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Complotto? Ma per piacere…! È una storia vecchia!

L’Italia è sotto tiro di grandi poteri finanziari mondiali, che hanno deciso di ridurne drasticamente il comparto industriale per trasformarla in paese arretrato ed hanno deciso un ritorno ad una organizzazione di tipo feudale. Guarda un po’, lo stato delle cose coincide con l’attuale crisi politica ed economica. Le ipotesi cospiratorie di John Coleman non sono poi così fantasiose, del resto (e lo abbiamo potuto notare) la strategia che sarebbe stata adottata mira a ridurre drasticamente il numero di quelli definiti “useless eaters” (mangiatori inutili), riportando le economie nazionali ad un livello pre-industriale. Ecco che appare la necessità di riportare la popolazione mondiale a livelli ante ‘900. Il potere deve essere concentrato nelle mani di pochi, ricchissimi e potentissimi finanzieri, i quali avranno facoltà di decidere cosa sia meglio per tutti. Tre paesi in particolare necessitano di questo tipo di epurazione: Italia, Argentina e Pakistan.

Ci meravigliamo? Già vedo facce sbigottite e dita pronte a cliccare su un altro sito… Prego, accomodatevi pure alla porta se non gradite il discorso, ma se anche lontanamente vi si è installato il tarlo del dubbio, sarete i benvenuti nel proseguire la lettura.

Nel 1909 un articolo tedesco, “Geschàftlicher Nachwucs”, spiegava per la prima volta che ciò che accadeva nel mondo era opera di un gruppo ristretto di individui che agiva secondo una precisa e meditata strategia. Da qui, la Rivoluzione Russa, la Prima Guerra Mondiale, l’ascesa di Hitler e la Seconda Guerra Mondiale, non sarebbero affatto casuali. Tutto sarebbe stato ordito e organizzato da potenti finanzieri che agivano secondo uno schema preordinato.

Ai giorni nostri: al vertice troneggia Etienne Davignon, un visconte, presidente del gruppo Bilderberg, sodalizio esclusivo degli industriali e dei magnati della finanza internazionale. Tra questi, Mario Monti. Eh? Già… Proprio quell’imbecille, direte Voi… Ma alla stregua di questi fatti, tanto imbecille non è, visto che siede tra John Elkann, Lilli Gruber, Gianfelice Rocca e l’ex presidente di Telecom Italia, Franco Bernabé.
Guarda un po’… nel gruppo Bilderberg ci sono due nomi che direbbero poco o nulla a chiunque: Micheal O’Leavy ed Ana Botin. Il primo è un manager, amministratore delegato, della Ryanair. Accidenti che scoop!!! La seconda è un manager, amministratore delegato anche lei, della Banca Santander. Non poteva mancare all’appello…

Investigatori della polizia che lavoravano al caso Brigate Rosse – Moro, sono venuti a conoscenza dei nomi di diverse importanti famiglie italiane che controllavano da vicino i leader di questi gruppi terroristici. La polizia scoprì inoltre le prove che, in almeno una dozzina di casi, queste potenti e importanti famiglie avevano messo a disposizione le loro case e proprietà per essere utilizzate come basi sicure per le cellule delle Brigate Rosse.
Aldo Moro fu un leader che si oppose alla strategia “crescita zero” ed alla riduzione della popolazione pianificata dal NWO per l’Italia, per questo incorrendo nella entità creata da facinorosi emulanti i Dei Greci, grazie al benestare della “Commissione dei 300”, per portare a compimento le sue politiche. Dato oggettivo: in un tribunale di Roma, un amico intimo di Aldo Moro, il 10 di Novembre del 1982, testimoniò che l’ex Presidente del Consiglio fu minacciato da un agente della RIIA (Istituto Reale per gli Affari Internazionali), che era sì membro della Commissione dei 300, ma anche il Segretario di Stato USA in carica. Quest’uomo era Henry Kissinger. Moro fu rapito dalle Brigate Rosse nel 1978 ed in seguito assassinato brutalmente. Fu al processo alle Brigate Rosse che diversi di loro testimoniarono che erano a conoscenza di un coinvolgimento degli USA ai massimi livelli nel complotto per uccidere Aldo Moro. Mentre minacciava Moro, Kissinger stava agendo non in qualità di rappresentante della politica estera degli Stati Uniti, ma secondo le istruzioni ricevute dal braccio che si occupava della politica estera della Commissione dei 300.
La morte di Moro ha rimosso i posti di blocco al progetto di destabilizzare l’Italia, e, sulla base di quanto sappiamo adesso, ha permesso i piani della cospirazione per il Medio Oriente, portati a termine nella Guerra del Golfo, 14 anni più tardi.

