblicamente questo comportamento indecoroso e illegale. Lavoratori appartenenti all’appalto delle pulizie – aggiunge la sindacalista – del comune di Civitavecchia, vengono utilizzati, senza contratto, senza copertura assicurativa e senza retribuzione per lavori che il Comune affida alla Scala Enterprise al di fuori dell’appalto delle pulizie. Come ad esempio la scuola elementare Gianni Rodari, nei mesi passati oggetto di atti vandalici e tutte le scuole cittadine, che sono state Seggio per le recenti votazioni del 4 Marzo 2018, pulite dal personale della Scala Enterprise srl, già impiegate per l’appalto delle pulizie e portierato dello stesso Comune. Non solo gli stessi lavoratori durante il periodo elettorale – dichiara Attig – sono stati mandati a consegnare le schede elettorali presso la Prefettura di Roma con mezzi della protezione civile. Sebbene a più rate abbiamo denunciato tali comportamenti al sindaco Cozzolino non ha mai inteso dare spiegazioni alla scrivente, né chiederle alla Scala Enterprece”.

Per Attig quanto verificato fino ad ora, “con l’ennesimo sgrosso delle scuole per l’imminente apertura, è già oggetto di una denuncia. Così come sarà oggetto di denuncia a difesa di tutti i lavoratori coinvolti, la mancata ripartizione delle ore che non gli sono state attribuite, ma che al contrario sono state utilizzate dalla Sacla Enterprise per profitto diverso dal loro impiego. Un utilizzo – conclude Attig – questo potrebbe aver procurato un danno economico al Comune stesso in quanto ente, e un indebito vantaggio alla Scala Enterprise. Per questi e ad altri motivi l’Ugl ha già avviato tutto l’iter prontamente documentato al fine che chi si è reso complice di tale comportamento venga punito e allontanato”.

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Incendio Bertini: nessun danno ambientale per Arpa

CIVITAVECCHIA – Nessun problema ambientale. Nessuno sforamento dei limiti. Nessun valore anomalo registrato. Secondo Arpa Lazio l’incendio che ha interessato il 31 luglio scorso il centro demolizioni Bertini in zona industriale non ha avuto conseguenze negative sull’ambiente. La conferma arriva dai risultati dei campionamenti di aria e suolo effettuati nella zona tra il 31 luglio ed il 5 agosto scorso.  

Arpa, così come richiesto dal Comune a seguito dell’incendio che aveva visto svilupparsi una densa colonna di fumo nero visibile per diverse ore in tutta la città, ha comunicato i risultati delle analisi relative alla concentrazione di Diossine, Furani, PoliCloroBifenili e Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) nei filtri del campionatore mobile installato in zona industriale ed anche quelli relativi alla concentrazione di Diossine, Furani e IPA in tre campioni di suolo prelevati nell’area di potenziale ricaduta delle polveri collegate all’incendio.

“Secondo i risultati delle analisi  – hanno spiegato da Palazzo del Pincio – per nessuno degli inquinanti rilevati, in aria o nel suolo, si sono registrati valori anomali o in eccesso rispetto ai riferimenti normativi disponibili o alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità”. È possibile consultare la comunicazione di Arpa nella sezione Informazioni Ambientali del sito istituzionale del Comune di Civitavecchia.

Già a pochi giorni dall’incendio Arpa aveva rassicurato la popolazione a seguito delle risultanze delle analisi dei dati degli inquinanti rilevati nelle stazioni della rete regionale di monitoraggio localizzate in prossimità dell’incendio (stazione Fiumaretta) e ubicata nel quadrante interessato dalla direzione prevalente dei venti nella fascia orario 9-13 (stazione Aurelia). Anche in questo caso, infatti, non si erano registrati superamenti dei limiti, così come l’analisi dei dati di concentrazione oraria non aveva evidenziato sforamenti.

