Cerveteri si iscrive all’anagrafe antifascista

di TONI MORETTI

CERVETERI – Quando durante il consiglio comunale di giovedì scorso si è arrivati al punto delle mozioni, ad un certo punto la maggioranza, nell’espressione del vice presidente del consiglio e consigliere comunale Anna Maria Costantini, porta a discussione la mozione, poi approvata, che impegni il comune ad iscriversi all’anagrafe antifascista adottando la Carta di Stazzema, condividendo così quanto enunciato e stabilito nel comune di Sant’Anna di Stazzema quando si costituì  il Parco Nazionale della Pace. 
Sinceramente occorre dire che si condivide e si apprezzano le motivazioni che hanno spinto i firmatari della mozione chiedendo che il comune intero, con la sua approvazione si definisse antifascista fino a certificarlo attraverso l’iscrizione ad un’anagrafe ad acta. Poi con laica razionalità, si riflette  su quanto timore riesce ancora ad incutere questa nostra parte scura se si avverte il bisogno di certificarne il contrario. 
Il fascismo, oggi ancor più che nel tempo in cui vigeva, è stato spacciato come movimento politico che vedeva strumentalmente le sue origini dalla rivolta degli agrari insidiati dai socialisti che volevano portar via loro le terre e si affidarono proprio ad un socialista, come si vede non è astrusa la teoria dei ricorsi storici, approfittando della sua personale sete di potere, per affermare l’estensione di quanto di più primordiale possa esserci in natura come istinto. Quello della forza, che permette la sopraffazione e quindi lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo attraverso un indiscriminato uso di un potere che andava a sostituire quello che Dio dava al Re. 
Ogni atto, fosse terrore, tortura, persecuzione, eliminazione fisica stessa, era giustificato per imporre quel sistema che garantiva un predominio che derivava semplicemente dal bisogno di un modo di pensare e di essere e quindi da una cultura. Trovare il modo di massificare questo pensiero, ha portato a guerre di protezione di confini e di razze, innaturali, in quanto occupiamo un globo composto da terra e da acqua, elementi indispensabili alla sopravvivenza di una sola specie, quella umana e,  in virtù di questo principio, quindi di tutti. Ha portato a discriminazioni, a delle mistificazioni che hanno cambiato il significato delle parole tanto da legittimare il furto derivato dallo sfruttamento,  come profitto e l’ammazzare per togliersi di torno chi ti è scomodo come atto di difesa  di un territorio, orinato agli angoli per segnarne i confini, come si usa nel mondo animale. 
Allora, chi così non è e fa parte della parte illuminata della mela, ha proprio bisogno di certificarlo? O al contrario ha bisogno di esprimerlo con azioni contrastanti, diverse, opposte ai loro metodi, imponendo la loro cultura, che vede nella tolleranza, nella solidarietà nell’inclusione, nell’equità, l’estensione del proprio modo d’essere? Non sarebbe meglio non cadere nella tentazione e di evitare, in posti di comando, di sposare autoritarismo e metodi irrispettosi verso quella democrazia tante volte citata nella mozione perché la linea di confine è quasi invisibile. 
Durante la discussione della mozione è il consigliere del PD Juri Marini che sottolinea  all’assemblea: «Questo atto sembra da parte della maggioranza voler esercitare in una forma illiberale quel ruolo di censori come espresso nei momenti altrettanto bui da coloro che oggi vengono definiti Sinistrati».

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