«Marcia indietro di chi arrogantemente pretende di comandare invece di governare»

LADISPOLI – Non si ferma il braccio di ferro tra amministrazione comunale e dirigenza scolastica della Corrado Melone. Braccio di ferro che rischia di trascinarsi anche dopo l'ottenimento da parte dell'amministrazione dei certificati Asl necessari ad aprire le porte della nuova mensa scolastica. Proprio ieri dopo lo scontro verbale, anche abbastanza acceso, tra amministrazione e alcuni genitori, con il dirigente scolastico dalla parte proprio dei genitori, e il monito lanciato dal sindaco Grando di tenere la politica fuori dalla scuola, ora a intervenire rispedendo al mittente le accuse di "politicizzazione" è proprio il dirigente scolastico Riccardo Agresti. «Accuse – ha detto Agresti – che avrebbe potuto benissimo fare anche l'ex sindaco Crescenzo Paliotta quando portai sul tavolo della sua scrivania una decina di arance marce servite a mensa ai bambini». 

Ma non finisce qui, per Agresti, la riapertura delle porte del Polifunzionale all'ora di pranzo, è una vittoria. Una vittoria ottenuta proprio dopo la protesta di ieri: «Confermo che la protesta dei genitori ha obbligato alla marcia indietro chi arrogantemente pretende di comandare invece di governare», ha scritto sul suo profilo Facebook dettando gli orari dei tre turni mensa per le classi dell'istituto comprensivo. 

Intanto, già nella tarda serata di ieri è arrivata la solidarietà nei confronti del sindaco Alessandro Grando, da parte del coordinatore locale di Noi con Salvini, Luca Quintavalle: «Condanniamo con fermezza l'aggressione verbale subita dal sindaco Alessandro Grando, vittima non tanto dell'ira di alcuni genitori ma di una velocissima escalation su alcune problematiche che affliggono uno dei quattro circoli didattici di Ladispoli. Siamo da sempre favorevoli ad un sano e costruttivo confronto e crediamo che alla nostra Comunità non servano capipopolo: invitiamo tutti ad un passo indietro affinchè si torni a lavorare per migliorare il futuro dei nostri figli. La propaganda politica dovrebbe rimaner fuori da certi ambienti: la scuola è innegabilmente uno di questi».

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Mensa Corrado Melone, è scontro tra Sindaco e genitori

LADISPOLI – «Agresti li fomenta e loro reagiscono così, vergogna». Inizio anno scolastico turbolento per l'amministrazione comunale e l'istituto Corrado Melone. Nodo del contendere: i locali mensa. Nessuno delle due parti sembra voler fare un passo indietro, tanto che questa mattina la cerimonia di apertura dell'anno scolastico si è trasformata in una vera e propria “rissa verbale” che, solo per un “miracolo” non si è trasformata in una rissa vera e propria. Che la situazione era sfuggita di mano lo si era capito già durante l'incontro, trasformatosi in vero e proprio scontro, al Polifunzionale. Da una parte Grando che spiegava come i locali erano a norma; dall'altra parte i genitori che hanno messo in luce i problemi: dai quadri elettrici in bella vista e pericolosi, alla volumetria della stanza, fino ad arrivare all'assenza di vie di fuga in caso di pericolo. Diverbio così acceso che ha visto l'uscita di scena del Sindaco che, abbandonato il Polifunzionale e la scuola vi ha fatto ritorno solo successivamente, con tecnici Asl al seguito arrivati a valutare la struttura per dare il loro ok all'utilizzo dei locali. Ok che al momento non sembra essere ancora arrivato, tanto che nell'attesa il dirigente scolastico è tornato a ribadire che «fin quando non ci sarà un certificato da parte della Asl e dei vigili del fuoco, nessuno mangerà lì dentro». E tanto è bastato a “riaccendere” i genitori e con loro anche la discussione nei confronti del Sindaco che per la seconda volta, accerchiato da genitori inferociti, ha abbandonato la scuola, non prima però di puntare il dito contro il dirigente scolastico. Colpa sua se la mensa potrebbe risultare ad oggi troppo piccola per contenere tutti i bambini:«A giugno – ha tuonato Grando – avevamo detto al preside di bloccare le iscrizioni a scuola, ma non l'ha fatto». E ancora: «Agresti li fomenta e loro reagiscono così, vergogna». Le sue ultime parole prima di abbandonare l'istituto scolastico lasciando dei genitori inferociti pronti a dare battaglia all'amministrazione comunale. C'è chi sta valutando la possibilità di portare da casa il pasto da far consumare ai propri figli, con il dirigente scolastico che avrebbe acconsentito a questa possibilità. Dimostrazione che anche dalla parte dell'istituto scolastico non c'è assoluta intenzione di tornare indietro sui propri passi. Intanto, “graziati” anche dal tempo, i bambini hanno pranzato, come annunciato la settimana scorsa, in giardino e all'aria aperta. E non è da escludersi che ciò si possa verificare anche nei prossimi giorni.

