Total Erg: la sovrattassa va restituita

CIVITAVECCHIA – Altri guai per Molo Vespucci, alle prese oggi non solo con vertenze occupazionali. Una nuova tegola si è abbattuta infatti sull’ente, che dovrà restituire nei prossimi due mesi, 4,7 milioni di euro  alla Total Erg a seguito della sentenza della scorsa settimana della Quinta Sezione del Consiglio di Stato. Nodo del contendere la sovrattassa applicata da qualche anno, con il Consiglio di stato che l’ha bocciato, definendo la ‘‘sovrattassa qualificabile come tributo aggiuntivo, consentito dalla normativa, solo per finanziare opere ed investimenti particolari’’.

La questione è stata anche al centro di una interrogazione al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti da parte del senatore di Forza Italia Gaetano Quagliariello – in discussione probabilmente subito dopo l’estate – nella quale, tra l’altro, veniva sottolineata l’inerzia degli attuali vertici dell’Adsp ‘‘perché per tutto l’anno 2017, pur essendo a conoscenza della grave e preoccupante situazione creatasi per l’equilibrio dei conti dell’ente a seguito delle diverse sentenze, non ha ritenuto, né di addivenire ad un accordo transattivo con TotalErg o suoi aventi causa, né tanto meno di approvare un nuovo decreto di revisione delle aliquote, motivandolo adeguatamente in considerazione della realizzazione della darsena traghetti e servizi del porto di Civitavecchia, opera infrastrutturale rientrante tra quelle per le quali la legge n. 84 del 1994 ha attribuito alle autorità portuali la potestà impositiva della sovrattassa”. La transazione, che avrebbe potuto evitare questo esito, non ha probabilmente imboccato la strada giusta, anche se dall’Adsp nessuno commenta al momento. 

Negli anni 2012 e 2013 l’Autorità portuale aumentò l’aliquota della tassa portuale relativa ai traffici di oli minerali e carbone, con Totalerg che presentò ricorso al Tar del Lazio contro tali aumenti. Nel 2015, il Tar del Lazio accolse il ricorso di Totalerg e annullò i decreti dell’Autorità portuale, perché non motivati da esigenze di investimenti infrastrutturali, né valevoli per ogni tipologia di merce. L’ente fece appello al Consiglio di Stato che, nel febbraio 2016, lo accolse e riformò le sentenze del Tar di un anno prima, rimettendo la materia alla magistratura tributaria. Nel novembre 2016, però, il Consiglio di Stato denunciò l’insussistenza delle motivazioni che avevano portato l’Autorità portuale ad aumentare la sovrattassa; successivamente, il Presidente della Repubblica accolse il ricorso straordinario presentato dalla società Total Erg SpA e dalla sua partecipata Raffineria di Roma SpA al Consiglio di Stato. Oggi Molo Vespucci si trova nelle condizioni di dover restituire i 4,7 milioni – accantonati ad aprile con una variazione di bilancio – dall’altro attende il pronunciamento sempre del Consiglio di Stato, e previsto per novembre, sulla tassa: in questo caso si parla di 9 milioni di euro.  

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Sequestri sulle spiagge:  plauso di Olmi e Ziccardi alle forze dell’ordine

TARQUINIA –  Sabato e domenica scorsa, la polizia locale di Tarquinia ha effettuato il sequestro di circa 200 capi d’abbigliamento contraffatti e vari oggetti che venditori abusivi cercavano di smerciare sulla spiaggia del Lido di Tarquinia.
Inoltre sono state contestate diverse infrazioni ed elevate multe ai venditori non in regola. L’operazione rientra tra quelle messe in atto in collaborazione con la Questura di Viterbo e coinvolge, oltre alla Polizia Locale, anche la Guardia Costiera e la Guardia di Finanza. Per il momento i risultati di questa operazione non sono ancora stati resi noti, ma i consiglieri comunali Stefania Ziccardi, incaricata al Commercio e Silvano Olmi, incaricato alla Sicurezza, esprimono il loro apprezzamento per quanto fatto dalle forze dell’ordine. «Ringraziamo le forze di polizia per l’azione di controllo effettuata sulla spiaggia del Lido – dicono Ziccardi e Olmi –  il fenomeno dei venditori abusivi colpisce tutto il litorale italiano e va represso adeguatamente. Oltre a vendere capi con marchi contraffatti, che creano danni alle case di moda italiane, i venditori ambulanti sono privi di qualsiasi autorizzazione alla vendita. La legalità è una priorità di questa amministrazione comunale e siamo impegnati costantemente per far rispettare le leggi».