Intanto vanno avanti le indagini. La Polizia sta attendendo le risultanze di alcuni accertamenti tecnici e ad oggi non esclude alcuna pista. Né quella dell’origine dolosa dell’incendio, sulla quale si erano concentrate le indagini nei primi giorni, ma né tantomeno quella di una causa accidentale, dovuta ad un’autocombustione per i diversi materiali accumulati ed il caldo di quei giorni. Nel frattempo però l’area rimane ancora sotto sequestro, con i cancelli che si aprono soltanto al mattino per consentire alla società di procedere con la bonifica dei luoghi, così come accordato dalla magistratura. Ma la chiusura forzata di queste settimana sta già avendo ripercussioni negative sull’azienda, costretta in questi giorni ad inviare le prime lettere di licenziamento a tre operai. Una decisione sofferta anche per i vertici della società che, finora, hanno garantito lo stipendio a tutti pur senza introiti. Ma, come avevano detto più volte anche gli stessi operai in queste settimane, una situazione del genere non poteva essere protratta a lungo. La speranza è che, a breve, possa essere dissequestrato il cantiere per poter almeno riprendere l’attività, in attesa degli esiti dell’inchiesta avviata dalla magistratura.

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''Ancora non possiamo fare impegni di spesa''

SANTA MARINELLA – «Leggendo l’articolo a firma de ‘‘Il Paese che vorrei’’, ritengo sempre più necessario organizzare, nell’immediato, un corso agli stessi amici della lista del consigliere Casella sul Testo Unico degli Enti Locali». 
Questa la risposta del sindaco Pietro Tidei ai responsabili del ‘‘Paese che Vorrei’’, che criticavano le scelte fatte dalla vecchia amministrazione comunale di approvare una mozione per la realizzazione del progetto di abbattimento delle barriere architettoniche, rimasto solo sulla carta. 
«Comunque – prosegue il primo cittadino – a loro sfugge un particolare molto importante, i Comuni in dissesto finanziario non possono fare alcun impegno di spesa sino all’insediamento dell’organismo straordinario di liquidazione nominato dal Ministero degli Interni. Successivamente alla nomina e all’insediamento di tale organismo, saremo in grado di dichiarare il riequilibrio di bilancio e poter iniziare quindi ad assumere gli impegni di spesa. Appare, quindi, una critica strumentale e piena di demagogia, specialmente perché si invoca una mozione di cinque anni fa. ‘‘Il Paese che Vorrei’’ dove è stato in questi anni mentre qualcuno che non sono io, portava l’Ente allo sfascio più totale? Perché chiederne conto alla mia Giunta a soli tre mesi dall’insediamento? Polemiche a parte, vorrei comunicare ai miei concittadini che, la delega relativa ai problemi della disabilità è stata conferita ad un disabile che avrà la sensibilità necessaria per affrontare tutte le problematiche relative alle barriere architettoniche e non solo». 
«Vorremmo – conclude Tidei – di concerto con la Regione Lazio, trasferire la gestione di un tratto di spiaggia delle sabbie nere ad associazioni che si occupano di disabilità, per consentire alle stesse di poter gestire liberamente detto tratto a scopo turistico ricreativo, con la realizzazione di tutte le opere necessarie a carico del Comune. 
Su questo tema, non consento alcuna demagogia, invito viceversa, ogni forza politica, a dare il proprio contributo per rendere Santa Marinella più friendly per i disabili».

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Ladispoli, ancora battaglia sull'acqua.

LADISPOLI – “A Ladispoli, come reso noto dalla ASL, per tutta l’estate nessun problema di potabilità, fatta eccezione per un episodio in cui c’è stato un minimo sforamento dei floruri, immediatamente risolto grazie al pronto intervento dei tecnici della Flavia Servizi. Serve ancora qualcosa? Devo pubblicare anche le mie analisi del sangue?  Avviso che potrei avere la glicemia alta…”

Così il Sindaco Grando, sui social, replicava alla richiesta del consigliere del Movimento 5 Stelle, Pizzuti Piccoli, circa i valori di potabilità dell’acqua. Il movimento 5 Stelle, però, torna all’attacco chiedendo al primo cittadino i dati effettivi.