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«Federico, mi fai pena»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Federico, mi fai pena, mi fai pena. Sono la mamma di Marco Vannini e mi stai facendo veramente pena». Così Marina Conte attacca Federico Ciontoli, figlio di Antonio Ciontoli e fratello di Martina (la fidanzata di Marco) nel corso della telefonata che la giornalista di Quarto Grado, Anna Boiardi ha effettuato al ragazzo e trasmessa nella puntata di venerdì scorso. «Ti voglio dire soltanto questo – continua mamma Marina – hai avuto più di tre anni per poter parlare con me e non l’hai mai fatto. Hai detto solo menzogne e continui a dire menzogne e ad arrampicarti sugli specchi. Che cosa mi hai detto quella sera al Pit? Mi hai detto semplicemente che a tuo padre mentre puliva la pistola gli è partito un colpo». Mamma Marina inizia così a riportare «il mare di menzogne» che gli sono state dette intercalando con «vi dovete vergognare». «Non siete venuti mai al cimitero a trovarlo, tua sorella si deve vergognare» insiste Marina.  «Mi dispiace veramente – risponde Federico – Ti ho detto quello che sapevo. Vediamoci, parliamone ma non con i giornalisti».  «Marina ti prego, ascoltami»  insiste Federico cercando di bloccare la foga di Marina che ricordava i fatti di quella tragica notte.  «La cosa che mi dà fastidio di più è che voi non avete mai usato una parola per mio figlio. E soprattutto, tu Federico, ti devi rendere conto che mio figlio si poteva salvare. E ce lo avrai per sempre sulla coscienza perché mio figlio si poteva salvare. Tu, tua madre, tua sorella e tuo padre non avete fatto niente per salvarlo», sbotta ancora mamma Marina.  
Un confronto acceso con mamma Marina che esplode e non lascia spazio alle risposte del ragazzo che cerca di giustificarsi dicendo: «Marina siamo stati schiacciati da qualcosa di grande». «Ti assicuro che io posso parlare con te – continua Federico – Probabilmente puoi capire cose che fino ad oggi non hai potuto capire. Voglio spiegare il motivo per il quale ho detto che c’è stata chiusura da parte vostra. Voglio solo spiegare che quello che è successo è stata qualcosa di grande per tutti». A quel punto Marina va su tutte le furie: «Di grande! Ma ti rendi conto quando parli di Marco cosa dici? Di grande per me e mio marito  Valerio».  
Federico sembra disponibile ad un incontro con Marina. «Ti spiegherò ogni minimo dettaglio, tutto quello che vorrai sapere. Marina, tutto quello che vorrai sapere» ripete più volte.  «Potrei avere l’opportunità di spiegarti qualcosa che ti fa capire che forse non è come pensi». «Probabilmente mancano dei tasselli per far si che quello che stiamo raccontando è reale”» Ma alla richiesta della giornalista di indicarne qualcuno, Federico si tira indietro: «Ci sarà il tempo per questo. Racconterò nei minimi dettagli alla madre di Marco, se manca qualcosa vi chiarirò anche a voi, ma non in questo momento», riferendosi alla possibilità di spiegare durante una trasmissione televisiva. 
La telefonata ha avuto seguito dopo che giorni fa Federico e Viola sono stati intercettati per strada dalla giornalista Chiara Ingrosso. I due hanno accusato la redazione di Quarto Grado di aver raccontato diverse menzogne e solo piccoli tasselli di verità. Da qui la telefonata della giornalista davanti alla mamma di Marco per chiedere spiegazioni sulle eventuali falsità che sono state dette nel programma.
L’avvocato Celestino Gnazi, legale di mamma Marina commenta così dopo la messa in onda del video:  «Mi ha stupito la loro arroganza. Se c’è uno che dice ‘’cavolate’’ è proprio questo ragazzo che forse è il regista di tutto. Nell’appello del pubblico ministero si elencano le ‘’cavolate’’ di Federico che addirittura induce, come un esperto regista, i familiari a mentire lo stesso giorno. Non pensano a Marco che è morto. Pensano a concertare una versione».  Massimo Picozzi: «In questa brevissima intervista raccolta e un po’ rubata non ho trovato nulla. Federico non ha detto assolutamente nulla, anzi ci ha anticipato che continuerà a non dire nulla. Nutro dei grossi dubbi che vorrà veramente incontrare la mamma di Marco e raccontare qualcosa». 
Grazia Longo: «Sono rimasta veramente esterrefatta dalla resistenza di questo ragazzo che ha continuato a dire il nulla. Ha continuato a dire parlano troppo, ci sono un mucchio di dettagli, la verità non è come la racconta Quarto Grado. E messo sotto pressione ma qual è la verità? Fornisci questi elementi, non è stato in grado di dire niente. Lo zero più assoluto. Veramente di una arroganza intellettuale e anche una cattiveria nei confronti di questa madre inaudita». 