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Moscherini: ''Un progetto articolato per rilanciare Tarquinia'' 

TARQUINIA – Riportare l’attività di pesca a Porto Clementino, ridando vigore all’antico molo. Tutelare le vasche delle Saline e riaprire una piccola fabbrica del sale, proprio come a Cervia, sfruttando la presenza dell’Università della Tuscia quale laboratorio scientifico di ricerca e controllo e ambìto polo culturale attrattivo per scuole ed altri Atenei. Inserire la talassoterapia per la cura della pelle. Coniugare, poi,  la scienza alla storia, grazie al vicino porto di Gravisca. Ma non solo. Costruire anche un porticciolo turistico per piccole navi da crociera, con tanto di oceanario. Un porto che funzioni, al contempo, da barriera protettiva per l’area delle Saline e da veicolo economico di alta qualità per il territorio. Infine, integrare la riqualificazione urbanistica di San Giorgio dentro questo contenitore globale di sviluppo. 
È questo l’ambizioso progetto illustrato dal consigliere comunale Gianni Moscherini mercoledì mattina alla stampa e già presentato ai cittadini di Tarquinia nel convegno dello scorso 13 luglio. Un obiettivo importante per il territorio che coniuga l’ambiente  al turismo, alla cultura e alla riqualificazione urbana. 
Il ‘’Cantiere della nuova politica’’ è in piena attività per portare a termine l’o0biettivo definito «molto importante per il futuro turistico, occupazionale ed urbano della città e del territorio di Tarquinia». Un progetto che punta ad essere discusso – con il disegno preliminare -, in consiglio comunale già a settembre e che, se non incontrerà intoppi nella stesura definitiva,  potrà essere cantierato già entro l’anno 2019. «Il lavoro di preparazione sta per essere concluso – ha spiegato Gianni Moscherini –  e nell’arco di 20 giorni il progetto preliminare, con le relative ed eventuali osservazioni, potrà essere presentato al sindaco Mencarini e portato al vaglio del consiglio comunale».
TRE DIRETTRICI SU CUI LAVORARE. «Il progetto – ha spiegato il leader del ‘‘Cantiere della nuova politica’’ – è articolato, anche se è unico, perché investe tutte le aree comprese tra Porto Clementino e San Giorgio, comprese le Saline. Un lavoro lungo, fatto già prima delle elezioni e ripartito successivamente con lo studio di Porto Clementino. Dal Porto Clementino ci siamo poi allargati, perché l’obiettivo è uno. La difesa ambientale della costa delle Saline dalle continue mareggiate è infatti un problema che può essere arginato anche attraverso la riqualificazione dell’intera area, fino a San Giorgio,  che preveda anche delle protezioni a mare che abbiano una duplice  funzione,  quella ambientale e quella di sviluppo turistico e urbanistico». 
PORTO CLEMENTINO.  «Abbiamo fatto verificare la possibilità di riportare Porto Clementino a svolgere quelle funzioni che aveva ai tempi di Clemente XIII riorganizzando la pesca. I pescatori amatoriali potranno vendere direttamente sul molo il pesce da loro pescato. Un’attività che si legherebbe anche alla storia del vicino porto di Gravisca.
SALINE. Vicino al Porto Clementino ci sono poi le Saline che richiedono un intervento di tutela. «Il progetto è quello di difendere le vasche – ha ricordato Moscherini –  e di questo una grande  lezione ce l’ha data il professor Nascetti che ha studiato la materia. Tutte le opere che saranno realizzate, dovranno garantire l’intoccabilità del fondale marino a partire dalla Posidonia. Poi si tratta di sfruttare il sale, utilizzando le strutture lasciate abbandonate dal sindaco Mazzola. Lì, l’unica parte ancora sfruttata è quella dedicata ai carabinieri Forestali e quella dell’Università della Tuscia con il professor Nascetti, per il resto è tutto in stato di abbandono. Alle Saline vogliamo fare quello che è stato fatto a Cervia: rifare una piccola fabbrica del sale con un investitore, già potenzialmente presente. Ma non solo, l’area si presterebbe a quello che già Luigi Daga, come ha ricordato il professor Nascetti aveva pensato, e cioè la talassoterapia, apportando le opportune modifiche alle strutture già esistenti.