Perché proprio l’Italia? Hoc est simplicissimum: la vicinanza dal Medio Oriente, non solo fisica ma anche politica ed economica. Oltretutto è sede della Chiesa cattolica, che Rothschilds aveva ordinato a Weishaupt di distruggere. Il riferimento sarebbe ad un antico progetto dei banchieri Rothschilds di affidare ad un loro addetto, Adam Weishaupt, il piano per distruggere la cristianità.
Viaggiando avanti ed indietro nel tempo si evince che lo stesso Bettino Craxi sarebbe stato il primo referente dei cospiratori per distruggere la Repubblica Italiana.
Silvio Berlusconi e il suo governo, sono la congiunzione dolente tra complotto e stupidità. Claudio Tito, seguito dalla compagnia Calabresi – De Benedetti, usa le telefonate carpite per negare l’esistenza di qualsivoglia complotto contro l’ultimo premier legittimato dal voto e di conseguenza contro l’Italia. Trattasi della classica operazione di disinformacija. Tito e compagnia, vogliono creare il mainstream, un pensiero unico su questa vicenda, obbligando tutti ad accettare l’agenda proprio di coloro che ordirono il complotto, i quali stavano e stanno non solo all’estero, ma in Italia, e proprio molto vicino all’area politico-culturale. Da qui una serie di quesiti… Perché queste intercettazioni sono solo nelle loro mani? Hanno per caso pagato per averle? Si fa per caso un uso selettivo di WikiLeaks?
L’asino però casca sull’ignoranza, voluta o determinata dal pregiudizio proprio e della casa madre, qui non importa. Il diavolo sta nei dettagli. E i dettagli dicono topiche clamorose nell’impostazione delle fondamenta di una tesi smentita dalla realtà. Ma è proprio questa miseria morale e deontologica a essere la caratteristica espressiva non solo del giornalismo del gruppo editoriale di De Benedetti, ma della sinistra intellettuale e politica in quanto tale.

Facciamo chiarezza su qualche punto oscuro:

  1. Il governo non era “incapace di approvare la legge di Stabilità”. La legge di Stabilità non era allora in questione. Si trattava, invece, del voto sul rendiconto generale dello Stato, un atto dovuto, e peraltro approvato dalla Camera.
  2. La Deutsche Bank non vende per paura di essere travolti dal buco nero italiano, ma sono state le decisioni dei suoi vertici a causare ad arte questa paura innescando la tempesta perfetta sui mercati. La Deutsche Bank cedette i titoli di Stato italiani tra marzo e giugno 2011. La Bundesbank impose lo stesso comportamento a tutti gli istituti presenti sul suolo tedesco ai primi di luglio. Fu questa vendita preordinata e in blocco a causare la crescita artificiosa dello spread.
  3. Lo spread non ha mai sfiorato 600 punti base, ma al massimo 529 il 15 novembre 2011, quando Berlusconi, tra l’altro, si era già dimesso. Il sospetto, quindi, è più che fondato che nel pieno della crisi dell’euro ci fossero alcune grosse banche che alterano il mercato degli strumenti che assicurano contro eventi disastrosi per guadagnare parecchio. Non c’è da stupirsi, già oltre un anno fa la Commissione ha comminato multe per oltre un miliardo di euro a grandi gruppi bancari, rei confessi, per la manipolazione dei tassi Libor e Euribor.

A Berlusconi si imputi solo l’incompetenza.

Il cosiddetto trattato di libero scambio Europa – Usa, è parte integrante di quel grande gioco di negoziazioni commerciali in cui è impegnata l’Europa da anni e che puntano a ridefinire l’economia mondiale in chiave sempre più liberista, su pressione di grandi aziende e multinazionali che non si accontentano più di aggirare le regole con cui gli stati tutelano i propri cittadini, lavoratori e consumatori, ma vogliono entrare nel processo decisionale delle nazioni, influenzandolo alla luce del sole e sfidandolo in quei tribunali speciali riservati esclusivamente agli investitori internazionali.
Questi Trattati sono creati su misura per le multinazionali, per le grandi aziende e le grandi industrie perché mettono molto di più in concorrenza i vari Paesi. Questo significa che l’Europa sarà messa in concorrenza con il Canada e se la gente viene messa in concorrenza, i più forti tendono a vincere. Questo significa che le piccole e medie imprese e le entità locali, come quelle agricole, avranno molta difficoltà a competere contro le grandi multinazionali e la fortissima industria agricola in Canada. Questa è la parte economica, e poi ci sono, come è naturale che sia, corti private grazie alla quale le multinazionali possono attaccare, usando un metodo unilaterale, i governi quando vengono modificate le leggi che vanno contro i loro profitti. I governi provano a proteggere i consumatori, o quantomeno a darne la parvenza ma con risultati pressoché nulli, i cittadini, la salute, l’ambiente, il lavoro, eccetera, ma quello che sta succedendo adesso è che questa politica neoliberista sta cercando di mettere il più possibile tutto ciò che ha a che fare con il pubblico nelle mani private. Ciò significa che i privati proveranno a fare nuovi profitti. Questo comporta che non tutti avranno più il diritto all’educazione, alla salute, a un ambiente sano, eccetera, e questo è una catastrofe.
Abbiamo avuto la crisi del 2008 e stavano dicendo che dovevamo mettere delle regole. È stata la Commissione di Stiglitz che affermava: bisogna regolamentare, dobbiamo fare in modo che ci sia una divisione tra i due diversi tipi di banche di investimento e le banche in cui i cittadini mettono i loro soldi e ciò che vediamo col Trattato è che ci sarà anche una deregolamentazione ancora più grande. Stanno dicendo che non possiamo più dividere una banca, non possiamo limitare la forza di una banca. Questa è una pazzia.
Per le altre eresie ed un proseguio Vi rimando al prossimo articolo.