 

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Tarquinia, torna a splendere la Tomba degli Scudi  

TARQUINIA – Rinasce la Tomba degli Scudi, gioiello artistico del IV secolo a. C. nella Necropoli etrusca dei Monterozzi di Tarquinia, sito nominato nel 2004 Patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco insieme alla necropoli di Cerveteri.

I dipinti murali e le rare epigrafi in lingua etrusca che decorano questo importante sepolcro gentilizio di età ellenistica sono tornati a splendere grazie a un complesso restauro durato due anni, che ha interessato la camera centrale della sepoltura e che ha permesso di renderla periodicamente fruibile al pubblico, dopo decenni di chiusura.

Nel 2014 la tomba che celebra le virtù e il rango dei Velcha, raffigurando il momento della partenza del defunto verso l’oltretomba e il banchetto funebre cui partecipano idealmente tutti i membri della famiglia, è stata votata da 5.681 persone in occasione della settima edizione de ‘‘I Luoghi del Cuore’’, il censimento dei luoghi italiani da non dimenticare promosso dal FAI – Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con Intesa Sanpaolo. 
Un gesto d’amore collettivo che ha acceso i riflettori su questo luogo dal valore speciale per la comprensione della cultura e della lingua etrusche ma che versava da anni in precario stato di conservazione, tanto da essere inaccessibile. Grazie ai tanti voti ricevuti dal Fai a favore della Tomba degli Scudi, infatti, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, sotto la cui tutela ricade il bene, ha potuto partecipare al bando per la selezione degli interventi che la Fondazione promuove dopo ogni edizione del censimento e ricevere un contributo ‘‘I Luoghi del Cuore’’ di 24.500 euro per il restauro della camera centrale, bisognosa di cure. Le sue pareti riccamente dipinte presentavano numerose problematiche legate soprattutto all’alterazione del delicato equilibrio climatico: l’intonaco, molto friabile, tendeva a staccarsi dalla parete, su tutta la superficie erano presenti patine bianche di diversa natura e consistenza – in buona parte veli di carbonato di calcio prodotti da diversi tipi di batteri – oltre a chiazze di umidità e a diffuse macchie nere dovute ad alcune specie di funghi.