IL PORTICCIOLO. Tra le Saline e San Giorgio viene poi ripensato il porto turistico che era già stato presentato in campagna elettorale. La location è infatti diversa, spostandosi dalla foce del Marta, al confine con San Giorgio. «Le numerose problematiche dell’area – ha spiegato Moscherini –  hanno portato il gruppo di professionisti che sta lavorando sul progetto, a ritenere più idonea l’area a ridosso di San Giorgio, integrando così il porticciolo con l’idea della ‘’città giardino’’ studiata per la riqualificazione urbanistica della zona». «Inserendo il porticciolo lì in quella zona, si attua una riorganizzazione globale dell’area dal punto di vista turistico e sanitario. – ha detto Moscherini – La struttura del porticciolo a forma di coda è anche studiata per proteggere l’area dalle mareggiate. La realizzazione del porticciolo a forma di ‘’nove’’ seguirà, in ogni caso le esigenze ambientali, a seconda dei pescaggi. Qui è previsto anche un oceanario, nei primi trecento e quattrocento metri dalla sabbia, fino ad arrivare a dopo quattrocento metri che si va sul pescaggio delle barche. Poi l’ attracco per piccole navi da crociera: la scelte è legata anche al fatto che le navi più piccole, oltre ad essere meno impattanti dal punto di vista ambientale trasportano turisti più ricchi, che forniscono maggiori garanzie economiche per il territorio ai quali viene offerto un contesto turistico- ambientale e culturale di assoluto interesse». 
IL PROFESSOR GUARASCIO. Il professor Massimo Guarascio, docente universitario della Sapienza di Roma, in  Ingegneria della sicurezza, ha già contribuito alla realizzazione del porto di Civitavecchia ed è stato per parecchi anni presidente della Rete mediterranea della Facoltà di Ingegneria che ha sede a Civitavecchia.  Attualmente è membro del consiglio della stessa rete. «Vorrei dare un contributo dal punto di vista identitario culturale – ha detto – coniugando l’identità del territorio con questo tipo di progetto». Le ragioni storiche del territorio, uniche e preziose, per il professore costituiscono infatti le basi su cui elaborare anche il progetto ambientale e naturalistico. “Quest’area rappresenta una ricchezza unica: a fianco a Roma ma diversa da Roma e prima di Roma. Un fatto importante da poter comunicare all’esterno. Omero ce lo ha raccontato: c'è un inno omerico a Dionisio e Bacco che cita per la prima volta  i Tirreni che hanno rapito Bacco in una delle prime incursioni nell'est del Mediterraneo. Nell'anno mille e un po' prima. Narra il mito che i Tirreni si sono spaventati dai fenomeni strani di Bacco che ha fatto nascere uva sui pali della nave e si sono buttati in mare e sono diventati delfini. I delfini sono la trasformazione degli Etruschi. Basti pensare che sono disegnati all’interno delle tombe etrusche. Andrebbe creato un progetto culturale con le scuole e con le Università per diffondere la storia Etrusca e del territorio. La parte storica della cultura etrusca andrebbe poi integrata con la parte scientifica e ambientale. Il professor Nascetti ad esempio ha lanciato l'allarme dicendo che bisogna intervenire subito su quest’area perché sta diventando mar morto. Rischia cioè di estinguersi la vita marina se non si interviene adeguatamente. Il contributo di Nascetti e del laboratorio di biologia marina della Tuscia costituiscono un polo unico che ha già creato un progetto europeo di elevata importanza scientifica. Nell'ambito residenziale del borgo delle Saline si può creare un'area universitaria per gli studenti per approfondimenti sia storico e culturali del territorio sia scientifici e ambientali per un polo culturale unico nel suo genere. Questo investimento – ha aggiunto il professore – sarebbe un grande attrattore”.

