Caso Cfft: l'Authority tira dritto

CIVITAVECCHIA – Dopo il consiglio comunale caldo della scorsa settimana ed il duro faccia a faccia con i portuali a seguito della decisione di sospendere il tavolo del lavoro cittadino, il consigliere Francesco Fortunato ha convocato per lunedì mattina una seduta della commissione consiliare lavoro e partecipate a cui sono state invitate anche l'Autorità di Sistema Portuale ed i vertici di Cfft. “L'obiettivo – ha spiegato – è avere infomazioni dai soggetti direttamente coinvolti nella vicenda che sta animando il porto in questi giorni. La seduta sarà utile all'amministrazione per assumere tutte le informazioni necessarie ad esercitare costruttivamente il proprio ruolo nella seduta del tavolo convocata dagli assessori regionali Di Berardino e Alessandri per il giorno 7 agosto presso la Pisana”. 

E poi, per rispondere alle accuse giunte negli ultimi giorni, Fortunato ha chiarito: “Come in tutte le vertenze lavorative che hanno coinvolto la città da 4 anni a questa parte l'amministrazione comunale è intenzionata ad impegnare fino in fondo il proprio ruolo al fine di salvaguardare – ha concluso – i livelli occupazionali ed i lavoratori di Civitavecchia”.

intanto Molo Vespucci va avanti per la sua strada e, riferendosi alla contestata ordinanza, spiega che “tale limitazione non determina tuttavia l'impossibilità dell'imbarco e sbarco dei container reefer (contenenti prodotti ortofrutticoli) nel Porto di Civitavecchia e il loro trasferimento al magazzino della Frutta (situato in prossimità dell'area destinata ai container), stante la possibilità – hanno chiarito il presidente Di Majo e la segretaria Macii – di utilizzare a tal fine (come peraltro ancora avviene seppur in misura ridotta) la banchina n.25, destinata ai container che risulta sottoutilizzata rispetto alle proprie capacità complessive. In ogni caso l'amministrazione, nella medesima ordinanza, si è impegnata a rendere più efficace e a meglio regolamentare tale trasferimento. Si fa presente, altresì, che a prescindere da tale provvedimento, l'Amministrazione ha già avviato un percorso di rivisitazione della distribuzione delle funzioni del PRP con particolare riguardo all'intera area commerciale, in chiave anche "anticipatoria" della futura adozione del Piano Regolatore di Sistema Portuale. L'obiettivo finale è quello di adeguare il PRP ad un assetto maggiormente rispondente alle istanze economiche ed occupazionali che successivamente all'approvazione dello stesso si sono sviluppate e che debbono trovare collocazione all'interno di una cornice programmatoria elaborata nel rispetto dell'ambiente e della salute ed idonea a consentire la ricezione e l'incremento di importanti traffici nel porto di Civitavecchia. Tale amministrazione presenterà tale lavoro subito dopo l'estate in modo da poter anche ricevere le eventuali diverse osservazioni che perverranno dagli stakeholders”. 

Intanto nel pomeriggio è arrivata la replica della Cfft. “Rimaniamo molto sorpresi dagli articoli apparsi oggi sulla stampa locale – scrivono in una nota – relativa alla vertenza sullo scarico diretto dei container che ci vede interessati. Continuiamo ad avere piena fiducia riguardo le promesse ricevute durante le numerose riunioni avvenute questa settimana con tutte le autorità e i soggetti pubblici coinvolti nella vicenda”.

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Marina Yachting: otto imbarcazioni in una sola giornata