L’intervento di restauro.Il restauro – cominciato nell’estate 2016 e realizzato da Maria Cristina Tomassetti e Chiara Arrighi sotto la supervisione della Soprintendenza – ha permesso di salvare l’apparato pittorico ancora esistente della camera centrale della tomba e di riportare alla luce figure, iscrizioni e dettagli mai visti prima. L’intervento è stato realizzato con la modalità del “cantiere aperto”: la tomba è stata infatti resa fruibile al pubblico in corso d’opera grazie ad alcune visite guidate straordinarie a cura della Delegazione FAI di Viterbo per raccontare le fasi del recupero e le tecniche utilizzate. I lavori sono iniziati con un trattamento biocida a tomba sigillata, volto a eliminare le colonie di microrganismi presenti. Si è poi proceduto alla pulitura, al consolidamento dell’intonaco e al fissaggio della pellicola pittorica, a cui è seguita l’integrazione delle molte zone ormai prive di pittura, attraverso stuccature accurate e puntuali con cui è stato possibile perseguire una finalità conservativa e, allo stesso tempo, restituire leggibilità alle scene dipinte. Sono stati infine rimossi i vecchi componenti del primo impianto elettrico e, con essi, gli elementi in legno e i riempimenti in cemento messi in opera per fissarli. In corso di restauro particolare attenzione è stata inoltre riservata al mantenimento del delicato microclima della tomba, riducendo al minimo il numero di operatori presenti ogni giorno, tenendo chiusa la porta di ingresso e utilizzando tute impermeabili e corpi illuminanti a Led per non produrre un aumento della temperatura. 
L’intervento, che ha interessato le quattro pareti della camera centrale della Tomba – raccontato attraverso un video storytelling affidato dal FAI ai due documentaristi Gustav Hofer e Luca Ragazzi – è stato reso possibile grazie al contributo I Luoghi del Cuore e al cofinanziamento della Soprintendenza, a cui si sono aggiunti altri piccoli contributi ricevuti da partner locali: Isam srl, Ditech srl, Pottino & Pottino Avvocati Associati, Enza Zaden Italia srl, Lyons Club Tarquinia. Inoltre Skylab ha curato un progetto di comunicazione multimediale, ancora in fase di sviluppo.

Prossimi passi. Concluso il recupero della camera centrale – che è l’ambiente più importante della tomba – per completare il restauro della sepoltura rimangono da fare altri lavori sul soffitto, sulla camera di fondo – quella decorata con gli scudi da cui la tomba prende il nome – e sui due piccoli ambienti laterali, privi di decorazioni. L’auspicio è che l’intervento realizzato grazie al contributo I Luoghi del Cuore e reso possibile grazie alla collaborazione virtuosa tra pubblico e privato rappresenti un traino per il reperimento di altri fondi, anche tramite il portale Art Bonus. Nel frattempo, la collaborazione tra FAI e Soprintendenza continuerà nell’ottica di permettere periodicamente la fruizione pubblica di questo luogo eccezionale (le prossime aperture – a cura della Delegazione FAI di Viterbo – sono in programma per domenica 30 settembre e sabato 27 ottobre), ma situato al di fuori del perimetro di visita della Necropoli dei Monterozzi.  Inoltre, il Comune di Tarquinia ha stanziato un contributo destinato a una pubblicazione sulla Tomba degli Scudi e sui restauri, attualmente in fase di preparazione.  Il Comune di Tarquinia si è anche impegnato a garantire lo sfalcio della vegetazione intorno alla Tomba, contribuendo in tal modo a rendere possibili le future aperture del bene al pubblico.
 

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Vaccini, migliora la situazione a Ladispoli