“Qualche giorno fa, scrivono i pentastellati in una nota, il Sindaco di Ladispoli ci chiedeva se oltre ai valori delle analisi dell’acqua potabile, il M5S fosse interessato anche alle sue analisi del sangue. Chiaramente non abbiamo alcun interesse a curiosare sui valori ematochimici del primo cittadino ma, comunque, non ci serve una conferma di laboratorio per affermare che il nostro Sindaco è affetto da una grave forma di allergia, quella alla democrazia. Detto questo ci permettiamo di fare un veloce riassunto della vicenda acqua. L’azienda partecipata Flavia Servizi estrae e distribuisce l’acqua potabile su tutto il territorio comunale. La qualità dell’acqua è tenuta sotto controllo tramite analisi fatte direttamente da Flavia e, parallelamente ed indipendentemente, dalla Regione Lazio per opera dell’ARPA. Quest’ultima, comunica i risultati alla ASL territoriale che comunica i dati al comune di Ladispoli, che, quando occorre, come è accaduto in agosto, mette in atto le idonee misure. Sul sito di Flavia Srl sono pubblicati i risultati delle analisi fatte per conto dell’azienda da un laboratorio esterno. Nell’anno 2016 ci sono 21 report, per l’anno 2017 solo due report relativi al mese di gennaio.

Non sapendo se questo vuoto facesse parte del “grando cambiamento” ci siamo sentiti in dovere, prosegue la nota, di chiedere alla Flavia, a Marzo e Maggio, di rendere pubblici, se non i risultati delle analisi fatte in tutto questo intervallo, almeno quelli dei mesi più recenti. Come avrete intuito non abbiamo avuto alcuna risposta. Solo allora abbiamo dato vigore alla nostra azione rivolgendoci alla ASL e chiedendo, sia in via istituzionale che pubblicamente al Sindaco e alla Flavia, di dare un segno di esistenza in vita.

Nella risposta il Sindaco, prosegue la nota, prende a grossolane pedate qualunque elementare forma di rispetto del ruolo delle parti democratiche, ma non soddisfatto di travalicare qualunque confine istituzionale e limite del buon gusto, ci minaccia di interessare l’avvocatura.

Tra le altre cose il Sindaco Grando scrive che a seguito della segnalazione della ASL (9 Agosto) del valore dei fluoruri alterato nelle analisi effettuate dall’Arpa (campione del 17 Luglio) non solo la Flavia è prontamente intervenuta ma sono stati “intensificati i controlli”.

Da cui viene spontanea una domanda: se Flavia fa periodicamente dei controlli, che sono stati intensificati, lo sforamento dei fluoruri documentato da Arpa il 17 luglio era sfuggito alle analisi? In che data sono stati fatti da Flavia i controlli dell’acqua nei mesi di giugno e luglio?

Carissimi, Sindaco e amministratore di Flavia, conclude il Movimento 5 Stelle, vi abbiamo chiesto tre volte di pubblicare i dati dei valori dell’acqua potabile della rete idrica di Ladispoli. L’abbiamo fatto in via istituzionale, formale ma bonaria convinti di avere di fronte persone consapevoli dei propri doveri. Evidentemente ci siamo sbagliati e di questo chiediamo scusa ai nostri elettori. Provvederemo”.

 

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Omicidio Vannini, i legali della famiglia Ciontoli ricorrono in Appello