CIVITAVECCHIA – Otto megayacht, tutti ormeggiati contemporaneamente alle banchine 6 e 7 del porto storico, all’ombra del Forte Michelangelo. 
Un vero colpo d’occhio quello di questi giorni, con il Marina Yachting pieno di imbarcazioni di lusso, l’una accanto all’altra, attirando l’attenzione anche dei passanti e dei turisti in transito.
Non capita così spesso che le due banchine arrivino ad ospitare tante imbarcazioni come in questi giorni, e sembrerebbe che il numero potrebbe anche aumentare, a dimostrazione dell’importanza che l’area sta assumendo negli ultimi mesi. 
Il Marina Yachting, al momento, è gestito dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrosettentrionale, in attesa che venga concluso l’iter burocratico per l’affidamento. 
Iter che, nelle prossime settimane, vedrà la convocazione della conferenza dei servizi per valutare, e quindi scegliere, il progetto migliore tra i cinque che sono stati presentati dalle società partecipanti al bando: Porto storico Civitavecchia srl, Marina del Bernini srl, Naval Service srl, Ira srl e Roma Marina Yachting. 
Sono trascorsi ormai, infatti, i 45 giorni di tempo concessi alle cinque società per adeguare gli elaborati definitivi alle prescrizioni decise nell’ultima seduta della conferenza dei servizi, quella del 15 maggio scorso. Nel corso della prossima riunione, quindi, andranno valutati i cinque progetti e scelto quello che meglio risponderà ai parametri richiesti dagli enti seduti al tavolo. 
Una volta individuata la società, l’iter dovrebbe essere tutto in discesa, con permessi e concessioni da parte dell’Adsp e lavori di riqualificazione dell’area.

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Icpl e Cfft: Grasso si appella al ruolo di garanzia del Sindaco

CIVITAVECCHIA – "Sono giorni decisivi per tanti posti di lavoro e per lo sviluppo del porto, della città e del territorio. Mi rivolgo al Sindaco, affinché assuma e svolga senza perdere altro tempo, come sta cercando di fare nella vicenda Enel/carbone, quel ruolo di garanzia istituzionale che finora è mancato per Icpl e Cfft". L'appello arriva dal capogruppo de La Svolta Massimiliano Grasso. Per quanto riguarda Icpl, infatti, il 23 luglio scadrà il termine per l’ennesima asta "e si rischia che anche quei gruppi internazionali seriamente interessati a rilevare la struttura – ha spiegato – si allontanino definitivamente perché nessuno gli dà le garanzie che chiedono, soprattutto circa i contratti in essere per attività ora svolte presso la struttura, ma che nulla hanno a che vedere con quello che dovrebbe essere e l’interporto. Mi auguro che il Sindaco, al quale due anni fa più volte chiesi invano di attivare la decadenza della concessione al concessionario fallito, oggi decida finalmente di svolgere il suo ruolo, per ottenere dal Tribunale una dilazione dei termini che consenta tutti i chiarimenti necessari affinché i soggetti interessati presentino la loro offerta e non si perda l’ultimo treno per la rinascita di Icpl". .

Il capogruppo de La Svolta si dice preoccupato anche di quanto sta avvenendo per Cfft. "Per conquistare un traffico servono mesi, spesso anni di lavoro, in cui le imprese, gli operatori, tutto il porto – ha aggiunto – devono conquistare la fiducia di chi porta il traffico. Per distruggere questo patrimonio di credibilità basta pochissimo. E quando questo avviene, le conseguenze sono devastanti non solo per l’azienda che le subisce, ma per tutto il porto, con danni di immagine e di perdita di credibilità enormi. Non si doveva arrivare a questo punto, trattandosi peraltro di uno dei rari casi in cui negli ultimi tempi si erano portati numeri positivi, sotto ogni aspetto. Inoltre, si profila uno scenario a breve in cui il porto rischia di diventare un far west, senza più alcuna certezza delle regole. È necessario intervenire subito per evitare che tutto ciò accada. Nel porto il garante è e deve essere il presidente dell’Adsp, ma visto il rilevante impatto sull’economia e l’occupazione cittadina, il Comune non può rinunciare al suo ruolo politico e istituzionale. Il tavolo già convocato per la vicenda Enel intervenga subito anche per Cfft e la questione, insieme a quella dell’interporto, venga portata in discussione anche in Consiglio Comunale".