LADISPOLI – Vaccinazioni obbligatorie o non obbligatorie. Questo il dilemma che sta gettando qualche ombra sul nuovo anno scolastico. Soprattutto in coloro i quali si sono mostrati contrari all'obbligatorietà della vaccinazione dei bambini per l'accesso a scuola. Già lo scorso anno, intorno alla vicenda, anche a Ladispoli, si era tenuto un dibattito piuttosto acceso, con la popolazione del territorio che, sebbene abbia deciso di vaccinarsi, non ha raggiunto i livelli di Civitavecchia, dove le vaccinazioni si attestano intorno al 98%. Già lo scorso anno, con l'introduzione delle vaccinazioni obbligatorie a scuola, durante una conferenza stampa in cui la Asl Rm4 annunciava l'avvio di tavoli itineranti sull'argomento, su tutto il territorio di competenza, era emerso infatti come Ladispoli fosse una delle città dove la percentuale di vaccinazioni eseguite era scesa di 7 punti percentuale rispetto a 4-5 anni prima. Situazione che lo scorso anno, nelle coperture a 24 mesi, è però migliorata di 2, 5 punti percentuale rispetto all'anno precedente, per quanto riguarda l'esavalente, sebbene ancora lontana dal 95% e soprattutto dal 98% a cui si attesta invece Civitavecchia. Aumentati anche i vaccini per parotite, rosolia e morbillo. Sebbene infatti la situazione di partenza attestava una vaccinazione di 10 punti percentuale inferiore rispetto allo standard, la situazione è nettamente migliorata. Una chiara inversione di tendenza, insomma, come tenuto a sottolineare dal direttore del servizio vaccinazioni della Asl Roma4, il dottor Stefano Sgricia, anche se al momento è ancora presto per sapere se si tratti di una vera e propria inversione di rotta oppure no. Una cosa appare certa: «I risultati dell'anno in corso – ha detto il dottor Sgricia – sembrano promettenti, ma siamo ancora nella fase del “work in progress” essendoci ancora 4 mesi di lavoro da portare avanti». Per il dottor Sgricia, infatti, «il parlare di vaccini e gli autorevoli pareri scientifici espressi dalle Autorità nazionali e internazionali, oltre che quelli degli esperti più accreditati, evidentemente ha favorito una miglior comprensione dell'importanza delle vaccinazioni». Ora, però, bisognerà capire bene in che direzione intende muoversi il Governo. Nel giro di pochi giorni, infatti, la situazione riguardante i vaccini sembra essere cambiata diverse volte rispetto all'orientamento politico iniziale. Nel Governo Lega-Movimento 5 Stelle, a proposito di vaccini, i due partiti si erano assunti l'impegno di “tutelare i bambini in età prescolare e scolare che potrebbero essere a rischio di esclusione sociale”. Porte delle scuole, dunque aperte, ai figli dei no vax, contrariamente invece a quanto stabilito dal decreto Lorenzin. E proprio nei giorni scorsi a tal proposito si era avuto un dietrofront da parte di due esponenti pentastellati che avevano presentato un emendamento che avrebbe cancellato un comma del decreto Milleproroghe che andava a cancellare l'obbligatorietà dei vaccini. Decisione che avrebbe irritato la partner di governo, la Lega e che ha generato un nuovo dietrofront con un nuovo emendamento che proroga per tutto l'anno scolastico le autocertificazioni e fissa al 10 marzo 2019 il termine ultimo per presentare i documenti della Asl. Porte dunque di nuovo aperte ai bambini che ancora non hanno effettuato le vaccinazioni dovute. «Dal punto di vista normativo – ha commentato il dottor Sgricia – la situazione è ancora fluida e non è possibile, per ora, dare indicazioni su come si evolverà la componente burocratico/amministrativa della querelle». Dal canto suo la Asl guarda ovviamente al dato sanitario che fa ben sperare e sul quale si dice  «ottimista», anche per quanto riguarda Ladispoli. 
 

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Esplosione in villa, Raffi ha acceso la luce poi ha tentato di spegnere le fiamme