LADISPOLI – Dopo il Pm D'Amore anche i legali della famiglia Ciontoli hanno deciso di presentare ricorso contro la Sentenza di primo grado che ha condannato, nel caso dell'omicidio di Marco Vannini, Antonio Ciontoli a 14 anni per omicidio volontario e a 3 anni i suoi familiari, la moglie Maria Pezzillo e i figli Federico e Martina. I legali della famiglia, come già preventivato a poca distanza dalla lettura della sentenza da parte dei giudici della Corte d'Assise di Roma, hanno sostanzialmente riproposto tutte le "incongruenze" rilevate durante il dibattimento, relativamente alla ricostruzioner dei soccorsi fatta dal collegio dei periti nominata dalla Corte. Ancora una volta gli avvocati Andrea Miroli e Pietro Messina puntano i riflettori sulla sentenza ThyssenKrupp. La corte, a loro modo di vedere, avrebbe ignorato "una svolta – ha spiegato Messina – rispetto le nozioni pregresse, sulla previsione dell'evento che non appare più come elemento determinante per stabilire la volontà dell'evento morte". Nel ricorso dunque, i due legali ribadiscono ancora una volta come non fosse volontà di Antonio Ciontoli far morire Marco (chiedendo dunque che da omicidio volontario si passi all'accusa di omicidio colposo). Per i due avvocati da rivedere è anche la posizione dei tre componenti della famiglia Ciontoli, condannati a tre anni per omicidio colposo. "La sentenza – ha infatti spiegato Messina – a nostro giudizio è molto contradditoria. Da una parte si esclude la consapevolezza della situazione così come si poteva rappresentare al capofamiglia e dall'altra attribuisce a questa, un mancato intervento o delle mancate sollecitazioni rispetto a quello che era successo". Insomma, se effettivamente Martina, Federico e Maria Pezzillo non erano a conoscenza dello sparo di pistola, per i legali, a loro non si potrebbe imputare il non aver fornito "informazioni precise ai sanitari su come si era arrivati al ferimento". "Abbiamo sottolineato – ha proseguito l'avvocato Messina – che se è vero, come ha dimostrato il dibattimento, che i famigliari non avevano la consapevolezza di quanto accaduto, non avevano responsabilità e alcuna posizione di garanzia rispetto alla necessità di sollecitare, di precisare i contorni della vicenda ai sanitari". A loro potrebbe essere addebitata "l'omissione di soccorso, ma non certamente un valore nel nesso di causalità tra il ferimento e l'evento morte". Nel ricorso in Appello dunque i due legali hanno chiesto l'assoluzione di Martina, Federico e Maria Pezzillo e in subordine l'omissione di soccorso.

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Omicidio Vannini, i legali della famiglia Ciontoli ricorrono in Appello

LADISPOLI – Dopo il Pm D'Amore anche i legali della famiglia Ciontoli hanno deciso di presentare ricorso contro la Sentenza di primo grado che ha condannato, nel caso dell'omicidio di Marco Vannini, Antonio Ciontoli a 14 anni per omicidio volontario e a 3 anni i suoi familiari, la moglie Maria Pezzillo e i figli Federico e Martina. I legali della famiglia, come già preventivato a poca distanza dalla lettura della sentenza da parte dei giudici della Corte d'Assise di Roma, hanno sostanzialmente riproposto tutte le "incongruenze" rilevate durante il dibattimento, relativamente alla ricostruzioner dei soccorsi fatta dal collegio dei periti nominata dalla Corte. Ancora una volta gli avvocati Andrea Miroli e Pietro Messina puntano i riflettori sulla sentenza ThyssenKrupp. La corte, a loro modo di vedere, avrebbe ignorato "una svolta – ha spiegato Messina – rispetto le nozioni pregresse, sulla previsione dell'evento che non appare più come elemento determinante per stabilire la volontà dell'evento morte". Nel ricorso dunque, i due legali ribadiscono ancora una volta come non fosse volontà di Antonio Ciontoli far morire Marco (chiedendo dunque che da omicidio volontario si passi all'accusa di omicidio colposo). Per i due avvocati da rivedere è anche la posizione dei tre componenti della famiglia Ciontoli, condannati a tre anni per omicidio colposo. "La sentenza – ha infatti spiegato Messina – a nostro giudizio è molto contradditoria. Da una parte si esclude la consapevolezza della situazione così come si poteva rappresentare al capofamiglia e dall'altra attribuisce a questa, un mancato intervento o delle mancate sollecitazioni rispetto a quello che era successo". Insomma, se effettivamente Martina, Federico e Maria Pezzillo non erano a conoscenza dello sparo di pistola, per i legali, a loro non si potrebbe imputare il non aver fornito "informazioni precise ai sanitari su come si era arrivati al ferimento". "Abbiamo sottolineato – ha proseguito l'avvocato Messina – che se è vero, come ha dimostrato il dibattimento, che i famigliari non avevano la consapevolezza di quanto accaduto, non avevano responsabilità e alcuna posizione di garanzia rispetto alla necessità di sollecitare, di precisare i contorni della vicenda ai sanitari". A loro potrebbe essere addebitata "l'omissione di soccorso, ma non certamente un valore nel nesso di causalità tra il ferimento e l'evento morte". Nel ricorso in Appello dunque i due legali hanno chiesto l'assoluzione di Martina, Federico e Maria Pezzillo e in subordine l'omissione di soccorso.