Sulla vicenda legata al terminal agroalimentare è intervenuto anche Vittorio Petrelli, di "Ripartiamo dai cittadini", il quale riferendosi all'ordinanza del presidente dell'Adsp sullo scarico dei container, parla di una vicenda anacronistica ed assurda, perché "dopo anni di attività della Cfft presso le banchine pubbliche, dopo investimenti milionari per adeguare la logistica all’esigenze sempre più competitive del trasporto moderno – ha sottolineato – si decide di revocare l’autorizzazione per una mera impostazione burocratica e comunque per mancanza di adeguamenti dello strumento di concessione che sono imputabili al proprietario della banchina ossia alla stessa Autorità Portuale di sistema. In una politica di federalismo portuale ormai raggiunto dai porti più efficienti quali quelli  europei ma anche da alcune realtà più brillanti italiane, dove si sostiene e si promuove l’evoluzione della logistica, si favoriscono la dinamicità dei traffici e la polivalenza operativa, a Molo Vespucci si decida di fatto di interrompere un rapporto di quelle dimensioni, perché questo determinerà l’attuazione di quell’ordinanza. Per non pensare a quale immagine burocratica si propaganderebbe a futuri e potenziali investitori la nostra Autorità di Sistema Portuale. Viene da domandarsi se sia lecito – si è chiesto Petrelli – essere ostaggio della Rtc, e soprattutto se la sua concessione sia ancora legittima dopo la mancata attuazione degli impegni di movimentazione che era stato elemento fondante di quella concessione, questione che si era anche sollevata ma sulla quale non si è mai voluto andare fino in fondo. Per questi motivi invitiamo il Presidente ed i suoi stretti collaboratori  ad un atto di coraggio e di responsabilità perché Civitavecchia non può permettersi un clamoroso autogol, perché di questo si tratterebbe, senza parlare delle conseguenze in termini di perdita di posti di lavoro".

Perchè, come ricorda il coordinatore di Forza Italia Roberto D'Ottavio, "c’è un aspetto delle politiche di gestione pubblica delle attività produttive sul territorio di competenza che non dovrebbe mai essere dimenticato: il lavoro va salvaguardato, in ogni forma. Per questo, apprendere della piega che ha preso la vicenda della movimentazione dei prodotti ortofrutticoli nel porto di Civitavecchia – ha evidenziato – è per noi sorprendente. Revocare l’autorizzazione alla Cfft mette a repentaglio lo stipendio dei lavoratori e, peraltro, pare rispondere più all’esigenza di monopolio di un operatore che non a reali esigenze di sviluppo, nel libero mercato, delle attività di quel settore merci che resta un potenziale purtroppo inespresso del nostro scalo. Perciò il tema sarà, nell’esclusivo interesse dei lavoratori, oggetto di un appuntamento al presidente dell’Adsp Francesco Maria di Majo per verificare se sono state attuate in questa fase tutte le forme di tutela del lavoro. Ci riserviamo di far intervenire la rappresentanza parlamentare di Forza Italia sulla questione, attraverso un'interrogazione parlamentare al ministro competente".

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Videosorveglianza, il Pincio cerca fondi extracomunali

CIVITAVECCHIA – Un progetto da 107.400 euro che, in caso di approvazione, sarà finanziato al 60% con fondi extracomunali e al 40% con quelli del Pincio. L'amministrazione comunale ha presentato una domanda di finanziamento per accedere ai fondi messi a disposizione dalla Prefettura di Roma con il DM del 31 gennaio 2018. Nel dettaglio il progetto prevede l'istallazione di 45 telecamere : 3 davanti alla Cattedrale, dove si trovano il capolinea e le fermate dei bus cittadini, 6 al sottopasso ferroviario, 10 a piazzale Guglielmotti, 6 per monitorare il parco giochi e 4 a monitorare l’area giochi per i bimbi retrostante la scuola Cialdi e limitrofa all’area del campo polivalente. Ancora 4 telecamere all'ingresso del cimitero vecchio, 4 all’autoparco comunale di via Braccianese Claudia, 3 nell'area antistante il parco di San Liborio, 3 tr ail parco di San Liborio e via Orti di Santa Maria. Una telecamera sarà posizionata invece sulla rotatoria di via Morandi all’Uliveto, 2 collocate all’ecocentro in zona industriale, 2 poste nel nuovo parco di San Liborio, 7 a via Grandi, piazzale Bruno Buozzi e piazzale Di Vittorio.