I VINCOLI . “Il vincolo paesaggistico  deve essere messo all'inizio – ha sottolineato il professore -: le scelte vanno calibrate sulla base delle eventuali limitazioni ambientali e sulla necessita di proteggere la riserva; in questo contesto poi vanno inserite le altre opere di balneazione, navigazione e altro. Il laboratorio dell’Università della Tuscia, in questo senso rappresenta il riferimento di punta di come si protegge la vita marina. Il vantaggio sta infatti anche nell'avere la struttura universitaria di controllo fissa sull’area”.

I COSTI. L'equilibrio dei conti  relativi ai costi del progetto nel suo complesso sarà presentato nel progetto preliminare, sottolineano all’unisono Moscherini e il professore. “In approvazione in consiglio – ha spiegato Moscherini – andrà l'approvazione del progetto con gli eventuali investimenti pubblici, che saranno consistenti, e investimenti privati. Una volta approvato il progetto preliminare in consiglio si faranno i vari capitoli di intervento concreto per ogni parte del progetto”. 

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''Aurelia bis subito in sicurezza''

TARQUINIA – I comitati di Tarquinia tornano a chiedere la messa in sicurezza dell’Aurelia bis. L’occasione nasce per rispondere alle esternazione del deputato viterbese, Mauro Rotelli, che nei giorni scorsi ha rappresentato l’importanza strategica della trasversale Orte-Civitavecchia e la necessità del suo completamento.
“In Italia ci sono vecchie grandi opere incompiute che diventano fondamentali solo sui giornali ed in prossimità delle elezioni, – dicono Marzia Marzoli, presidente di Italia Nostra sezione Etruria; Simona Ricotti, responsabile nazionale Energia del Forum Ambientalista e Nicola Bonaiuto, portavoce del Comitato per il diritto alla mobilità –  e che periodicamente ravvivano i fan della trasversale a tutti i costi. Il politico di turno di oggi si chiama Mauro Rotelli e come tanti altri bisognosi di protagonismo a basso costo si presenta, dichiara: “la SS 675 va completata, urgentemente”… si ma lui, che pur risulta eletto sul territorio del Viterbese, dove è stato fino ad ora? Il completamento, afferma, è inserito tra le opere strategiche, di fondamentale importanza per lo sviluppo infrastrutturale dei trasporti del paese. Suona come uno spot ad un appalto tanto atteso da molti, null’altro, perché se fosse stata urgente come infrastruttura, avrebbe anche dovuto dire, per onestà intellettuale, che da oltre 40 anni, un susseguirsi di amministrazioni locali e nazionali di ogni colore hanno tenuto in vita un collegamento su un’arteria come la SS 1bis assolutamente indegno di una viabilità importante, con una strada mal gestita, pessimamente mantenuta e in tanti tratti pericolosa. E invece di questo aspetto, come tanti suoi colleghi illuminati e fulminati solo dal finanziamento a rischio di 472 milioni di euro, non se ne è mai interessato nessuno, lasciando il collegamento in questione abbandonato per decenni anche con elevati rischi per la sicurezza, anch’essa a lungo ignorata”.
Rotelli, asserisce poi che,” l’area portuale al centro dell’attenzione è uno dei principali hub del Mediterraneo e primo scalo crocieristico in Europa”, “vero, – replicano i comitati – ma ciò non ha niente a che fare con la vocazione di hub merci a cui incessantemente si fa riferimento per sostenere il completamento dell’opera e che appare oramai – dati portuali alla mano –  tristemente tramontata. La verità è che dopo 40 anni tutta la necessità di fare una superstrada non c’è più, c’è quella, irrealizzata seppur urgente, di connettere il territorio, con strade già esistenti ma adeguate, messe in sicurezza e con un programma certo di manutenzione nel tempo che ne consenta un uso appropriato sia per i ridotti traffici merci che per la mobilità locale e turistica”.
“Dopo troppi  anni – affermano i comitati locali – ancora oggi la SS1 Bis è un’arteria pericolosa e maltenuta, come ammette candidamente la stessa Anas, nei suoi documenti ma come nessuno dei politici in passerella sostenitori del mega finanziamento per la trasversale non si è mai impegnato a denunciare. La realtà impone che si proceda urgentemente ad una messa in sicurezza del tratto esistente compreso tra Monteromano e Tarquinia, dopo il necessario aggiramento di Monteromano, evitando di passare per la vallata del Mignone che distruggerebbe un ecosistema intatto e custodito come tale da centinaia di anni dai suoi residenti”. “Per dovere di completezza, – concludono  –  infine,  il nostro  Rotelli omette di ricordare come a dare il primo «niet» al tracciato verde, è stato infatti il Ministero dell’Ambiente che per ben due volte ha bocciato il tracciato progettato da Anas nella Vallata del Mignone e che l’intera procedura di approvazione è stata normata da quella famigerata «Legge Obiettivo» madre di tante altre grandi opere incompiute o sotto l’esame delle magistrature, ed oggi finalmente abrogata, che dallo stesso presidente dell’autorità anticorruzione Raffaele Cantone è stata definita come, “legge, potenzialmente criminogena». Inoltre occorre sempre ricordare come il Tar del Lazio, nel fissare a dicembre 2018 l’udienza di merito del ricorso promosso dalle associazioni ambientaliste e dai comitati locali, dai residenti, contro la localizzazione della SS675 nella Valle del Mignone, abbia affermato come “le esigenze della parte ricorrente siano apprezzabili favorevolmente e tutelabili adeguatamente con la sollecita definizione del giudizio nel merito”. Ma i sostenitori della superstrada a tutti i costi, chissà perché, questi elementi di chiarezza non li citano mai. Si preferisce evocare presunti libri dei sogni e di progresso da offrire in pasto ad un elettorato che però sempre più punisce la vecchia politica dei mestieranti, sempre pronti a cambiare le regole, quando queste danno loro torto o a ignorare le leggi quando queste non riflettono i loro interessi. Di sciagurato per ora abbiamo solo il tracciato verde e i suoi sostenitori, di sostenibile abbiamo la possibilità di una messa in sicurezza della SS1bis negli ultimi 10 km dopo l’aggiramento di Monteromano. Noi lottiamo per questo e per la salvezza della Valle del Mignone”.
 