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''Caso Corrado Melone'', Agresti replica all'assessore Cordeschi

LADISPOLI – Non si arresta la "polemica" nata attorno alla vicenda "aule" alla Corrado Melone. Il dirigente scolastico Riccardo Agresti replica punto per punto alle "accuse" mosse dall'assessore alla Pubblica Istruzione Lucia Cordeschi a cominciare proprio dal numero di iscrizioni all'interno dell'istituto scolastico, lasciando intuire che l'intera vicenda potrebbe avere anche degli strascichi giudiziari. Di seguito la lettera integrale resa pubblica dal dirigente scolastico.

Carissima assessora Cordeschi,
non comprendo cosa abbia potuto infastidirLa tanto da spingerLa ad emanare un comunicato ufficiale del Comune per lanciare l’allarme pericolo per la Scuola di Ladispoli individuandolo nella mia persona; lo verrà a spiegare meglio in tribunale.
Lei, assessora, forse non sa che il Dirigente Scolastico (non “direttore”, termine legato ad una vecchia normativa sorpassata dal 1999) non ha poteri se non esecutivi, cioè chi determina la linea “politica” della Scuola è il Consiglio di Istituto (9 genitori, 9 docenti, 2 ata eletti democraticamente) il quale, approvandone il regolamento, obbliga il Dirigente a rispettarlo e a farlo rispettare. Alla “Melone”, ad esempio, se un ragazzo commette un atto contrario alla corretta convivenza civile (e cosa si intenda per “corretta” convivenza è indicato chiaramente nel regolamento) sa che avrà conseguenze dettate in base ad un puntuale regolamento in vigore e a nulla valgono le pressioni sul Dirigente da parte, ad esempio, di assessori per cercare di farla fare franca ai figli dei suoi amici, perché alla “Melone” i ragazzi hanno tutti pari diritti e doveri.
Lei, assessora, forse non sa che non esiste alcun “numero legale” di studenti per ciascuna Scuola. Infatti le circolari ministeriali indicano le modalità per limitare il numero di iscritti in caso di necessità, cioè chiede di inserire nel regolamento i criteri di accettazione delle iscrizioni. Criteri che il Consiglio di Istituto della “Melone” non ha voluto volontariamente indicare perché ritiene che i genitori debbano essere liberi di poter scegliere a quali Scuole iscrivere i propri figli. In base all’ incremento continuo di iscrizioni, sono anni che la “Melone” chiede al Comune di dimensionare gli Istituti scolastici spostando la gestione del plesso “Livatino” dalla “Ladispoli 1” che da anni è invece in netto calo di iscrizioni. Infatti è compito del Comune e dei suoi assessori reperire le aule che sono un bene comune e non proprietà delle singole Scuole. Quindi il Comune ha il dovere di metterle a disposizione dei ragazzi che ne hanno necessità e non delle velleità degli Istituti.
Lei, assessora, forse non sa che proprio il plesso “Livatino”, al momento con aule occupate dai bambini del plesso di via Rapallo della “Ladispoli 3”, una volta terminati i lavori per la messa in sicurezza di quel plesso, si ritroverà con ben 10 aule vuote (comprese quelle prima occupate dalle maestre “storiche” della “Melone” che per anni vi hanno insegnato, ma da quest’anno non potranno più farlo), mentre alla “Melone” i ragazzi, per quest’anno, dovranno rinunciare ai laboratori.
Lei, assessora, forse non sa che a causa di promesse irrealizzabili da parte della “Ladispoli 1” (classi a tempo pieno non autorizzate dal Ministero per le quali il Comune ha speso denari pubblici per realizzare una mensa che non sarà utilizzata), una decina di studenti della secondaria si sono riversati in estate alla “Melone” che ora ha classi al massimo della capienza di sicurezza (24 alunni per classe).
Lei, assessora, forse non sa (se ne chieda il motivo) che tutte le insegnanti delle quinte primaria della “Ladispoli 1” si sono trasferite altrove e quando i genitori sapranno che le maestre, loro promesse a suo tempo, non ci sono più, una gran parte di loro chiederà trasferimento alla “Melone” portando al limite massimo di sicurezza anche la primaria.
Lei, assessora, forse non sa che forse ci sono problemi più seri che realizzare una ulteriore mensa alla “Fumaroli” (ma ringraziamo comunque il Comune per i lavori realizzati senza descriverceli, non richiesti e non strettamente necessari) in quanto, per concedere l’uso del polifunzionale ad esterni, sarebbe stato sufficiente rispettare le prescrizioni della ASL: “sanificare la sala dopo ogni utilizzo da parte di esterni”.
Lei, assessora, forse non sa che proprio grazie all’aiuto del Sindaco Grando, siamo riusciti in extremis (cioè i lavori si stanno svolgendo in questi giorni ed effettuati solo grazie all’intervento del Sindaco, e non terminati durante l’estate come da Lei riportato) a ricavare gli spazi necessari con lavori (questi realmente necessari) di miglioria e che resteranno comunque utili per i ragazzi anche in caso di un eventuale crollo delle iscrizioni negli anni futuri. Lavori di miglioria della cui necessità generale Lei era ben a conoscenza fin dallo scorso anno, e che non sarebbero mai stati messi in opera senza l’intervento risolutivo del Sindaco Grando. Sindaco che per un anno ha sopportato che il proprio figlio restasse in una classe “sgabuzzino”, mentre i ragazzi della “Ladispoli 1” occupavano in 15 o 16 aule della capienza da 27.