SANTA MARINELLA – Nell’esplosione che ha squarciato la calma piatta in cui era immerso ieri notte il quartiere Fiori, è andata letteralmente distrutta una palazzina a schiera situata in via dei Gladioli. Tra le macerie, i Vigili del fuoco, hanno rinvenuto carbonizzato il corpo di uno dei due proprietari dell’appartamento. A morire tra le fiamme è stato Ermanno Raffi di 63 anni, fratello di Marco, che si è salvato perché era stato ricoverato in ospedale. La tragedia si è consumata intorno alle due di ieri notte quando dall’abitazione di Raffi, presente in casa, probabilmente per una fuga di gas dovuta ad una bombola Gpl, prendeva vita un incendio, causato dall’accensione dell’illuminazione. L’uomo, invece di mettersi in salvo, ha tentato di spegnere le fiamme, mentre i vicini di casa accorsi per lo scoppio lo invitavano a desistere. Poco dopo si è udita una seconda esplosione, dovuta allo scoppio di una delle cinque bombole presenti all’interno dell’abitazione, che ha investito in pieno il 63enne che periva tra le fiamme. Sul posto, sono intervenuti immediatamente i Vigili del fuoco di Civitavecchia e di Cerveteri, i Carabinieri, le ambulanze della Misericordia e della Croce rossa e una pattuglia della Polizia di Stato, avvertiti dai vicini, che hanno tentato un primo spegnimento dell’incendio. I pompieri con tute ignifughe hanno perlustrato l’interno dell’appartamento, trovando il corpo carbonizzato di Ermanno Raffi. La palazzina ospita cinque appartamenti che sono stati dichiarati inagibili dagli ingegneri dei Vigili del fuoco dopo aver fatto le dovute verifiche. L’area circostante la struttura è stata dichiarata sotto sequestro. Il corpo di Raffi è stato trasferito nella sala mortuaria dell’istituto di medicina legale di Roma a disposizione dell’autorità giudiziaria. Tra gli appartamenti distrutti, c’è quello di Emanuele Lanfranchi, che è da considerare un miracolato visto che la sua casa confina con quella andata distrutta dall’esplosione. «Effettivamente sono un miracolato – racconta Lanfranchi – perché al momento dell’esplosione io stavo nel salone a vedere un film alla televisione. Se stavo a letto sarei morto sicuramente perché la parete della camera che è venuta giù, mi avrebbe colpito in pieno. Subito dopo l’esplosione io sono uscito di casa e anche lì mi è andata bene, perché i detriti scagliati dall’esplosione sono stati fermati da una tenda che tenevo abbassata nella scala di uscita. Solo quando sono arrivato in strada ho sentito una seconda esplosione, quella che ha mandato in frantumi l’appartamento di Raffi e che gli è costata la vita perché, invece di uscire di casa, nonostante gli inviti delle persone che erano accorse nei pressi, ha deciso di tentare da solo di spegnere l’incendio. Raffi lo vedevo tutte le mattine quando andava al mare e non ho mai sentito cose particolari su di lui. Con il fratello viveva all’interno dell’appartamento e non hanno mai creato problemi». 
Sul posto sono intervenuti anche il sindaco di Santa Marinella Pietro Tidei e il comandante della Polizia locale Keti Marinangeli. 
«Mi dispiace per il povero Ermanno – dice Tidei – fortunatamente il fratello si è salvato perché era ricoverato in ospedale. Adesso ci sono cinque palazzine inagibili. Alcuni degli inquilini comunque vivono a Roma, mentre un paio di famiglie si sono trasferite da questo stabile qualche giorno fa. Resta il problema di un residente e del fratello della persona deceduta che hanno gli appartamenti distrutti. Noi ci siamo messi a disposizione di Marco Raffi e cercheremo di trovargli una sistemazione. Purtroppo non abbiamo soldi per aiutare tutte le persone disagiate che ci vengono a chiedere aiuto, comunque ora i problemi saranno quelli di risistemare gli appartamenti inagibili».

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«Corrado Melone, abbassiamo i toni»

LADISPOLI – Stop alle polemiche. Il monito arriva direttamente dal sindaco Alessandro Grando che dopo aver assistito nei giorni scorsi allo scambio di vedute, anche acceso e che è trasceso nelle offese personali da parte del suo Assessore alla Pubblica istruzione nei confronti di un dirigente scolastico, ha deciso di intervenire per ripristinare “ordine e disciplina”. «Invito tutti a mantenere la calma e a tenere un profilo basso. E' evidente che ci siano delle differenti vedute tra l'ufficio scolastico comunale e la dirigenza della Melone su questioni importanti» a cominciare proprio dalla capienza massima «a cui gli istituti comprensivi devono attenersi per legge, ma queste problematiche – ha detto Grando – potranno essere tranquillamente affrontate e risolte nei luoghi opportuni». Tutto era iniziato con l'annuncio del dirigente scolastico che quest'anno alcuni laboratori della Corrado Melone non sarebbero stati a disposizione degli studenti vista la necessità di ospitarvi all'interno delle aule a causa del diniego da parte della dirigenza della Ladispoli 1 a concedere, come fatto negli scorsi anni, alcune aule della Livatino. Il dirigente scolastico aveva inoltre chiamato in causa lo stesso Assessore alla Pubblica istruzione che aveva replicato alle “accuse” mosse dal dirigente scolastico, trascendendo anche sul personale, tanto che lo stesso Agresti si era detto pronte ad adire le vie legali. Vicenda che non è passata inosservata al primo cittadino che ora ha deciso, appunto, di intervenire. «Quello che non deve mai accadere è scendere sul personale e perdere di vista il fatto che l'amministrazione comunale e le autorità scolastiche debbano lavorare fianco a fianco per il bene degli alunni e la serenità delle famiglie. Ladispoli – ha proseguito Grando – è da sempre un modello di scuola anche per il processo di integrazione tra le tante etnie che vivono nella nostra città, tutti insieme diamo ai giovani un esempio di come si può essere costruttivi nella massima collaborazione». Il Sindaco peraltro ricorda come alla Corrado Melone sono stati creati nuovi spazi da adibire a mensa «riportando il centro polivalente di via Yvon De Begnac alla sua funzione esclusiva di area destinata al teatro e agli spettacoli». A sopperire alla mancanza delle aule della Livatino, poi, «sono state create nuove aule, scongiurando così il pericolo dei doppi turni».