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Il comitato Uiltec: ''Enel riconsideri le proprie posizioni’’

CIVITAVECCHIA – «Confidiamo che già dall’incontro del prossimo 19, Enel riconsideri le proprie posizioni dando la giusta dignità alla zona di Civitavecchia, evitandone il superamento perché necessaria, non soltanto dal punto di vista occupazionale, ma anche organizzativo». Lo dichiara il comitato degli iscritti Uiltec Civitavecchia che tuona: «Il conto della Sen non deve essere pagato dai lavoratori. Oggi – proseguono dal comitato iscritti Uiltec – è in corso l’ennesima ristrutturazione e riorganizzazione Enel, la quale purtroppo colpisce ancora una volta la nostra città, senza alcun rispetto per quanto la stessa abbia dato da oltre 70 anni all’industria elettrica prima ed all’Enel poi». Il comitato ricorda i sacrifici e le promesse fatte per la trasformazione di Torrevaldaliga nord «come primo impianto a carbone pulito del mondo».

Il comitato dipinge una situazione allarmante. «Si colpisce pesantemente la residua imprenditoria locale – proseguono – e i lavoratori delle medesime, modificando le procedure d’appalto, si dimenticano gli impegni sul mantenimento della distribuzione – zona di Civitavecchia che finirà fagocitata da Viterbo con la conseguenza della perdita di posti di lavoro puliti come venivano definiti. Enel University subirà la progressiva chiusura. La Centrale di Torrevaldaliga Nord ridurrà 24 posizioni in turno, mentre per il personale giornaliero dell’impianto, non vengono adeguatamente sostituite le figure che vanno Pensione. I punti Enel serviranno solo i clienti del mercato libero; i lavoratori del Servizio elettrico nazionale, dopo il 25 settembre 2018 dove e con chi lavoreranno? Gli utenti a chi si rivolgeranno? Quindi – conclude duro il comitato – si colpirà duro a Civitavecchia, iniziando anticipatamente quella exit strategy di uscita dal carbone, già prevista teoricamente dalla Sen ma purtroppo senza un progetto alternativo sul futuro del territorio».

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Csp: compattatori affittati inutilizzabili

CIVITAVECCHIA – Brutto imprevisto per Csp. I tre mezzi affittati recentemente dall'azienda partecipata al 100% del Comune da un privato, non sono utilizzabili. Tali mezzi infatti appartengono alla massa fallimentare di una terza società fallita e non potevano essere acquistati dalla società che ha poi affittato al Comune fino a dicembre 2018.

"Ho chiesto all'amministratore di farsi valere nelle sedi legali – ha commentato il sindaco Antonio Cozzolino – perchè a causa di questa deprecabile tenuta da parte della ditta che ha affittato i mezzi, si arreca un danno non da poco nel servizio al cittadino e nella normale programmazione dei lavori di Csp. È un qualcosa che non possiamo assolutamente tollerare ed il disagio ci deve essere adeguatamente rimborsato". 

L'amministratore della società Francesco De Leva ha già dato mandato ai legali di chiedere formalmente i danni per responsabilità contrattuale. "Si tratta di una fattispecie che non potevamo conoscere – ha chiarito – e di una grave responsabilità. Contestualmente, per minimizzare i disagi, abbiamo ripristinato in servizio i vecchi mezzi di nostra proprietà e ho chiesto agli uffici di Csp di analizzare tra le offerte già pervenute, le eventuali formule di possibile rapida applicazione di altri affitti, al fine di dotare il servizio dei mezzi necessari alle attività richieste. Siamo già al lavoro per ridurre i tempi di queste attività al massimo possibile".

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Caso Vannini, Marina: "Nessun commento, mi affido al procuratore"

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Lascio commentare al procuratore capo e al pubblico ministero che dovranno valutare le motivazioni della sentenza ed eventualmente trovare i motivi per ricorrere in appello. Per quanto mi riguarda, io personalmente  non ho parole. Torno a ripetere che Marco è stato ucciso per la seconda volta. Marco confidava nella giustizia, noi confidavamo nella giustizia e invece non c’è stata come speravamo. Non è che ora che sono uscite le motivazioni la situazione cambia. Non sono un avvocato, ne un pubblico ministero, e tantomeno un procuratore e quindi non mi rimane altro che affidarmi a loro. Spero che ci sia l’appello. Dalle carte ci sono tutti i presupposti per poterlo fare. Purtroppo questa, secondo me, è stata una sentenza che non ha avuto il coraggio di condannare adeguatamente  un’intera famiglia». 