Lei, assessora, forse non sa che la responsabilità della sicurezza degli alunni è solo formalmente in capo al Dirigente Scolastico, ma questi, una volta segnalati al Comune i problemi osservati, non è più legalmente responsabile di malaugurati incidenti.
Lei, assessora, forse non sa che la “Melone” invia costantemente segnalazioni che, fortunatamente, anche con la precedente Amministrazione, vengono prontamente risolti dagli efficienti uffici tecnici comunali (cosa in realtà non vista in altre città dove i lavori da me richiesti 10 anni fa si attende ancora debbano essere effettuati).
Lei, assessora, forse non sa che il laboratorio di ceramica esiste alla “Melone” da anni e che il Comune ha solo fatto minimi adeguamenti all’impianto elettrico per predisporre il laboratorio ceramica all’utilizzo di strumenti acquistati con finanziamenti ministeriali. Se gli alunni della “Melone”, iscritti e frequentanti serenamente alla “Livatino”, fossero rimasti in quel plesso, il laboratorio all’avanguardia sarebbe già funzionante, ora dovremo attendere un anno sperando che il Comune prenda atto che il plesso “Livatino” avrà aule vuote e lo assegni, come richiesto da anni, alla “Melone”. Non si tratta di avere accettato domande di iscrizione in più (peraltro i genitori devono avere il diritto di scegliere in quale Scuola iscrivere i propri figli in base all’offerta formativa), ma di avere viste negate le aule che ormai da 6 anni erano frequentate da alunni della “Melone”.
Lei, assessora, forse non sa che se la sicurezza degli edifici è in capo a Lei ed al Sindaco, la sicurezza degli alunni alla “Melone” è garantita proprio da un regolamento che viene applicato per tutti, senza distinzioni né favori, e proprio questo tranquillizza i ragazzi che si sentono protetti da bulli adulti o piccini.
Lei, assessora, forse nemmeno sa cosa io abbia scritto nel mio comunicato dove ringraziavo il Sindaco Grando e spiegavo che grazie a lui erano stato scongiurati i doppi turni decisi fin dal mese di giugno dal Consiglio di Istituto e mai da me comunicato ai genitori proprio per evitare allarmismi (eventualmente utilizzabili per bassi fini politici) o di frastornare i genitori (che in realtà sono informati puntualmente degli avvenimenti reali e quindi non vengono frastornati da nessuno) e far vivere una estate serena a tutti nella convinzione (corretta) che la Amministrazione Comunale, di cui fa parte anche Lei, avrebbe certamente risolto il problema. Soluzione in effetti giunta grazie all’intervento estivo del Sindaco.
Lei, assessora, forse non sa che, poiché io sono uno statale (e mi ritengo un servo dello Stato), il mio stipendio non aumenta né diminuisce se la Scuola che sono chiamato a dirigere cresca o deperisca; che alla mia età non ho alcuna necessità di farmi pubblicità (per cosa poi?); né che il mio “egocentrismo” goda nel vedermi attaccare villanamente da un assessore preparato come Lei.
Lei, assessora, forse non sa che è da quando lavoro che assessori di destra, sinistra e di centro a turno mi attaccano (chi più villanamente chi meno) e sempre perché non mi sono mai piegato a fare favori ai potenti di turno perché ho applicato la Legge negando all’assessore di turno di avere voti grazie ai favori che avrei loro concessi, negandoli però ad altri genitori che non hanno amicizie in Comune.
Lei, assessora, forse non sa che io non faccio “politica”, come fa Lei, ma volontariamente faccio “Politica” nel senso gramsciano del termine: ho i miei ideali e li applico senza ipocrisie nella mia vita quotidiana, senza badare a chi faccio torto. Per questo sono stato definito di volta in volta fascista, comunista o servo del Papa (persona che, peraltro, stimo infinitamente, senza comunque esserne servo). Questo mi attira le ire di chi crede che l’Italia possa essere gestita in maniera anarchica nel senso deteriore del termine: “gli altri rispettino la Legge, io faccio ciò che mi pare” e quindi risultano contrariati se il proprio figlio viene “bocciato” o “sospeso” perché rispettivamente non abbia studiato o abbia mancato di rispetto a qualcuno. Ma fortunatamente si tratta di pochissime persone ignoranti che alzano la voce e minacciano solo da dietro la tastiera di un computer.
Lei, assessora, forse non sa che se la “Melone” è gradita da un gran numero di genitori è perché in questa Scuola si insegna ad usare il proprio cervello, a ragionare guardando le fonti, a comprendere che la conoscenza rende liberi da qualsiasi tipo di schiavitù e lo fa con una miriade di attività che rendono piacevole lo studio ed appassionano i ragazzi alla cultura ed alla conoscenza, stimolando la loro naturale curiosità.
Lei, assessora, forse non sa troppe cose, ma, anche se credo che un assessore che si rispetti debba conoscere a fondo l’argomento di cui è stato investito dal proprio Sindaco, posso concederLe l’attenuante che non sia né un docente né un dirigente; tuttavia, in merito alle offese personali, dopo avere accettato le scuse non richieste e non necessarie da parte di quel galantuomo che è il Sindaco Grando, credo che le Sue scuse pubbliche siano necessarie o le avrò in tribunale.
Buon proseguimento di carriera politica.
Riccardo Agresti