A proposito di scuola, inoltre, il Sindaco traccia una panoramica di quello che sarà il nuovo anno scolastico. Unica nota negativa sarà la mancata riapertura del plesso di via Rapallo che «a causa di uno stato di conservazione peggiore di quanto ci si aspettasse, richiederà qualche mese in più per essere completato. Contiamo comunque di terminare i lavori e restituire la scuola agli alunni entro la ripresa di gennaio. Per mitigare i disagi, come lo scorso anno, ci saranno delle navette gratuite in partenza da via Rapallo verso i plessi dove sono state momentaneamente spostate le classi». Scuola di via Rapallo a parte, «la situazione della scuola – ha proseguito Grando – a pochi giorni dall'inizio delle lezioni è sostanzialmente positiva e sotto controllo grazie al lavoro dell'ufficio scolastico guidato dall'assessore Cordeschi e all'ufficio manutenzione che, insieme al consigliere delegato all'edilizia scolastica Emiliano Fiorini, ha effettuato importanti interventi di manutenzione degli istituti, risolvendo problematiche che si trascinavano da anni».

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Vertenze occupazionali: sarà un settembre caldo

CIVITAVECCHIA – Sarà un settembre caldo quello che vedrà impegnati sindacati, istituzioni e realtà imprenditoriali locali per cercare di risolvere le diverse vertenze che si sono aperte negli ultimi mesi. E protagonista, in questo senso, sarà soprattutto il porto, dove si stanno giocando partite delicate sotto il profilo dello sviluppo e, di conseguenza, dell’occupazione. A preoccupare principalmente sono le questioni legate allo scarico del carbone da un lato e alla movimentazione dei container, specie quelli dell’ortofrutta, dall’altro. Sono questi i due nodi da sciogliere che hanno fatto discutere, acceso gli animi e portato società e lavoratori in piazza, con l’apertura di tavoli istituzionali arrivati fino in Regione. La sospensione della gara per la gestione del servizio di discarica del carbone al porto – svolto fino ad oggi dalla società Minosse – fino al 30 settembre ed il congelamento dello sciopero indetto dai sindacati che avrebbe portato al fermo di tutte le attività portuali, impone alle parti di sedersi in queste settimane e trovare un’intesa auspicata all’interno del tavolo interassessorile alla Pisana. La posta in gioco è alta ed i rischi sono grandi, con possibili ripercussioni negative per lo scalo. Così come lo è per la questione legata al Cfft, che gestisce il terminal agroalimentare. In questo caso l’ordinanza dell’Adsp che imponeva, dal 15 settembre, lo scarico dei container alla sola banchina 25, quella di Rtc, è stata prorogata al 30 ottobre. Uno slittamento maldigerito dai vertici di Cfft, perché concede comunque poco tempo per cercare di trovare una sintesi insieme proprio a Rtc. Soprattutto se si pensa che aziende leader come Chiquita hanno fatto intendere di poter lasciare Civitavecchia e dirottare le proprie navi in altri porti, se non si potrà continuare a scaricare direttamente al terminal. E questo per Cfft – con un organico oggi di circa 60 persone – potrebbe significare anche licenziamenti. C’è poi da definire la situazione dei lavoratori Royal Bus e Port Mobility, affrontare il futuro dei lavoratori dell’Interporto, alla luce dell’ennesima asta deserta per l’acquisto della piattaforma logistica, oppure valutare la possibilità di coinvolgere i lavoratori ex Privilege dopo l’acquisto del cantiere e dello scafo da parte della Royalton maltese. Senza dimenticare la questione relativa all’impianto Tirreno Power di Torre Sud, inserito in un processo di riorganizzazione nazionale e, di conseguenza, tagli al personale. Sulla questione da mesi è calato un velo, nonostante gli appelli dei lavoratori che oggi tornano a chiedere attenzione da parte delle istituzioni.

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