Questo è quanto ha dichiarato Marina Conte, mamma di Marco Vannini, sentita dopo il deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado.  La più grande perplessità di Marina si riscontra nei motivi per i quali sono state concesse le attenuanti generiche, così motivate, come si legge in sentenza:  “Considerati, per tutti gli imputati per i quali è stata pronunciata condanna, la pregressa e del tutto regolare condotta di vita e la loro incensuratezza, l’evidente occasionalità e irripetibilità della vicenda, lo stesso legame affettivo esistente tra ciascuno di loro e la vittima e, quindi, la drammaticità, anche per loro, dei fatti in cui sono rimasti, in vario modo, coinvolti, possono essere loro riconosciute le circostanze attenuanti  generiche”.  

Non è d’accordo Marina perché «queste motivazioni – dice – non bilanciano adeguatamente l’immenso dolore arrecato alla mia famiglia. Non riesco a capire che attenuanti ci possono essere per il loro dolore. Questo lo vivo come un oltraggio a me e mio marito. E’ paragonabile al nostro dolore? E’ come un controsenso riconoscere delle attenuanti a chi non ha fatto niente per salvarlo. Mi ha sconvolto quando si parla di dolore quando poi tra le altre cose non hanno mai menzionato mio figlio. Nessuna parola buona nei suoi confronti. Non hanno mai detto per esempio a Marco gli volevamo bene. Ogni volta che hanno parlato di mio figlio hanno detto ‘’la cosa’’. E’ quindi inaccettabile un’attenuante perché soffrono a causa della morte di mio figlio. Noi soffriamo per la sua morte. Marco non c’è più. Aveva vent’anni  ero pieno di vita. Quando ho letto la sentenza non ho battuto ciglio nel senso che leggevo le motivazioni pur con animo polemico però quando sono arrivata alle attenuanti concesse anche per il dolore l’ho vissuto come un oltraggio. Loro (i Ciontoli) non hanno fatto niente,  non mi hanno mai detto niente e hanno continuato a mentire spudoratamente. Tranne quel giorno in udienza quando ha parlato il capofamiglia che si è girato verso di me e mio marito dicendo che ci aveva rovinato la vita ma aggiungendo che l’ha rovinata anche a lui e alla sua famiglia. Martina addirittura non si è mai girata, non mi ha mai cercato, mai detto una parola di conforto a me e mio marito. E mi parlano di dolore? Il dolore vero è il nostro». 

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«Nessun commento, mi affido al procuratore»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Lascio commentare al procuratore capo e al pubblico ministero che dovranno valutare le motivazioni della sentenza ed eventualmente trovare i motivi per ricorrere in appello. Per quanto mi riguarda, io personalmente  non ho parole. Torno a ripetere che Marco è stato ucciso per la seconda volta. Marco confidava nella giustizia, noi confidavamo nella giustizia e invece non c’è stata come speravamo. Non è che ora che sono uscite le motivazioni la situazione cambia. Non sono un avvocato, ne un pubblico ministero, e tantomeno un procuratore e quindi non mi rimane altro che affidarmi a loro. Spero che ci sia l’appello. Dalle carte ci sono tutti i presupposti per poterlo fare. Purtroppo questa, secondo me, è stata una sentenza che non ha avuto il coraggio di condannare adeguatamente  un’intera famiglia». 
Questo è quanto ha dichiarato Marina Conte, mamma di Marco Vannini, sentita dopo il deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado.  La più grande perplessità di Marina si riscontra nei motivi per i quali sono state concesse le attenuanti generiche, così motivate, come si legge in sentenza:  “Considerati, per tutti gli imputati per i quali è stata pronunciata condanna, la pregressa e del tutto regolare condotta di vita e la loro incensuratezza, l’evidente occasionalità e irripetibilità della vicenda, lo stesso legame affettivo esistente tra ciascuno di loro e la vittima e, quindi, la drammaticità, anche per loro, dei fatti in cui sono rimasti, in vario modo, coinvolti, possono essere loro riconosciute le circostanze attenuanti  generiche”.  
Non è d’accordo Marina perché «queste motivazioni – dice – non bilanciano adeguatamente l’immenso dolore arrecato alla mia famiglia. Non riesco a capire che attenuanti ci possono essere per il loro dolore. Questo lo vivo come un oltraggio a me e mio marito. E’ paragonabile al nostro dolore? E’ come un controsenso riconoscere delle attenuanti a chi non ha fatto niente per salvarlo. Mi ha sconvolto quando si parla di dolore quando poi tra le altre cose non hanno mai menzionato mio figlio. Nessuna parola buona nei suoi confronti. Non hanno mai detto per esempio a Marco gli volevamo bene. Ogni volta che hanno parlato di mio figlio hanno detto ‘’la cosa’’. E’ quindi inaccettabile un’attenuante perché soffrono a causa della morte di mio figlio. Noi soffriamo per la sua morte. Marco non c’è più. Aveva vent’anni  ero pieno di vita. Quando ho letto la sentenza non ho battuto ciglio nel senso che leggevo le motivazioni pur con animo polemico però quando sono arrivata alle attenuanti concesse anche per il dolore l’ho vissuto come un oltraggio. Loro (i Ciontoli) non hanno fatto niente,  non mi hanno mai detto niente e hanno continuato a mentire spudoratamente. Tranne quel giorno in udienza quando ha parlato il capofamiglia che si è girato verso di me e mio marito dicendo che ci aveva rovinato la vita ma aggiungendo che l’ha rovinata anche a lui e alla sua famiglia. Martina addirittura non si è mai girata, non mi ha mai cercato, mai detto una parola di conforto a me e mio marito. E mi parlano di dolore? Il dolore vero è il nostro». 