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FdI duro sulla lotta all’illegalità: ''Serve controllo continuato nelle strade''

CIVITAVECCHIA – Il circolo territoriale Giorgio Almirante di Fratelli d’Italia si sofferma sulla situazione illegalità ed abusivismo della città, descrivendo, con toni particolarmente forti, uno scenario di anarchia, e propone soluzioni drastiche: «Non si riesce a liberare la caserma De Carolis dagli occupanti clandestini che annoverano tra le loro fila spacciatori, prostitute, accattoni e pregiudicati di vario tipo. Inoltre abbiamo ricevuto diverse segnalazioni sullo stabile dell’ex ristorante Esterina, dove sembrerebbero trovare rifugio alcuni immigrati. Non si riesce a contrastare efficacemente il fenomeno dilagante dei venditori abusivi, che per tutta l’estate hanno venduto la loro merce contraffatta e senza alcuna autorizzazione. Siamo convinti che per costruire una città migliore non sia giusto chiudere gli occhi davanti a determinate situazioni di illegalità, né tollerarle, ma siamo certi del fatto che questi fenomeni non possano essere affrontati con blitz saltuari ed isolati. È indispensabile una continuativa opera di controllo, a cominciare da una più assidua presenza di agenti di Polizia Locale nelle strade, con repressione degli abusi e della violazione delle ordinanze. L’attuale Amministrazione Comunale si è dimostrata assente ed inefficace. Anche per questo sarà indispensabile una drastica svolta alle prossime elezioni».

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