"Quest'amministrazione ha fin dal primo momento collaborato con dedizione con le forze dell'ordine per una maggiore sicurezza del territorio – ha spiegato l'assessore all'Innovazione Tecnologica Gioia Perrone – e la videosorveglianza è un tema, per questi motivi, che ci sta particolarmente a cuore. Oltre agli investimenti già effettuati e ai lavori in itinere, grazie all'ottimo lavoro dell'ufficio contiamo di continuare ad investire sulla videosorveglianza cercando di cogliere l'opportunità messa a disposizione dalla Prefettura di Roma. La nostra intenzione è quindi quella di implementare ulteriormente gli impianti esistenti per rafforzare la sicurezza nel centro cittadino individuando nuove aree centrali da sorvegliare ed inoltre intervenire su alcune telecamere collocate in aree periferiche, ma il cui segnale viene registrato in loco o attraverso sistemi radio che oggi si ritiene opportuno adeguare ai nuovi standard di sicurezza del segnale. Con la realizzazione di questo progetto, si raggiunge l’obiettivo del monitoraggio di una apprezzabile area centrale e di alcune aree strategiche limitrofe al centro urbano".

 

 

 

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Piani integrati, resa dei conti

<p>LADISPOLI – L&rsquo;amministrazione Grando&nbsp;come metter&agrave; mano ai piani integrati presentati durante la vecchia amministrazione? Vi sar&agrave; nel breve termine una&nbsp;presa d&rsquo;atto di mancata attuazione, e determinazione di inconciliabilit&agrave; con i nuovi indirizzi pianificatori dell&rsquo;Ente,&nbsp;cos&igrave; come paventato in campagna elettorale circa la revoca di alcune operazioni gi&agrave; in essere, oppure le proposte degli imprenditori troveranno soddisfazione?&nbsp;Non solo Piazza Grande (e Punta di Palo) dunque, a Ladispoli: il consiglio comunale dovr&agrave; fare i conti anche con piani integrati cosiddetti &laquo;minori&raquo;, e con altri invece ben pi&ugrave; corposi, come &laquo;Osteria Nova&raquo; ad esempio.&nbsp;</p>

<p>Per Osteria nova&nbsp;si era parlato di oltre 300.000 metri cubi di costruzioni private su circa 40 ettari di terra tra l&rsquo;Aurelia e nei pressi del bosco di Palo (oasi wwf e sito di Importanza Comunitaria).&nbsp;Per dare anche &laquo;al profano&raquo; una dimensione di quanti sono 300mila metri cubi, consideriamo che un palazzone di oltre 10 piani come l&rsquo;ex Hotel Royal, torre di babele sul mare, vanta &ldquo;solo&rdquo; 15.000 metri cubi circa, un ventesimo della volumetria globale che sarebbe stata prevista dal progetto &ldquo;Osteria&rdquo;.&nbsp;<br />
Sono molti i dubbi – bipartisan – che insistono su questo piano integrato, come su altri, di cui si stenta a parlare. Si attende da mesi ad esempio l&rsquo;intervento del consigliere Pizzuti Piccoli, M5S, in materia urbanistica, cos&igrave; come si ricorda l&rsquo;opposizione implicita, tradottasi in atti politici palesati dalla linea delle scorse elezioni, del consigliere Loddo.<br />
<br />
Quello che ad oggi ci si chiede, e che dovrebbe chiedersi anche una avveduta&nbsp;commissione urbanistica con componenti del Movimento 5 stelle&nbsp;e dell&rsquo;amministrazione di Centro destra, &egrave; se, questa &ldquo;Riqualificazione Ambientale&rdquo;, come viene definita, risulterebbe in linea con gli standard e dunque col Prg adottato nel 2010, flagellato da oltre 400 osservazioni che non si &egrave; ancora probabilmente del tutto esaminate, tra uno spostamento e l&rsquo;altro nel settore urbanistica.&nbsp;Per capire meglio di cosa parliamo dobbiamo osservare come&nbsp;Osteria Nova rientri in un programma di pi&ugrave; ampia variante generale,&nbsp;che almeno su carta offrirebbe un disegno da ulteriori 5milioni di metri cubi. Certo il tempo passa, e la Variante generale, almeno in teoria, potrebbe essere inattuabile, in quanto non sarebbe stata avallata in via definitiva dalla Regione nei tempi tecnicamente previsti. &nbsp;<br />
Osteria Nova, ad esempio, sempre in teoria, avrebbe i requisiti per restare verde pubblico e privato, con indice di fabbricabilit&agrave; praticamente prossimo allo zero. Perch&eacute; allora&nbsp;i comitati hanno manifestato di avere tanta paura, all&rsquo;epoca, in campagna elettorale, tanto da invocare una sorta di referendum – o un surrogato – come nel caso di Piazza Grande?&nbsp;<br />
<br />
Ma vediamo su quali direttrici chi immaginiamo vorrebbe &laquo;cementificare&raquo; dovrebbe muoversi, e quali grattacapi dovrebbe risolvere. Innanzitutto regolarizzare i pareri degli enti sovracomunali.&nbsp;</p>