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Grasso: "Bollette idriche, oltre il 75% sono errate"

CIVITAVECCHIA – "La gestione del passaggio della gestione del servizio idrico ad Acea è stata fatta alla carlona, come gran parte delle poche cose fatte da Cozzolino e dal M5S". Non usa mezzi termini il capogruppo della Svolta Massimiliano Grasso, che torna sul caso denunciato qualche giorno fa e relativo all'invio delle bollette idriche da parte del Pincio, che inserisce una lettura definita "reale" alla data del 2 aprile ma in moltissimi casi notevolmente superiore a quella effettiva registrata in questi giorni da Acea.

"Il dirigente dei servizi finanziari oggi afferma che circa il 25% degli utenti ha fatto ricorso all’autolettura – ha infatti spiegato Grasso – quindi c’è da pensare che potenzialmente oltre tre quarti delle fatture siano errate, riportando la dicitura “reale” accanto a consumi solo stimati alla data del 2 aprile scorso".

L'assessore Florinda Tuoro cerca di minimizzare la situazione, confermando che sì, un po' di confusione c'è, ma era piuttosto scontata con il passaggio ad Acea. "I disagi ci sono, un po' perché non era possibile per noi leggere i contatori di tutte le utenze – ha spiegato – abbiamo infatti chiesto la collaborazione dei cittadini, chiedendo di inviarci la lettura". Ma evidentemente non tutti hanno proceduto in questo senso. Il risultato sono state bollette relative ad un periodo di un anno e mezzo, non corrispondenti alla realtà ma "reali" secondo il Pincio. "Le bollette comunque sono sempre state modificabili – ha aggiunto Tuoro – se il consumo non coincide con quanto fatturato. È possibile quindi recarsi al COmune per chiedere uno storno di quella che, eventualmente,  è la parte in più richiesta". 

Peccato però, come ricordato dal consigliere Grasso, che "l’amministrazione non ha neppure pensato a rafforzare adeguatamente la dotazione di personale dell’ufficio tributi, quando sarebbe stato facilmente prevedibile – ha sottolineato – un vero e proprio assalto di centinaia e centinaia di persone allo sportello, per farsi rettificare le fatture sbagliate. Come sempre, il cittadino intanto deve pagare. Poi, per quanto riguarda l’acqua, se avrà diritto ad un rimborso, dovrà attendere i tempi della burocrazia per riavere i propri soldi. Il tutto, con una scarsa comunicazione ai cittadini da parte dell’amministrazione comunale. Andrebbe tutto annullato in autotutela, per riemettere le fatture dopo aver acquisito le letture reali. Ma il Comune non lo farà. Quindi il consiglio, per chi non lo avesse fatto, è quello di procedere comunque con l’autolettura del contatore e, per chi riscontrasse consumi sensibilmente difformi rispetto a quelli fatturati al 2 aprile dal Comune, di inviare una PEC al Comune o di recarsi personalmente presso l’ufficio tributi a palazzo del Pincio per farsi stornare la fattura errata, con contestuale emissione della nuova. L’unico punto fermo, al momento, è infatti che Acea partirà con la propria fatturazione dal proprio valore di lettura del contatore. Quindi tutto ciò che sta “a monte” andrà definito da ogni utente con il Comune”. 