<p>&nbsp;Oltre alla Regione esiste il Piano Territoriale Generale della Provincia&nbsp;(ora citt&agrave; metropolitana, che &egrave; anche pi&ugrave; &laquo;in&raquo;), piano vincolante, in quanto imporrebbe ai Comuni di adeguare ad esso i propri piani regolatori generali. &nbsp;<br />
E dunque Osteria Nova sarebbe classificata, proprio da codesto piano provinciale, come un&rsquo;area di interesse naturalistico e ambientale, con destinazione a verde ed indice di edificabilit&agrave; nullo?&nbsp;<br />
Un altro elemento che il cosiddetto &laquo;partito del cemento&raquo;, senza colore politico, dovrebbe valutare bene, &egrave; lo sblocco della&nbsp;VAS, la Valutazione Ambientale Strategica, materia di recente applicazione legislativa statale e di matrice europea.&nbsp;</p>

<p>&nbsp;La Vas mancherebbe per Osteria Nova, cos&igrave; come per altre zone, nonostante le numerose richieste di regolarizzazione di aree che meriterebbero altres&igrave; di essere sistemate perch&egrave; gi&agrave; abitate e sanate, ma che evidentemente interessano molto meno sotto il profilo speculativo e si lasciano ancora in balia di ladri e randagi.<br />
Ma se si mettesse al microscopio Osteria Nova, ci si accorgerebbe di una cosa abbastanza strana, ovvero che anche il&nbsp;Piano territoriale paesaggistico regionale, oltre a quello provinciale, qualificherebbe codesta zona come paesaggio agrario di continuit&agrave;,&nbsp;ed anche i bambini potrebbero sapere che per le abitazioni rurali il rapporto di edificabilit&agrave; (ammesso che si faccia l&rsquo;agricoltore in sede, e ci si iscriva alla camera dei produttori agricoli) &egrave; di100 mc. ogni 10.000 metri quadrati. Giusto un&rsquo;abitazione per il contadino e la sua famiglia, con annessa stalla e ricovero bestiame, tutto a debita distanza di lupara dalla casa del vicino.&nbsp;<br />
In sintesi l&rsquo;uso meramente residenziale, in relazione agli indici di cubatura, ed in rapporto allo stato delle pratiche attuali, dovrebbe risultare prossimo allo zero. La formazione della rendita speculativa in grado di condizionare la politica dunque, e l&rsquo;ulteriore annientamento dell&rsquo;agricoltura, sono forse solo alcuni degli elementi pi&ugrave; temuti da cittadini e comitati, insieme all&rsquo;aspetto idrogeologico e la carenza di servizi per il futuro.&nbsp;E&rsquo; noto comunque che&nbsp;il piano prevedrebbe standard pi&ugrave; elevati rispetto alla media ladispolana.</p>

<p>Non &egrave; noto se al residenziale potrebbero affiancarsi operazioni commerciali di grossa entit&agrave;. Altra cosa nota, di cui parleremo a breve, sarebbe la contropartita in termini di opere pubbliche (ad esempio un altro ponte di collegamento).<br />
Insieme al pericolo per il bosco di Palo, unico polmone verde rimasto della citt&agrave; di Ladispoli oggetto anch&rsquo;esso della vicinanza di un altro piano integrato di cui non si parla spesso,&nbsp;Punta di Palo, ed insieme all&rsquo;oasi di&nbsp;Torre Flavia, zona anch&rsquo;essa adocchiata da &laquo;cucchiara&raquo; e &laquo;maleppeggio&raquo;, Ladispoli sembra sotto assedio, tra corteggiamenti e potenziali ulteriori deturpazioni, in lungo e in largo, nei pochi fazzoletti di terra rimasti liberi.</p>

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Tari, le modifiche al regolamento sono quattro

CIVITAVECCHIA – Approvata la modifica al regolamento Tari. L’assessore al Bilancio Florinda Tuoro spiega che le modifiche sono quattro: “La prima – dichiara – è la riduzione forfettaria delle superfici per alcune attività commerciali che producono rifiuti speciali e rifiuti non assimilati agli urbani che non sono conferibili al pubblico servizio e che vengono smaltiti direttamente dagli esercenti a loro spese. Con la riduzione forfettaria sarà possibile per queste attività di pagare meno Tari scorporando in modo forfettario una parte di superficie anche quando non è possibile dimostrare quanta superficie della propria attività produceva esattamente rifiuto il speciale. In questo modo semplifichiamo il rapporto fra PA ed impresa agevolando le stesse”.

La seconda riguarda invece la verifica del numero esatto dei componenti del nucleo familiare. “Prima veniva effettuata al 1° gennaio – continua Tuoro – ma poteva succedere che il nucleo familiare cambiasse durante l'anno. Ora verrà fatto al momento della bollettazione per essere il più possibile corrispondente con la realtà dei fatti al momento dell'invio della stessa”.

La terza modifica riguarda gli alberghi con più di 1000 metri quadri che riceveranno un’agevolazione del 30% sulla parte variabile della tariffa.

La quarta modifica riguarda la riscossione e viene invece spiegata dal consigliere Fabrizio Righetti, che ha presentato l'emendamento approvato: 

"Abbiamo stabilito che si potranno adeguare le scadenze della Tari tramite delibera di Giunta, anziché su base trimestrale. Questo – continua Righetti – perché il totale del costo del servizio viene approvato solitamente poco prima del bilancio previsionale e, solamente dopo tale approvazione, si conosce con certezza il costo complessivo per lo svolgimento del servizio. In questo modo la Giunta potrà organizzare in maniera più puntuale la bollettazione sulla base dei costi previsti, mentre in precedenza, con le scadenze trimestrali, gli uffici dovevano adeguarsi strada facendo con quanto stimato a inizio anno. È un modo per essere più trasparenti e semplici con i cittadini che sapranno con certezza quanto andranno a pagare per l'anno corrente e arriverà una bolletta sola senza ulteriori conguagli".

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FdI ''Almirante'': ''Grave e colpevole inerzia del presidente dell’Adsp di Majo''

CIVITAVECCHIA – «Credo che l’errore più grande e commesso da di Majo sia stato quello di non adeguare le tariffe». Lo dichiara il consigliere comunale di minoranza Andrea D’Angelo che attacca il presidente dell’AdSP Francesco Maria di Majo, dopo le notizie dei giorni scorsi riguardo un rischio di default per l’Authority. Notizia che però, unita all’attacco del dem Pietro Tidei che ha accusato di Majo di aver disertato il Seatrade, ha scatenato una bufera. «La sentenza della Cassazione – continua D’Angelo – da un lato ha stabilito la competenza del giudice amministrativo, dall’altro ha impedito che a Total Erg, unico ricorrente, si accodassero con le loro richieste di rimborso anche Enel, Eni, Sodeco e altri concessionari. Bastava un decreto di aumento della tassa, motivato adeguatamente, proprio come richiestogli dal Consiglio di Stato per colmare quel vuoto di cassa che oggi ha messo in crisi il sistema».

Ma arriva una stoccata anche dal circolo locale FdI ‘‘Almirante’’. «Non è la prima volta che interveniamo per stigmatizzare l’operato del presidente, che sta dimostrando di essere assolutamente inadeguato a presiedere gli uffici di Molo Vespucci. Non possiamo – spiegano da FdI – non evidenziare la grave e colpevole inerzia di di Majo, che dal 2017 non ha approvato una nuova delibera, questa volta possibilmente meglio motivata per superare le censure mosse dal Consiglio di Stato, con la quale poter riprendere la riscossione delle tariffe di approdo applicate agli operatori economici che movimentano le merci in ambito portuale», Dal direttivo del circolo augurano che si crei un nuovo governo di centrodestra che sollevi «dall’incarico un presidente che sta dimostrando assoluta inadeguatezza».

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