Il dirigente ai Servizi Finanziari ha confermato comunque una riunione con Acea per evidenziare le criticità registrate nel passaggio. "Peocederemo – ha aggiunto l'assessore Tuoro – anche con un incrocio dei dati per cercare di sistemare le cose. C'è confusione, ma cerchiamo di gestirla al meglio". 

Nel frattempo sono tanti i cittadini che lamentano anche il solito accavallarsi delle bollette: stanno infatti arrivando insieme sia la Tari che appunto l'idrico. "Cozzolino e Tuoro – ha concluso Grasso – dando prova per l’ennesima volta di non tenere in alcuna considerazione i cittadini-contribuenti, non hanno nemmeno evitato di fare arrivare insieme fatture dell’acqua e dei rifiuti, con scadenze a maggio e nel solito ingorgo fiscale di giugno". Secondo l'assessore non era possibile fare altrimenti, non potendo ritardare ulteriormente quelle relative all'idrico, entrando in gioco Acea, e non riuscendo però a far slittare neanche quelle della Tari. Con i cittadini costretti a mettere pesantemente mano al portafoglio. 

 

 

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Total Erg: il caso arriva al Senato

CIVITAVECCHIA – La spinosa vicenda del contenzioso tra Total Erg ed Authority arriva al Senato. Nei giorni scorsi, infatti, l’esponente di Forza Italia Gaetano Quagliariello ha presentato un’interrogazione al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ripercorrendo quanto accaduto negli ultimi danni, dall’aumento dell’aliquota della tassa portuale relativa ai traffici di oli minerali e carbone negli anni  2012 e 2013, a quello della sovrattassa sulle merci di ogni tipo del 2015, citando i vari ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato, al Presidente della Repubblica, per arrivare all’ultima decisione della Corte di Cassazione di dicembre.

“A seguito delle diverse sentenze – scrive Quagliariello – l’Adsp del Mar Tirreno Centro settentrionale si trova oggi in uno stato di “default tecnico”, in attesa della ulteriore decisione del Consiglio di Stato (fissata per la fine di luglio ndr)”. E critica l’atteggiamento del presidente dell’Adsp Francesco Maria di Majo, parlando di “inerzia perché – ha aggiunto – per tutto l’anno 2017, pur essendo a conoscenza della grave e preoccupante situazione creatasi per l'equilibrio dei conti dell'ente a seguito delle predette sentenze, non ha ritenuto, né di addivenire ad un accordo transattivo con TotalErg o suoi aventi causa, né tanto meno di approvare un nuovo decreto di revisione delle aliquote, motivandolo adeguatamente in considerazione della realizzazione della darsena traghetti e servizi del porto di Civitavecchia, opera infrastrutturale rientrante tra quelle per le quali la legge n. 84 del 1994 ha attribuito alle autorità portuali la potestà impositiva della sovrattassa”.

E così il senatore di Forza Italia chiede al Ministro se, innanzitutto, sia a conoscenza dei fatti rappresentati e, nel caso, che tipo di valutazioni intenda esprimere al riguardo. Inoltre chiede “se sia confermato o meno lo stato di “default tecnico” dell’ente, se ritenga – si legge nel documento – che quella che all’interrogante appare come inerzia del presidente dell'Autorità di sistema portuale costituisca colpa grave, da cui sia derivato un danno all'ente per le mancate entrare che l'aumento della tassa avrebbe consentito”. E ancora “quali azioni intenda porre in essere per evitare il possibile dissesto dell'ente e se non ritenga, alla luce di quanto descritto – ha aggiunto Quagliariello – di aprire un procedimento amministrativo per valutare in sede di istruttoria se si configurino elementi di mala gestio dell'ente, tali da rendere necessario il commissariamento dello stesso”.

Il senatore rappresenta dubbi anche sulla scelta proprio del presidente di Majo, chiedendo al Ministro “se, anche alla luce di quanto illustrato, e valutate le dichiarazioni dell'avvocato Di Majo, contenute nel suo curriculum vitae, sia stata verificata l'effettiva avvenuta collaborazione dello stesso con la Presidenza del Consiglio dei ministri – ha aggiunto – e se comunque la semplice partecipazione, in qualità di consulente a progetto di un soggetto terzo, alla "finalizzazione" di uno studio sulla riforma portuale, costituisca o meno requisito di "comprovata esperienza e qualificazione professionale nei settori dell'economia dei trasporti e portuale", richiesto per la nomina a presidente di Autorità di sistema portuale”.

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